LA VERGINITA’ (NELLA) CULLA

di Monica Pepe
20 dicembre 2011

Un giorno ho conosciuto una ragazza molto in gamba, di poco più di vent’anni, che mi ha detto con convinzione lapidaria “Tanto si sa che gli uomini devono andare a letto con tante donne, se no scoppiano” e poi “A me queste cose non interessano e non le faccio”.
Per questa ragazza per cui ho provato una fitta di antica immedesimazione devo interrogarmi ancora una volta su come molte madri e padri confondano i loro evidenti impacci sessuali con il ruolo/potere di genitore, dimenticando il dovere di educare alla vita e all’autonomia in ogni ambito i figli e le figlie che si sono assunti la responsabilità di mettere al mondo.

Dal latino educare vuol dire "tirar fuori ciò che sta dentro", certo questo non vale ancora per molte  adolescenti che nell’anno 2011 – molte più di quanto faccia comodo credere – sono costrette ancora oggi a vivere le proprie pulsioni sessuali come qualcosa di ignobile, da ficcare bene in fondo a loro stesse pur di non perdere l’amore dei genitori.

Come se qualcuno ti dicesse che ti devi vergognare se senti i morsi della fame o della sete. Stessa cosa per gli adolescenti maschi le cui sessualità e paure vengono lasciate prive di qualsiasi identità, anzi no, prese in consegna militare dall’immaginario sociale ‘adulto’ che li vuole machi e compulsivi.
Quanto è scollato l’immaginario sessuale pubblico che produciamo dalle emozioni/ostacoli/vibrazioni sentimentali che abbiamo vissuto in ogni singolo incontro della nostra vita di donne e uomini, etero o omosessuali?

"Ho mentito sullo stupro per paura per me la verginità è un valore" è il titolo dell’intervista di Repubblica alla ragazza del paese vicino a Torino che si è giustificata della prima volta che ha fatto l’amore inventando uno stupro e che “ha paura di dare alla mamma un dolore troppo grande se ammette di non essere più vergine e di averlo voluto lei”.
Forse sarebbe stato meglio intervistare la madre chiedendole "Signora, avrebbe preferito che sua figlia avesse subìto la prima volta che faceva l'amore piuttosto che sceglierlo?" o meglio ancora il padre, mediaticamente invisibile come il ragazzo con cui ha fatto l’amore. Come se il genere maschile non avesse facoltà di parola quando si tratta di sessualità.

Sulle conseguenze tragiche della bugia della ragazza - il rogo del Campo Rom - viene da dire che è stato gioco facile prendersela con lei (che ha pure le sue sacrosante responsabilità di cittadina anche se minorenne) e non con la folla inferocita adulta, senza volto e senza sesso. “Noi siamo responsabili anche per gli altri” diceva Ignazio Silone.

Certo dei provvedimenti xenofobi e fascisti come il Pacchetto sicurezza di Roberto Maroni non gliene importa più niente a nessuno. Grande giocoliere delle paure del popolo-infante, capace di sciogliere l’odio pubblico come il sangue di San Gennaro nella immaginazione delle persone.

Crudeltà e ronde sciolte nel sax-acido dell’ex Ministro dell’Interno che a pochi giorni dalla caduta del governo Berlusconi suonava divertito il jassss in un locale.
Quanti esseri umani sono morti da allora sotto la pancia della Sicilia?
Ma è molto più immaginabile nella società italiana ipersessualizzata del 2011 prendersela con “una ragazza di 16 anni, una normalissima ragazza esile con le meche bionde e il maglione alla moda, che ha studiato fino a pochi mesi fa e ora vorrebbe un posto da barista”.
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