Lander, la Corte accetta l'estradizione

  • Giovedì, 17 Gennaio 2013 11:16 ,
  • Pubblicato in Flash news

 

Paese Sera
17 01 2013

Il giovane basco è agli arresti domiciliari dallo scorso 13 giugno. Ieri i giudici di Roma hanno accettato la richiesta dello Stato spagnolo. Ma il comitato "Un caso basco a Roma" non si arrende e annuncia una nuova battaglia giudiziaria
 
E' arrivata ieri sera la notizia: la Corte d'Appello di Roma accetta la richiesta di estradizione avanzata dallo stato spagnolo nei confronti dell'attivista della sinistra indipendentista basca Lander Fernandez. Il giovane, che viveva alla luce del sole con la sua compagna in Italia da diversi anni, è detenuto dallo scorso 13 giugno agli arresti domiciliari. Per i giudici spagnoli si tratta di un terrorista dell'Eta, per una truppa di parlamentari dei Radicali e del Partito democratico, per associazioni per i diritti umani e diversi giuristi, Lander invece è vittima di un accanimento giudiziario, specchio del trattamento "speciale" che Madrid riserva all'indipendentismo basco. La notizia è subito rimbalzata in Spagna dove l'edizione online del principale quotidiano del paese titolava "Italia concede la extradicion del etarra Lander Fernandez", che Madrid abbia a cuore la vicenda è stato reso evidente dall'avvocato assunto: Franco Coppi, avvocato tra gli altri di Giulio Andreotti, Antonio Fazio e Gianni De Gennaro.

IL COMITATO - In difesa del giovane basco negli scorsi mesi è nato il comitato "Un caso basco a Roma" che ha già annunciato che tramite gli avvocati "impugnerà la sentenza in cassazione". Quindi, al momento, Lander rimarrà agli arresti domiciliari nella sua casa di Garbatella, e il comitato fa sapere che "continuerà la battaglia processuale come continua la mobilitazione: Lander non deve essere estradato". Per questo invita "a partecipare ed animare i prossimi appuntamenti del comitato". In una nota i sostenitori di Lander hanno inoltre ribadito le ragioni del loro no all'estradizione: i fatti contestati risalgono al 2003 e riguardano l'incendio di un bus vuoto durante una manifestazione, un reato che sarebbe già caduto in prescrizione se non fosse arrivata l'aggravante di terrorismo non sostenuta, ad avviso dei difensori di Fernandez, da nessuna prova. Inoltre l'accusa rivolta all'attivista basco per i difensori dei diritti umani in Spagna sarebbe stata estorta sotto tortura ad un'altro manifestante arrestato Aingeru Cardano, circostanza questa registrata anche dal relatore dell'Onu Theo Van Boven.

GLI AMICI E I COMPAGNI - Quello che lascia di più l'amaro in bocca agli amici e ai compagni di Lander, che in questi anni in Italia ha partecipato ad iniziative politiche e sociali, è "l'assurdità di questa situazione. Lander qua ha sempre vissuto alla luce del sole, non si è mai nascosto. E' venuto per seguire la sua compagna non per scappare dalla giustizia. E non si trovava in clandestinità; ora invece diventa un terrorista. Speriamo che la giustizi italiana non ceda alle pressioni politiche di Madrid: Lander è prima di tutto un cittadino europeo che rischia di subire un processo viziato e ingiusto".

"Per combattere la paura, per riaffermare che questo regime umilia e distrugge l'Ucraina lancio una campagna personale di disobbedienza civile". Così parlò Yulia, e cominciò lo sciopero della brandina. ...

Sciopero della fame dopo la condanna

08 01 12013

Davide Rosci, cui il tribunale ha inflitto 6 anni per l'incendio del blindato dei carabinieri, chiede revisione del Codice Rocco

ROMA - «Lunedì ho visto la vera faccia della giustizia italiana, quella manipolata dai poteri forti dello Stato, quella che si potrebbe tranquillamente definire sommaria». Scrive così Davide Rosci, 33 anni, di Teramo, uno dei giovani condannati a sei anni di carcere per gli scontri in piazza San Giovanni del 2011. Una sentenza basata su norme sbagliate, sostiene, contro cui ha iniziato lo sciopero della fame. «Quando sono stato arrestato il 20 aprile scorso - racconta Rosci, militante di Azione antifascista Teramo - dissi che ero sereno: ciò che mi portava ad esserlo era la fiducia che riponevo nella giustizia. Mi sbagliavo».

«COME GRAMSCI» - Il giovane abruzzese, che alle ultime elezioni per il Comune di Teramo era stato il primo dei non eletti tra i candidati di Rifondazione comunista, sottolinea di voler «percorrere la via più estrema per far sì che nessun altro subisca quello che ho dovuto subire io. Pertanto, così come fece Antonio Gramsci durante la prigionia fascista, anch'io resisterò fino allo stremo per chiedere l'abolizione della legge di devastazione e saccheggio, la revisione del Codice Rocco e che questo sistema repressivo venga arginato».
 
«HO SOLO GUARDATO» - Rosci nella sua lettera sostiene di essere stato condannato a una «pena pesantissima solo per esser stato fotografato nei pressi dei luoghi dove avvenivano gli scontri. Avete capito bene - puntualizza -: sono stato punito non perché immortalato nel compiere atti di violenza o per aver fatto qualcosa vietato dalla legge, ma per il semplice fatto che io fossi presente vicino al blindato che prende fuoco». Il giovane assicura: «Non tiro una pietra, non rompo nulla, non mi scaglio contro niente di niente. Mi limito a guardare il mezzo in fiamme in alcune scene e in un'altra a ridere di spalle al suddetto. Tali "pericolosi" atteggiamenti, mi hanno dapprima fatto guadagnare gli arresti domiciliari (8 mesi) e ora anche una condanna (6 anni) che definirla sproporzionata sarebbe un eufemismo».

Carceri, Strasburgo condanna l'Italia

  • Martedì, 08 Gennaio 2013 13:47 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
La Repubblica
08 01 2013

Severino: "Avvilita, ma me lo aspettavo"
Trattamento inumano. Con questo verdetto la Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro Paese a pagare 100 mila euro per danni morali a sette detenuti nelle prigioni di Busto Arsizio e di Piacenza. Nella sentenza anche l'invito a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento. Il ministro: "Vietato fare campagna elettorale sulla pelle dei detenuti".

STRASBURGO - L'Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha quindi condannato il nostro Paese per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. La Corte ha inoltre condannato l'Italia a pagare ai sette detenuti un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza anche l'invita a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario.

Severino: "Avvilita, non stupita". "C'era da aspettarselo", sentenzia il ministro della Giustizia Paola Severino, "sono profondamente avvilita ma purtroppo l'odierna condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo non mi stupisce". "In questi tredici mesi di attività- spiega ancora Paola Severino - ho dato la priorità al problema carcerario: il decreto 'salva carceri', il primo provvedimento in materia di giustizia varato un anno fa dal Consiglio dei ministri e divenuto legge nel febbraio del 2012, ha consentito di tamponare una situazione drammatica. I primi risultati li stiamo constatando: i detenuti che nel novembre del 2011 erano 68.047 Sono oggi scesi a 65.725 In quanto il provvedimento ha inciso sul fenomeno delle cosiddette 'porte girevoli', vale a dire gli ingressi in carcere per soli due-tre giorni, e sulla durata della detenzione domiciliare allungata da 12 a 18 mesi".

"Tuttavia - osserva il ministro - questa misura da sola non è sufficiente. Mentre continuiamo a lavorare sul piano edilizia carceraria, servono altre misure strutturali, come ci suggerisce la stessa Corte europea di Strasburgo. Il ddl del governo sulle misure alternative alla detenzione andava esattamente in questa direzione. Il Senato ha però ritenuto che non ci fossero le condizioni per approvare in via definitiva il provvedimento, seppure su di esso la Camera si fosse espressa ad amplissima maggioranza".

"La mia amarezza, torno a ribadirlo, è grande - conclude Severino -: non è consentito a nessuno fare campagna elettorale sulla pelle dei detenuti. Continuerò a battermi, come ministro ancora per poche settimane e poi come cittadina, perché le condizioni delle persone detenute nelle nostre carceri siano degne di un paese civile".

Corte Ue: "Sovraffollamento è strutturale". I giudici della Corte europea hanno constatato che il problema del sovraffollamento carcerario in Italia è di natura strutturale, e che il problema della mancanza di spazio nelle celle non riguarda solo i 7 ricorrenti: la Corte ha già ricevuto più di 550 ricorsi da altri detenuti che sostengono di essere tenuti in celle dove avrebbero non più di 3 metri quadrati a disposizione. La richiesta europea all'Italia è quindi anche quella di dotarsi, entro un anno, di un sistema di ricorso interno che dia modo ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei loro diritti.

Con la sentenza emessa oggi l'Italia viene condannata una seconda volta per aver tenuto i detenuti in celle troppo piccole. La prima condanna risale al luglio del 2009 e riguardava un detenuto nel carcere di Rebibbia di Roma. Dopo questa prima condanna l'Italia ha messo a punto il "piano carceri" che prevede la costruzione di nuovi penitenziari e l'ampliamento di quelli esistenti oltre che il ricorso a pene alternative al carcere.

Ma la sentenza europea di oggi tocca una ferita aperta. Il 6 gennaio un detenuto somalo di 38 anni, Mohamed Abdi, si è suicidato nel penitenziario di Borgo San Nicola, a Lecce, impiccandosi in una delle celle dell'infermeria. L'uomo era detenuto da circa un anno per reati contro il patrimonio. "I soccorsi dei pochi agenti lasciati nella programmazione dei servizio nella serata festiva di ieri, non sono serviti", ha racconta il vicesegretario del sindacato degli agenti di polizia penitenziaria Osapp, Domenico Mastrulli.

Mastrulli ha sottolineato come il carcere leccese sia vessato da vari problemi, "fra cui un sovraffollamento mai risolto". Ieri nella struttura erano reclusi in 1.400. Lecce - ha sottolineato il sindacato - ha "il primato delle 'vittime' le cui responsabilità o le colpe non devono e non possono ricercarsi sull'anello più debole del sistema penitenziario italiano, ma vanno ricercate nel fallimento di un sistema dove ministro e capo dipartimento poco fanno nonostante la drammaticità dei penitenziari e della situazione del personale di polizia dipendente". Proprio L'Osapp ieri si è detto pronto "a dichiarare lo stato di agitazione, proteste su tutto il territorio con l'astensione dalla mensa di servizio". Ma anche manifestazioni in strada "per attirare la sensibilità dell'opinione pubblica".

Radicali: "Centinaia di ricorsi in attesa". Il Comitato Radicale per la Giustizia "Piero Calamandrei" esprime "grande soddisfazione e, al contempo, grande sofferenza" per la condanna inflitta all'Italia. "Tre casi su sette, decisi dalla Corte con questa sentenza pilota, sono casi che abbiamo seguito nell'ambito dell'iniziativa assunta dal Comitato" spiega in una nota il segretario Giuseppe Rossodivita. Nel comunicato, si sottolinea come sia stata invitata dalla Corte Ue a individuare, entro un anno, una soluzione al sovraffollamento carcerario. "In questo contesto - spiega la nota - la Corte avvisa l'Italia che sono centinaia i ricorsi in attesa di essere decisi, che il loro numero è in continuo aumento e che la loro trattazione rimarrà sospesa per un anno in attesa dei provvedimenti che l'Italia adotterà".

La Repubblica
08 01 2013

La Corte di Strasburgo parla di "trattamento inumano e degradante" in celle dove le persone hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. Il caso di 7 carcerati nel penitenziario di Busto Arsizio e in quello di Piacenza ai quali lo Stato dovrà pagare un totale di 100 mila euro per danni morali.

 

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