Padri senza futuro

di Sarantis Thanopulos, Il Manifesto
26 maggio 2012

Un uomo di 40 anni ha gettato dalla finestra la figlia di 14 mesi e il figlio di 4 anni. Subito dopo ha cercato di fare la stessa cosa con la moglie, che invocava disperatamente soccorso per i figli. Non ci è riuscito, per il sopraggiungere di alcuni vicini, e alla fine si è buttato giù suicidandosi. È accaduto dopo un litigio con la moglie per motivi economici. L'uomo era disoccupato e la famiglia si reggeva sul lavoro della moglie.

Suo padre si era impiccato un anno prima. Secondo la percezione dei vicini la famiglia era "felicissima". La cronaca è piena di fatti atroci che accadono in famiglie felicemente normali secondo la percezione di tutti, diretti interessati compresi. La cosa è comprensibile: si considera normale l'assenza di conflitti, la famiglia stessa si adopera per anestetizzarli, per renderli innocui. Gran parte dell'organizzazione pubblica della cura della sofferenza psichica si comporta nello stesso modo: come le casalinghe depresse nasconde la polvere sotto i divani. La cura tende a eliminare il dolore o, per essere più precisi, a seppellirlo da qualche parte, impedendo che il dolore acquisti un significato, che diventi esperienza di apprendimento.

I farmaci, prezioso strumento di contenimento dell'angoscia acuta, sono usati impropriamente come strumento di adattamento sociale e le tecniche di rieducazione comportamentale fanno loro da complemento nel tentativo congiunto di riparare il soggetto sofferente restituendolo all'efficienza lavorativa e rendendolo socialmente presentabile. Gli psicoanalisti sono accusati di colpevolizzare i genitori e le famiglie (invece di colpevolizzare i geni) e qualche responsabilità in questo andazzo ce l'hanno pure loro quando limitano la propria prospettiva nella stanza d'analisi. Le famiglie non sono colpevoli né innocenti.

Sono abitate da fantasmi che i poeti tragici hanno messo sulla scena ben prima che li scoprisse la psicoanalisi. La materia di questi fantasmi è fatta di desideri rimossi, di passioni in cerca di rappresentazione, di emozioni in cerca di pensiero che possa renderle leggibili e gestibili. Tutta la struttura familiare si regge sulla possibilità di trasformare l'egoismo naturale delle aspirazioni dei singoli nel piacere della contrattazione e dello scambio, a partire da una coppia genitoriale capace di fondarsi sul carattere paritario e complementare della relazione di desiderio.

La funzione della famiglia è di socializzare, responsabilizzare i desideri senza snaturarli e devitalizzarli. Questo richiede che le contraddizioni causate dall'esistenza di prospettive diverse, le rivalità tra le generazioni e i sessi e i conflitti di interesse, siano riconosciuti e gestiti, altrimenti la famiglia implode nella depressione delle emozioni (terreno di coltura delle peggiori catastrofi). Più le famiglie sono prive di conflitti più la funzione paterna latita. Il padre, esterno ai legami indifferenzianti che crea il soggiorno dei figli nel ventre della madre, è il garante della differenza, del conflitto e della socializzazione del desiderio.

La sua presenza rende possibile la significazione delle perdite e fa emergere i contrasti dal silenzio. Il mondo è pieno di uomini che procreano senza essere padri, senza sentire di poterlo essere. I figli sono un regalo che la donna ha loro estorto e occuparsene li riempie d'angoscia. Sono padri senza futuro e se il futuro si affaccia lo attaccano.
Ultima modifica il Mercoledì, 30 Maggio 2012 09:56
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