TESTE AL VENTO

di Vittoria Tola
25 giugno 2011

Ritengo che l'uso sessista e stereotipato della figura femminile, ma anche della figura maschile, non siano un incidente stupido di percorso, ma rivelino qualcos'altro.

Cambia il vento dice il manifesto della festa romana del Pd, c'è da chiedersi chi infastidisca questo vento politico di cambiamento?
Una giovane donna a cui alza le gonne, un uomo che lavora e che porta la cravatta che viene fatta volare per aria, a mò di cappio. Nell'una nè l'altro hanno un corpo intero nè tanto meno una faccia e naturalmente un cervello o delle convinzioni. Rappresentanti di un'Italia anonima che il Pd vuole trascinare nel cambiamento e alla Festa dell'Unità, il Pd come artefice del cambiamento stesso e di un nuovo corso politico.


Per liberarsi di Berlusconi, per tornare al governo. Da che si dovrebbe dedurre che il soggetto fondamentale del cambiamento sia il PD, ma tutti, ma proprio tutti e tutte sappiamo che non è cosi'. Il cambiamento l'ha prodotto la partecipazione e la sofferenza per le nostre condizione di vita e per il gorgo in cui è precipitato il paese  a cui i giovani, uomini e donne della scuola, dell'università, della cultura, dei cassintegrati della Fiom, dei precari, dei pastori sardi, dei terremotati abruzzesi, tutti rigorosamente uomini e donne, si sono opposti.

Fino a che le donne hanno unificato tutti e tutte nella manifestazione, nelle manifestazioni, del 13 febbraio per dire basta e suonare la riscossa, proseguita nelle elezioni amministrative e nella straordinaria partecipazione ai referendum dove le donne nei comitati, sopratutto dell'acqua, sono tornate centrali. E il Pd che pure contribuisce a questo percorso a Roma lo disconosce, se ne attribuisce con due manifesti il merito unico e riduce donne e uomini, sopratutto giovani, da soggetto a oggetto del cambiamento. Li decapita e ne fa un oggetto attraverso uno stereoptipo che per le donne non è altro che la solita immagine ammicante e sessista.

Un'idea di politica diversa e di buona politica -come tanta parte degli e delle italiane ha chiesto- non riescono ad esprimerla forse perchè non riescono a immaginarla. Per questo continuano con un uso stupido del corpo femminile e che Berlusconi e il berlusconismo hanno portato al limite estremo,come dimostra per esempio il filmato della Zanardo,che evidentemente il PD di Roma non ha mai visto. E continua a guardare in modo strabico il paese, per vederlo e capirlo  questo paese bisogna viverci e vederlo nella sua realtà  e non interpretarlo sempre e comunque attraverso l'italietta dei soliti noti e con l'idea che la politica si vende come qualunque merce. Questa è davvero la subalternità al berlusconismo che a sua volta interpreta la pancia profonda di molti, per fortuna non tutti, uomini italiani.

Se nel PD questi uomini esistono così come esistono donne intelligenti e capaci di capire cosa sta succedendo e che la comunicazione politica non è vendere creme depilatorie o cravate non smosse dal vento dentro rigidi doppiopetto è il momento, (se non ora quando?) di battere un colpo e di dire che attraverso le donne quel manifesto offende tutte e tutti coloro che si sono spesi, e hanno intenzione di continuare a spendersi, per il cambiamento della politica in Italia. Perchè sono loro ad aver sollevato quel vento che certo a tutto serve meno che a sollevare gonne o strizzare cravatte.

 

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