×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 404

IL MANIFESTO

Il Manifesto
19 06 2012

In un paese in piena confusione dopo la morta e improvvisa del principe ereditario Nayef, decine di donne saudite prenderanno parte oggi a "Women2Drive", la campagna a sostegno del diritto delle donne a guidare gli autoveicoli, che la monarchia continua a negare.

L'iniziativa avviene nel primo anniversario di un'azione analoga che l'anno scorso si concluse con l'arresto di diverse donne. «La chiave del successo della campagna è l'impegno delle donne a sostegno dei loro diritti... tutte le saudite che hanno una patente ottenuta all'estero, devono mettersi alla guida e riferire il comportamento della polizia», è scritto in un comunicato diffuso in rete dagli attivisti di "Women2Drive". Mercoledì scorso circa seicento sauditi avevano firmato un appello rivolto a re Abdallah a sostegno del diritto delle donne di guidare l'automobile e per la fine di un divieto che esiste solo in Arabia saudita. «Il nostro intento è solo quello di ottenere un diritto legittimo, non di creare caos e di violare le leggi», ha scritto da parte sua Manal al-Sherif, rappresentante e icona di «Women2Drive» che lo scorso anno fu arrestata e detenuta per diversi giorni per aver guidato l'automobile e per aver diffuso in internet il filmato della sua iniziativa.

Pur non potendo guidare, molte donne saudite posseggono l'automobile ma per gli spostamenti sono costrette a servirsi di autisti maschi. Le più daneggiate sono le donne a basso reddito che non hanno i mezzi per permettersi lo stipendio di un autista e dunque, pur avendo un veicolo, non hanno la possibilità di guidare.

L'8 MARZO DEGLI UOMINI

di Stefano Ciccone e Claudio Vedovati, Il Manifesto
8 marzo 2012

Quello che tutti noi uomini dovremmo cambiare è il nostro linguaggio "interiore", quello che usiamo per dire di noi stessi, del mondo, della realtà. Dovremmo indagare l'idea di passione maschile e chiederci perché la nostra idea dell'amore è così spesso contigua al controllo e al dominio e ostile alla libertà dell'altra.

» Leggi l'articolo

Matrimonio alla francese

di Sarantis Thanopulos, Il Manifesto
6 ottobre 2012

In Francia sta per essere varata una legge che dà il diritto di matrimonio e di adozione alle coppie omosessuali. Un cardinale francese ha parlato di "scelta di civiltà", dichiarando che la famiglia si fonda sull'amore complementare e duraturo della donna e dell'uomo.

UMORI NAZIONALI

di Annamaria Rivera, Il Manifesto 8 febbario 2011




«In fondo che ne sappiamo, di queste rivolte?», obietta l'amico, un vecchio compagno di solito ben orientato. «Come andranno a finire? Non scordiamoci dell'Iran e dell'abbaglio che prendemmo allora! Forse è meglio la stabilità attuale, per quanto non ci piaccia, che il rischio del caos e dell'islamismo». Replico con ogni argomentazione possibile, gli oppongo dati e analisi. Obietto che non tutte le insurrezioni sono finite in modo disastroso, che in Spagna, in Portogallo, in certi paesi dell'America Latina in fondo non è andata troppo male. Concludo che comunque ogni popolo ha diritto alla ribellione e che non si può preferire la dittatura, la repressione, l'ingiustizia al disordine. Niente da fare: rimane saldamente aggrappato ai suoi pregiudizi e alle sue paure.
È la sera del 6 febbraio. Ho appena saputo del rogo che ha ucciso quattro bambini rom, nella miserrima baraccopoli romana in fondo all'Appia Nuova.
di Luisa Betti, Antiviolenza
27 gennaio 2012 
 
La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza di genere in missione a Roma per esaminare l'inquietante "caso Italia". La questione della violenza domestica e le raccomandazioni al governo.

CHIUDONO I CENTRI ANTIVIOLENZA

di Luisa Betti, Il manifesto
19 luglio 2011

Quando ho conosciuto C. B. il suo volto era provato e lei non sapeva dove andare. Giovane, con due figli, vessata da anni di violenza domestica, non sapeva che nella sua zona c’è un posto in cui le donne vengono aiutate a uscire da incubi come il suo. Quando l’accompagnai al centro antiviolenza “Erinna” di Viterbo era emozionata, tesa, ma quando Anna Maghi, che dirige il centro da anni, la fece accomodare sul divanetto e con un modo apparentemente informale si fece raccontare tutta la sua storia per compilare la scheda, cominciai a vedere il volto di C. B. trasformarsi sotto i miei occhi: quella donna percepiva la reale speranza di tornare a vivere.

Il Pm Zucca: "La polizia ci ha sempre ostacolato"

di Alessandra Fava, Il Manifesto
10 luglio 2012

"Il nostro è un sistema processuale estremamente garantista e quindi il risultato della sentenza va considerato giusto, una sentenza definitiva va rispettata da tutti": ieri il ministro della giustizia Paola Severino, a Genova per un sopralluogo al carcere di Marassi dove si moltiplicano i suicidi e sono reclusi 795 anziché 450 detenuti, ha ribadito che la sentenza Diaz non si tocca. a le dichiarazioni di domenica scorsa dell'allora capo della polizia Gianni De Gennaro hanno creato il putiferio:

VERI UOMINI MALTRATTANTI

di Linda Chiaramonte, Il Manifesto
14 aprile 2012

L'esperienza pilota del Cam (Centro Uomini Maltrattanti), un centro di ascolto per chi si scopre violento nei confronti della propria compagna e vuole cambiare. Per la prima volta Claudio, Sergio Antonio e gli altri, tutti italiani, pacati e gentili, raccontano quello che è anche un loro dramma.

VIOLENZA SULLE DONNE PROBLEMA GLOBALE

di Luisa Betti, Il Manifesto
10 ottobre 2011

Ormai bisogna andare a cercare il refrain di una canzoncina di parecchi anni fa (“Oltre alle gambe c’è di più” ) per intavolare un degno botta e risposta alle scivolate, ormai troppe, della politica italiana che, grazie ad alcuni rappresentanti istituzionali, sta demolendo a colpi d’ascia anni di conquiste, studio, lavoro, lotte, ricerche, dipingendo la donna italiana come una povera imbecille senza né arte né parte che per emergere nella società è costretta a vendere l’unico bene che possiede, ovvero la parte bassa del suo corpo (quella alta non sa di averla).
Una cultura arretrata e maschilista, in realtà mai sepolta ma solo sopita, che come un revival, caro sia alla destra che alla sinistra, sta invadendo il cervello italiano creando uno spazio di assenza di diritti e di riconoscimenti pericoloso per le donne che si ritrovano non solo svilite come persone, ma facile bersaglio di ingiustizie, abusi, maltrattamenti, violenze sessuali, psicologiche, economiche, fino anche all’omicidio.
di Luisa Betti, Il Manifesto
20 novembre 2011

Oggi (ieri, ndr), nell’anniversario della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (20 novembre 1959) e della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia (20 novembre del 1989), le parole scorrono a fiumi nel celebrare la "Giornata Universale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza", parole “importanti” su quanto sia necessario proteggere i bambini, il loro futuro, la loro crescita: mentre i dati dicono che un bimbo su cinque in Italia è a rischio povertà (Save the Children) e che aumentano i minori che subiscono violenza (Terre des Hommes). Nello specifico: il 24,4% rischia la povertà, il 18,3% vive in miseria, il 18,6% è in condizioni di deprivazione materiale e il 6,5% di povertà assoluta.

facebook

Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

leggi di più

 Creative Commons // Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Gli articoli contenuti in questo sito, qualora non diversamente specificato, sono sotto la licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0)