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Belgio culla dei nuovi combattenti

  • Venerdì, 26 Settembre 2014 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Per 13 anni, dopo gli attentati alle Torri Gemelle, ci siamo concentrati sui minareti cercando nei sermoni degli imam più infervorati la radice dell'odio islamista. Poi un giorno l'accento british dei tagliagola di al Baghdadi ci svela che Siria e Iraq non sono affatto lontani, che oltre 3000 jihadisti (un quinto della legione straniera del Califfo) arrivano dall'Europa.
Francesca Paci, La Stampa ...
Al riparo del niqab, una donna filma le strade di Raqqa in Siria, la capitale del califfato. È temeraria: la pattuglia dei bellimbusti sorveglianti della virtù la chiama per ammonirla che il suo velo lascia intravedere il viso, e lei si scusa docilmente. 
Adriano Sofri, la Repubblica ...

Raid sulla Siria, "un successo"

I jihadisti uccisi sarebbero decine, oltre cento per alcune fonti. Di sicuro ci sono anche bambini e ragazzi e due donne, tra le li vittime civili dei raid.
Michele Giorgio, Il Manifesto ... 

Il Fatto Quotidiano
22 09 2014

La violenza e le minacce dell'Isis non danno tregua. Lo Stato islamico torna a puntare i suoi cannoni contro l'enclave curdo-siriana di Kobane/Ayn Arab e posta un nuovo messaggio di minacce su Twitter contro l'Occidente: "Se potete uccidere un miscredente americano o europeo - soprattutto uno sporco francese - o un australiano o un canadese, uccidetelo in qualunque modo possibile e immaginabile"

di Redazione Il Fatto Quotidiano 

Nuovo appello ai jihadisti: “Uccidete i miscredenti in qualunque modo”. Un nuovo appello è stato lanciato ai jihadisti dal portavoce dell’Isis Abu Muhammed Al Adnani in un lungo messaggio audio di 42 minuti pubblicato ieri sera sul social network e riportato dai media internazionali: “Uccidete i miscredenti in qualunque modo” e “attaccate i civili”. Le nuove minacce riguardano tutti i Paesi che sostengono le operazioni militari di Stati Uniti e Francia in Iraq. “Se potete uccidere un miscredente americano o europeo – soprattutto uno sporco francese – o un australiano o un canadese, uccidetelo in qualunque modo possibile e immaginabile”.

La Turchia ha aperto i valichi di frontiera, scontri al confine. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati la Turchia ha aperto le porte a 100mila curdi, ma il governo turco parla di ”130mila rifugiati”. Una vera e propria emergenza umanitaria a cui l’Onu intende far fronte annunciando l’incremento delle attività di soccorso.Venerdì Ankara ha aperto i suoi valichi di frontiera. Ieri al confine ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti curdo-turchi e le autorità locali hanno deciso di chiudere i valichi frontalieri, costringendo migliaia di civili a rimanere intrappolati in territorio siriano a ridosso dei reticolati turchi. La guerra siriana prosegue però in tutti i suoi teatri e i raid aerei del regime di Damasco sono continuati domenica in tutte le zone ancora controllate dal variegato fronte di miliziani anti-governativi: nella regione di Idlib, nel nord-ovest, fonti locali denunciano l’uccisione di diciassette civili, tra cui sei minori e due donne, in pesanti bombardamenti. Questi si aggiungono ad altre venti vittime civili, registrate dai comitati di coordinamento locale degli attivisti anti-regime. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che dal 2007 si avvale di una fitta rete di fonti sul posto, solo sabato sono morte in Siria 228 persone, tra cui 49 civili.

Il Pkk chiede ai curdi di Turchia di andare a combattere contro i jihadisti. Da Ankara il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ammesso che per il rilascio dei quarantasei ostaggi turchi rapiti dallo Stato islamico a giugno ci sono stati “negoziati diplomatici“. Smentendo ogni notizia relativa a un riscatto pagato, Erdogan non ha però voluto rispondere sulla possibilità che ci sia stato anche uno scambio di prigionieri tra i jihadisti e le autorità turche. Intanto il Pkk ha chiesto a tutti i curdi di Turchia di andare a combattere contro i jihadisti dello Stato islamico in Siria. “Il giorno per la gloria e l’onore è arrivato. Non ci sono più limiti alla resistenza”, è scritto in un comunicato del Partito dei lavoratori curdi in cui si parla di “mobilitazione”.

Abdallah II: “Isis ora ha il petrolio: potrà acquistare armi”. “L’ascesa dello Stato islamico si sarebbe potuta evitare se la comunità internazionale avesse lavorato più duramente insieme per assicurare che i finanziamenti e il sostegno ai gruppi islamisti in Siria non avessero preso la misura che hanno avuto” sostiene il re giordano Abdallah II in un’intervista alla Cbs. Secondo il monarca, ora il gruppo jihadista ha accesso alle risorse petrolifere che rendono più difficile sconfiggerlo. “Sono in grado di produrre fino a un miliardo di prodotti petroliferi derivati in un anno”, ha aggiunto, “il che significa che potranno pagare molti combattenti stranieri, possono acquistare armi“.

Per Abdallah II, i jihadisti non dovrebbero nemmeno chiamarsi musulmani: “Sapere che parlano in nome dell’Islam è orrendo e scioccante”. Il re sostiene anche che il mondo deve unirsi contro l’Isis. “Lo Stato islamico ha innescato una presa di coscienza: è tempo per noi decidere di combattere il bene contro il male“. Sulla minaccia che i terroristi possano entrare in conflitto con i soldati giordani al confine, il re assicura: “Le nostre frontiere sono estremamente sicure”. Proprio in Giordania undici uomini, accusati di avere legami con lo Stato islamico in Siria e di pianificare attentati in Giordania, sono stati arrestati nel Regno hashemita. Fonti della sicurezza hanno dichiarato all’agenzia di stampa Petra che gli arrestati progettavano “operazioni terroristiche in Giordania contro siti vitali per diffondere il panico e il caos nel Paese”. L’operazione è scattata dopo che la casa di uno dei fermati è stata distrutta da un’esplosione durante un test per fabbricare esplosivi.

Resistenza donne kurdeFabio Marcelli, Il Fatto Quotidiano
11 settembre 2014

Ecco un bel documentario che illustra la resistenza delle donne curde siriane al terrorismo fondamentalista islamico.
Queste donne combattenti appartengono all'Ypg, organizzazione creata per garantire per l'autonomia del Kurdistan siriano sia di fronte al regime di Assad che ai tagliagole dell'Isis e simili, come ad esempio Al Nousra.

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