A 14 anni in sala slot: quelli che si giocano l'adolescenza

  • Martedì, 05 Agosto 2014 12:43 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
Repubblica.it
05 08 2014

Quasi la metà dei giovanissimi rivela di avere scommesso almeno una volta. Uno su cinque lo fa più spesso e per l'otto per cento è un'abitudine. Spinti da genitori e amici cercano guadagni facili. "Troppe insidie nei pressi di chiese e palestre"
    
ROMA - Giocano non per la voglia di trasgredire, ma per avere soldi da spendere, e spesso chi li trascina nel mondo proibito di videopoker e slot machine sono gli amici e i genitori. Un'iniziazione che incontra pochissimi ostacoli: quasi un adolescente su due, il 44 per cento, ha giocato almeno una volta, uno su cinque lo ha fatto più di una e c'è un otto per cento che lo fa almeno una volta al mese. Tre su quattro, tra quelli che giocano, conoscono roulette, slot, videopoker grazie alla pubblicità in televisione, incrociano le sale scommesse nei paraggi di casa o scuola e vivono l'azzardo come un modo per stare in compagnia. Un'attività ricreativa, come potrebbe essere andare in palestra o passare un pomeriggio con gli amici.

È il rapporto che gli adolescenti italiani hanno con il gioco d'azzardo, fotografato da un'indagine Swg per l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, la prima che interpella direttamente i minorenni tra i 14 e i 17 anni, e da una serie di testimonianze video raccolte tra i ragazzi. "Vicino alla mia scuola ci sono parecchie macchinette dove i giovani vanno a giocare - dice uno degli intervistati - sembra quasi una moda, comincia a essere molto diffusa dai 15 anni in su".

I GRAFICI Gli adolescenti italiani e il gioco d'azzardo

Preoccupa soprattutto quell'8 per cento di minorenni scommettitori abituali, che fa almeno una puntata al mese ma arriva anche a due a settimana. L'identikit è quello di un maschio di 16-17 anni, amante dello sport, trascinato nel vizio dai coetanei, che per divertirsi rischia non solo con un gratta e vinci o con i risultati delle partite, ma anche con slot o videopoker. Poco più di 12 euro la somma spesa ogni mese, anche per quel ragazzino o ragazzina su cinque, esattamente il 18 per cento, che viene da una famiglia con un reddito basso e rischia in modo più occasionale. Magari perché la tentazione capita davanti agli occhi andando in palestra o all'oratorio e allora scatta la voglia di sentirsi più grande (22 per cento delle motivazioni), fare il trasgressivo (10 per cento) o scacciare la noia (9 per cento).

Questi giocatori in erba vivono l'azzardo come un passatempo normale, di cui non vergognarsi e da non nascondere ai genitori. "Ormai è ovunque: nella pubblicità, nei film, nei videogiochi, al bar, sui social network - dice un'altra intervistata - basta avere un semplice cellulare per poter accedere ai centri ruba soldi". Inutile, negli spot martellanti che spingono a provare, la dicitura "è vietato ai minori di 18 anni": l'80 per cento dice di conoscere i vari giochi proprio grazie alla pubblicità, soprattutto quella trasmessa in tv (l'89 per cento), che si incontra sui social (26 per cento) o sui siti sportivi (13 per cento). Il gratta e vinci, le scommesse sportive e le carte con puntate in denaro conquistano il podio dei giochi più praticati, mentre non riscuotono altrettanto successo le slot machine (popolari solo tra il 9 per cento dei ragazzi) e i videopoker (6 per cento). Per uno su tre l'impulso che spinge alla puntata è profondo e rischia di far precipitare anche i giovanissimi nel baratro della dipendenza: il 34 per cento, infatti, gioca perché si illude di avere più soldi a disposizione.
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È il miraggio del guadagno facile a far crescere i piccoli giocatori incalliti. "Può diventare una mania, far uscire di testa le persone, ma siccome è una droga quando inizi non smetti più" rispondono quegli altri ragazzi, quattro su dieci, che associano l'azzardo al pericolo, mentre solo uno su sette lo giudica un passatempo "da malati", e la maggior parte, quattro su cinque, non sa cosa sia la ludopatia. Forse sottovalutano il rischio ma sono pronti a negare la loro simpatia a quei volti popolari che si prestano agli spot: "Se uno famoso facesse pubblicità al bingo - spiega un altro - non sarebbe più il personaggio che amo".

Cristiana Salvagni

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