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LA DIGNITA' DELLE DONNE

Pubblicato in Il Corsivo
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di Loredana Lipperini, Lipperatura
6 dicembre 2011

Sì, sono preoccupata, e molto. Primo, perché non ci vuole un economista per capire che quella che viene chiamata “la sterilizzazione delle rivalutazione degli assegni presidenziali” sopra i mille euro lordi significherà povertà per chi è già povero. Secondo, per il movimento delle donne: perché ogni giorno che passa aumenta un dubbio, e non è un bel dubbio. Ovvero, che la battaglia che è stata fatta nell’ultimo anno da parte del movimento contro l’uso stereotipato del corpo delle donne sui media non sia stata ad ampio raggio: che non volesse, cioé, lavorare contro TUTTI gli stereotipi, per tornare a un immaginario libero da costrizioni, ma contro UNO stereotipo. Quello della puttana.

Ce n’è un altro, vorrei ricordare, antico quanto l’umanità, che riguarda la brava moglie e la brava madre, di cuore tenero e pronta all’accudimento. Quello mi pare non toccato. Non in queste ultime settimane.
Allora, se le discussioni di questi giorni contrappongono “la differenza della ministra” e “la zoccola“,  ci stiamo infilando di nuovo nella dicotomia, ammesso che ne siamo mai uscite. Ovvio, i due titoli sono provocatori e i contenuti sono molto più approfonditi. Ma, a costo di continuare a sentirmi straniera in terra straniera, il punto non era quello. Il punto sono le donne vere. Le donne vere che, in questo caso, sono le settantenni, le ottantenni, che già prima di questa manovra erano le povere fra i poveri. Vi metto a disposizione alcune pagine di Non è un paese per vecchie.

Non mi interessa che lo compriate, tanto per essere chiare: mi interessa che ne leggiate le storie. Continuerò a postarle nei prossimi giorni. Per quel poco, pochissimo, che può servire.

“Luisa, novant’ anni, 530 euro al mese. Ne spende 180 per l’ affitto, 21 per il condominio, 15 per le medicine, 35 per la luce, 12 per il gas, 13 per l’ acqua, 40 per il telefono, 240 per il cibo, 10 per i detersivi, 8 per i pannoloni, 10 di parrucchiere, 10 di pedicure, 12 di spazzatura, 8 per la tv, 10 per l’ abbigliamento, 200 per la colf che l’ aiuta nelle faccende più pesanti. Sono 824 euro. La differenza viene ricavata dai risparmi messi da parte per il suo funerale.
Non è un caso isolato. In Italia, metà dei 14 milioni di pensioni erogati ogni mese dall’ Inps sono inferiori ai 500 euro. La soglia di povertà fissata dall’ Istat si aggira attorno agli 800.

Un’indagine realizzata nel 2006 a Torino dalla cooperativa Educamondo dimostra che molti anziani vivono sotto quella soglia. La media del campione della ricerca (il 10% ha meno di 60 anni, il 40% più di 70, il 79% sono donne, 31% è sposato, il 61% vive da solo) evidenzia entrate mensili non superiori a 1040 euro. Il 31% non va oltre gli 800 euro al mese. Il 55 dichiara di non riuscire a mettere da parte neppure un euro. Buona parte della pensione si brucia per le spese ordinarie, dall’ affitto (circa 300 euro per il 31% del campione) alle spese condominiali, dalla tassa rifiuti al telefono fisso o cellulare. Sopra i cento euro mensili la spesa per il riscaldamento, poi trasporti, alimentazione, igiene personale. E i farmaci: il 79 % degli intervistati spende 47 euro al mese per medicine a pagamento, 19 euro per il ticket sanitario.


Come si fa?

A Milano, Liliana, 78 anni, ha rinunciato agli asparagi, all’olio d’oliva, alla carne, all’acqua minerale. A Firenze una sua omonima, di un anno più giovane, vive con 568 euro al mese, la pensione da ex donna di servizio. Sogna duecento euro in più. Per non consumare i vestiti usa solo vestaglie: una per l’estate, una per l’inverno.
Oppure, si ruba. Risale al settembre 2007 la storia del pensionato misterioso di Cagliari che avrebbe rubato, per fame, un pacco di pasta. Nessuno riuscì a rintracciarlo, ma i pensionati rubano davvero: e nelle mense comunali cagliaritane si mettono in fila.

A crisi conclamata, i cronisti osservano con maggior frequenza gli anziani ladri. Il vecchio signore di Bologna che intasca 300 grammi di grana padano, euro 4,75, è solo uno dei molti: alla Conad bolognese, i furti da parte di pensionati sono aumentati del 50%. Specie per quanto riguarda il cibo più costoso. La busta col prosciutto crudo. La vaschetta con due bistecche. Il formaggio. Qualcuno mangia direttamente fra gli scaffali. Conferma, da Udine, il tenente Fabio Pasquariello, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri: i furti commessi dagli anziani nei supermercati sono aumentati del 40%. Rubano piccole cose: tonno a buon mercato, prosciuto, un ovetto Kinder. “Quando li fermi, i vecchi, ti fanno stare male. Appena riescono a riprendere fiato ti chiedono solo una cosa: “per carità, non ditelo ai miei figli”.”

Ultima modifica il Martedì, 06 Dicembre 2011 11:04
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