Asgi su Mos maiorum: “politica miope e disumana”

  • Martedì, 21 Ottobre 2014 14:04 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
21 10 2014

Dal 13 ottobre è in corso Mos Maiorum, operazione di polizia europea che proseguiirà fino al 26 ottobre (ne abbiamo parlato qui).
“Malgrado gli sconvolgimenti che stanno devastano il mondo vicino all’Europa, alle guerre che si fanno sempre più drammatiche, stupisce che la presidenza italiana dell’Unione europea abbia ideato di frenare il legittimo esodo delle persone in fuga con operazioni militari all’interno dei confini europei, così svelando l’esigenza di tutelare gli stessi e la Fortezza Europa”, commenta Asgi.

Pubblichiamo di seguito il comunicato dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione:

Mos maiorum:
politica miope e disumana contraria alle istanze umanitarie che hanno fondato l’Europa

E’ partita in questi giorni l’operazione MOS MAIORUM, promossa dalla presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea e sotto la direzione del Ministero dell’interno italiano, la cui finalità è di combattere il traffico illegale di migranti, ma che viene perseguita anche attraverso la “presa in custodia” dei migranti irregolari, dai quali apprendere le informazioni, si dice, per combattere il traffico.

Ancora una volta le vittime, anziché essere protette come previsto dalla Direttiva 2004/81/CE e dalle Direttive in materia di protezione internazionale, diventano oggettivamente bersaglio di azioni repressive e c’è il concreto rischio che saranno gli unici soggetti a subire le gravi conseguenze dell’operazione militare che nasconde, dietro il nome latino, una politica miope e dannosa.

Di fronte agli sconvolgimenti che stanno devastano il mondo vicino all’Europa, alle guerre che si fanno sempre più drammatiche, stupisce che la presidenza italiana dell’Unione europea abbia ideato un’iniziativa che di fatto frena il legittimo esodo delle persone in fuga (quando ci riescono), dalle violenze inumane con cui si combattono le guerre, attraverso operazioni militari all’interno dei confini europei, così svelando l’esigenza di tutelare gli stessi e, dunque, di ripristinare, ancora una volta, la Fortezza Europa.

Politica miope e disumana, che ignora il diritto di asilo previsto dai trattati istitutivi dell’Unione europea, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dalle Costituzioni nazionali, e tutte le altre istanze umanitarie che hanno fondato l’Europa, ma che, nel contempo, non tiene conto né delle ragioni degli esodi, né dei canali effettivi del traffico illegale, i cui centri operativi non sono certamente in Europa.

Di fronte alle richieste della società civile di individuare strumenti e meccanismi già nei Paesi di partenza della maggior parte del flusso dei profughi, l’Europa risponde con probabili operazioni di massiccia identificazione delle persone, operazioni di polizia molto simili a retate, cioè con strumenti già spuntati in partenza, perché privi di effettivo risultato, e con una raccolta di informazioni di assai dubbia utilità.

Che accadrà, infatti, se si intercetteranno nelle strade europee migranti in cerca di rifugio, magari provenienti dalla Siria, o dall’Iraq, o dalla Somalia, o dalla Libia, o da altri?

E cosa significa raccogliere informazioni sul modus operandi che comprenda anche l’applicazione della richiesta di asilo? Non è forse sottendere che la richiesta di asilo sia strumentale alla immigrazione illegale? Non significa, forse, criminalizzare i richiedenti asilo partendo dal sospetto che presentino domanda di asilo al solo fine di ottenere comunque un titolo soggiorno in uno Stato membro dell’Unione europea?

E’ concreto il rischio di diffusa criminalizzazione dei nuovi profughi.

Di fronte a tale operazione ASGI chiede che il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea

– chiedano agli Stati membri che vi partecipino (Italia compresa) di rinunciare a continuare l’operazione MOS MAIORUM e di attivare, invece, operazioni di soccorso in mare, per salvare le vite dei migranti in fuga;

– propongano e deliberino l’esistenza di un afflusso massiccio di sfollati e conseguentemente attivino immediatamente la Direttiva 2001/55/CE del Consiglio del 20 luglio 2001 sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell’accoglienza degli stessi;

– concordino subito con l’UNHCR la realizzazione di punti di raccolta delle persone in fuga dai conflitti, anche interni, nei Paesi nei quali fino ad oggi si sono organizzati i trafficanti che lucrano sulla disperazione e dai quali far partire per l’Europa, in tutta sicurezza, i profughi, anche facendo in modo che gli Stati membri si avvalgano subito della facoltà di consentire l’ingresso per motivi umanitari già prevista dall’art. 5 del Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del consiglio del 15 marzo 2006 che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen);

– concertino a livello europeo l’insediamento dei migranti in fuga, tenendo conto della loro scelta di destinazione e secondo le possibilità di accoglienza dei singoli Paesi europei;

- istituiscano un fondo comune, da distribuire tra i vari Paesi, per garantire il soccorso dei migranti in fuga in mare e più in generale l’accoglienza dei richiedenti asilo.

Non c'era un motivo che fosse uno per riconsegnare, con quella fretta indiavolata, Alma Shalabayeva nelle mani del dittatore kazako Nazarbayev. Non lo imponeva la procedura legale, non lo suggeriva la logica. Al di là di tutti i richiami al diritto comunitario su cui si poggia l'ultima ordinanza della Cassazione depositata ieri, il punto è proprio questo. E travolge tutti i soggetti che ebbero una parte nei quattro giorni del 2013, dal 28 al 31 maggio, che fecero tremare il Viminale: il ministro Alfano, il prefetto di Roma Pecoraro, l'allora questore Della Rocca. ...

Public Policy
08 07 2014

ROMA (Public Policy) - di Gaetano Veninata - "Bisognerebbe arrivare a un sistema d'asilo unico, in cui in cui la persona abbia la possibilità di chiedere asilo non tanto all'Italia o alla Svezia, ma direttamente all'Unione europea, con la possibilità di viaggiare e cercare lavoro dove meglio crede". Un obiettivo "logico", secondo Gabriele Del Grande, scrittore e fondatore del blog Fortress Europe, che dal 2006 raccoglie le cifre (spesso conta i morti) del fenomeno migratorio che interessa il Mediterraneo ma non solo.

"20mila morti accertati lungo le varie frontiere europee - dice a Public Policy - dal 1988. Questo significa che il dato reale è molto più alto, perchè nessuno è in grado di sapere quanti siano i naufragi (e sicuramente sono tanti) di cui non si è mai avuta notizia. In tempi di pace il Mediterraneo è diventata una grande fossa comune, sono i caduti di una guerra mai dichiarata".

A disciplinare la gestione dei richiedenti asilo, in Europa, è il regolamento Dublino II, adottato nel 2003 in sostituzione della Convenzione di Dublino. Si tratta del regolamento che determina lo Stato membro dell'Unione europea competente ad esaminare una domanda di asilo o il riconoscimento dello status di rifugiato. Tra le critiche maggiori nei confronti di questo regolamento, il fatto che lo Stato membro competente all'esame della domanda d'asilo dev'essere lo Stato in cui il richiedente asilo ha messo piede per la prima volta.

D. SECONDO LEI È POSSIBILE NEL CORSO DEL SEMESTRE UE DI PRESIDENZA ITALIANA PENSARE DI RIFORMARE, O QUANTOMENO APRIRE UN DIBATTITO, SUL REGOLAMENTO DI DUBLINO?

R. Con il Parlamento uscito dalle ultime elezioni, dubito che assisteremo a delle riforme importanti e io per riforme importanti intendo una riforma della mobilità. Se vogliamo smettere di contare i morti, dobbiamo avere il coraggio di fare quello che si già ha fatto con la semplificazione delle regole sui visti. Ormai tutta l'Europa dell'Est viaggia in libera circolazione, addirittura in Albania, da dove si arrivava con i barconi negli anni Novanta, ormai da 4-5 anni si viaggia senza più bisogno di alcun visto. Anche il Sudamerica in buona parte ha visto l'abolizione del visto Schengen.

Buona parte dei Paesi del mondo vive in un regime di circolazione molto semplificato. Non si capisce perchè non si riesce a fare lo stesso verso i Paesi africani e arabi. Lo dico perchè la risposta militare, in venti anni, non ha funzionato, anzi l'unico risultato è stato aumentare il numero di morti. Ha costretto la gente a imbarcarsi via via su rotte più lunghe, più complicate, più difficili. L'esperimento fatto con l'Est Europa dimostra il contrario.

Il problema è che con i Paesi del Nord Africa c'è proprio un problema culturale, noi viviamo ancora nel racconto dell'invasione, ci sentiamo circondati da miliardi di straccioni e non ci rendiamo conto che ormai sono più gli emigrati che se ne vanno dall'Italia che quelli che arrivano, perchè tutti sanno che siamo un Paese in crisi che non offre grandi possibilità a nessuno.

D. QUAL È IL SUO GIUDIZIO SU MARE NOSTRUM?

R. Per il momento, viste le regole d'ingaggio e la situazione d'emergenza, il mio giudizio non può che essere positivo, nel senso che rispetto a un anno fa la presenza in mare delle nostre unità militari sicuramente ha evitato il ripetersi di tantissime tragedie. Se pensate che di fronte a 60mila persone arrivate da gennaio ad oggi, parliamo di un centinaio di morti in tutto, sono numeri molto bassi rispetto ad esempio al 2011, quando in conseguenza della guerra in Libia arrivarono più di 50mila persone e ne morirono oltre 2mila.

Ma Mare Nostrum non è una soluzione: è una risposta emergenziale che serve a limitare i morti in mare - una cosa che ovviamente fa onore a tutto il Paese, bisogna esserne fieri - ma la soluzione è rispondere alla domanda sul come far sì che quelle persone viaggino in un altro modo invece di salire su un barcone.

D. RENZI PARLA DI INSERIRE MARE NOSTRUM NELLA DINAMICA DI FRONTEX

R. Bisogna capire quali sono le regole d'ingaggio. Frontex tendenzialmente fa un intervento più repressivo. Se l'obiettivo di Mare Nostrum rimane il salvataggio in mare ben venga una partecipazione maggiore dell'Europa; se invece deve diventare invece la copertura per fare di nuovo respingimenti, credo si vada in una direzione sbagliata.

D. È IPOTIZZABILE UN ESAME DELLE RICHIESTE D'ASILO NEI PAESI DI PARTENZA?

R. È un'ipotesi, ma bisognerebbe fare un ragionamento più complesso, sull'accesso alla mobilità. Prendiamo la Siria, ad esempio, il caso più lampante e drammatico: ha prodotto 12 milioni tra rifugiati e sfollati interni, la maggior parte ha chiesto asilo o trovato rifugio nei Paesi confinanti, Libano, Giordania, Turchia. È chiaro che la maggior parte dei rifugiati si ferma lì, poi c'è una percentuale - che per quanto riguarda l'Europa è dell'1%, visto che lo scorso anno 135mila siriani hanno chiesto asilo - che arriva in Europa in modo illegale, o con gli sbarchi a Lampedusa, o in Grecia o in Bulgaria.

Ecco, ci sono mille modi per entrare, bisognerebbe trovare il modo, ancora una volta, di fare in modo che quell'1% di rifugiati dalla guerra siriana che vogliono venire in Europa a chiedere asilo lo possano fare viaggiando, in aereo, recandosi nelle nostre ambasciate direttamente nei posti dove si trovano. Dobbiamo insomma prevedere nelle ambasciate dei meccanismi speciali per casi speciali. È assurdo che un cittadino siriano debba rischiare la vita in mare per arrivare in Europa, dovrebbe avere una corsia preferenziale dentro le ambasciate di qualsiasi Paese del mondo, in particolare di quelli europei che tanto di riempiono la bocca di retorica sul diritto di asilo e sui diritti umani. (Public Policy)

@VillaTelesio

Dinamo Press
10 06 2014

Pesantissime cariche delle forze dell’ordine contro i richiedenti asilo del Cara di Castelnuovo di Porto, che avevano inscenato un blocco stradale nelle prime ore di stamattina per protestare contro Auxilium, l’ente gestore.

Sono circa le 06:30 di oggi, martedì 10 giugno, quando gli ‘ospiti’ di uno dei più grandi centri di prima accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati d’Italia, il Cara di Castelnuovo di Porto, all'estrema periferia di Roma, tornano a mobilitarsi. Escono dal centro e iniziano a sedersi per terra e bloccare il traffico su Via Tiberina, la via di snodo che porta verso l’adiacente autostrada Roma-Firenze.


Sui cartelli che hanno preparato, reclamano i diritti che vengono loro quotidianamente negati e puntano il dito contro l’ente gestore, la cooperativa Auxilium, in particolare per la pessima qualità del cibo e la mancata erogazione del pocket money. È passato circa un mese dalle prime proteste, ma nonostante le promesse della dirigenza di Auxilium e delle istituzioni coinvolte, al Cara di Castelnuovo di Porto nulla è cambiato.


Poco dopo l’inizio del blocco stradale, su via Tiberina arriva un folto schieramento di forze dell’ordine. Polizia, carabinieri, persino i militari di stanza al Cara che escono in assetto anti-sommossa. Non si tenta nessun dialogo con i migranti, che nel frattempo sono esposti alle intimidazioni degli automobilisti, senza che nessun agente e nessun responsabile dell’ente gestore cerchi di avviare una mediazione e recepire le istanze dei richiedenti asilo in mobilitazione. Gli attivisti delle reti antirazziste e della redazione di Dinamopress, presenti sul posto, vengono identificati e intimati di andarsene.


Dopo le otto del mattino, gli agenti iniziano a trascinare via di peso le donne e gli uomini seduti a terra, e in breve parte la carica. I richiedenti asilo vengono inseguiti e malmenati lungo tutto il tragitto che porta verso i cancelli del Cara. Gli attivisti arrivati da Roma vedono i migranti venire buttati a terra, trascinati per i capelli, presi a pugni e calci. Almeno quattro di loro vengono portati via. La carica continua fin davanti ai cancelli del Cara. Stando a quanto riferiscono via telefono i migranti dall’interno del centro, alle nove di mattina l’intervento delle forze dell’ordine in assetto antisommossa si sarebbe portato fin dentro la struttura.

 

 

Atlas web
25 03 2014

Quasi mezzo milione di persone hanno cercato asilo in Europa nel 2013, il numero più alto in due decenni. La maggior parte di esse scappava dalla guerra in Siria, secondo uno studio dell’Unione Europea (Ue) diffuso ieri.siriadonna

In totale, 434.160 persone hanno cercato rifugio nei 28 paesi del blocco lo scorso anno, secondo Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue. Si tratta di un incremento di quasi il 30 per cento contro le 335 mila richieste registrate nel 2012.

Sono stati circa 50 mila i richiedenti asilo siriani, il maggior gruppo (quasi il 12 per cento del totale). La Russia ha rappresentato il secondo maggior numero di richieste, 41 mila (il 10 per cento del totale). L’Afghanistan si è situato in terza posizione, con 26 mila richieste, seguito da Serbia, Pakistan, Kosovo, Somalia, Eritrea, Iran, Nigeria e Iraq.

Secondo Eurostat, era dal 1993 che non si registravano cifre così alte. In quell’anno le richieste di asilo avevano superato quota 500 mila. Germania, Francia, Svezia, Regno Unito e Italia hanno ricevuto il 70 per cento delle richieste.

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