Resistenza a Gezi Park
Le ragioni della violenza fisica, economica e politica che hanno coinvolto e tuttora, continuano a portare in piazza ogni giorno una buona parte della Turchia, sono alla base della resistenza dei popoli di Kobane. In questi ultimi quindici anni il Paese col feticismo dello sviluppo insieme alla pornografia delle lacrime ha fatto una virata aumentando i femminicidi
Murat Cinar, Il Manifesto ...

Le persone e la dignità
10 06 2014

In un rapporto presentato questa mattina a Istanbul, Amnesty International ha denunciato che, a un anno di distanza dalle proteste di Gezi Park, la risposta del governo turco alle manifestazioni è più incline all’abuso che mai e l’impunità per le violenze da parte delle forze di polizia è dilagante.

La piccola, iniziale, protesta contro la distruzione del parco nel centro di Istanbul diede vita a tre mesi di manifestazioni (secondo fonti della polizia, oltre 5500 con tre milioni di partecipanti in 80 città) contro il governo.

Complessivamente, la violenza della polizia provocò 8000 feriti e almeno quattro morti. A oggi, risultano aperti solo cinque procedimenti nei confronti di alcuni agenti. Le restanti indagini sono ferme, sono state ostacolate o sono state chiuse.

Uno dei casi più gravi d’impunità è quello di Hakan Yaman, che il 3 giugno 2013 è stato picchiato ferocemente e gettato tra le fiamme da quattro agenti della polizia antisommossa e da un uomo in borghese che si trovavano vicino a un cannone ad acqua. La scena è stata ripresa con un telefono cellulare. Nonostante il numero di matricola del mezzo fosse ben visibile nelle immagini, la polizia di Istanbul non ha rivelato l’identità delle persone adibite al funzionamento del cannone ad acqua.

Il pugno di ferro delle autorità turche è proseguito nelle aule giudiziarie. Oltre 5500 persone sono sotto processo per aver organizzato, aver partecipato o aver dato sostegno alle proteste di Gezi Park. Molte di esse sono rischiano la condanna solo per aver esercitato pacificamente il loro diritto alla libertà di manifestazione, accusate di “finanziamento di un’organizzazione criminale” o di non comprovati reati di terrorismo.

Molti medici sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari e, in due casi, sottoposti a indagine penale per aver fornito i primi soccorsi negli ambulatori da campo allestiti durante le proteste di Gezi Park.

Alla fine del 2013, il governo ha presentato al parlamento un emendamento alla legge sulla sanità pubblica, con l’obiettivo di rendere reato la fornitura di cure mediche di emergenza durante le manifestazioni.

Inoltre, sono state avviate indagini anche contro persone che avevano commentato e documentato sui social media le proteste.

A Smirne, ad esempio, 29 ragazzi sono a processo per aver “incitato il pubblico a violare la legge”. Tre di essi sono anche accusati di diffamazione nei confronti del primo ministro. Il caso si basa unicamente su tweet postati nella prima settimana di proteste, in cui i 29 imputati davano informazioni sui luoghi in cui la polizia stava usando violenza, comunicavano le password per le reti wireless disponibili, esprimevano commenti o solidarietà verso i manifestanti. Nessuno dei tweet citati nel rinvio a giudizio si riferisce a incitamento, menzione o sostegno alla violenza. Diversi tweet sono ritenuti diffamatori nei confronti del primo ministro, che si è costituito come “parte lesa” nel procedimento. Dopo due udienze, il processo è stato aggiornato al 14 luglio 2014.

Il governo non pare intenzionato a cambiare strategia. Solo negli ultimi 10 giorni, le manifestazioni promosse in tutta la Turchia per ricordare l’anniversario delle proteste di Gezi Park sono state vietate o disperse arbitrariamente e brutalmente coi gas lacrimogeni, i cannoni ad acqua e i manganelli.

A un anno dalla protesta di massa di Gezi Park, la Turchia è spaccata in due fra chi sta o no con il premier Erdogan. E ieri, in una Istanbul battuta da un vento gelido, dopo giorni di caldo soffocante, è andato in scena il paradosso. ...

La Repubblica
07 05 2014

ISTANBUL - Gezi park è salvo. Il progetto che prevedeva la demolizione del parco di Istanbul che quasi un anno fa diventava la scintilla per proteste anti-governative senza precedenti, non verrà mai completato. Il consiglio di Stato turco ha messo la parola fine al contenzioso sulla sorte dello spazio verde, dichiarando illegale il controverso "progetto di pedonalizzazione di piazza Taksim", promosso dal Comune che voleva la costruzione di un centro commerciale al posto del parco.

La sesta corte del tribunale di Istanbul ha respinto il ricorso presentato dal ministero della cultura e il comune di Istanbul contro la sentenza di inizio giugno, che annullava il progetto. Una decisione definitiva che, per quanto tardiva, visto che i lavori sono stati quasi completati, rappresenta una vittoria per il movimento a difesa del parco Gezi ad un anno dalle prime manifestazioni.

La violenta repressione del presidio per bloccare lo sradicamento degli alberi del parco Gezi a maggio dello scorso anno ha scatenato il più importante movimento di protesta in Turchia dagli anni '70. Più di due milioni di persone scesero in piazza in tutto il paese contro la svolta autoritaria del governo Erdogan. Sette manifestanti - tra cui un 14enne che non ce l'ha fatta, dopo quasi nove mesi in coma - sono morti per le ferite riportate durante gli scontri con le forze dell'ordine.

Violenze che sono costate al governo turco le critiche di Usa, Unione europea e organizzazioni internazionali a difesa dei diritti umani come Amnesty international e Human rights watch. Solo ieri un tribunale di Istanbul ha aperto il processo contro 255 persone del movimento Gezi. La procura chiede pene fino a 12 anni di carcere.

Istanbul, assaggi di primo maggio

  • Martedì, 22 Aprile 2014 12:06 ,
  • Pubblicato in Flash news

Dinamopress
22 04 2014

Cariche e divieti contro i sindacalisti. Il governo Erdogan fa le prove generali per il 1 maggio quando centinaia di migliaia di persone scenderanno in piazza contro le politiche governative, per i diritti dei lavoratori e dei lavoratrici e una pienademocrazia


Quello che sarà l’atteggiamento del Governo durante la giornata internazionale dei lavoratori il 1 maggio ha avuto oggi la conferma, qualora ce ne fosse bisogno. A membri ed aderenti del DISK, la confederazione dei sindacati rivoluzionari, è stato oggi impedito con la forza di svolgere la consueta conferenza stampa pubblica a Piazza Taksim. Durante il previo incontro con la stampa, svoltosi in una sala del Taksim Hill Hotel, il Presidente della Confederazione Kani Beko ha ribadito l’intenzione da parte della sua confederazione, di non sottostare alle limitazioni che il Governo vuole imporre a sindacati e movimenti e di raggiungere Piazza Taksim. La piazza è un luogo sacro e imprescindibile per i sindacati turchi in quanto nel 1977 la celebrazione si trasformò in una massacro, di matrice neofascista e paramilitare, dove persero la vita 36 persone sotto il fuoco di cecchini, mai individuati, appostati sui tetti degli edifici adiacenti la piazza. Un evento che apri le porte al golpe militare del 1980. Da quel “primo maggio di sangue” ai lavoratori venne impedito di celebrare la data nella Piazza, ufficialmente per motivi di sicurezza. Dal 2006 i sindacati tornarono a reclamare il diritto di celebrare la festa del lavoro nel luogo più importante e questo si risolse in violenti scontri con la polizia fino a quando la piazza venne riaperta nel 2010; quell’anno la celebrazione vide una partecipazione enorme e variegata destinata a crescere negli anni successivi: centinaia di migliaia di persone tornarono ad animare a una piazza dove a fianco dei lavoratori si ritrovarono attivisti della società civile e militanti di tutti i partiti della sinistra turca, dai kemalisti del Partito Repubblicano del Popolo, alle formazioni marxiste-leniniste radicali fino a i curdi del Partito della Pace e della Solidarietà. Per poi essere richiusa l’anno successivo. Una piazza che alludeva al ricomporsi di un fronte antigovernativo organizzato e in crescita non gradito al Primo Ministro Erdoğan, la cui formazione politica islamico moderata arrivò al potere derrotando i militari e che ora gestisce il potere come l’unica forza politica in grado di democratizzare il paese. Quindi nel 2013, Piazza Taksim tornò ad essere vietata con la scusa dei lavori di ristrutturazione in corso e ciò’ diede luogo a un primo maggio che fu l’anticamera delle rivolte sollevate dalla vicenda di Gezi Park.

La determinazione a non rinunciare oltre a questo valore simbolico, in questo momento ha in sé tutta la necessità di dare una dimostrazione forte di dissenso in un paese dove diritti sindacali di base come la libertà di sciopero e di assemblea non sono ancora affermati e dove un governo uscito nettamente vincitore dalle recenti elezioni amministrative, non ha tardato a fornire esempi espliciti della sua vocazione autoritari e liberticida. Fuori discussione ipotesi alternative come la zona di Yenikapi , indicata durante il fine settimana dallo stesso Erdoğan o di Kadiköy, dove si ritrovarono lo scorso anno sindacati più conservatori che invece quest’anno hanno mostrato anch’essi segnali di insofferenza verso il diniego.

Il meeting organizzato dal DISK doveva proseguire con un incontro pubblico nel luogo individuato per tradizione da Sindacati associazioni e movimenti, la scalinata principale di accesso a Gezi Park. Ma la piazza era già chiusa da ore ed ai sindacalisti in pettorina rossa non è stato concesso di muovere un passo fuori dall’Hotel, con manganellate e spray al peperoncino, nonostante fra le prime file ci fossero soprattutto donne e uomini di una certa età. Una ventina di persone, individuate oculatamente ed inseguite, sono state fermate e portate in questura a Karaköy; fra di loro Erdal Kopal, segretario dei lavoratori del settore trasporti. Un ambulanza è arrivata per trasportare all’ospedale alcuni contusi o a rischio malore. Dopo i momenti di tensione, il luogo è stato raggiunto anche da Lami Özgen Presidente della KESK: i presidenti delle due più importanti confederazioni sindacali della Turchia hanno indicato i fatti della giorno come una preventiva dimostrazione di quello che sarà il comportamento della polizia il giorno del primo maggio, ma che i sindacati e più di 50 altre organizzazioni di categoria e di movimento, avranno sufficiente coraggio ed entusiasmo per mantenere la promessa i raggiungere Piazza Taksim.

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