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L'Articolo

di Ritanna Armeni, Gli Altri
16 settembre 2011

Come spesso accade nel nostro paese (e, a dire il vero, anche altrove) quando una questione riguarda le donne si tende ad ignorarla, assumendola, nel migliore dei casi, all’interno di una questione più generale. E’ quanto è avvenuto nella discussione sull’ultima manovra del governo Berlusconi ritenuta da gran parte del paese e degli osservatori ingiusta e iniqua, ma  per nulla esaminata con uno sguardo di genere.
Se questo fosse stato usato i titoli dei giornali sarebbero stati molto diversi. E la constatazione sarebbe stata unanime.
di Elisabetta Pierri, femminismo a sud
7 settembre 2011



I: un esempio verosimile


Sono dell’idea che i giornalisti non debbano necessariamente compiere analisi socioculturali  o politiche del caso di cronaca che trattano; mi aspetto che nell’articolo ci sia il resoconto dello stesso, i fatti così come si sono succeduti, scevri di tentativi di interpretazione, fermo restando che, al di là dell’opinione personale esplicitamente espressa, la scelta del linguaggio, che è materia viva e performativa, è di per sé un’avanguardia dell’interpretazione della realtà.

di Monica Pasquino* da Molecoleonline.it

Dopo la giornata dell’8 marzo, festa dall’origine tutt’altro che borghese, come sa chi conosce Clara Eissner Zetkin o ha interesse per la storia dell’Internazionale socialista, più volte associo la parola spettro all’agire collettivo femminista, nella solitudine dei miei pensieri, presa da un’insolita forma di ottimismo.
Spero non risulti irriverente parafrasare l’inizio celeberrimo del Manifesto, mio intento non è proporre un confronto tra femminismo e comunismo, ma piuttosto lanciare degli spunti agevoli allo sviluppo di una riflessione sulle pratiche politiche del femminismo d’oggi.
di Luca Cardin
19 aprile 2011

Per cercare di comprendere alcuni degli aspetti riguardanti il dibattito attuale sulla “costruzione” e “rappresentazione” del genere, può essere utile rivolgersi brevemente al passato. Uno strumento utile può essere l’analisi dei testi delle epigrafi funerarie dell’alto medioevo, cercando di identificare elementi caratteristici dell'identità femminile e maschile e cercando di verificare tipologie d’uso comuni o affini.
di Laura Moschini
19 aprile 2011

Pensando al Risorgimento si pensa subito a Mazzini, Garibaldi, a Cavour. Tra le donne si pensa al massimo ad Anita Garibaldi (della quale non si conosce però generalmente il cognome), alla contessa di Castiglione o proprio in questi ultimi mesi alla principessa di Belgioioso.
Quello a cui non si pensa, perché in effetti non si sa, è che le donne hanno avuto una parte importantissima nell'unità d'Italia e non solo come compagne devote servizievoli e umili ma come vere e proprie protagoniste sia sulle barricate che con le loro professioni: artiste, poetesse, letterate, giornaliste, casalinghe, o come nel caso di Enrichetta Caracciolo, suore forzate che nel convento tessevano trame di sovversione e aiutavano i garibaldini o gli insorti salvo poi depositare il loro abito sull'altare per cominciate una nuova vita in un nuovo Stato.
di Natalia Aspesi, Repubblica
10 marzo 2011

Una Lolita vera e disperatamente acerba incontra a 7 anni il suo Humbert ultracinquantenne, che le strega 15 anni della sua fragile vita: una ninfetta, plagiata e corrotta, che oggi, diventata adulta, si impone di ripercorrere la disperazione e il bisogno, la follia e la nostalgia, l'innocenza e la colpa del tempo immobile e incancellabile in cui lei fu rinchiusa, si rinchiuse, dentro la prigione.
di Elettra Deiana, Gli Altri
4 marzo 2011

Dalla manifestazione del 13 febbraio, con la sua forza, fantasia, carico di inquietudini e di indignazione femminile per lo stato del nostro Paese, alla devozione patriottica per i 150 anni dell’Unità d’Italia: questo oggi è il richiamo alle donne che viene dalle organizzatrici di “Se non ora, quando?”. Una torsione indigesta, che porta alla luce e svela le ambiguità di fondo che già c’erano nei modi di costruzione e di rappresentazione sulle piazze dell’evento e in quell’ossessivo richiamo alla dignità femminile offesa che è stato in queste settimane il leit motiv dominante della campagna.
Dignità delle donne e nazione? Bisogna parlarne, allora.
di Paola Melchiori

Una piazza è sempre più avanti e più indietro di quanto si pensi….più avanti, perchè esprime una presa dello spazio pubblico da parte di qualcosa che si è accumulato e non ha ancora avuto né voce né espressione; più indietro, perché nella piazza si amalgamano e occultano tutte le differenze, le polemiche, le difficoltà di accordo che poi molto pesano nel lavoro che precede e in quello che segue.
Non ero convinta di questa iniziativa. Eppure. Domenica, Treviso: una piazza di provincia, una manifestazione almeno apparentemente quasi totalmente in mano a giovani donne, una serie di interventi in cui non si sentiva grande preordinazione. 
di Rossana Rossanda (Il Manifesto, 30 maggio 2010)

Il «Manifesto per il lavoro» della Libreria delle donne di Milano considera la flessibilità un'occasione per conciliare maternità e lavoro. Ma rimuove i bassi salari delle migranti nel lavoro domestico, la cancellazione dello stato sociale e la differenza salariale tra uomini e donne.
Immagina che il lavoro («Sottosopra», ottobre 2009; ne ha già scritto sul manifesto Laura Pennacchi) è la proposta d'un gruppo della Libreria delle Donne di Milano, sulla quale è impegnata Lia Cigarini.
di Stefano Simoni

Un’inchiesta de Il Bisturi rivela che, alla vigilia dell’arrivo della pillola abortiva, solo 6 Regioni hanno deciso (3 per il ricovero ordinario e 3 per il day hospital) quale via di somministrazione adottare. Le altre aspettano indicazioni da Roma e c’è qualcuno che ha rimandato la scelta al dopo elezioni di marzo.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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