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Un mondo con le gonne, tutto maschile

  • Mercoledì, 13 Marzo 2013 08:32 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
Barbara Mapelli, Zeroviolenzadonne
13 marzo 2013

Colpisce in questi giorni, in televisione e sui giornali, lo spettacolo sontuoso della coreografia organizzata intorno all'elezione del Pontefice. Il sapiente dosaggio tra cardinali leggermente trasgressivi o umanizzati dal fatto di andare in bicicletta o passeggiare semplicemente per strada e una ufficialità fastosa, accecante, ...

La Chiesa e l'omosessualità: mille anni di ipocrisia

  • Martedì, 12 Marzo 2013 10:00 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Grande Colibrì
12 03 2013

Quando, nel 1051, Pier Damiani pubblicò il suo "Liber Gomorrhianus" per denunciare la diffusione dell'omosessualità fra i chierici e i monaci della sua epoca, senz'altro non avrebbe mai pensato di inaugurare un nuovo genere di trattato morale: quello che ha come obiettivo principale di suscitare lo sdegno nei confronti dell'omosessualità e la riprovazione e lo schifo nei confronti degli omosessuali. Se infatti è vero che, prima di quest'opera, si trovano numerosi riferimenti all'omosessualità, è anche vero che sono contenuti in penitenzili e in collezioni canoniche che non hanno come obiettivo quello di fornire al lettore un "trattato" sull'omosessualità.

Lo storico inglese John Boswell fa riferimento a Pier Damiani inserendolo in quel "piccolo e rumoroso gruppo di asceti" che risvegliò la violenta ostilità che già si trova nelle opere di Giovanni Crisostomo, il quale affermava che gli atti omosessuali non solo erano peccaminosi, ma così gravi da essere paragonati più all'assassinio che alla golosità o alla fornicazione. Per tutta la loro vita questi uomini, continua Boswell, "lottarono per interessare la Chiesa istituzionale alla loro crociata, per cambiare le opinioni della gente e dei teologi in materia". Le autorità ecclesiastiche non stabilirono mai delle punizioni per il comportamento omosessuale e finsero di non sentire quelle poche lamentele che ricevevano dai riformatori.
Oltre a Damiani, che cercò, con scarso successo, di interessare al problema Leone IX e Alessandro II, lo stesso Ivo di Chartres denunciò a papa Urbano II, il pontefice che promosse la prima crociata, i nomi di alcuni prelati altolocati che erano ben conosciuti per essere coinvolti in attività omosessuali, ma anche la sua protesta cadde nel vuoto.

Quasi certamente nello stesso periodo, si cercò di introdurre in Inghilterra una legislazione ecclesiastica che definiva peccaminoso il comportamento omosessuale. Il concilio di Londra del 1102 prese delle misure per far sì che il pubblico venisse informato della scorrettezza di tali atti e dichiarò che la sodomia doveva essere confessata come peccato. Ma Anselmo di Canterbury si oppose alla pubblicazione del decreto e, in una lettera all'arcidiacono Guglielmo, scrisse: "Questo peccato è stato finora così comune che difficilmente si prova imbarazzo per esso e, perciò, molti sono caduti in tale peccato perchè erano inconsapevoli della sua gravità".

Lo stesso Boswell sottolinea giustamente che questa indifferenza della Chiesa istituzionale nei confronti dei comportamenti omosessuali è ancora più sorprendente perché si colloca in un periodo storico caratterizzato da uno sforzo enorme teso a dare vigore al celibato ecclesiastico e osserva come, nella stessa Chiesa dell'XI secolo, fosse attivo un altro gruppo di autori che sosteneva "il valore positivo delle relazioni omosessuali e le celebrò in una esplosione di letteratura gay cristiana" basata principalmente sull'esempio dell'amicizia fra Gesù e Giovanni.

Ed è alla luce di questa notizia che si comprende la risposta che Leone IX dà a Pier Damiani dopo aver ricevuto il suo "Liber Gomorrhianus". Pur condividendo, infatti, la sua "santa indignazione" per quello che anche il papa definisce "desiderio osceno", tanto più detestabile perché compiuto da persone consacrate, Leone continua la sua lettera scrivendo: "Noi, però, agiremo più umanamente" di fronte alle richieste di Pier Damiani, a cui dice chiaramente: "Hai scritto ciò che sembrava meglio per te", prendendo le distanze dalle conclusioni severe a cui arriva il suo interlocutore.

E infatti decide che gli ecclesiastici non coinvolti in attività omosessuali "da lunga abitudine o con molti uomini" rimangano nello stesso grado che occupavano quando erano stati dichiarati colpevoli, e che solo quelli in stato particolarmente peccaminoso vengano degradati dal loro rango.

Nelle parole di Leone si legge chiaramente un atteggiamento molto tollerante: se da un lato sembra voler accontentare Pier Damiani, comminando la degradazione laddove la gravità del peccato sia proprio innegabile, dall’altro lato non si inasprisce contro i peccatori ma, anzi, usa un tono comprensivo senza giustificare ulteriormente le sue affermazioni. Ci vorrà più di un secolo per arrivare alla condanna esplicita dei comportamenti omosessuali che si legge tra i decreti del III Concilio Lateranense: "Chiunque abbia commesso quella lussuria che è contro natura [...], se ecclesiastico sarà espulso dal clero o confinato in un monastero a fare penitenza, se laico sarà soggetto alla scomunica e sarà scacciato dalla congregazione dei fedeli".

A distanza di quasi un millennio sembra di rivedere nelle cronache dei giorni nostri le vicende che avevano opposto Pier Damiani a Leone IX: con alcuni che si danno da fare per documentare la presenza di una "lobby gay" in Vaticano e invocano provvedimenti severi e altri che invece negano l'urgenza di questi provvedimenti. In realtà sia i primi che i secondi dimenticano che il vero problema con cui deve fare i conti la chiesa cattolica per ritrovare quella fedeltà al Vangelo che sembra definitivamente perduta, non è tanto l'incontinenza sessuale dei suoi ministri, quanto l'ipocrisia con cui questi si muovono sia quando si tratta di arrivare a una condanna dell'omosessualità che quando si tratta di evitarla.

La domenica in cui sulla stampa iniziavano a circolare le prime voci su questo dossier, messo a punto dai cardinali Herranz, Tomko e De Giorgi nominati da Benedetto XVI, in cui si denuncia la presenza di una vera e propria "lobby gay" all'interno della Chiesa, la liturgia ambrosiana proponeva ai fedeli l'episodio riportato da Giovanni in cui Gesù incontra la samaritana. Ed è sorprendente vedere come in questo episodio ci sia la risposta alle preoccupazioni di Pier Damiani, di Leone IX, di Benedetto XVI e dei cardinali da lui incaricati.

Basta osservare che, in seguito alla richiesta che Gesù le fa di andare a chiamare suo marito, quando la donna risponde: "Io non ho marito", Gesù le risponde dicendole: "Hai detto bene donna: 'Non ho marito'; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito", invitando la sua interlocutrice a dire fino in fondo la verità su se stessa e spingendola così ad aprirsi alla rivelazione definitiva, quella con cui Gesù si manifesta a lei come il Messia.

Solo chi ha il coraggio di ammettere la verità su se stesso, riconoscendo e raccontando le proprie debolezze e le proprie contraddizioni, può infatti aprirsi alla buona novella che il Vangelo proclama. Chi, al contrario, continua a dibattersi nell'ipocrisia di chi vuole nascondere i propri peccati o di chi, ancora più colpevolmente, non accetta la debolezza umana e usa le punizioni e le condanne per farli sparire tra le cose che non si dicono e che si raccontano con vergogna nel segreto del confessionale, non sarà in grado di riconoscere il messaggio dirompente di Gesù che ci dice che la nostra liberazione è proprio lui che ci parla.

D'altra parte non occorre fare molte ricerche per vedere che Gesù, nel Vangelo, mentre non parla mai di omosessualità, parla molto spesso di ipocrisia, condannandola duramente. Che sia quindi l'ipocrisia la nostra principale preoccupazione. Che sia quindi l'ipocrisia la principale preoccupazione della chiesa.


Preti pedofili: il diavolo a Savona

  • Lunedì, 11 Marzo 2013 11:08 ,
  • Pubblicato in L'Inchiesta
La Repubblica
11 marzo 2013

* Pedofilia, soldi, potere e omissioni. La tragedia della diocesi ligure ...
* "So troppe cose, dovevo essere fatto fuori" ...
* Un'altra storia di preti molestatori coperti. Don Lupino: "Adesso dicano la verità" ...
* Così un prete pedofilo trova rifugio dal vescovo ...
* Decenni di abusi coperti dalla Chiesa ...

I custodi della vita

  • Mercoledì, 20 Febbraio 2013 08:59 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
20 02 2013

Lo scorso 2 febbraio la Conferenza Episcopale Italiana ha celebrato la Giornata della Vita. Nulla di strano per i credenti, se non fosse che in quella occasione alcuni docenti - 8 uomini e 1 donna - di Ginecologia e Ostetricia di università romane - Cattolica del Sacro Cuore, Tor Vergata, La Sapienza S. Andrea e Policlinico, Campus Biomedico - hanno organizzato un incontro dal titolo "Riflessioni su una Legge dello Stato". La legge in questione è la 194 e il documento da loro presentato a fine giornata e consegnato al cardinale vicario Agostino Vallini non è altro che l'ennesimo attacco ad una legge che dovrebbe garantire l'autodeterminazione delle donne e che dovrebbe essere applicata garantendo, fra l'altro, la presenza e il funzionamento di consultori pubblici in tutto il territorio nazionale.
Nel documento, invece, si legge di diritti del feto, ma soprattutto di un "progetto che guida ogni attività didattica ed accademica indirizzata alla formazione dei futuri quadri dirigenti e degli operatori sanitari, di un corretto approfondimento delle tematiche di ordine non solo medico ma anche bioetico e giuridico legate alle prime fasi della vita intrauterina": in realtà, come giustamente notato dalla ginecologa Anna Pompili sulle pagine di Micromega, significa voler formare una classe di medici pronti all'obiezione di coscienza così come già avviene diffusamente negli ospedali pubblici e in particolare al Policlinico di Tor Vergata e all'Ospedale Sant'Andrea di Roma, in aperto contrasto con la legge dello Stato. Le donne che capitano qui possono anche accedere a diagnosi prenatale, amniocentesi ed ecografie morfologiche, ma se hanno dei problemi o scelgono liberamente di non portare a termine la gravidanza, devono andare altrove.
Il documento si conclude con una dichiarazione d'intenti che non lascia dubbi: "le Università stimolano la ricerca in questi campi di frontiera fra la medicina, la biologia, l'etica, che operano tutte congiuntamente per definire le più avanzate responsabilità dell'uomo". La responsabilità dell'uomo e la, presunta, obbedienza della donna.

Il testo del documento

Le cinque Cattedre di Ginecologia ed Ostetricia delle Università di Roma riconoscono la centralità, nel progetto che guida ogni attività didattica ed accademica indirizzata alla formazione dei futuri quadri dirigenti e degli operatori sanitari, di un corretto approfondimento delle tematiche di ordine non solo medico ma anche bioetico e giuridico legate alle prime fasi della vita intrauterina e, più in generale, a diritti e necessità dell'embrione/feto e della donna gestante, in un contesto che valorizzi pienamente e altrettanto pienamente rispetti, da un lato i vincoli posti dall'attività del legislatore e, dall'altro, le scelte personali in campo etico e la libertà di coscienza. La Legge 194/1978, a quasi venticinque anni dalla sua introduzione nell'ordinamento italiano, non ha ancora realizzato tutti gli enunciati che, nel riconoscimento del valore sociale della maternità e del diritto della vita umana ad una piena tutela fino dal suo inizio, prevedono una serie di iniziative volte ad assistere gravidanze complesse e ricche di risvolti personali e sociali, garantendo nei fatti la libertà e l'autonomia della scelta della donna.
In questi eventi, nei quali la gestante si trova a rivalutare, suo malgrado, il suo intero progetto di vita, gli operatori sanitari, nel loro insieme, debbono sentirsi tenuti a svolgere tutta una serie di iniziative che, lasciando all'apprezzamento della gestante una scelta consapevole e responsabile, le permettano di operare quanto da lei ritenuto più rispondente ai suoi bisogni ed a quelli del nascituro, in funzione della sua coscienza. In particolare per il feto è necessario che siano chiari, e maggiormente conosciuti, i suoi diritti, anche non scritti, concernenti la sua vita e le condizioni previste per il suo sviluppo, per permettere alla madre una decisione compiutamente responsabile.
Le sedi universitarie romane, quindi, si sentono pienamente coinvolte in questo itinerario educativo e speculativo, mirante a far conoscere ai propri discenti non solo la complessità dei processi fisiologici della gravidanza e della maturazione embriofetale, ma anche le profonde interrelazioni fra questi e le drammatiche scelte che le gestanti, a volte, sono chiamate ad affrontare, nel rispetto anche di valutazioni etiche adeguate. Inoltre le Università stimolano la ricerca in questi campi di frontiera fra la medicina, la biologia, l'etica, che operano tutte congiuntamente per definire le più avanzate responsabilità dell'uomo.

Prof. Roberto Angioli Università Campus Biomedico Prof. Domenico Arduini Università Tor Vergata Prof. Pierluigi Benedetti Università La Sapienza - Policlinico Prof. Donatella Caserta Università La Sapienza - S.Andrea Prof. Alessandro Caruso Università Cattolica del S. Cuore Prof. Antonio Lanzone Università Cattolica del S. Cuore Prof. Massimo Moscarini Università La Sapienza - S. Andrea Prof. Emilio Piccione Università Tor Vergata Prof. Giovanni Scambia Università Cattolica del S. Cuore

Rt.com
13 02 2013

Eight Femen activists undressed and flashed their breasts inside the iconic Notre Dame cathedral in Paris. The notorious female group marked Pope Benedict XVI's resignation in typically scandalous fashion.

The Ukrainian feminists entered the Gothic cathedral on Tuesday dressed in long coats, before disrobing near the altar. The bodies of the activists were painted withslogans such as "Crisis of faith," and “Pope no more!”

Their protest lasted for just a few minutes.

“Bye-bye Benedict!” and “No more homophobe!” cried the activists while beating bells with sticks, to “congratulate the world” on Benedict XVI’s stepping down.

The cathedral’s security eventually took all the Femen members outside by force, but the activists remained outside shouting "In gay we trust!"

“FEMEN is congratulating the whole progressive world with the resignation of fascist Benedict XVI from the place of the head of the Catholic mafia. It’s symbolic that today is the day of voting on law of same-sex marriage in France. The ex-Pope was a fierce opponent of gay marriages. FEMEN applaud the complete capitulation of the middle age homophobia! Pope go to the devil! Viva common sense! Viva freedom!” reads an entry on the movement’s Facebook page.

Parishioners of the cathedral were reportedly unhappy with the their antics. "This is a sacred place, you can't strip here," a Frenchwoman told AFP.

The action followed Monday’s sudden announcement of Pope Benedict XVI's resignation, attributed to his "advancing years". It's the first time a pontiff hasquit in nearly 600 years.This wasn’t FEMEN’s first protest againstBenedict XVI. The group had previously demonstrated topless at St. Peter’s Square in the Vatican for gay rights, as the Pope was giving his weekly prayer in November 2011.

The FEMEN activists gained notoriety by conducting impromptu topless protests during major international public events in different countries against sex tourism, religious institutions, international marriage agencies, sexism and other social, national and international issues. The Ukrainian feminists also attacked what they called "homophobic propaganda" in the Vatican, and the economic forum in Davos.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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