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l'Humanité
24 01 2013

Un tribunal d'Istanbul a condamné jeudi la sociologue et féministe turque Pinar Selek, qui était rejugée pour la quatrième fois après trois acquittements, à la prison à perpétuité en Turquie pour sa participation à un attentat commis en 1998 qu'elle a toujours contesté.

Après en avoir délibéré pendant plus d'une heure, la cour a reconnu l'universitaire Pinar Selek, quarante et un ans, qui vit aujourd'hui en exil à Strasbourg et qui n'assistait pas à son procès, coupable d'avoir aidé des rebelles kurdes à commettre un attentat à l'explosif contre un site touristique d'Istanbul, le marché des épices sur la Corne d'or, qui a fait sept morts en 1998.

Le verdict de la justice a provoqué des réactions indignées parmi les nombreux soutiens de la sociologue, connue pour ses recherches sur les minorités marginalisées comme les transsexuels ou les Kurdes, venus assister à cette audience. Ne souhaitant pas être protégée par le statut de réfugié politique qu'elle n'a pas sollicité auprès de la France, elle risque l'extradition, en vertu des accords franco-turcs.

Arrêtée et incarcérée à l'âge de 27 ans, Pinar Selek a été impliquée dans cette affaire après avoir refusé de donner à la police les noms de rebelles qu'elle avait rencontrés dans le cadre de ses recherches. Elle a été libérée en 2000 après la publication d'un rapport attribuant l'explosion à une fuite de gaz.

Les tribunaux turcs, estimant que le caractère criminel de l'explosion n'était pas établi et prenant en compte la rétractation du principal témoin à charge, ont acquitté Pinar Selek à trois reprises, mais à chaque fois la Cour de cassation a invalidé le verdict.

A l'ouverture de cette nouvelle audience, les avocats de Pinar Selek ont dénoncé jeudi la tenue de ce quatrième procès, arguant notamment le fait qu'une procédure d'appel, normalement suspensive, était en cours quand le tribunal s'est saisi du dossier. Devant le refus des juges d'accepter leurs demandes, ils ont suspendu jeudi leur participation au procès.

"En Turquie, tout le monde sait que je suis contre la violence, que je milite pour la paix au Kurdistan, pour que l’on ne nie plus les massacres des Arméniens", confiait-elle en 2010 à l’Humanité.

La guerra delle Pussy Riot continua dal carcere

  • Giovedì, 24 Gennaio 2013 12:29 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giornalettismo
23 01 2013

Per nulla intimorita, la giovane non si è tirata indietro. In un’intervista pubblicata oggi dal giornale d’opposizione Novaïa Gazeta ha denunciato “le violazioni dei diritti dell’uomo onnipresenti” nella colonia penale numero 8 nei pressi di Perm, della quale è ospite dopo aver ricevuto una dura condanna per una breve performance di protesta all’interno della cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca.

LA MENTALITA’ DELLO SCHIAVO - “La cosa più dura è il realizzare come funziona il sistema, come forma una mentalità da schiavo nelle persone e come queste si rassegnino”. Ad alimentare il fenomeno sarebbero “ignoranza, tradimento, delazione, le denunce sono una regola di condotta” e “i diritti dell’uomo sono violati ovunque e in ogni momento, per le condizioni di vita, il livello del salario (dei lavoratori forzati) ” e per l’atteggiamento dei dipendenti del carcere nei confronti dei detenuti”.

LEGGI ANCHE: La mamma Pussy Riot che rimarrà in carcere

LA COMPAGNA - Personalmente dice di non essere trattata male, anche se il suo soggiorno finora è trascorso in isolamento dopo un lite con altre detenute, ma dice di non temere rappresaglie, nel caso farà lo sciopero della fame, dice sprezzante. La sua compagna Nadejda Tolokonnikova, detenuta in Mordovia invece è sembrata meno impressionata dalle durezze dell’ambiente: “Sono un’asceta”, ha spiegato ai giornalisti aggiungendo poi: ”non rinnego e non rimpiango niente”.



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Le lenzuola di San Vittore diventano opere d'arte per ricordare la Shoah.

Assolto dopo 21 anni di carcere chiede 69 milioni allo Stato

  • Martedì, 22 Gennaio 2013 14:52 ,
  • Pubblicato in Flash news
La Repubblica
22 01 2013

Giuseppe Gulotta, muratore di Certaldo  fu arrestato a 18 anni con l'accusa di aver ucciso due carabinieri ad Alcamo Marina. L'assoluzione è arrivata il 13 febbraio scorso nel processo di revisione
di GERARDO ADINOLFI

"Chi mi ridarà la mia vita perduta?", aveva detto Giuseppe Gulotta il 13 febbraio 2012. Quel giorno la Corte d'Appello di Reggio Calabria aveva pronunciato la sua sentenza: innocente, dopo 21 anni, 2 mesi, 15 giorni e sette ore di carcere. Giuseppe Gulotta, 50 anni, muratore di Certaldo, era stato arrestato a 18 anni, prelevato e portato nella caserma dei carabinieri di Alcamo (Trapani) e sospettato dell'omicidio di due militari. Ad un anno di distanza dalla sentenza che lo ha assolto, dopo 21 anni di carcere, Gulotta ha chiesto 69 milioni di euro al ministero di Grazia e Giustizia. "La riparazione dell'errore giudiziario - spiega l'avvocato Pardo Cellini - va commisurata alla durata dell'espiazione della pena e alle conseguenze personali e familiari derivanti dall'ingiusta condanna".
Una condanna che ha segnato la vita del muratore di Certaldo, che nel 1976, accusato dell'assassinio, insieme a due complici, dei due carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo, venne picchiato e seviziato per ore finché non confessò quello che non aveva fatto. Poi Gulotta ritrattò, ma fu condannato, ugualmente, al carcere a vita nel 1990.
Tanti anni di carcere, e poi la revisione del processo scattata dopo le dichiarazioni di un ex ufficiale dei carabinieri che nel 2007 raccontò che le confessioni di Gulotta e degli altri erano state ottenute attraverso torture. La vicenda completa di Giuseppe Gulotta è raccontata dall'inchiesta di Francesco Viviano su Repubblica.

Pınar Selek è sociologa, femminista, antimilitarista e attivista per la pace che sta per essere nuovamente portata a giudizio in Turchia, nonostante sia stata precedentemente assolta ben due volte.
Pınar Selek ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti dei gruppi emarginati ed oppressi, si trova adesso ad affrontare una richiesta di condanna a 36 anni di reclusione in Turchia, avanzata dal 9° Dipartimento Penale della Corte d'Appello.

Pinar è diventata bersaglio della repressione turca a causa di una ricerca sociologica condotta nel 1996 sulle condizioni del conflitto armato tra la Turchia e il Kurdistan e le possibilità di soluzione. Nel 1998, quando viene fermata dalla polizia Turca, Pinar ha nella borsa i colloqui con alcuni militanti curdi, l’ultimo progetto a cui sta lavorando.

COSA E' SUCCESSO A PINAR? La polizia la ferma, requisisce le registrazioni, vuole i nomi delle persone intervistate. Lei si difende, invocando il segreto professionale
Una spiegazione insufficiente per la giustizia turca: seguono otto giorni di tortura, un’accusa di terrorismo e due anni e mezzo di carcere.

ORA PINAR RISCHIA 36 ANNI DI CARCERE
Il 13 dicembre 2012 c’è stato l’ultimo atto di questo processo che ha visto l’ennesimo rinvio al 24 gennaio 2013, alle ore 10 presso la 12° Sezione della Corte Penale di Istanbul, con la richiesta illegittima di una nuova condanna a 36 anni di carcere per Pinar, nonostante le precedenti assoluzioni.Pınar Selek stava per finire la sua ricerca sulle conseguenze e gli effetti della guerra civile in Turchia, che per decenni aveva causato numerose vittime e sofferenze al paese, quando si è vista coinvolta in una conspirazione che la accusava di avere messo una bomba al Bazar delle Spezie di Istambul. Ha trascorso due anni e mezzo in prigione e altri 11 anni nelle aule dei tribunali. Benché fosse stata assolta due volte, ha dovuto sopportare continue accuse che la tacciavano di essere una "terrorista”.

La sua maniera di rispondere a questi attacchi era l'unica che conosceva: con la conoscenza, l' amore e le sue esperienze di vita.

PUBBLICAZIONI di PINAR SELEK: Durante quel duro periodo, Pinar non ha rinunciato ai suoi studi e al suo impegno sociale: ha scritto "Non siamo riusciti a riconciliarci" [Barışamadık, 2004, Ithaki Publishing] sulle numerose lotte della Turchia moderna per aggiungere una pace permanente e "Una vita da cani: mascolinità" [Sürüne Sürüne Erkeklik, 2008, İletişim Publishing] sulla virilità nel contesto delle esperienze di servizio militare. Inoltre ha anche scritto un libro di racconti: "Goccia di acqua" [Su Damlası, 2008, Özyürek Publishing].

Pınar Selek ha dedicato la sua vita al rispetto di un atteggiamento etico e morale contro la guerra e alla lotta attiva contro tutti i tipi di violenza. Ha partecipato a numerose conferenze e seminari su sessualità, militarismo, violenza, ecologia, mass-media, ragazzi di strada e gruppi socialmente emarginati. Ha pubblicato articoli su questi temi in diversi giornali, periodici e riviste scientifiche.

Nata a Istambul nel 1971, dopo aver conseguito il suo diploma al liceo francese Notre Dame di Sion si è laureata con onoreficenze presso il Dipartimento di Sociologia dell'Università Mimar Sinan. Nel 1996, viene pubblicata da Belge Publishing la sua traduzione-selezione "Ya Basta-Artık Yeter", dedicata ai movimenti indigeni del Messico. La sua tesi di Master è stata pubblicata con il titolo: "Maschere, Cavalieri, Gacias, via Ülker: un luogo di emarginazione" [Maskeler, Süvariler, Gacılar-Ülker Sokak: Bir Dışlanma Mekânı, 1ª edizione: 2001, Aykırı Publishing; 2ª edizione: 2007, Istiklal Publishing]. Nel 2001 è stata fra le fondatrici della Cooperativa di donne Amargi (http://amargigroupistanbul.wordpress.com/), ha organizzato incontri a Diyarbakır, Istanbul, Batman e Konya.

Dal 2006 ha lavorato come editrice e coordinatrice della rivista femminista Amargi. È anche co-fondatrice della prima libreria femminista della Turchia, Amargi, aperta al pubblico dal 2008 e in questo luogo, ha coordinato fino ad oggi il gruppo di lettura e di scrittura “ Quali porte aprono le nostre esperienze?”.

Durante questo periodo di duro lavoro, più di 2000 persone, fra cui figure intellettuali note come Orhan Pamuk e Yaşar Kemal, scrittori, registi di cinema e teatro, giornalisti, avvocati, attivisti, accademici, e, ovviamente molte donne, hanno dichiarato la propria solidarietà a Pınar Selek affermando: “Siamo testimoni dell'atteggiamento di Pinar selek contro la violenza".

PROSSIMI APPUNTAMENTI. IL 24 GENNAIO AD INSTANBUL Mentre Pınar Selek continua la sua battaglia legale e la sua ricerca accademica le persone che la supportano continuano ad incoraggiarla e darle forza per portare avanti la sua lotta.

Il 24 gennaio potrebbe essere condannata a 36 anni di reclusione. Per quel giorno è prevista, sotto il Tribunale di Istanbul, la presenza di osservatori e osservatrici internazionali, con una delegazione anche dall'Italia.

Invitiamo le giornaliste e i giornalisti e tutte/i quelle/i che ne hanno la possibilità a diffondere la sua storia.

A cura del Martedì Autogestito da Femministe e Lesbiche: trasmissione radiofonica di Radio Onda Rossa (http://mfla.noblogs.org/post/2013/01/18/solidarieta-e-sostegno-a-pinar-selek/) (http://www.ondarossa.info/)

Per maggiori informazioni:
Per esprimere solidarietà a Pinar scrivere una mail, possibilmente in inglese, a:
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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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