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"Un potere di questo genere si combatte eliminando il pregiudizio e tutta la gran polvere sulla sessualità. E un problema della Chiesa istituzione: Cristo non ha mai detto nulla contro i gay. Il discorso religioso deve riguardare in generale la sessualità del clero." ...

Lidia Menapace. La morale arcaica postmodernizzata

  • Lunedì, 27 Maggio 2013 13:29 ,
  • Pubblicato in Flash news

Tellusfolio.it
27 05 2013

Allo stesso modo che viene chiamato modernità il ritorno sindacale al feudalesimo delle corporazioni, così vien gabellata per postmodernità una morale che dicendosi “globale” ingloba soprattutto i vari fondamentalismi religiosi. Sicché andare a vedere che dice il testo sacro più noto in Occidente e che fa da sostrato alla morale e a volte anche da fonte giuridica positiva (cioè la Bibbia), è fondato.

Andiamo dunque a vedere che cosa dice la legge mosaica, quella appunto che Mosè ricevette un bel po' di secoli prima di Cristo, sul monte Sinai, secondo il racconto biblico. Magari su aborto adulterio libertà delle donne. È interessante vedere che le donne non sono considerate persone, bensì proprietà, almeno da quando il popolo eletto smette il nomadismo e diventa stanziale. Nemmeno la madre ha potestà sul figli: infatti quando Abramo si sottomette alla richiesta divina di sacrificare il suo unico tardivo desideratissimo miracoloso figlio legittimo Isacco (ne ha anche uno naturale dalla schiava Agar, Ismaele, che diventa il capostipite dei popoli arabi) e si incammina con lui verso il monte del sacrificio, non avvisa nemmeno la moglie Sara, che gli mette un muso storico e non gli rivolge mai più la parola.
Faccio riferimento ad alcuni testi che sono stati trasferiti nell'ordinamento cristiano e magari attenuati nella tradizione: ad esempio il comandamento che dice “Onora il padre e la madre” e basta, nella legge di Mosè continua “e non cacciarli di casa quando sono vecchi”. Infatti l'usanza presso i popoli nomadi era di abbandonarli e lasciarli morire: presso i popoli nomadi che non possono avere con sé persone incapaci, chi si ammalava o diventava vecchio/a veniva lasciato indietro e moriva di fame o freddo o malattia o vecchiaia pian piano, pare sia una morte dolce.

Quanto al comandamento che viene considerato una condanna dell'infedeltà coniugale a favore delle donne, quello che dice: “Non desiderare la donna d'altri”, nel testo antico afferma “Non desiderare la roba d'altri, né la sua donna, il suo asino, la sua vacca ecc.” Cioè il comandamento condanna l'invidia verso la proprietà altrui. L'infedeltà coniugale era invece punita con la lapidazione (ancora oggi, in paesi di islamismo fondamentalista) formalmente per ambedue i generi. Non si ha però alcuna notizia di lapidazioni di mariti infedeli e lo stesso Gesù Cristo smaschera l'ipocrisia, quando prende le difese dell'adultera e la libera dalla lapidazione suggerendo ironicamente ai lapidatori senza peccato di scagliare la prima pietra. Si dileguano, a cominciare dai più vecchi, dice il testo evangelico.

Quanto all'aborto, Qohelet un testo di alta poesia, quello di Vanità delle vanità e tutto è vanità, dice: “meglio un aborto che svanisce nel nulla, che una vita infelice”: suppongo si tratti di aborto spontaneo, ma il testo non lo dice e si adatta pure a quello volontario. Invece i testi giuridici sono sempre attenti al danno alla proprietà. “Se uno causa un danno facendo abortire o morire una donna o una cavalla, deve un risarcimento al proprietario della cavalla o al marito della donna”. La stessa impronta proprietaria a proposito di verginità: è richiesta come testimonianza che la merce è fresca e mai usata da altri. Dice il Vangelo che Giuseppe, che era un giovanotto gentile e discreto, trovata incinta Maria prima che si fossero sposati, la rimanda a casa di nascosto, come per protestare la merce che non era secondo i patti. Lo stesso significato ha in tutte le civiltà l'uso di comprare la moglie, e quello di fare la dote alle figlie.

Dopo la Rivoluzione francese non dovrebbe essere più così, ma ci volle una richiesta specifica contenuta nello scritto: “I diritti della donna e della cittadina”, con il quale Olympe de Gouges richiede di avere il diritto di andare a scuola per le bambine, e quello di non morire di parto con adeguata assistenza per le donne. Chiede anche di poter dare il proprio cognome alla figliolanza. L'attuazione tarda molto, perché non si supera una cultura millenaria in pochi decenni.

Finalmente eravamo arrivate ad ottenere alcune cose, che ora nella crisi del capitalismo, il patriarcato vuole riprendersi: la vendetta è molto pesante. Le donne sono sparite dal discorso economico: sembra che ci siano solo disoccupati, esodati, precari, inoccupati, le donne sono coperte sotto la dizione “Famiglia” e vien loro attribuito il compito di mettere in piedi il “Welfare domestico”, cioè di fare tutti i servizi sociali a domicilio e senza salario, vuol dire la schiavitù.

Lo stesso modo per l'aborto: forse non ci sarà lo scontro frontale, che suscita attenzione e muove l'agire, ma -dopo che papa Francesco ha recentemente dichiarato che il prodotto del concepimento è persona fin dal primo attimo del concepimento- lasciano fare all'obiezione di coscienza dei medici: ricomincia l'aborto clandestino pericoloso costoso e criminale. È il capitalismo, ragazze, quando poi si allea col patriarcato ancor più pericoloso e rovinoso: aveva ragione Rosa Luxemburg a dire che quando la crisi del capitale è strutturale, o si fa l'alternativa o si cade nella barbarie: socialismo o barbarie, per ora vincono i barbari.

Era il 15 settembre 1993 quando i luogotenenti dei fratelli Graviano, dopo aver seminato la morte con le bombe tra Firenze, Roma e Milano pensarono che era giunto il momento di togliere di mezzo anche quel prete che "faceva messa contro Cosa Nostra". ...

La Stampa
23 05 2013

Come risolvere i problemi demografici di una società che invecchia rapidamente come quella tedesca? Non puntando sull’immigrazione, come fa erroneamente la cancelliera Angela Merkel, bensì optando per una soluzione ben diversa: le donne dovrebbero rimanere a casa e fare tre-quattro figli.

Parola del controverso arcivescovo di Colonia Joachim Meisner. «Dov’è che le donne vengono davvero incoraggiate pubblicamente a restare a casa e a mettere al mondo tre, quattro figli?», si è chiesto Meisner in un’intervista al quotidiano Stuttgarter Zeitung. È da qui che bisognerebbe partire «e non, come fa Frau Merkel, presentare soltanto l’immigrazione come soluzione dei nostri problemi demografici». Non possiamo certo portar via ai portoghesi e agli spagnoli i loro giovani e dunque il futuro del loro Paese solo per puro egoismo, ha criticato il cardinale: «dovremmo formare questi disoccupati e dar loro così una prospettiva, ma poi dovremmo lasciarli tornare nella loro patria, dove c’è bisogno di loro».

C’è un trend ad allontanare le donne dalle famiglie affinché la produzione possa andare avanti, ha lamentato Meisner. Si tratta di un fenomeno che ricorda la Germania dell’Est, un Paese dove venne fatto credere alle donne che «chi resta a casa a causa della famiglia è demente». Meisner è uno dei più discussi vescovi tedeschi e il più noto rappresentante della corrente conservatrice della Chiesa cattolica in Germania. In passato ha provocato accese discussioni paragonando ad esempio l’aborto all’Olocausto o criticando la cultura “degenerata” (un aggettivo, “entartete”, usato dai nazisti per denigrare l’arte a loro sgradita). Nei giorni scorsi il cardinale, cresciuto nella Germania dell’Est e nominato nel 1989 alla guida della più grande diocesi tedesca, quella di Colonia, ha annunciato che si dimetterà a fine anno, quando compirà ottant’anni.

Pedofilia, una class action in Italia

  • Lunedì, 13 Maggio 2013 12:35 ,
  • Pubblicato in Flash news
Repubblica.it
13 05 2013

Le vittime chiedono i danni alla Chiesa.

Per la prima volta nel nostro Paese si farà appello ai tribunali ecclesiastici. Negli Stati Uniti nel 2007 l'arcidiocesi di Los Angeles venne condannata a versare 660 milioni di dollari. Tutto parte dalla diocesi di Savona dove Francesco Zanardi, vittima e fondatore di Rete L'Abuso, aveva portato alla scoperto una catena di scandali.

È in arrivo un terremoto per le diocesi italiane: le vittime di pedofilia chiederanno un indennizzo ai vescovi per gli abusi subiti dai preti passando attraverso i tribunali ecclesiastici diocesani. A riferirlo è Francesco Zanardi, fondatore di Rete l'Abuso che, molestato da ragazzo, ha portato allo scoperto la catena di scandali che ha coinvolto la diocesi di Savona.

Il codice canonico inserisce la pedofilia nei delicta graviora (i delitti più gravi), riconoscendo procedure di risarcimento delle vittime. È tutto scritto nel codice, ma in Italia nessuno ancora l'aveva fatto. Gli abusati, rappresentati da avvocati specializzati in diritto canonico, possono chiedere i danni ai vescovi delle diocesi competenti, che sono quindi obbligati a procedere istituendo un processo canonico civile. Secondo Rete l'Abuso sarebbero almeno 400 le vittime dei preti pedofili in Italia che possono dare il via alla procedura canonica di risarcimento danni, rischiando di mettere le finanze delle diocesi in seria difficoltà.

Nel 2007 negli Stati Uniti l'arcidiocesi di Los Angels versò 250 milioni di dollari dei 660 totali riconosciuti alle 580 vittime accertate, oltre 1 milione di  dollari a vittima (i rimanenti furono versati dalle assicurazioni). Per risarcire le vittime la diocesi vendette un grattacielo, immobili e terreni di proprietà. Fu l'indezzo più alto mai imposto dalla giustizia americana nello scandalo dei preti pedofili.

In Italia l'apertura di procedure canoniche civili potrebbe portare all'avvio di processi penali canonici che, secondo Rete l'Abuso, difficilmente vengono promossi dai vescovi delle diocesi competenti contro i preti accusati. Uno fra tutti è il caso della diocesi di Savona dove don Nello Giraudo  accusato di aver abusato di ragazzini tra gli 1980 e il 2009, nel febbraio 2012 patteggiò un anno con la condizionale. Nel fascicolo raccolto contro di lui dalla Procura di Savona emersero alcuni documenti che dimostravano come le gerarchie ecclesiastiche fossero a conoscenza degli abusi, senza che nella diocesi si fossero mai presi adeguati provvedimenti. In una lettera del 2010 dell'Arcivescovo Luis Ladaria all'attuale vescovo di Savona Vittorio Lupi si legge: "Mi riferisco al caso del Rev. Nello Giraudo del clero della sua diocesi, che fu denunciato nel 1980 per abuso di minore e che nel 2002 manifestava al Vicario Generale la propria tendenza pedofila [...] il suo predecessore Mons. Domenico Calcagno segnalava il caso a questa Congregazione [...] il 4 aprile 2006 egli fu invitato ad avvicinare il chierico per chiedergli se intendesse domandare al Santo Padre la dispensa da tutti gli oneri sacerdotali, in caso contrario avrebbe dovuto attivare un processo penale amministrativo ex can 1720 nei confronti del sacerdote, essendo ormai trascorsi quattro anni la invito a informare questo dicastero sull'evoluzione del caso".

Secondo Rete l'Abuso il processo canonico contro Giraudo non si è mai celebrato e don Nello è di fatto, ancora oggi, un prete. La mancata apertura di un procedimento penale canonico avrebbe anche impedito il conseguente riconoscimento dei danni alle vittime da parte della diocesi. L'associazione si sta mettendo in contatto con tutti gli abusati da suore e preti in Italia  per fornire loro adeguate indicazioni su come meglio procedere. "Il primo consiglio", dice Francesco Zanardi, "è quello di non andare da soli a parlare con i vescovi, ma rivolgersi prima a un avvocato esperto in diritto canonico e fare le giuste rivendicazioni alle diocesi". È evidente che, se questo procedimento inedito dovesse avere successo, si aprirebbe un precedente in Italia per tutte le vittime che, ancora oggi, non hanno avuto giustizia.

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