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LA GENEALOGIA FRAGILE DEI GIOVANI PADRI

di Matteo Bartocci

Doveva essere un'assemblea di donne e uomini e così è stato. Gli uomini hanno risposto in molti all'appello firmato da cinque donne pubblicato il 26 settembre sul manifesto. Tanto che qualcuna, più pratica di questo genere di appuntamenti, pensava di aver sbagliato stanza.

I «maschi» sono venuti e hanno parlato o ascoltato. C'erano. Come, forse, ci sono anche quando non intervengono pubblicamente come chiesto spesso dalle donne che più hanno indagato in questi ultimi mesi il rapporto marcio tra sesso e potere. Del resto, se è lecito rivendicare la lunga pratica di un silenzio-dissenso non muto da parte delle donne, è possibile almeno ipotizzare un comportamento analogo da parte dei maschi. Chi tace non è detto che acconsenta. Anche il silenzio può essere un atto performativo. Se non altro per stabilire un confine che non può essere oltrepassato. Tuttavia è vero che per gli uomini è più difficile confrontarsi o sanzionare comportamenti sessuali e di potere che innanzitutto distruggono qualsiasi possibilità di relazioni diverse e libere tra i sessi e con persone dello stesso sesso. La violenza e l'ubiquità del potere e del linguaggio della destra verso un'ipotetica «donna-oggetto» riduce gli spazi del desiderio maschile fino a sopprimerlo in stereotipi dannosi. Lo specchio del maschio è rotto. Non si vede più niente. E la violenza dei maschi è un codice innanzitutto per gli altri maschi. Se non la si accetta resta la vergogna, la presa di distanza, la pratica solitaria di comportamenti altri. Comportamenti altri che però vanno indagati e compresi. Non come un virile femminilizzato ma come un maschile autentico e non nostalgico di un patriarcato che viene dichiarato morto. Un esempio su tutti - assente all'assemblea di ieri ma colto dalla psicoanalista Manuela Fraire intervistata dal manifesto venerdì scorso - è quello della paternità. E' possibile un «uomo nuovo» che nasca proprio dai suoi figli? Forse sì. Proprio la crisi del maschile e la minaccia percepita del femminile portano gli uomini, i più giovani soprattutto, a sperimentarsi padri senza la mediazione delle madri. Ad accettare l'incontro con sé nei propri piccoli, ultimo specchio disponibile allo sguardo. E lo fanno senza una genealogia evidente con i nonni che hanno fondato la Repubblica o con i padri protagonisti del '68. E' una radice nuova, quella dei giovani padri. Minoritaria in Italia ma già mainstream, per esempio, sulle pagine del New York Times, dove nei blog sulla genitorialità non mancano lettere e confidenze di padri accanto a quelle delle madri. Da non confondersi col «vittimismo» di padri separati. E' il protagonismo fragile di padri in quanto tali che va interrogato. Agli uomini mancano le parole. Questo è sicuro. Ma non è detto che manchino anche le pratiche. E' una sfida che parte da domani.

da Il Manifesto 11.10.2009

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 10 Gennaio 2019 12:14
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