Vita dietro le sbarre di un microcosmo sessuato

  • Giovedì, 26 Febbraio 2015 14:53 ,
  • Pubblicato in L'Analisi
donne_magritte_the-double-secretCristina Morini, Il Manifesto 
25 febbraio 2015

La depersonalizzazione e il declassamento dell'individuo attraverso la cancellazioni di diritti (alla privacy, all'affettività, alla salute) sono parte integrante dei disegni del carcere. La sofferenza che tali trattamenti generano si traduce spesso in fenomeni autodistruttivi. I nessi tra il disconoscimento dei vissuti, piegati e domati, le precarietà esistenziali dei percorsi individuali e le ricadute cliniche sono evidenti. ...

Vivere senza carcere?

  • Giovedì, 26 Febbraio 2015 08:26 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Valentina Calderone, Zeroviolenza
26 febbraio 2015

La questione carceraria nel nostro paese sembra, quasi miracolosamente, uscita dalla zona d'ombra cui fino a poco tempo fa veniva relegata. Si è parlato molto di sovraffollamento, di condizioni fatiscenti dal punto di vista strutturale, di trattamenti inumani e degradanti subiti dai detenuti.
Ad aprire un varco nell’oblio collettivo che affliggeva lo stato delle nostre prigioni – come se parlar di carcere non fosse argomento di interesse anche per i cittadini liberi – ci ha pensato la Corte europea per i diritti dell'uomo, che ha più volte ammonito, quando non multato,

Un tutorial per evitare gli stupri in prigione

  • Mercoledì, 25 Febbraio 2015 11:51 ,
  • Pubblicato in IL POST

Il Post
25.02.2015

Due video saranno mostrati in tutte le prigioni dello stato di New York, dove il problema è molto diffuso: sono stati girati da un ex detenuto, stuprato in carcere

Nei prossimi mesi lo stato di New York mostrerà alle persone detenute nelle sue carceri un video orientativo, girato in due versioni diverse per uomini e donne, che offre consigli su come identificare ed evitare i “predatori sessuali” in prigione, per combattere gli stupri, la violenza e l’omertà in prigione.
I video, pubblicati sul sito del Marshall Project (una testata giornalistica no-profit e apolitica che racconta e analizza il sistema di giustizia penale degli Stati Uniti, il paese che ha più carcerati al mondo) sono stati finanziati dal governo federale grazie al Prison Rape Elimination Act (la prima legge americana che si occupa degli stupri dei carcerati) e diretti da T. J. Parsell, un ex-detenuto stuprato in prigione. Verranno mostrati inizialmente nelle prigioni in cui sono stati girati e poi in tutto lo stato. New York infatti ha un record negativo per quanto riguarda gli stupri in prigione: nel 2010 tre delle undici strutture americane in cui lo staff aveva abusato maggiormente dei detenuti si trovavano nello stato di New York. Soltanto dal 2009 tre agenti della prigione di Bedford Hills sono stati accusati di aver stuprato dei detenuti; e poi ci sono gli stupri compiuti dai detenuti ad altri detenuti.

In questa breve introduzione, dedicata ai detenuti uomini, T. J. Parsell racconta in breve lo scopo dei video – “non è per spaventarvi, ma per farvi affrontare meglio il periodo che dovrete passare in prigione” – e perché ha deciso di girarli (“avevo 17 anni quando sono arrivato in prigione, ero giovane e ingenuo, e non sono passate nemmeno 24 ore prima che venissi stuprato”).

Il video poi spiega anche che al giorno d’oggi le tattiche dei predatori sessuali sono diverse da quelle di trent’anni fa, quando si veniva stuprati tramite aggressione diretta; ora bisogna stare attenti alle persone che cercano di avvicinarsi troppo e guadagnarsi la fiducia di un carcerato per farlo sentire al sicuro e dipendente da lui.

Nel video, dedicato alle donne in carcere, una detenuta spiega che non bisogna stare attente soltanto alle altre carcerate ma anche allo staff, che può essere pericoloso quanto e più delle compagne di cella.

La guida spiega anche quali sono le situazioni da evitare, per non trovarsi in situazioni spiacevoli. La sicurezza di un detenuto dipende anche dal comportamento tenuto in alcuni momenti di interazione: per esempio sotto la doccia, dove non bisognerebbe mai togliersi la biancheria intima.

 

Vita dietro le sbarre di un microcosmo sessuato

donne_magritte_the-double-secret
La depersonalizzazione e il declassamento dell'individuo attraverso la cancellazioni di diritti (alla privacy, all'affettività, alla salute) sono parte integrante dei disegni del carcere. La sofferenza che tali trattamenti generano si traduce spesso in fenomeni autodistruttivi. I nessi tra il disconoscimento dei vissuti, piegati e domati, le precarietà esistenziali dei percorsi individuali e le ricadute cliniche sono evidenti. [...] La rimozione della differenza sessuale all'interno degli istituti penali si inserisce in una schema tradizionalmente insito nella società. Ma il carcere è un microcosmo dove l'inclusione consente di amplificare modelli e simbologie parimenti neutralizzanti e naturalizzanti.
Cristina Morini, Il Manifesto ...
Malak al Khatib, 14 anni, ieri ha ritrovato il calore della sua famiglia. Uscita dal carcere, è stata lasciata dalle autorità israeliane a un posto di blocco nei pressi di Tulkarem, dove ha trovato ad accoglierla amici e parenti. Abbracci, qualche lacrima, finalmente è tornata a sorridere.
Michele Giorgio, Il Manifesto ...

facebook