Joss Whedon cacciato da twitter da squadriste femministe

  • Mercoledì, 06 Maggio 2015 11:03 ,
  • Pubblicato in Flash news

Abbatto i muri
06 05 2015

Joss Whedon, tra le altre cose sceneggiatore e creatore di diversi personaggi femminili, forti, determinati, con Buffy l’ammazza vampiri o DollHouse, ha chiuso il suo account twitter che constava di 1.000.000 di follower. Non è stato molto chiaro sul perché l’abbia fatto ma la motivazione, molto probabilmente, anzi certamente, è riconducibile ad un attacco squadrista da parte di presunte femministe che hanno preso a pretesto una sorta di polemica nata attorno a due vicende legate al suo ultimo Avengers – Age of Ultron.

Una si riferisce ad una battuta che il personaggio interpretato da Robert Downey Jr fa scherzando sull’idea di re-istituire la primae noctis, ovvero il diritto del re a dormire con la sposa il giorno in cui ella prende qualcuno in matrimonio. La battuta viene recitata nel momento in cui i personaggi del film tentano a turno, senza riuscirci, a sollevare il martello di Thor.

Alcune hanno criticato la battuta sostenendo quanto quella pratica fosse sessista e violenta. E’ come se si scherzasse sull’eventualità o meno di realizzare uno stupro. Questa è la conclusione di varie commentatrici incluse Feministing che ha seguito a ruota la BuzzFeed’s movie critic.

La seconda ragione della critica si riferirebbe al fatto che il personaggio interpretato da Scarlett Johannson alla fine confessa di non poter avere dei figli perché la formazione come spia russa comprendeva anche la sterilizzazione. Sicché lei conclude che in qualche modo anche lei, come un altro personaggio interpretato da Mark Ruffalo, si sente un po’ come un mostro. Da qui sono partite critiche a raffica perché alcune hanno ritenuto che il paragone tra una donna che non può avere figli e un mostro sia assolutamente fuori luogo. In realtà, si spiega, che la cosa detta dalla Johannson, che interpreta il ruolo di una donna forte, determinata, bella, sarebbe una considerazione intima, è quel che sente lei e non uno stigma lanciato su tutte le donne sterili, ma neppure questa spiegazione serve a quietare gli animi di quelle che oramai sono lanciatissime sui social network per realizzare i due minuti d’odio.

Whedon diventa così, al di là del fatto che le critiche possano essere giuste o sbagliate, oggetto di un linciaggio virtuale con toni molto violenti, offensivi e pieni di livore, com’è solito per chi immagina di avere il diritto, in nome della causa che sembra rappresentare o difendere, di fare e dire qualunque cosa.

In basso alcune delle meno “offensive” battute su twitter scritte contro Whedon, e ditemi voi se questo è il modo di marcare stretto qualcuno o non è piuttosto il modo di far capire che un certo femminismo è rappresentato da una serie di fanatiche violente che non hanno alcuna capacità di interloquire con chiunque. Io sono della seconda ipotesi, perché l’ho vissuto sulla mia pelle, e direi che non si tratta di un fenomeno che è d’aiuto alle donne, piuttosto compensa il bisogno di sfogare frustrazioni di un po’ di signore che praticano un volgare hate speech nascoste dietro l’alibi della difesa delle donne. Mi spiace che alla fine si comportino come un tribunale dell’inquisizione che in ogni modo possibile tenta la celebrazione di un rogo in diretta web. Non è così che si fa femminismo. Non così. Ecco tutto.

laglasnost

 

Redattore Sociale
13 04 2015

"Homeward Bound-Sulla strada di casa" è il lungometraggio nato da un progetto cinematografico che ha visto protagonisti ragazzi dell’Hotel House di Porto Recanati, enorme costruzione dove vivono oltre 2 mila persone provenienti da 40 paesi. Partita la raccolta fondi

ROMA - Nella periferia sud di Porto Recanati (Mc) c’è un enorme ed isolato condominio in cui convivono quotidianamente oltre 2000 persone provenienti da 40 paesi diversi. È l'Hotel House, grattacielo di 17 piani e di circa 500 appartamenti ad ingresso unico. In questo edificio più del 90% della popolazione residente è di nazionalità straniera, 400 sono i minori. Al suo interno vive un quinto della popolazione del comune maceratese. Conosciuto principalmente per le attività illegali, per le situazioni di violenza e degrado sociale segnalate dalla cronaca “vero e proprio limbo dove è racchiuso un mondo intero”, il palazzo “manifesta segni di una crisi sociale e umana profonda, dovuti alla condizione di abbandono del luogo e dei suoi abitanti”. Negli ultimi anni, sempre più degradato da un punto di vista strutturale “fin quasi all’inagibilità” è stato soggetto, insieme alle persone che vi abitano, a stereotipi e pregiudizi di ogni genere, realtà di rilevo nel panorama europeo, ha attirato l’attenzione su di sé suscitando più volte clamore. Ma l’Hotel House è anche un interessante spazio sociale, “emana una vitalità e varietà di risorse endogene che attendono solo di essere attivate”. La pensa così Giorgio Cingolani, antropologo e regista, che, motivato dalle storie contenute in questo agglomerato multiculturale, microcosmo di esistenze, ha avviato un percorso cinematografico indirizzato agli adolescenti che vivono all’interno della struttura. Un progetto sociale e sperimentale che dopo un anno di incontri e lavoro ha portato alla realizzazione del film "Homeward Bound-Sulla strada di casa”.

La frammentata ricerca di identità e il “continuo migrare”. Il laboratorio di cinema è stato reso possibile grazie a operatori video, fonici, operatori droni, docenti universitari ecc, che da novembre del 2013 fino al 30 maggio 2014, hanno lavorato gratuitamente al percorso formativo. Oltre ai ragazzi dell’Hotel House, sono stati coinvolti altri giovani italiani e straneri, che, sotto la guida dei professionisti, hanno affinato competenze cinematografiche ed elaborato una serie di racconti legati intimamente alle loro esperienze personali. Le narrazioni nate nel laboratorio hanno dato vita alla trama del film. Nella pellicola, gli adolescenti Naven, Zak, Yasin, Anta, Ferdaus, Shah Zib, Alamin e gli altri coetanei, tra realtà e finzione, rappresentano il loro mondo, raccontano se stessi, confidano i propri pensieri, gli ideali, parlano della difficile e frammentata ricerca di una “identità”. Le vicende, narrate nell’arco di un giorno, si intrecciano senza incrociarsi e il grattacielo spiega il regista “fa da sfondo alle storie, le condiziona e le porta fino alle più drammatiche conseguenze. Le amicizie si perdono nel tempo e nello spazio dell’Hotel House, che sembra estraneo, indifferente. Alla fine di questo giorno uno dei protagonisti lascerà casa e amici per partire con la famiglia alla volta di un nuovo paese e cominciare una nuova vita. Una vita che è un continuo migrare”.
Il lungometraggio, si legge nella presentazione “è un’opportunità per costruire un prodotto da lanciare sul mercato e dare un’occasione ai ragazzi di proporsi e raccontarsi in una forma artistica loro congeniale” ma soprattutto il fine è quello di farne oggetto di promozione sociale a sostegno di un “cambiamento significativo”. Per i costi di post-produzione e per distribuire la pellicola a livello internazionale è stata lanciata una campagna di crowfunding, la specificità di questa raccolta fondi, spiegano i promotori, è che una percentuale (almeno il 30%) delle donazioni ricevute “sarà devoluta alla risoluzione di emergenze strutturali del grattacielo che riguardano la sicurezza e la qualità della vita delle persone in un contesto che ormai appare in stato di avanzato degrado e di pericolo igienico sanitario rilevante”. In più il ricavato sarà condiviso anche con i ragazzi protagonisti del film. (slup)

Gianni Amelio presenta "Todo modo" di Elio Petri

  • Venerdì, 10 Aprile 2015 09:00 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
Todo Modo
Lunedì 13 Aprile, ore 20.30
Cinema Alcazar
Roma

Quando nasce l'avanguardia?

  • Mercoledì, 08 Aprile 2015 10:05 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
08 04 2015

Il film Turner, ancora per poco nelle sale, ci offre una lettura interessante della vita e dell'opera del paesaggista inglese che proprio ora, nel 2015, sta risalendo la china del successo dopo più di 150 anni. Contemporaneamente alla realizzazione del film, fino al 25 gennaio 2015 è stata allestita alla Tate Britain di Londra una mostra sui suoi ultimi vent'anni (dal 1835 al 1851), Last Turner, gli anni della sperimentazione sul colore, della scomposizione del soggetto, della distruzione della forma, della predominanza della luce. La mostra ha avuto uno straordinario successo, e la simultaneità di questa e del film fa pensare a Turner come artista che dal passato diventa simbolo del nostro presente.

Il regista Mike Leigh si concentra sugli ultimi anni della vita di un pittore ormai già noto e affermato, vicino al punto di svolta che alla fine dell'Ottocento aprirà la porta alla grande stagione delle avanguardie artistiche. È Timothy Spall a interpretare superbamente la personalità contraddittoria di Turner, vincendo il premio al Festival di Cannes come miglior interprete. Molti elementi accomunano i due personaggi: entrambi di origini inglesi, provengono da una famiglia della classe operaia ma, soprattutto, hanno “il senso del mare” (Spall ha letto moltissimo Dickens e possiede una barca con cui naviga spesso intorno alla Gran Bretagna).

Rude e bofonchiante ma allo stesso tempo geniale, sensibile e fragile, William Turner ha una personalità complessa e molto spesso respingente ma, cosa più importante, ha rivoluzionato il senso della rappresentazione rinunciando quasi del tutto alla forma.

Nato in pieno illuminismo ai tempi della rivoluzione georgiana, muore nell'era dell'esaltazione dei valori dell'Inghilterra vittoriana e delle memorie preraffaelite. Eppure si disgusta davanti alla nostalgia di quegli anni, convinto che la conoscenza sia data dai sensi e dall'esperienza e che “si completi con memorie, associazioni e immaginazione”.


Nei primi anni della sua carriera artistica sarà apprezzato dal pubblico e dalla critica, aderendo in pieno allo stile gradito in quei tempi. Le sue opere erano infatti esposte ogni anno alla Royal Accademy, il rigido filtro che determinava il gusto e lo stile dominanti. Ma la spinta all'osservazione e alla penetrazione negli elementi naturali, nella luce e nel colore lo porteranno a rivoluzionare la sua arte.

Voleva rappresentare la “totalità organica del mondo: l'aria, la luce, lo spazio, gli uomini, le montagne”. In questo senso Turner ha anticipato di almeno cinquant'anni le provocazioni e le sperimentazioni delle avanguardie, destando dubbi e critiche negative.

In Tempesta di Neve del 1842, realizzato dopo aver attraversato realmente una tempesta a bordo della nave Ariel, la critica arriverà a dire: «in precedenti occasioni questo signore ha scelto di dipingere con la panna, il cioccolato o il tuorlo d'uovo o la gelatina di ribes, - qui egli usa tutti i suoi ingredienti della cucina. Ove sia il battello – dove inizi il porto, o dove finisca – quali siano i segnali e quale l'autore nell'Ariel...sono tutte cose che esulano dalla nostra comprensione» (Athenaeum, 14 maggio 1842).

D'altro canto però ebbe dalla sua anche fedeli sostenitori fra cui John Ruskin, che lo esaltò nel maggio 1843 in Modern Painters e non tardarono ad arrivare anche commenti positivamente stupiti.

In Pioggia, vapore e velocità del 1844 Turner raggiunge il massimo livello di sperimentazione, accogliendo lo stupore, la paura e la novità della velocità. Proprio in quegli anni infatti l'Inghilterra veniva solcata dai primi treni a vapore e avrebbe visto poco più tardi la sfida architettonica del Crystal Palace (1852) e le prime sperimentazioni fotografiche: i dagherrotipi.


«Turner ha compiuto un prodigio più grande di tutti i precedenti prodigi. Ha fatto un quadro con pioggia vera dietro la quale c'è un sole vero e da un momento all'altro ci si aspetta di vedere l'arcobaleno. Intanto ti sta venendo addosso un treno, che realisticamente avanza alla velocità di cinquanta miglia orarie, e il lettore farebbe bene ad andare a vederlo prima che schizzi fuori dal quadro...Tutte queste meraviglie sono espresse con mezzi non meno mirabolanti degli effetti. La pioggia...è composta di macchie di stucco sporco sbattuto sulla tela con la cazzuola […] Quanto alla maniera in cui è stata fatta la velocità, meno se ne parla e meglio è; ma rimane il fatto che abbiamo un treno a vapore che marcia a cinquanta miglia orarie . Il mondo non ha mai visto nulla di simile a questo quadro» (Fraser's Magazine, giugno 1844).

Nei dipinti di Turner l'energia impetuosa delle tempeste incarna il senso del sublime in termini dinamici. Un sublime da sempre legato alla potenza della natura e questa volta invece rappresentato dalla forza dell'invenzione e della macchina, dalla velocità del treno. La locomotiva, forse per la prima volta raffigurata in un quadro, diventa il nuovo soggetto rappresentativo della potenza umana. La luce rende l'immagine sfocata e inconsistente e i colori divengono i veri protagonisti del quadro.

La sua visione della pittura è incredibilmente moderna, la linea della ferrovia che taglia trasversalmente la tela anticipa gli impressionisti; il senso della velocità e del movimento fanno pensare persino a tratti del Futurismo.

Turner sarà innovativo anche nella stesura del suo testamento, in cui richiederà che tutti i suoi quadri finiti diventino proprietà della National Gallery e che siano collocati in stanze appositamente costruite e chiamate “Galleria di Turner”. Nel caso non fosse stato possibile sarebbero dovuti rimanere in casa sua e il pubblico essere ammesso gratuitamente.

De Oliveira, nel teatro libero delle passioni

  • Venerdì, 03 Aprile 2015 13:22 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Rinaldo Censi, Il Manifesto
3 marzo 2015

Maestri. Un'idea di cinema senza regole dove tutto è possibile. E chi si sarà mai azzar­dato a scri­vere un "coc­co­drillo" su Manoel de Oli­veira? E a quale età avranno comin­ciato a pen­sare di scri­verne uno? Ottant'anni? Novanta?

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