IL CAVALIERE "ERRANTE"

Pubblicato in Il Corsivo
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di Andrea Baranes
14 nvembre 2011

Finalmente il Cavaliere se n'è andato.
Non è stato il conflitto sociale, non sono stati gli attacchi alla Costituzione, non è stato l’attacco ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, gli scioperi e le proteste a mandarlo a casa. Non sono stati gli scandali sessuali e i processi giudiziari.
Non è stata la presa di coscienza dei cittadini  ma non essere riuscito a rispettare il diktat dei mercati finanziari, questo è la vera causa delle dimissioni. La sua dichiarazione ufficiale e’ “Lascio per senso di responsabilita’”; ”A quanti hanno esultato” per le dimissioni voglio dire” – continua Berlusconi – “che da domani raddoppierò il mio impegno in Parlamento e nelle istituzioni per rinnovare l’Italia. Non mi arrendero’ finche’ saremo riusciti a modernizzare l’Italia riformando l’architettura dello Stato”.

Finalmente dunque il Cavaliere si sposta e avremo un governo tecnico per fare le riforme. Ma quali riforme? Le riforme imposte dalla Troika di burocrati della BCE, del Fondo Monetario e della Commissione europea. Le riforme per cercare di placare l’ira della stessa Finanza Monopoli che ci ha trascinato nella crisi. Due mesi dopo il referendum, la BCE con una lettera segreta domandava all’Italia una privatizzazione su larga scala dei servizi pubblici. La settimana scorsa la Commissione europea chiedeva al governo quali riforme fossero previste nel settore idrico malgrado il risultato del referendum di giugno. Malgrado la sovranità del popolo.

Finalmente è chiaro cosa ci sia in gioco: lo scontro  tra i diritti dei mercati e quello degli esseri umani. Il governo Berlusconi ci ha provato, ma non e’ stato abbastanza veloce ed efficace. Solo pochi giorni prima il governo greco è caduto dopo avere ingenuamente provato a proporre ai cittadini un referendum sulle misure imposte dalla Troika.
Ma non ci sono i tempi per un referendum in Grecia, così come non ci sono i tempi per le elezioni in Italia. I tempi non sono più quelli della democrazia, né delle persone. Sono quelli dei mercati finanziari.

Finalmente un governo tecnico sarà in grado di attuare in fretta e furia le riforme e fare pagare una volta di più la crisi a chi non né ha alcuna responsabilità. Piani di austerità, tagli al welfare e alle pensioni, privatizzazione dei servizi pubblici. La crisi come alibi per un ulteriore attacco ai beni comuni e ai nostri diritti, per dare ancora più potere alla finanza e ai mercati, per esasperare le stesse condizioni e gli stessi fattori che ci hanno trascinato nella crisi.
Finalmente abbiamo capito che non c’è più tempo per la democrazia.

Come cittadini dobbiamo solo sperare che il governo tecnico sia abbastanza veloce da non scatenare l’ira dei mercati. Perché la finanza non solo ci impone le misure da adottare, ma è anche il giudice ultimo nel decidere se siamo stati abbastanza bravi e quindi veloci. Abbastanza ubbidienti per i tempi della speculazione. E allora tutti con il fiato sospeso aspettando di vedere se i mercati saranno appagati e se lo spread diminuisce. Scordatevi il tasso di disoccupazione, le spese per la ricerca, il funzionamento della sanità, il benessere dei cittadini, il sostegno alla cultura.

L’unico parametro che veramente  conta è l’indice delle Borse.

Finalmente la posta in gioco è chiara. La Borsa o la vita.
Finalmente Berlusconi se n’è andato. Una notizia che aspettavamo da anni.
C’è qualcosa da festeggiare?

Ultima modifica il Lunedì, 14 Novembre 2011 14:14
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