#LANOSTRAROMA SI-CURA

di Monica Pepe, Nuovo PaeseSera
17 maggio 2012

Gabriele Vacis - tra i migliori intellettuali italiani del nostro tempo - nel 2010 alla Casa del Cinema di Roma presentò il suo documentario ‘La paura siCura’. “Di che cosa hai paura e quando ti senti al sicuro?” le domande rivolte ad oltre 300 persone intervistate da Catania a Settimo Torinese.
“Per trovare della paure sociali bisognava proprio scavare” disse Vacis alla presentazione. “La paura ha a che vedere con questioni esistenziali.

Nessuno diceva di primo acchito di aver paura degli stranieri o dei microcriminali, piuttosto vengono fuori dei problemi reali come la paura di perdere le persone care. La paura è una cosa seria e la sicurezza è una cosa seria. Ha poco a che fare con le telecamere, con la polizia, con i doberman. La paura ha a che fare con la filosofia, con la bellezza”.

http://www.youtube.com/watch?v=sYshysELMaQ

Cosa potrebbe comprendere di tutto ciò il sindaco Alemanno?

La città di Roma sta vivendo uno dei momenti più cupi della propria esistenza, di cui solo la storia a venire potrà dare una cornice esatta.

Il biglietto da visita del Sindaco Alemanno è stata una campagna elettorale

sordida, tutta improntata su un uso indecente della violenza sulle donne, che come è ormai noto riguarda le relazioni familiari, intime tra uomini e donne, prima ancora di diventare un fenomeno che avviene in strada. Certamente aggravato dal disagio sociale e dalla mancanza di provvedimenti di riequilibrio delle condizioni di vita delle persone di una comunità.

Roma negli ultimi anni è stata imbrattata da un cumulo di sporcizie morali e materiali. La macchina comunale ha agito come un domino rovesciato. Tessera dopo tessera Alemanno ha fatto fuori le persone con competenze e ed esperienza per mettere amici e parenti con un passato oscuro, in un crescente delirio di onnipotenza.

Ci sta lasciando ovunque strutture incompiute e l’immagine di una città, bella come lo è solo Roma, mortificata e confusa. Problematica e insicura di sè.

Roma siCura solo voltando pagina, per farlo dobbiamo partire da noi e vincere “la paura della bellezza” come dice Vacis. E lo possiamo fare solo immaginando un nuovo tessuto connettivo tra i nostri corpi e le nostre storie di uomini e donne, che accettano la sfida più grande, la metamorfosi di sé e per questo alimentano a catena il desiderio trasformativo di una intera collettività.

Le pulsioni violente di una città -come quelle delle persone- non possono e non devono essere represse, devono essere drenate con l’ascolto ed il riconoscimento e devono poter vivere in uno spazio plasmatico con atti creativi senza precedenti.

Dobbiamo lavorare per la costruzione di una ideale “genitorialità istituzionale”, ridando senso e pratica quotidiana al principio dell'autorevolezza che deriva dalla coerenza - fare quello che si dice e dire quello che si fa - testimoniando quotidianamente con l'esempio individuale la fatica ed il piacere della verità.

Ripristinare la bellezza del “limite”, unica condizione per una libertà autentica, che non vuol dire erigere nuove barriere tra le vite intime delle persone e le istituzioni, al contrario vuol dire ricostruire una cornice di riferimento di cui abbiamo tutti bisogno, progettare inedite condutture sociali che facciano sentire le persone parte di un sistema che non ti esclude, ma risponde e dà la possibilità di emanciparti anche dalle condizioni ambientali più penalizzanti.

Immagino che la Roma del futuro possa diventare il volano di un nuovo laboratorio di relazioni umane tra le differenti generazioni e classi sociali, rompendo l’illusione di un egualitarismo falso e consumista.

Le persone che vivono per strada o socialmente escluse come i Rom che incontriamo ogni giorno per strada a Roma ci spaventano, ci disgustano, ci umiliano, ci commuovono, la maggior parte delle volte a vuoto. Rappresentano l’ombra più oscura del nostro io. La Roma del futuro parte da azioni istituzionali concrete nei loro confronti, non per la nostra sicurezza, ma perché non potremo mai invertire la rotta dell’ingiustizia sociale se non partiamo dagli ultimi.

La corruzione anche economica di una comunità è l’esito diretto della corruzione delle identità sessuate degli uomini e delle donne che la abitano. Lo testimoniano anche i dati della violenza tra adolescenti. In questi anni siamo stati investiti da una deriva pornografica e moralista senza precedenti. Le scuole avranno un ruolo strategico per la Roma siCura, se potranno essere luoghi aperti di discussione tanto per i ragazzi quanto per i genitori, sulla sessualità consapevole e sul rispetto della identità maschili e femminili. Solo queste possono essere le basi di una Roma che rivendica per tutti identità, memoria, desiderio e cultura.
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