Il coraggio di Genova

  • Giovedì, 20 Luglio 2017 14:43 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Genova G8 200120 luglio 2017

Nel 2012 pubblicammo "Il coraggio di Genova", una raccolta di articoli e testimonianze sui fatti di Genova 2001.
La riproponiamo oggi perché non dobbiamo perdere la memoria, perché ci sono ancora persone che non sono state risarcite (e mai lo potranno essere completamente) di quei terribili giorni, perché vogliamo onorare così la memoria di Carlo.

Torture a Bolzaneto, 45 mila euro di vergogna

  • Domenica, 10 Gennaio 2016 09:03 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Giustizia G8 GenovaRoberto Ciccarelli, Il Manifesto
10 gennaio 2016

Quarantacinque mila euro per una "conciliazione amichevole". Il denaro è stato offerto come risarcimento delle torture nella caserma di Bolzaneto al G8 di Genova dal ministero degli Esteri.

Il ritorno della belva

  • Martedì, 07 Aprile 2015 16:21 ,
  • Pubblicato in L'Analisi
Franco Bifo Berardi, Zeroviolenza*
22 giugno 2012

Durante l’infanzia mio padre mi aveva parlato un milione di volte della sua esperienza di partigiano.
Così che negli anni della mia adolescenza ero giunto a considerare il fascismo, e di conseguenza anche l’antifascismo, come qualcosa di antico, qualcosa che non poteva avere più alcuna attualità nell’epoca del tardo-capitalismo, perché la Resistenza e la democrazia del dopoguerra aveva definitivamente consegnato il fascismo alla storia.
Il Manifesto
01 08 2014

La “macelleria messica” alla scuola Diaz di Genova, a conclusione delle tragiche giornate del luglio 2001, quella definita da tutti come la più grande violazione dei diritti uman dalla seconda guerra mondiale costa solo pochi mesi di sospensione i funzionari di polizia responsabili.

Due anni dopo la sen­tenza di Cas­sa­zione che aveva con­dan­nato, salvo per i reati caduti in pre­scri­zione, i poli­ziotti respon­sa­bili della «macel­le­ria mes­si­cana» alla scuola Diaz di Genova, nel luglio del 2001, in occa­sione del G8, la com­mis­sione disci­pli­nare della corte d’Appello del capo­luogo ligure, ha sta­bi­lito una sospen­sione per una tren­tina dei poli­ziotti con­dan­nati o respon­sa­bili di reati durante il G8 genovese.

Sospen­sioni da tre a sei mesi, a seconda del «grado di respon­sa­bi­lità», una baz­zec­cola, per i fun­zio­nari che, aventi il ruolo di poli­zia giu­di­zia­ria, hanno anche orga­niz­zato e attuato l’attacco alle per­sone all’interno della scuola Diaz di Genova.

Pro­prio la spe­ci­fi­cità del ruolo di «poli­zia giu­di­zia­ria» ha per­messo di evi­tare la sospen­sione all’ex capo dello Sco Fran­ce­sco Grat­teri e all’ex vice­capo dell’Ucigos Gio­vanni Luperi (entrambi con­dan­nati a 4 anni di reclu­sione). Esclusi anche tutti quelli che nel frat­tempo sono andati in pen­sione, com­preso l’ex capo del VII nucleo del reparto mobile di Roma Vin­cenzo Can­te­rini, i cui uomini, «i Can­te­rini boys», fecero mate­rial­mente l’irruzione nella scuola Diaz, orga­niz­zata per sco­vare fan­to­ma­tici black bloc nella sede dive­nuta media cen­ter durante il G8. La com­mis­sione di disci­plina che ha sta­bi­lito le sospen­sioni, è com­po­sta da due magi­strati e da un fun­zio­na­rio del Viminale.

Si tratta di una nuova, enne­sima e forse con­clu­siva, tappa giu­di­zia­ria degli eventi del G8 di Genova, nel luglio del 2001. Al cen­tro delle vicende giu­di­zia­rie post ver­tice, negli anni, ci sono stati tre pro­ce­di­menti prin­ci­pali: il primo con­tro i mani­fe­stanti accu­sati di «deva­sta­zione e sac­cheg­gio»; un reato che non veniva uti­liz­zato dall’epoca post seconda guerra mon­diale e che dal G8 in avanti è diven­tato il gri­mal­dello giu­di­zia­rio con­tro ogni movi­mento sociale; il secondo pro­ce­di­mento era con­tro i fun­zio­nari di poli­zia respon­sa­bili dell’irruzione e dei pestaggi alla scuola Diaz.

Non solo vio­lenze, per­ché tra i reati di cui furono accu­sati i poli­ziotti — com­presa tutta la catena di comando fati­co­sa­mente rico­struita dai pm, a causa della poca col­la­bo­ra­zione delle forze dell’ordine — ci fu anche il falso e la calun­nia, a causa del ritro­va­mento nella scuola Diaz, delle due bot­ti­glie molo­tov (false, per­ché tro­vate nei giorni prima nei pressi di corso Ita­lia) da cui nac­quero tutta una serie di altri prov­ve­di­menti, nei quali venne tirato den­tro anche l’ex capo della poli­zia Gianni de Gen­naro (accu­sato di inci­tare alla falsa testi­mo­nianza durante i processi).

Infine il terzo pro­ce­di­mento prin­ci­pale, quello rela­tivo alle vio­lenze e alla tor­ture subite dai ragazzi e dalle ragazze arre­state e por­tate nel com­plesso della caserma di Bol­za­neto (tra i con­dan­nati ci sono anche medici). Dal 2001 molti altri pro­ce­di­menti sono stati svolti, su fatti di strada, sin­gole denunce, men­tre è man­cato il pro­cesso che avrebbe dovuto fare luce sull’evento più tra­gico di quelle gior­nate, vale a dire l’omicidio di Carlo Giu­liani in piazza Ali­monda, giunto al ter­mine di una dina­mica di scon­tri, comin­ciata con una carica dei cara­bi­nieri ad un cor­teo autorizzato.

Tutti i fun­zio­nari di poli­zia con­dan­nati per i fatti del G8 sono stati inter­detti dai pub­blici uffici per 5 anni, ma que­sta deci­sione della corte d’appello di Genova costi­tui­sce la prima vera e pro­pria san­zione «interna» nei loro confronti.

Diaz, il senso di giustizia dello Stato

  • Martedì, 07 Gennaio 2014 14:22 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
DinamoPress
04 01 2014

La violenza di Stato durante il g8 del 2001 è impressa nella coscienza di milioni di uomini e donne, al di là delle sentenze dei tribunali: "Il punto è che Genova non è finita perché per Jimmy, Marina, Fagiolino e Luca non è ancora finita".

Già sono stati scritti fiumi d'inchiostro in questi giorni sulle condanne ai domiciliari, tredici anni dopo, dei super poliziotti Spartaco Mortola, Giovanni Luperi e Francesco Gratteri per la mattanza alla scuola Diaz nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 a Genova.

Vale la pena ribadire alcune cose sottolineate in ordine sparso in questi giorni. Prima di tutto la mitezza della pena (non che siano le condanne in tribunale a scrivere la "sentenza" della storia e la coscienza diffusa sulle vicende del g8 genovese): otto mesi di domiciliari per Spartaco Mortola, da dirigente della Digos di Genova a questore dal pugno di ferro a Torino, un anno per Giovanni Luperi, ex dirigente Ucigos nel 2001 ora pensionato, nonché per Francesco Gratteri, terza carica della poliza italiana. Non può poi che balzare l'ennesima volta agli occhi la folgorante carriera di tutti gli uomini coinvolti nella gestione dell'ordine pubblico genovese, nonostante le inchieste e i giudizi di ogni tipo di organismo internazionale in difesa dei diritti umani. In ultimo le motivazioni della sentenza: i giudici hanno rifiutato le misure alternative a questi fedeli servitori dello Stato perché questi non si sono mai pentiti, non hanno mai risarcito, neanche parzialmente, le vittime massacrate di botte e torturate.

Di fatto la "macelleria messicana" avvenuta alla Diaz non avrà mai dei veri responsabili, certo qualche uomo con il manganello e lo scudo è stato condannato a pene lievissime, alcuni alti papaveri ormai a fine carriera sono stati condannati per lesioni gravi e per aver dichiarato il falso, ma la catena di comando e le responsabilità politiche rimangono fuori dalle sentenze. Ecco perché questi uomini sono stati sempre promossi e trattati come "fedeli e indispensabili servitori", come sono stati a più riprese definiti.

L'impunità sostanziale dell'operato delle forze dell'ordine non riguarda solo il g8 genovese ma tutti quei casi di malapolizia che abbiamo denunciato in questi anni, senza bisogno di fare il triste elenco in questa sede degli omicidi in strada, nelle carceri, delle violenze nelle caserme, nei commissariati, nei Cie.

Poi c'è l'altra faccia della medaglia. I processi ai manifestanti condannati a pene durissime grazie a un reato da ancien regime, devastazione e saccheggio, eredità del Codice Rocco, che punisce con pene altissime reati contro la proprietà o addirittura la sola "compartecipazione psichica" ai fatti di piazza. Questo è il punto: Genova non sarà finita non fino a quando i poliziotti saranno condannati e puniti, ma fin quando questi compagni e queste compagne non saranno fuori dal carcere. Genova non è finita perché per Jimmy, Marina, Fagiolino e Luca non è ancora finita.

E. Everhard   

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