No Ombrina a L'Aquila, Renzi scappa!

  • Venerdì, 28 Agosto 2015 09:43 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
28 08 2015

Comunicato stampa del Coordinamento No Ombrina, il popolo abruzzese in marcia per difendere l'Adriatico dalla trivelle. L'Abruzzo ama il suo mare e la sua terra, Renzi i petrolieri.

La manifestazione di ieri a L’Aquila ha confermato la grande indignazione degli abruzzesi verso l’operato del governo Renzi che invece di amare l’Italia e la sua bellezza sta solo difendendo a spada tratta gli interessi dei petrolieri e le loro trivelle. Ombrina mare, vogliamo ricordarlo, è solo uno dei progetti petroliferi che il Governo vuole imporre alle comunità italiane. Trivelle stanno arrivando nelle Marche e in Romagna, le prospezioni fino al Salento e nello Ionio, altre trivellazioni di fronte la Sicilia. Tra poco potrebbe arrivare il via libera ad Elsa2 davanti a Francavilla al mare. L’Adriatico non deve diventare una distesa di piattaforme dove basta un solo incidente per mandare sul lastrico decine di migliaia di operatori turistici, della pesca e dell’agricoltura di qualità. Ricordiamo che Ombrina mare, per stessa ammissione dell’azienda, darebbe lavoro, forse, a 15 persone. Un ristorante della costa assicura maggiore occupazione!

Un progetto che prevede la piattaforma, 4-6 pozzi e la meganave raffineria da 330 metri ancorata per 25 anni a pochi chilometri da una costa, quella teatina, che sta conoscenza un boom di presenze turistiche. Un impianto che prevede comunque grandi emissioni in atmosfera e che in situazioni similari, secondo la bibliografia, può comportare perdite di idrocarburi in mare anche durante il normale funzionamento. Ricordiamo che nel 2011 una nave simile perse 40.000 barili di petrolio in mare di fronte alla Nigeria, con macchie di greggio che hanno ricoperto decine di chilometri quadrati di mare. Nel 2015 ne è esplosa un’altra di fronte alle coste brasiliane. Dovremmo accettare tutto questo per cieca fedeltà a Renzi e al suo sostenitore Chicco Testa?
Sorprende l’accoglienza ossequiosa e docile con cui gli amministratori regionali abruzzesi hanno accolto il premier a L’Aquila. Timidi accenni nei loro discorsi per non innervosire il manovratore di turno, un potere, però, dopo quanto visto a L’Aquila, sempre più vuoto. Non c’erano sostenitori di Renzi in piazza. Rivendicare e pretendere scelte opportune per il territorio dovrebbe essere l’unico intento degli eletti a vario titolo in Abruzzo.

Stridono le loro timidezze rispetto alla determinazione del popolo abruzzese che da anni sfila in enormi manifestazioni da decine di migliaia di persone per poter scegliere quale futuro assicurare al proprio mare, alla propria terra e all’economia. L’arroganza del potere si sta trasformando pericolosamente in assenza della politica e di democrazia. Siamo sempre più distanti dal perseguire quella “democrazia ad alta intensità” di cui hanno parlato i vescovi abruzzesi nel loro documento contro il Decreto Sblocca/Sporca Italia.

In poche ore, con pochissimo preavviso e con un tam tam sui social, si è formata una manifestazione di centinaia di cittadini che per l’ennesima volta ha fatto quello che avrebbero dovuto fare gli amministratori regionali e i parlamentari abruzzesi. Insieme con i comitati aquilani, di Sulmona, di Avezzano, con gli studenti e i lavoratori, siamo riusciti almeno ad ottenere la fuga di Renzi, un premier di un grande paese, dalla porta di servizio, laddove gli amministratori regionali presenti non hanno dimostrato di essere in grado di incidere sulle scelte governative che potrebbero trasformare la regione verde d’Europa in una regione “nera petrolio”.

Una manifestazione a viso aperto, solo con le nostre bandiere e con le nostre idee da portare avanti, con inutili momenti di confusione e tensione che hanno determinato alcuni feriti, connessi probabilmente allo scarso preavviso che Renzi, pur di evitare contestazioni, ha dato alle stesse forze dell’ordine. A tutti, dai manifestanti e alla poliziotta che è inciampata nella concitazione (come dimostra chiaramente e in maniera inequivocabile il video pubblicato su repubblica.it http://video.repubblica.it/politica/renzi-contestato-all-aquila-fuori-dall-abruzzo/210063/209190), auguriamo, ovviamente, una pronta guarigione.

Noi vogliamo tutelare le spiagge e la qualità dell’Adriatico che già oggi è in forte sofferenza dal punto di vista ambientale e che certamente non può subire altre forme di pressione antropica. Vogliamo evitare nuove tragedie come quella dell’esplosione del gasdotto di Mutignano avvenuta pochi mesi fa. E’ normale che per portare il gas in nord Europa senza alcun vantaggio per gli abruzzesi si debba far passare il grande gasdotto SNAM sulla faglie sismiche dell’aquilano, tra le più pericolose d’Europa? Anche su questo non vediamo alcuna indignazione nei confronti del potere romano e, soprattutto, quella rottura nei rapporti politici doverosa quando un governo va contro gli interessi dei cittadini. In altri tempi, con manifestazioni come quella di Lanciano con 60.000 persone, il Governo e i partiti avrebbero fatto marcia indietro correndo ad annunciare il blocco dei progetti petroliferi durante la manifestazione stessa. Constatiamo che la democrazia sta facendo passi indietro ed è questo che dovrebbe preoccupare.

A L’Aquila, in ogni caso, abbiamo dimostrato di essere cittadini, non sudditi e, al contrario di altri, di amare profondamente la nostra terra e il nostro mare.

SEGRETERIA COORDINAMENTO NO OMBRINA 2015
tratto da stopombrina.wordpress.com

Le new town già vecchie. Crolla un balcone

  • Mercoledì, 03 Settembre 2014 14:00 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
03 09 2014

Si è stac­cato di netto, ed è finito al piano di sotto. Non c’è stato biso­gno di una scossa, né di una folata di vento come quelle che nove mesi fa ave­vano por­tato via cin­que lastre di metallo pesanti 30 kg l’una che copri­vano i tetti. Appa­ren­te­mente è caduto da solo, il bal­cone di legno al secondo piano di una palaz­zina pre­fab­bri­cata post-sisma nella fra­zione aqui­lana di Cese di Pre­turo. For­tu­na­ta­mente sul bal­cone al piano di sotto non c’era nes­suno. L’insediamento di Cese di Pre­turo è una delle 19 cosid­dette New town costruite dopo il ter­re­moto del 6 aprile 2009 al costo di 2700 euro al metro qua­dro e costi­tuito da circa 4500 alloggi per dare un tetto a circa 16mila aqui­lani rima­sti senza casa.

Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco per chia­rire come sia stato pos­si­bile il crollo improv­viso. Che ovvia­mente ha susci­tato molta pre­oc­cu­pa­zione tra gli abi­tanti delle case di Pre­turo. Sul posto è arri­vato anche il sin­daco dell’Aquila, Mas­simo Cia­lente, va veri­fi­cato se «c’è un pro­blema strut­tu­rale», ha osservato.

In attesa delle veri­fi­che, la fami­glia che abita al primo piano della palaz­zina è stata sgom­be­rata. Al secondo piano sono stati appo­sti i sigilli alla porta del bal­cone pre­ci­pi­tato. Non solo: sono anche stati invi­tati gli altri aqui­lani che abi­tano negli alloggi dello stesso tipo a non uscire sui bal­coni in attesa dei con­trolli che potreb­bero anche por­tare all’evacuazione di tutti gli abi­tanti. Oggi si svol­ge­ranno le ana­lisi e si sopetta un difetto costrut­tivo, ha spie­gato ancora Cia­lente, «legato alla man­canza della guaina e quindi dell’isolamento, che ha per­messo infil­tra­zioni che hanno inde­bo­lito il legno». Ci sarà anche un’inchiesta della magi­stra­tura, il sin­daco ha annun­ciato una denun­cia all’autorità giu­di­zia­ria». Le indi­ca­zioni pro­get­tuali per la rea­liz­za­zione del pro­getto case erano state date dall’allora pre­mier Ber­lu­sconi. Le pole­mi­che sulle new town, a par­tire dai costi, sono nate insieme al pro­getto. Gli inse­dia­menti sono stati rea­liz­zati con un bando coperto da un finan­zia­mento dell’Ue di circa 500 milioni.

L'Aquila, 5 anni dopo: macerie e sfollati

  • Venerdì, 04 Aprile 2014 08:26 ,
  • Pubblicato in Flash news

Corriere della Sera
04 04 2014

C'è un tanfo da svenire, nelle case "belle e salubri" per i terremotati dell'Aquila.

L'impiegato comunale spalanca la porta e vien fuori una folata fetida come il fiato rancido di una bestia immonda.

Siamo a Cansatessa, a due passi da Coppito. Dove l'Italia, cinque anni fa, pianse ai funerali dei morti del terremoto e dove accolse i Grandi del G8 chiamati a testimoniare la "miracolosa rinascita che tutto il mondo ammira". ...

Nel linguaggio comune i disastri ambientali sono espressi come se fossero delle malattie da curare o da prevenire. Quando si dice "cura del territorio" si intende riferirsi ad un luogo fisico idrogeologicamente ammalato. ...
Bertolaso e Berlusconi le avevano battezzate "newtowns". Erano i giorni in cui il Cavaliere utilizzava il palcoscenico della città sconvolta dal sisma per esibire la sua "grandiosa generosità". ...

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