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Moretti, se vuole censurare il web non usi le donne come scusa

  • Martedì, 11 Febbraio 2014 12:31 ,
  • Pubblicato in Flash news

Gli Altri
11 02 2014

Non sapevamo con certezza cosa si sarebbero inventate, ma eravamo sicure: i fatti di sessismo delle ultime settimane e la loro strumentalizzazione avrebbero portato a immaginare una legge repressiva. E’ stato sufficiente aspettare un paio di settimane e dal cilindro ne è sbucata fuori una. Domenica sul Corriere della sera si poteva leggere la lettera della deputata Pd, Alessandra Moretti, che illustrava la sua proposta contro l’hatespeech (insulti minacce e istigazione all’odio) in rete indirizzata in particolare contro coloro che offendono le donne.

La legge non viene illustrata nel dettaglio, ma i punti cardine sono chiari: “Occorre – scrive la deputata – che i provider inizino un processo di responsabilizzazione dei contenuti, affinché la rete resti luogo di dibattito libero e democratico e non spazio per dare sfogo alle peggiori frustrazioni e agli istinti più bassi”. In nome della libertà si invoca la censura, ben sapendo che le norme esistono già, e si chiede di mostrare i volti di coloro che insultano nel web. Una sorta di gogna pubblica autorizzata e spacciata come atto di civiltà.

È di per sé grave e liberticida pensare che la scommessa si vinca con la repressione, ma è ancora più odioso che questo venga fatto in nome delle donne. Non solo perché si usa ancora una volta la lotta al sessismo per far passare valori sempre più reazionari, ma anche perché tutto il discorso di Moretti mette in un angolo le donne. Le fa apparire come soggetti deboli, bisognose di protezione. La deputata, pur annunciando nella lettera che bisogna smettere di fare le vittime, ottiene il risultato opposto: fa sembrare che donne e web siano incompatibili, che siano due mondi contrapposti. Una falsità. Lei stessa ricorda che oggi le manager hanno conquistato i vertici delle più grande aziende che lavorano on line. Sono le prime, sono bravissime.

Ma questa moda di ribaltare i dati e di farci passare per deboli resta sempre in auge. Lo ha spiegato molto bene su questo giornale Elettra Deiana. La critica al sessismo viene ripiegata su un vittimismo che è un modo di far stare le donne in una posizione di apparente sudditanza. Non importa chi siamo davvero, l’importante è provare a farci tornare al nostro posto, alla “norma”.

È per questo che mi ha colpita la prima pagina dell’Internazionale di questa settimana (in alto la copertina). Il titolo è “Internet, qui le donne non sono benvenute”. Si parte da alcuni casi veritieri, donne perseguitate on line, per creare la generalizzazione che tutte le donne sono molestate e hanno problemi. Una falsità e una strumentalizzazione. Perché i problemi si possono sconfiggere non creando falsi allarmismi ma riconoscendo sia il ruolo che tante hanno, sia l’uso che milioni di donne fanno di internet nel mondo. Si deve cioè partire da una complessità che non può più essere proposta in maniera così schematica. Se un uomo viene minacciato su internet, i casi sono tantissimi, nessuno si sogna di farne una questione maschile. Questo non significa non riconoscere i contenuti sessisti, ma rifiutarsi di diventare immediatamente “categoria”.

La sfida, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è culturale e politica. È la sfida che riguarda il rapporto uomo donna, a partire dalla messa in discussione di un femminile e di un maschile stereotipati. La nuova ondata di vittimismo fa esattamente il contrario. Ripropone lo schema degli uomini cattivi e delle donne deboli. Esattamente quello che stiamo cercando di mandare all’aria e che internet ci sta aiutando a fare. Quindi, quando parlate di repressione e non di cultura, come è stato fatto con la legge sul femminicidio (non a caso portata ad esempio anche da Alessandra Moretti) almeno non fatelo in nome delle donne.

 

Turchia, una legge per mettere il bavaglio a Internet

Il Corriere della Sera
05 02 2014

La Turchia è il Paese al mondo con il maggior numero di giornalisti in carcere, ancora più che in Cina. Ma ora un progetto di riforma della regolamentazione di Internet rischia di limitare ancora di più la libertà di informazione.

A lanciare l’allarme è il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpi) : “Il Parlamento sta per votare misure che, se approvate, consentiranno al governo di bloccare i singoli url senza la decisione di un giudice e di registrarei dati personali degli utenti anche per due anni. E questo consentirà un controllo insidioso della libertà di espressione”.

A compiere queste operazioni di censura sarà l’Autorità delle Telecomunicazioni (Tib), nominata dal governo e questo permetterà al premier Recep Tayyip Erdogan di avere un controllo quasi totale sull’informazione. Il governo si difende dicendo che le norme sono state pensate “per proteggere la famiglia, i bambini e i giovani da notizie su Internet che potrebbero incoraggiare la tossicodipendenza, l’abuso sessuale e il suicidio”. E sorge spontaneo il paragone con la legge anti-gay della Russia di Putin anch’essa pensata per proteggere i minori dalla propaganda omosessuale.

Reporter Senza Frontiere parla di “cyber-censura”, Ue, Usa e Consiglio d’Europa hanno espresso preoccupazione. L’opposizione accusa Erdogan di essere “pronto a tutto” per mantenersi al potere e insabbiare le inchieste dei magistrati anti-corruzione che da un mese fanno tremare il suo governo e giudica la mossa liberticida.

Dagli Stati Uniti anche l’ong Freedom House giudica preoccupante la situazione e invita il presidente Obama “a impegnarsi di più per rispondere ad una crisi di tali dimensioni”.

”Possiamo dire che quanto sta succedendo in Turchia rappresenta una vera crisi della democrazia», ha detto il presidente Favid Krramer.

L’esame in plenaria degli emendamenti presentati dal governo è iniziato ieri ma la loro adozione appare scontata visto che il partito filo-islamico Akp di Erdogan detiene la maggioranza assoluta.

Bacio gay censurato da Facebook. "Abbiamo fatto un errore"

Huffington Post
19 12 2013

Aveva pubblicato una foto in cui baciava un ragazzo a Toronto durante la manifestazione di protesta contro la scelta della Corte suprema indiana di ripristinare il reato di omosessualità. Ma è stato censurato da Facebook.

Kanwar Saini, produttore musicale trentaduenne di Montreal - aveva pubblicato il post sulla sua pagina 'Sikh Knowledge' scrivendo nella didascalia: "L'altra sera mio zio mi ha detto che se avessero saputo della mia omosessualità prima dei 20 anni mi avrebbero ucciso. Mi ha anche detto che sono gay perchè sono stato molestato da piccolo e che sono sulla cattiva strada". Di tutta risposta Saini dice di aver riso: "Mio zio proviene da un luogo in cui le minoranze vengono criminalizzate. Sono orgoglioso di essere illegale", ha continuato a scrivere nella didascalia.

La foto, con quasi 1500 likes e più di 100 condivisioni, ha scatenato un acceso dibattito sull'omosessualità, che non è piaciuto molto al team di Facebook. Poche ore dopo la pubblicazione, un messaggio avvisa Saini che la foto sarebbe stata rimossa perchè "contraria alle norme e alle condizioni" del social e che l'account sarebbe stato sospeso per 12 ore.

Ma Saini ha reagito usando la sua bacheca per rivolgersi direttamente al social: "Vi rendete conto di quanto il mio post fosse importante? Gli omofobi sanno essere odiosi e violenti. Perchè non rimuovete i loro post?". Contro la "censura" di Facebook si è mosso allora il popolo della rete che ha infuocato il dibattito e condiviso la foto su Twitter, Tumblr e Instagram.

La storia è raccontata anche dal sito Buzzfeed, che ha ricevuto le scuse di Matt Steinfeld, responsabile della comunicazione per il social network: "La foto è stata rimossa per errore e sarà ripristinata. Ci scusiamo per l'inconveniente".

"Sihk Knowlge 1 - Facebook 0", ha commentato Kanwar Saini.

Servizio

Giovanni De Mauro, Internazionale
12 luglio 2013

Chi è un giornalista? La domanda sembrerà banale, ma negli Stati Uniti dalla risposta può dipendere se uno finisce in prigione oppure no. Per esempio: Gleen Greenwald è un giornalista, e quindi dopo il suo scoop sulle intercettazioni della National security agency è tutelato dal primo emendamento della costituzione americana?
Cielo: una talpa nuda! E con questamotivazione la misteriosa trojka che governala censura di Facebook ha bannato la pagine di alcuni "attivisti a favore della sperimentazione animale" che avevano incautamente postato un'immagine dell'animaletto ...

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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