LA LIBERTA' FEMMINILE E IL DESIDERIO

di Sarantis Thanopulos, Il Manifesto
10 marzo 2012

La violenza maschile (spesso assassina) nei confronti delle donne è lontanissima da una sua auspicabile drastica riduzione, come i fatti quotidiani evidenziano. Nascosto dalla violenza esplicita si espande, come un tumore maligno, l'altrettanto distruttivo rigetto della femminilità, causa principale dell'incapacità di coinvolgimento emotivo profondo (in entrambi i sessi).

L'origine della violenza è sociale: attraverso la donna è colpita la relazione di desiderio che si oppone allo sfruttamento. La relazione erotica tra l'uomo e la donna assegna alla donna una maggiore profondità e intensità di godimento. L'organizzazione della sessualità maschile è gerarchica e controllata, dominata com'è dall'investimento narcisistico del pene.

L'organizzazione della sessualitá femminile è più libera e anarchica: il clitoride non ha il potere condizionante del pene e la vagina ha una funzione liberatoria e destrutturante. Tuttavia la sessualità della donna ha una sua vulnerabilità: la maggiore capacità di perdersi, di lasciarsi andare la espone al timore di non poter ritrovarsi.

Tra l'uomo e la donna si stabiliscono due tipi di invidia opposti: l'uomo invidia alla donna la qualità del suo godimento, la donna invidia all'uomo una sessualità più stabile e ordinata. L'incontro erotico, la compenetrazione di due desideri, consente alle invidie incrociate di sviluppare il loro potenziale identificatorio che lega le due esperienze di soddisfazione. La donna trova una sponda nel corpo maschile identificandosi con la capacità dell'uomo di restare più stabile che la sostiene nel "risalire" dall'orgasmo; l'uomo al contatto con il corpo femminile si identifica con la libertà della donna e riesce a "scendere". Nulla di questo accade se l'incontro non è paritario perché il desiderio muore (lo sfruttamento svuota di vita l'oggetto desiderato).

La parità si gioca sul lato femminile della relazione: l'accoglienza dell'altro (che il lato maschile della relazione regola). Nessuna società basata sulla distribuzione ineguale dei beni può tollerare che la relazione di desiderio sia la regola, che il godimento basato sul coinvolgimento e il riconoscimento dell'altro possa diffondersi in tutte le relazioni di scambio. Per strade e combinazioni complesse, ma con un risultato ben definito, tutte le condizioni che favoriscono il dispiegamento della sessualità femminile e l'incontro vengono attaccate (basterebbe solo pensare alla mancanza di tempo libero).

L'incontro perde le sue coordinate e il godimento si sposta verso un'eccitazione che resta in superficie (la principale alimentazione del consumo di merci nella nostra epoca). Le invidie perdono la loro sponda e la donna, che entra in rivalità con l'uomo, è spinta verso un'organizzazione del suo piacere difensiva. L'invidia dell'uomo ha effetti ben più temibili perché il suo desiderio di godere come la donna, se resta privo della regolazione reciproca lo espone al timore di castrazione (aumentato dalla perdita di privilegi millenari).

L'interpretazione folle della gelosia è un canale di estrinsecazione della violenza distruttiva che si accumula sul lato maschile della convivenza sociale e trova nei singoli individui la sua via di sfogo (diventando un condizionamento aggiunto per la donna). Si chiamino pure in causa i cromosomi. Resta il fatto che la civiltà del consumo e la libertà compiuta della donna sono incompatibili.

 

Ultima modifica il Domenica, 11 Marzo 2012 11:13
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