46. Storie dai borghi: le nostre, specie oggi

Appennino terremoto neveLoredana Lipperini
20 gennaio 2017

Cosa dire, in queste ore di tenebra e tristezza? Pochi minuti dopo aver postato, ieri, la terra ha tremato di nuovo, aggiungendo paura a paura, emergenza a emergenza. Improvvisamente hanno trovato  la voce, e l'hanno subito alzata come è loro consuetudine, coloro che tacevano, e hanno chiesto, ma guarda, dov'è lo Stato, probabilmente degustando consensi elettorali, perché prima, certo e appunto, tacevano.

Per me "Stato" sono le persone che nonostante tutto non demordono, si organizzano per sé e gli altri. Come stanno facendo in queste ore, come non hanno mai smesso di fare. Che gli sciacalli politici tacciano (e non lo faranno), e che i loro seguaci non si accorgano ora che c'è un'emergenza e non infestino i social con i loro hashtag (e non lo faranno). Non c'è bisogno di loro. C'è bisogno, come sempre, di attenzione, ascolto, cura.

A Montemonaco ieri sera è tornata la luce (erano isolati, generatori spenti, telefonini scarichi). Sembra che sia andata via di nuovo, stanotte. Certo, è una storia piccola, ora che tutti, naturalmente e anche giustamente, sono concentrati sulla storia grande dell'albergo abruzzese. Ma non dimenticatele, quelle storie piccole di cui parlerò ancora e ancora. Sono le nostre, come sempre.

Come dice, qui sotto, Franco Arminio (da Comune-info)

Il cuore degli altri

Il terremoto con la neve. La sedia rotta su cui stanno seduti i paesi. Ci sono giorni in cui non ha senso pensare agli affari propri. Ci sono giorni in cui bisogna avere il cuore degli altri, il cuore tuo da solo non serve a niente. Devi stare dentro il batticuore di tutti. E invece ora siamo in questo gioco in cui ognuno si espone al mondo col suo corpo, con un pensiero, col suo niente, e in questo modo sfama la noia, in questo modo facciamo amicizia con il nulla invece di avversarlo, invece di piangere per chi trema.

Adesso c’è chi ha paura di arrivare al sonno, c’è chi ha freddo. Pensate a chi in quelle terre è malato, pensate ai vecchi, pensate all’osso rotto, allo stomaco che non digerisce, pensate al tumore alla gola, pensate al lutto, pensate ai brutti, pensate a chi non si è mai trovato in un abbraccio.

Oggi abbiamo fallito di nuovo come umanità, oggi abbiamo allestito una nuova Caporetto, una al giorno, una disfatta continua che disfa legami, simpatie. Ogni giorno che siamo senza dolore dovremmo gettarci con foga a salvare il mondo, salvarlo ora con gentilezza, ora con rabbia, ora in silenzio, ora gridando. Viva la foga, la furia, la forza di dimenticarsi. Oggi era un giorno per dimenticarsi. Contava solo la neve e il terremoto, nient’altro.

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