"Giustizia per Théo", vittima delle violenze della polizia

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Giustizia per ThéoAnna Maria Merlo, Il Manifesto
8 febbraio 2017

Il mondo politico, assorbito dalle presidenziali e dalle rivelazioni del Penelopegate, relegando in secondo piano i problemi delle banlieues, ha tardato a reagire al terribile episodio di violenze della polizia avvenuto giovedì scorso a Aulany-sous-Bois, a nord di Parigi.

Solo ieri, il primo ministro Bernard Cazeneuve ha chiesto una punizione «esemplare» per i poliziotti colpevoli mentre il presidente François Hollande, nel pomeriggio, si è recato in ospedale dove Théo, 22 anni, è stato operato d’urgenza in seguito alle gravi ferite inflitte da quattro poliziotti durante l’arresto, senza motivo.

Gli agenti sono stati incriminati per violenze volontarie, con l’aggravante che ad averle esercitate sono persone depositarie dell’autorità pubblica e che hanno agito in gruppo, facendo uso di un’arma, un manganello. Un poliziotto è accusato di stupro. L’aggressione è avvenuta sotto l’occhio di una telecamera e il video diffuso ha suscitato un’ondata di indignazione in tutto il Paese.

I quattro sono stati «sospesi» dal lavoro (ma senza sospensione dello stipendio) e nessuno di loro è stato messo in carcere preventivo, malgrado la gravità dei fatti. «Sarebbe stata la stessa cosa se quattro giovani ne avessero picchiato un quinto, introducendo una mazza da baseball nell’ano?», si chiede Eric Dupont-Moretti, uno dei penalisti più noti di Francia che Théo e la famiglia, che si è costituita parte civile, hanno preso come avvocato.

Da qualche giorno le notti di Aulnay-sous-Bois sono agitate. Ci sono state alcune auto bruciate, qualche negozio e qualche ufficio pubblico sono stati presi di mira da gruppi di giovani. E infatti ieri, dopo la terza notte di rivolta, ci sono stati anche i primi fermi, 26 per il momento. Si tratta comunque di episodi circoscritti. Ma tutti hanno in mente quello che successe nell’ottobre 2005, dopo la morte di Zyeb e Bouna, due giovani di Clichy-sous-Bois, fulminati in una centralina elettrica dove si erano rifugiati perché inseguiti dalla polizia.

Le banlieues all’epoca esplosero. A Aulnay-sous-Bois, lunedì, c’è stata una marcia per Théo, guidata dalle madri del quartiere della Rose des Vents, dove il giovane vive. Le madri sono anche state ricevute in commissariato. Il sindaco di Aulnay, il républicain Bruno Beschizza, che è un ex poliziotto, ha preso le difese di Théo e criticato la giustizia, che ha tardato a procedere con l’accusa di stupro.

Il candidato socialista, Benoît Hamon, ha condannato gli «atti inammissibili» commessi a Aulnay-sous-Bois e ha affermato che c’è «bisogno di ristabilire una relazione di fiducia tra la polizia e la popolazione». Poi, prudente, ha aggiunto che «non si deve confondere il gesto di alcuni con il lavoro quotidiano di migliaia di poliziotti sul territorio». Jean-Luc Mélénchon, candidato della France Insoumise, parla dello «scandalo di troppo», che segue di pochi mesi la morte di Adama Traoré, non si sa ancora se nel commissariato o nell’auto delle polizia, dopo un controllo d’identità finito male. Il 20 febbraio è attesa la sentenza per un altro caso ancora, analogo a quello di Théo, avvenuto a Drancy nell’ottobre 2015 e finito con l’arresto di un poliziotto per stupro.

Marine Le Pen ha tagliato corto: «Io sto sempre dalla parte della polizia». Il governo, invece, tace o quasi. Il ministro degli Interni, Bruno Le Roux, ha invitato la famiglia per un incontro, ma i familiari di Théo, su suggerimento di Dupont-Moretti, hanno rifiutato. «La famiglia ha un atteggiamento pacifico – ha specificato l’avvocato – non vuole un’esplosione o scatenare una guerriglia, sarebbe una catastrofe se scattasse la rivolta». Dupont-Moretti insiste sul «caso di estrema gravità»: «Come siamo arrivati a questo punto? Perché questa violenza?».

Allarmante la coincidenza: mentre dei poliziotti devono rispondere per aver fatto ricorso a una violenza inaudita, l’Assemblée ha cominciato ieri a discutere una nuova legge sulla sicurezza pubblica, già approvata al Senato, che estende alla polizia le regole della gendarmeria sul ricorso all’uso di armi da fuoco. Finora, i poliziotti potevano usare le armi da fuoco solo in caso di legittima difesa. I gendarmi, come i militari, possono invece sparare con maggiore libertà. Il governo, che è debole, ha ceduto alle richieste della polizia, dopo varie manifestazioni di protesta in seguito alla violenta aggressione di quattro agenti a Viry-Châtillon, l’8 ottobre 2016.

Ultima modifica il Giovedì, 09 Febbraio 2017 08:46
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