Allarme bullismo: un suicidio su dieci è per omofobia

  • Venerdì, 11 Gennaio 2013 15:30 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
11 01 2013

Oggi Mario Campanella, Peter Pan onlus, e Donatella Marazzita, docente di psichiatria dell'università degli studi di Pisa, hanno lanciato un importante allarme riguardo l’elevato numero di suicidi di adolescenti legati al bullismo. I dati raccolti mostrano peraltro come fra questi suicidi almeno uno su dieci sarebbe legato a omofobia e transfobia.
La situazione è ancora più difficile in Italia, dove la carenza di fondi destinati alla scuola e l'assenza di una strategia istituzionale sul tema lasciano l'onere degli interventi alla sensibilità dei singoli istituti o dei singoli insegnanti.

Un’indagine da noi condotta nel 2008 all'interno di diverse scuole secondarie di secondo grado romane ha rilevato che gli obiettivi principali dei bulli sono più in generale le ragazze ed i ragazzi percepiti diversi per via della loro etnia, del loro orientamento sessuale, dell’aspetto fisico. In particolare lo studio, condotto all’interno del progetto “Smontiamo i bullismi”, ha rivelato che fra gli studenti intervistati il 70% ritiene che l’obiettivo delle violenze siano omosessuali, per il 59 % grassi, per il 60% stranieri. La ricerca conferma quindi l’allarme lanciato oggi dai ricercatori ed evidenzia come le azioni di violenza avvengano ormai tanto a scuola quanto attraverso gli strumenti della rete.

“Chiediamo alle istituzioni grande attenzione alla scuola, in particolare al bullismo” ha commentato Andrea Maccarrone, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. “Ribadiamo la necessità di mettere in campo politiche coerenti ed efficaci contro un fenomeno dalle dimensioni tanto preoccupanti e diffuse.”

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

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Massa, potere e tifoseria

  • Giovedì, 10 Gennaio 2013 09:44 ,
  • Pubblicato in Flash news

Lipperatura
10 01 2013

“È proprio questa volatilità dei comportamenti e delle opinioni, questa dispercezione delle contraddizioni che fa paura quando ci si affaccia sul Web 2.0. Il bullismo adolescenziale è feroce, e come ben sanno gli insegnanti quello femminile che ha aggredito Flora lo è anche più di quello maschile (i maschi picchiano con le mani, le femmine con le parole). Ma nelle dimensioni della chat universale, spersonalizzata, coperta dalla maschera vigliacchetta degli pseudonimi, il bullismo diventa un’altra faccenda, un fenomeno di massa, anzi una nuova versione del comportamento della Massa, come la descrisse Elias Canetti: un superindividuo dotato di volontà propria che s’impone su quelle dei singoli.

Andiamoci piano prima di considerare piccoli Torquemada questi ragazzini che digitano cose disgustose su una persona che neanche conoscono. Non serve neppure chiamarli “bimbiminkia” come fanno i solidali con Flora per rintuzzare gli aggressori nel loro stesso gergo. Sono piuttosto tutti, qualsiasi parte abbiano preso, le vittime di un meccanismo di formazione ed eterodirezione delle opinioni di massa che noi adulti ancora conosciamo poco, comprendiamo ancora meno e forse neppure sappiamo che esiste”.

Così Michele Smargiassi sulla vicenda di Flora, di cui molto la rete, e non solo quella, si è occupata ieri. A margine, solo una riflessione: non che gli adulti si comportino meglio dei ragazzini e delle ragazzine. Basta dare un’occhiata agli infiniti commenti di queste ore su questa o quella candidatura, e si constata che spesso i toni sono identici. Non si augura al candidato o alla candidata una spruzzata d’acido in gola, ma il “devi morire” spunta volentieri.

Nè è solo una questione di rete: la rete amplifica, la rete può incoraggiare. Ma c’è qualcosa che preesiste. Un solo esempio, se ne avete il fegato, e che si deve agli ammirevoli redattori di cronachediordinariorazzismo. Questo. Auguri.

Flora, alla gogna di Twitter per un biglietto omaggio

  • Mercoledì, 09 Gennaio 2013 11:15 ,
  • Pubblicato in Flash news
La Repubblica
09 01 2013

Flora, diciassette anni, massacrata di insulti su Twitter per aver vinto un biglietto gratis per un concerto. Per essere stata fortunata. A novembre la ragazza ha vinto tre biglietti omaggio per partecipare al concerto dei One Direction, a New York. A dicembre è volata nella Grande Mela e ha anche avuto occasione di incontrare la sua band preferita dal vivo, il giorno dopo il concerto. Da quando hanno detto che il codice fortunato era proprio il suo, in diretta radio, su Twitter hanno iniziato a ricoprirla di insulti. "Devi morire". "Fai un aerosol con il gas". "Lavati con la benzina e asciugati con l’accendino".

A Novara, pochi giorni fa, una ragazzina di 14 anni si è buttata dalla finestra per colpa di Twitter, vittima del cyberbullismo. Flora resiste, regge l'urto, ma ammette: "Adesso paura ad andare ai concerti, mi minacciano e sono migliaia. Però so che sono solo ragazzine. Persone che non mi conoscono. È tutta invidia e rabbia”.

Il suo nome è un trend topic su twitter, uno dei temi caldi, quelli più seguiti. I suoi follower sono schizzati in pochi giorni da 200 a 12.500. Dodicimila lanciatori di offese. "Hanno detto che mio padre era ricchissimo, che era padrone della Kinder, che la lotteria era truccata, che avevo avuto una raccomandazione. Non è vero niente". E poi: "Qualcuno mi ha scritto che siccome non ho pianto e non gli sono saltata addosso quando li ho incontrati a New York non ero una vera fan, che non meritavo quel premio", racconta.

La guerra non sempre si esaurisce in rete. "In autobus un sacco di bambine mi fissano. L’altra sera passeggiavo per il centro e ho sentito una ragazza urlare "è Flora quella". Sta diventando una situazione molto pesante". Ha una domanda, per tutti: “Mi chiedo dove la prenda una ragazzina di 12 anni tutta questa rabbia".

 
Che bellezza vedere la stampa che strumentalizza la morte di Carolina. Ma non lo avete capito che il bullismo è solo una conseguenza?

Non avete capito che così non date senso alla sua morte? Ma in fin dei conti che senso ha ammazzarsi a quattordici anni a causa dei pregiudizi?

Dalla stampa apprendo che la piccola Carolina veniva presa in giro e perseguitata a scuola e su Facebook. Veniva insultata, stalkerizzata, perseguitata da pregiudizi, come intitola l’articolo di oggi su La Stampa. Il suicidio di una ragazzina è il ritratto di un paese che disprezza una ragazza che non si uniforma ai modelli sociali che le vengono imposti, ma anche ritratto di una società in cui le ragazze danno peso agli insulti ricevuti perchè percepiti come macigni e hanno ragione, perché in una società sessista sentirsi considerate delle puttane solo per “esserci lasciate andare un pò” è veramente riprovevole, anche peggio del bullismo in sé.

Carolina considerata una ragazza di facili costumi perché «era una ragazza semplice, ma le piaceva mettersi al centro dell’attenzione» , racconta un amico. Carolina considerata una ragazza di facili costumi perché da quando si è lasciata con il fidanzato hanno iniziato a girare cattive voci su di lei. Lasciarsi con un fidanzato significa essere considerata una ragazza di facili costumi, in Italia nel 2013. E ora capisco ancora di più chi arma le mani al femminicida e come mai l’Italia è uno dei paesi con il più ampio gap di genere. Carolina considerata una ragazza di facili costumi perché non aveva alcun diritto di “lasciarsi andare” ad una festa a casa di amici, perché aveva scelto di “lasciarsi andare” con chi voleva lei. Carolina considerata di facili costumi perché ad una festa ha respinto alcuni suoi corteggiatori che avrebbero anche tentato di abusare di lei. Scegliere di non essere sessualmente disponibile ad un uomo significa in Italia essere “di facili costumi”. Perché è proprio qui in Italia che viene coltivato il culto della “donna oggetto” che non può scegliere, che dev’essere scelta, cacciata e posseduta su volere del maschio e che ha compito di soddisfare il maschio. Un abuso sessuale scambiato per rapporto consensuale. Una ragazza considerata colpevole di un abuso sessuale, nel 2013 in un paese che si ritiene più evoluto dell’India. Ma che razza di idea hanno del sesso i giovanissimi italiani?

Poi dalla stampa emergono altre fonti che accreditano la fattispecie femminicida del reato. Era l’ex-fidanzato ad aver diffuso le voci. Siamo alle solite. Ragazzi maschi che fin da giovanissimi non accettano che una donna abbia l’autonomia di mettere fine ad una relazione. Perchè la donna autonoma ancora oggi viene considerata una puttana che lede l’onore maschile. Per questo motivo il femminicidio in Italia ha numeri così alti.

Ma qui si tratta di un ragazzo che si è servito della solidarietà di altri maschi per distruggere l’esistenza di una ragazzina fino ad indurla al suicidio. L’ex-ragazzo ha diffuso le foto di Carolina mentre baciava un altro. Una ragazza single che bacia un altro ragazzo è immorale?

E ora capisco ancora di più chi arma le mani al femminicida che considera la propria donna come una proprietà nonostante fosse un ex-partner. Ora capisco perché l’Italia ha anche il primato in Europa per femminicidio.

Ma i giornali che strumentalizzano l’accaduto non si rendono conto di quanto è agghiacciante che una ragazza giovane in Italia non abbia diritto a costruirsi una nuova vita o il solo fatto di scambiarsi un bacio con uno sconosciuto sia motivo di disprezzo e di stigma? Che cosa è un bacio di fronte ad una società ipersessuata che ti schiaffa le natiche di pinco-pallina per vendere anche il dentifricio? Non ci vedono una forma di oppressione sessuale verso le donne? Perché non parlano di violenza contro le donne? Perché continuate a far finta che i rapporti di potere tra uomo e donna non esistano?

Sappiamo benissimo la condizione femminile nei piccoli paesi italiani, ancora peggio di quella nazionale. Nascere donna, qui, sembra quasi una sentenza di morte. Donne che subiscono non solo maltrattamenti, stupri, violenze domestiche, femminicidi, ma anche l’umiliazione di non poter decidere della propria vita e di autodeterminare il proprio sesso perché controllato da un uomo che si crede il suo proprietario, sostenuto da un intero gruppo di maschi che non tollerano che le donne possano disporre autonomamente del proprio corpo. Ragazzi che imparano già presto a discriminare le donne, forti di quella cultura che li sostiene perpetuando modelli sessisti. Quanto è responsabile il nostro sistema scolastico e più in particolare quello politico, dove la scuola è l’ultimo dei problemi, anzi vogliono anche tagliare i fondi all’istruzione, in un Paese dove la violenza e il pregiudizio si rafforza in quegli ambienti, come conseguenza della mancanza di un’educazione sessuale e relazionale. Così i ragazzi si fanno autodidatti scontrandosi con modelli di genere diseducativi che la nostra società, perfino il sistema politico, promuove.

Questo è femminicidio, il primo femminicidio dell’anno, ma lui non si è voluto sporcare le mani, ha preferito esercitare una forte pressione psicologica e lasciare a lei la “scelta” di morire; molti violenti lo sanno fare benissimo, semplicemente servendosi delle “norme sociali” che hanno svantaggiato le donne e applicandole per opprimerle. Sarebbe stato femminicidio comunque, anche se fosse viva, perché privare donne della propria libertà è una forma di femmincidio

 

L'espressione "bulla" come femminile di bullo è entrata a vele spiegate nei gergali della cronaca. Che la stessa tendenza di sopraffazione, che ha dato luogo al sostantivo bullismo, tenda a equiparare le differenze di genere è un dato acquisito.
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