Si sono svegliati all'alba, hanno caricato il figlio di due mesi in macchina e sono corsi alla sala slot, il piccolo casinò di via Settebagni, periferia nord di Roma. Accecati dal sogno della giocata che ti svolta la vita. ...

Il Gioco: l'ennesimo anestetico sociale!

  • Lunedì, 29 Aprile 2013 13:04 ,
  • Pubblicato in Flash news
Abbatto i muri
29 04 2013

Chi ha il vizio del gioco è un tossico. Il gioco è regolarizzato, per sottrarlo al mercato nero, alle mafie. Perché il proibizionismo è una brutta cosa. Non si capisce perché per le stesse ragioni non regolarizzino le droghe leggere, ma questo è un altro discorso.

Regolarizzare un mercato che è già di per se’ impresa, dunque, e consentire che questo mercato si pubblicizzi, con spot ammiccanti in cui si vende un modello sociale, la bella donna o l’uomo che non deve chiedere mai, machista da fare schifo, mentre tenta la fortuna al video poker, su siti appositi o presso agenzie di scommesse diffuse su tutto il territorio nazionale.

Italia come una grande Las Vegas in cui a guadagnare sono per lo più i privati che ammiccano, richiamano la tua attenzione, promettono illusioni e vite magnifiche, al prezzo di un tot di euro, in una dimensione in cui la moneta che spendi per partecipare al Lotto o per giocarti la schedina del totocalcio è ben poca cosa al confronto con quello che devi spendere in slot machine e macchinette diffuse in ogni bar.

A stare lì bloccate a tentare la fortuna sono persone la cui vita è spesso irrisolta. Non hai un cazzo da fare, vai al bar, hai bisogno di un anestetico, un sedativo, non hai voglia di pensare, ti siedi e moneta dopo moneta vanno via un sacco di soldi. Poi prendi il computer e perdi in un giorno la paga precarissima di una settimana. Infine chiami tua madre e ti incazzi se non ti vuole dare i soldi per le sigarette. Come farebbe un tossico. Ed è tutta rabbia rubata alla rivendicazione politica e di piazza.

La cura preventiva sarebbe a monte, all’origine di questo disagio, questa compulsività ossessiva che rovina le famiglie già provate da tanti problemi. Sarebbero necessarie, forse, terapie familiari, dove i parenti sono coinvolti in una situazione dalla quale difficilmente riescono ad uscire, in uno sforzo di responsabilizzazione del giocatore (o della giocatrice), con mille sensi di colpa se neghi i soldi per la dose quotidiana, con ricatti emotivi e le tragedie che si sviluppano, giorno dopo giorno, mentre le famiglie sono completamente sole ad affrontare tutto questo.

Come per tutte le dipendenze, credo, se vuoi bene ad una persona stacchi la spina su ogni possibile dose, droga, scommessa, no money, esci e vai a guadagnarteli, tenta una normalità, viviti l’astinenza e poi rinasci, tocca il fondo più nero e forse poi ti rendi conto e risolvi, perché se concedi una dose e poi un’altra e un’altra ancora, se per amore, affetto, ti metti a finanziare il vizio di un tuo parente stretto, lui o lei ti trascinerà giù con se’.

Perderai autorevolezza. E qualche volta i familiari lo fanno, perché non sanno assumersi la responsabilità di dire di no, di apparire rigidi, perché perdere consenso e popolarità a fin di bene non piace a tutti, perché fare il genitore ed essere odiato non è semplice. Ma se è vero che c’è una differenza tra chi è adulto e chi non lo è, continuare a dare droga ad un tossico che si sta lentamente suicidando, non è da adulti, non lo reputo giusto.

Sono convinta che ci siano delle occasioni in cui quel che appare come un abbandono possa essere invece l’unica opportunità per aiutare qualcuno a crescere. Se non ci sbatti il muso, sulle cose, non ti rendi conto. E quando ti rendi conto le persone che ti sono accanto, che ti hanno lasciato la libertà di scegliere quel che vuoi essere, garantendoti l’affetto ma non la somministrazione di una droga, sono l’unica risorsa utile che hai per rinascere.

Non si può pensare che genitori anziani, come talvolta ne ho visti, possano perdere serenità e ogni risorsa appresso ad un figlio o una figlia con il vizio del gioco. Bisogna sopravvivere, uscire fuori dal circolo vizioso, dalla dinamica morbosa messa in atto da chi gioca. Bisogna fare la differenza perché altrimenti, lui o lei, vi mentiranno, racconteranno balle a tutto il mondo, poi si sentiranno falliti perché raccontano balle e voi farete finta di niente per non ferirl@, poi lui/lei ferirà voi perché comunque dovrà pur prendersela con qualcun@, e se non vi decidete a morire e a lasciargli/le casa ed eredità può pure essere che vi accoppi.

Dov’è il lavoro che tiene impegnata la gente e che l’aiuta a sopravvivere e sviluppare autonomia da ogni famiglia? Dov’è un reddito che ti aiuti a non essere dipendente da nessuno? Dov’è qualcosa che ti salva dall’alienazione? Dov’è una assistenza psicologica gratuita dedicata a questo, fuori da ogni pretesa istituzionalizzazione coatta? Dov’è una responsabilizzazione rispetto all’uso di giochi online che oramai automatizzano, rendono virtuale la perdita di denaro? Ti basta un click e perdi centinaia di euro. Se non li paghi ti pignorano anche l’aria.
Non so se ho scritto cose giuste o sbagliate. Magari sono un sacco di sciocchezze. Ma ragionarne penso sia utilissimo, prenderne atto e poi capire: quanti soldi vanno allo Stato, in tasse o monopolio, tra gratta e vinci, lotto, schedine e boh?

A Pavia, provincia italiana con la più alta spesa pro capite nel gioco d'azzardo, nel 2007 la cifra era pari al 5,5 del Pil, l'anno successivo era al 17,8. Cifre dietro alle quali si celano i drammi della dipendenza da gioco (ludopatia), migliaia di vite distrutte, famiglie in pezzi, con costi sociali altissimi. Era naturale quindi che la rivolta contro le slot partisse da qui. ...
Il montepremi da 100.000 euro in contanti ha funzionato, non c'è una sedia libera. Ventidue tavoli, duecentoventisei giocatori, croupier in livrea nera a smazzare carte. Un gruppo di esclusi innervositi. ...

Macchinette mangiasoldi e "mangia futuro"

  • Lunedì, 25 Febbraio 2013 09:27 ,
  • Pubblicato in Flash news
Libera Informazione
24 03 2013

Pavia si è mossa per prima: ed ha i suoi motivi, visto che in Italia ha il primato poco invidiabile delle slotmachine, una macchinetta ogni 136 abitanti. Ora però la campagna contro questa forma di gioco d’azzardo che rovina le famiglie, toglie soldi e futuro a tante persone, non può che allargarsi a livello nazionale, a tutte le grandi e piccole città. E “Liberainformazione”, farà propria questa campagna contro quelle macchinette e chi ci sta dietro: spesso, troppo spesso, mafia e criminalità organizzata, in un racket  ai danni dei più poveri, dei pensionati, dei disoccupati che indirizzano la propria voglia di futuro, ad una speranza nulla, ipnotizzati da pubblicità ingannevoli.

Libera, con il libro bianco di denuncia chiamato, “Azzardopoli”, ha messo in evidenza questa industria del gioco, sia legale che illegale. Il nostro è  un paese dove sispendono circa 1260 euro procapite,neonati compresi, per tentare la fortuna che possa cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. E dove si stimano 800mila persone dipendenti da gioco d’azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio.

Un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere, mantenendoci prudenti, i dieci miliardi di quello illegale. E’ “la terza impresa” italiana, l’unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese. Libera con il dossier Azzardopoli, ha voluto denunciare anche questo “campo” di arricchimento della criminalità: perchè “quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare”, scrive Libera che nel dossier fotografa con storie e numeri una vera calamità economica, sociale e criminale.

Ora l’iniziativa che parte da Pavia, dopo la manifestazione “no slot” contro le “macchinette” del giugno scorso e con  la ricerca del sito  www.senzaslot.it  che ha censito i bar, pavesi, lombardi ed italiani senza “macchinette”, apre una grande possibilità di allargare la protesta e chiedere una legge che ridimensioni la presenza delle slotmachine ,sia in sede regionale che nazionale, valorizzando ad esempio i bar che non accettano di mettere le macchinette nei propri esercizi commerciali, per dare i sindaci degli strumenti n uovi di  gestione di questi luoghi di sperpero di denaro.

Ed aprendo, infine, un limite al gioco d’azzardo on-line, che è drammaticamente aumentato negli ultimi anni, anche grazie alla pubblicità televisiva e sui giornali che da tempo martella le famiglie italiane con spot interpretati anche da attori famosi, con il miraggio di trasformare i cittadini in mirabolanti 007 vincenti a Las Vegas o Montecarlo. Tranne poi svegliarsi,i giocatori ignari,pieni di debiti.

Da parte nostra l’impegno della conoscenza e dell’informazione.  Far sapere all’opinione pubblica i rischi di questo gioco che si presenta apparentemente come innocente ed accattivante, nascondendo invece l’inganno e l’accumulo di denaro della criminalità organizzata: sono ben 41  i clan che gestiscono “i giochi delle mafie” e fanno saltare il banco. Da Chivasso a Caltanissetta, passando per la via Emilia e la Capitale. Con i soliti noti seduti al “tavolo verde” dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, da Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone.

Le mafie sui giochi non vanno mai in tilt e di fatto si accreditano ad essere l’undicesimo concessionario “occulto” del Monopolio. Sono ben dieci le Procure della Repubblica direzioni distrettuali antimafia che nell’ultimo anno hanno effettuati indagini: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria, Roma. Sono invece 22 le città dove nel 2010 sono stati effettuate indagini e operazioni delle Forze di Polizia in materia di gioco d’azzardo con arresti e sequestri direttamente riferibili alla criminalità organizzata.

Pochi giornali e Tv ne parlano: noi lo faremo, insieme ad Articolo21, per far capire il pericolo del gioco,sia legale che paralegale, per non dire di quello illegale, nell’interesse della gente, soprattutto più debole, che rischi di annegare nel gioco delle “macchinette” non solo i propri soldi ma anche le proprie speranze.

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