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I grandi valori dell'antifascismo sono stati progressivamente svuotati. Le ragioni della cosiddetta realpolitik hanno permesso agli ex fascisti di rientrare a pieno titolo negli organi più strategici degli apparati di molti Stati fra cui, in modo vergognoso, l'Italia.  ...
"Qual è l'alternativa a Renzi? lo sto sempre con Rosa Luxemburg: socialismo o barbarie. E l'alternativa è il tessuto resistente di soggetti. Gli stessi che rivendicano il sacrosanto diritto di difendere il territorio in Valsusa, a Niscemi o Vicenza, dove perfino decidono gli Usa sulla testa dei cittadini". ...

Global Project
17 03 2014

Pubblichiamo qui di seguito il comunicato che abbiamo ricevuto via mail sul fatto gravissimo, avvenuto nella notte fra sabato 8 e domenica 9 marzo, nel parcheggio della discoteca Rio Grande di Bellaria/Igea Marina, dove due giovani antifascisti riminesi sono stati accoltellati da un gruppo di quattro neonazisti affiliati a Forza nuova e solo recentemente fuoriusciti dall'organizzazione.

Scriviamo due righe di premessa perché riteniamo importante esplicitare alcune cose dopo aver letto la stampa locale e perché fatti come questi siano l'occasione di ri-articolare, da subito, un percorso territoriale antifascista che si muova nella direzione di costruire coalizioni sociali o di scopo capaci di impattare realmente sulla politica territoriale e cittadina nonché sull'informazione per non rimanerne stritolati. Come purtroppo accaduto rispetto a questa vicenda.

In questi giorni, infatti, la stampa locale ha offerto un panorama indegno ad una qualsiasi narrazione che voglia ritenersi realistica.
Si sono citate sigle di movimenti di sinistra mai esistite, si sono messi sullo stesso piano gli antifascisti e neonazisti nel chiaro tentativo di liquidare la questione come uno scontro fra bande e opposti estremismi.

Sta di fatto che questi elementi hanno impedito fino ad ora che questa vile aggressione venisse considerata per ciò che essa sta a significare.

La città di Rimini è diventata una città insicura non per la presenza degli homeless, dei poveri o dei migranti irregolari (come ci vogliono raccontare le merde di Forza Nuova) ma perché in una normale discoteca di periferia si può essere aggrediti e accoltellati per il semplice fatto di essere antifascisti/e, migranti, omosessuali.

Crediamo sia arrivato il momento di dire basta!

Dal 2004 ad oggi sono, infatti, numerose le aggressioni che Forza Nuova e affiliati hanno compiuto nel nostro territorio con un'escalation continua fino al gravissimo episodio in questione.

Elenco aggressioni e azioni di Fn e affiliati nella Provincia di Rimini dal 2004 ad oggi.

Nelle case dei quattro giovani riconducibili all'estrema destra riminese responsabili dell'aggressione è stato trovato un vero e proprio arsenale. Sono stati sequestrati infatti: 42 coltelli a serramanico, 2 manganelli, una pistola soft-air senza tappino rosso, una noccoliera e due spranghe. (Ci ricorda qualcosa!)

Per queste ragioni crediamo che nonostante le difficoltà di muoverci in un territorio spesso ostile, anche a causa di un antifascismo legalitario che in più di un'occasione ha negato piena legittimità a chi crede che praticare l'antifascismo voglia dire anche scontrarsi con il piano formale della legalità, sia necessaria dare una risposta pubblica a questi gravi fatti. Perché non accadano mai più e perché nessuno sia lasciato solo.

Con i compagni villmente colpiti.

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone.”

Rimini Wake up!
i compagni e le compagne del Lab. Paz Project

COMUNICATO (pervenutoci via mail)
Nella notte di sabato 8 marzo 2014 due giovani sono stati accoltellati e seriamente feriti da un gruppo di fascisti (tra cui ex aderenti a Forza Nuova) fuori da un noto locale della zona.

I due ragazzi accoltellati sono due compagni di Rimini, attivi nelle lotte per la giustizia sociale, per il diritto all'abitare, per lo sport e la cultura popolare, contro lo sfruttamento, il fascismo e il controllo sociale.

Fortunatamente, benché uno sia tutt’ora in ospedale, dovrebbero essere entrambi fuori pericolo e ci stringiamo a loro aspettandoli dove sono sempre stati, nelle strade, nelle lotte, al nostro fianco.

Quello che ci preme è rendere noto un episodio gravissimo che non ha precedenti nella nostra città.

Siamo antifasciste e antifascisti militanti, come ci insegnarono i nostri nonni e le nostre nonne partigiane. Come loro siamo assetati di libertà e, con la dignità che sempre muove le nostre azioni, cerchiamo di combattere ingiustizia e prevaricazione ovunque si trovino, finanche in una discoteca di merda.

Ma ieri come oggi lottare per cambiare lo stato di cose presenti può avere un caro prezzo: quello di vedere violata la propria incolumità fisica è uno di questi.

Ed è ciò che è accaduto ai nostri compagni.

Infatti le coltellate inflittegli sono state sferrate con l’evidente intento di uccidere: colpire più volte all'addome può avere solo quell'obiettivo.

Quando un fascista arma la propria mano per colpire chi si ribella allo status quo, la matrice è ben chiara e i motivi non sono per nulla futili: sta combattendo la propria guerra contro chi non abbassa la testa e chi considera “diverso”; contro la vita di chi ha deciso di dedicarsi alla costruzione di un mondo migliore, dove non si debba morire di freddo senza casa, dove si possa avere un lavoro degno che non occupi tutta la giornata per un salario miserevole, dove non ci sia schiavitù imposta dal ricatto del denaro, dove si possa scegliere liberamente delle proprie vite senza essere usurpati dal potere.

Per noi l'antifascismo è una pratica rivoluzionaria, oggi come ieri.

E il 25 aprile non è una ricorrenza ma una lotta quotidiana, per questo abbiamo rischiato che delle persone generose, intelligenti e piene divita, compagni preziosissimi, ci venissero sottratti dalle lame degli utili idioti del capitalismo.

Solo chi è in malafede può equiparare stupidamente chi propaga ignobili disvalori a chi lotta per la giustizia sociale e la libertà, così come chi parla di “rissa tra bande” ed altre sciocchezze addomesticate, agisce nell’interesse servile di legittimare la falsa retorica degli opposti estremismi.

I nostri compagni sono forti e hanno la pelle dura, non ne avevamo dubbi, ma proprio perchè la vita è una questione di carne e dicentimetri diciamo che, per un raggio infinito di chilometri, nessuno si deve permettere di toccarceli.

Dopo i recenti omicidi di Clement a Parigi e Pavlos ad Atene, a pochi giorni dall'undicesimo anniversario dell’assassinio di Dax a Milano, vediamo che anche in una città come Rimini le mani dei fascisti sono armate e pronte ad uccidere.

Sappiamo bene come il fascismo non sia mai stato definitivamente sconfitto perchè è il capitalismo stesso che crea continuamente il terreno fertile per la sua riproduzione, ossia per la sua aggressiva perpetuazione.

Vediamo come nella nostra società, dal potere economico alle istituzioni politico/militari passando per le sue ramificazioni, elementi fascisti vengano sempre mantenuti per fare il proprio sporco lavoro: che sitratti di governanti mascherati da liberatori come in Ucraina, o di“Albe Dorate” come in Grecia, che si inventino pretesti territoriali come la Lega Nord o che si tratti di finti benefattori come ForzaNuova o suoi ex militanti.

Questi giorni sono lunghi che ci sembra valgano anni.

Sentiamo sempre più necessario disintegrare quel tessuto di indifferenzasociale intriso di razzismo, sessismo e sopraffazione, riappropriandoci di spazi non solo di agibilità politica ma anche di socialità quotidiana.

Più avanzano le nostre lotte più terreno sottraiamo al capitale e ai suoi sgherri in divisa o camicia nera.

Sollecitiamo con forza tutte le realtà sensibili, collettivi e singoli,senza confini geografici, nella costruzione diffusa di percorsi di lotta contro il capitalismo e i suoi fascismi, raccogliendo le forze per avanzare con determinazione, esprimendo rabbia, autonomia, passione, autodifesa, solidarietà, azione diretta, lotta di classe e una smisurata voglia di libertà.

Se si colpisce un/una compagn* si colpiscono tutt*, nessuno si senta escluso.

Guai a chi ci tocca!

Antifasciste e antifascisti - Rimini

Giovanni Tizian, L'Espresso
9 gennaio 2014

Con la crisi che ha impoverito la piccola borghesia creando sacche di insofferenza diffusa, i manipoli neri del nuovo millennio escono dalle catacombe e sognano la riscossa elettorale. Cavalcando lo spettro populista che oggi si aggira in tutta Europa.

Se rischiamo di perdere la Memoria

  • Venerdì, 20 Dicembre 2013 12:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

MicroMega
20 12 2013

Può chiudere i battenti, per mancanza di fondi, il Museo storico della Liberazione di via Tasso a Roma. Negli anni preso di mira dai neofascisti. Si chiedono soldi al ministero dell’Istruzione per il 2014, intanto è partita la campagna di azionariato popolare e organizzata una serata di finanziamento il prossimo 21 dicembre.

Rischia la chiusura. Per mancanza di fondi. Eppure è un patrimonio politico, storico e culturale per la nostra Memoria. Quasi 15mila visite solo nel 2013, tra cui moltissimi studenti. “Siamo in attesa che arrivino i soldi dal ministero dell’Istruzione, altrimenti sarà dura andare avanti”, è il grido d’allarme giunto dal Museo storico della Liberazione di Roma, a Via Tasso. Nel cuore della Capitale.

Istituito con la legge 227 del 14 aprile 1957, l’attuale stabile – di proprietà statale – venne utilizzato nei mesi dell’occupazione nazista di Roma (11 settembre 1943 – 4 giugno 1944) come carcere dal Comando della Polizia di sicurezza. Divenne tristemente famoso come luogo di reclusione e tortura da parte delle SS per oltre 2000 antifascisti, molti dei quali caddero poi fucilati a Forte Bravetta e alle Fosse Ardeatine.

Le celle di detenzione, che allora occupavano l’intero edificio mentre adesso soltanto due dei quattro appartamenti destinati a museo, sono ancora come furono lasciate dai tedeschi in fuga. Ora sono dedicate alla memoria di coloro che vi furono detenuti, e ricordano le più drammatiche e significative vicende nazionali e romane dell’occupazione.

Dal 1980 il Museo ha incrementato le attività arrivando al culmine dei 15mila visitatori di quest’anno. “L’80 per cento è composto da studenti – spiega il presidente Antonio Parisella – Abbiamo intensificato il lavoro con le scuole e i giovani vengono in gita o a consultare i nostri archivi storico-documentaristici. Negli ultimi tempi abbiamo avuto la presenza anche di turisti europei”.

Le iniziative promosse dal Museo – comunemente detto – di via Tasso sono moltissime e vanno oltre le ricorrenze del 25 aprile o del 27 gennaio. Di grande valore l’archivio storico, l’aula didattica e la biblioteca: documenti originali, cimeli, giornali e manifesti, volantini, scritti e materiali iconografici relativi all'occupazione nazifascista e alla lotta che valse alla città di Roma la medaglia d’oro al valor militare durante la Seconda guerra mondiale.

“La biblioteca – si legge sul sito del Museo – si è arricchita, nel tempo, anche di opere generali e particolari relative al fascismo, al nazismo, all’antifascismo del ventennio, alla Resistenza in Italia e in Europa, all’antisemitismo, alla deportazione, all’internamento e al lavoro coatto. Nella fase più recente, nell’ambito del Museo sono state realizzate diverse iniziative di ricerca storico-documentaria volte ad arricchire la documentazione e ad ampliare le conoscenze. Inoltre, il Museo ha avviato contatti in Italia ed in Europa per collegarsi con analoghe istituzioni e luoghi di memoria”.

Per tale prezioso lavoro, negli anni lo stabile è stato preso di mira da gruppi di neofascisti: nella notte tra il 22 e il 23 novembre 1999 fu oggetto di un attentato esplosivo di natura antisemita. Recentemente è stato invece “sporcato” con le scritte ingiuriose "Olocausto propaganda sionista" e "27/01: ho perso la memoria". Accanto, una croce celtica.

A mettere in pericolo la sopravvivenza dello stabile di Via Tasso, più che i neofascisti, è la mannaia sui fondi. Il mese scorso si è rischiato il commissariamento per l’impossibilità di chiudere i bilanci del 2013. Dopo una forte mobilitazione, sono giunti i finanziamenti della Regione Lazio, 25mila euro, e del Comune, 10mila. La vicenda è arrivata in Parlamento con un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Emanuele Fiano al Ministro dei beni culturali e al Ministro dell’Economia.

Anche Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, non ha fatto mancare il suo sostegno. “Il Museo della Liberazione di via Tasso – dichiarava in una nota il 5 dicembre – è un patrimonio di tutti quei cittadini che si riconoscono nei valori della libertà, della democrazia e dell’antifascismo. Un luogo e una realtà che siamo tutti chiamati a tutelare per far sì che, attraverso le generazioni, viva il ricordo dei crimini del regime ma soprattutto il coraggio e l’eroismo di chi, a rischio della propria vita, strenuamente vi si oppose”.

Chiuso il bilancio del 2013 e superata la paura del commissariamento, il problema si è spostato sul 2014. I soldi non ci sono. “Il personale è volontario ma non abbiamo le risorse per la spese di funzionamento come luce, condominio, pulizie, manutenzioni, riscaldamento” afferma Parisella. Al Museo servirebbero 30-40mila euro. Dal ministero dell’Istruzione si conferma la volontà di stanziare i fondi: resta il dilemma della legge di Stabilità e dei forti tagli subiti dal dicastero di viale Trastevere. “Ridiscuteremo i finanziamenti a gennaio” fanno sapere. Nessuna certezza, né tempi.

Intanto è stato lanciato un progetto di azionariato popolare per salvare il Museo con cui già sono stati raccolti 6mila euro. Lo storico Sandro Portelli ha pubblicizzato tale campagna scrivendo una lettera uscita su il manifesto: “In un'Italia che eleva coi soldi pubblici monumenti a Rodolfo Graziani, inetto massacratore fascista, l'emergenza di via Tasso dunque è una figura dell'emergenza generale. Aiutare questa straordinaria istituzione a superare anche questa emergenza, e magari cercare di metterla al sicuro da emergenze future, è compito imprescindibile di tutte le istituzioni, e richiamo immediato alla coscienza di tutti noi come cittadini”.

Proprio il 21 dicembre, una grande serata di finanziamento: “Libertango” una maratona di tango popolare, dalle 18 alle 6 del mattino, intervallata da spettacoli teatrali. Allo spazio autogestito Intifada, con la partecipazione di decine di artisti e la presenza dell’assessore alla Cultura di Roma, Flavia Barca. Mobilitazione per il Museo di via Tasso, un bene comune, e per la Memoria di tutti noi.

Giacomo Russo Spena

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