Il caso di Cif archiviato dallo IAP

  • Martedì, 08 Ottobre 2013 10:55 ,
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Un altro genere di comunicazione
08 10 2013

Segnalazione telecomunicato Unilever Italia S.r.l. “Cif Ultra Sgrassatore Universale” rilevato sulle reti RAI nel mese di luglio 2013.

Con riferimento alla Sua segnalazione, desideriamo informarLa che il Comitato di Controllo, esaminato il telecomunicato in oggetto, ha ritenuto opportuno sollecitare una riflessione da parte dell’inserzionista riguardo all’uso dell’immagine della donna e degli stereotipi di genere in relazione alla scelta comunicazionale compiuta.

La società inserzionista ha prontamente risposto, sottolineando che alla base della comunicazione in oggetto ci sarebbero i dati relativi ai responsabili di acquisto del prodotto nel nostro Paese, in grande maggioranza donne.

Ciò nonostante, l’inserzionista ha manifestato il proprio impegno a tenere in considerazione per il futuro quanto rilevato dall’organo di controllo, che ha allo stato deliberato l’archiviazione del caso.

RingraziandoLa per la considerazione, inviamo i nostri migliori saluti.


A luglio feci una segnalazione allo Iap per lo spot dello sgrassatore Cif che abbiamo discusso anche qui sul blog, con la signora che tornava a casa con la famiglia e la trovava devastata dai compagni di squadra di suo figlio giocatore di rugby. La donna, mentre i ragazzi festeggiavano ha cominciato a sgrassare la casa senza l’aiuto di nessuno dei suoi. Dopodiché suona alla porta una consulente che le consiglia un potente sgrassatore Cif e la signora, felice, comincia a pulire la casa col nuovo prodotto.

Dopo un pò di mesi, circa ieri, mi arriva la risposta della segreteria annunciandomi che il caso è stato archiviato in quanto la maggioranza di acquirenti sono donne.
Tempo fa una mia lettrice mi disse che gli spot erano sessisti perché riflettevano l’arretratezza di genere italiana. Le donne si fanno maggiormente carico delle faccende domestiche e questo è riflesso dal nostro panorama pubblicitario.

Io ho sempre pensato che l’arretratezza italiana fosse anche sopratutto frutto di una rappresentazione stereotipata delle donne nei media. Ritengo che i media siano degli strumenti di consolidamento o di cambiamento dei costumi di un paese. Il potere dei media è immenso e le grandi rivoluzioni come le grandi involuzioni si attingono sopratutto dalla tv.

Lo abbiamo visto anche recentemente con gli insulti alla Boldrini poiché è stata la prima a mettere in discussione il ruolo a cui viene relegata la figura femminile nei media, come mamma o moglie subordinata alla propria famiglia.

Lo Iap dovrebbe tenere conto di questo e dovrebbe essere più “severo” nella tutela delle sue consumatrici dai messaggi sessisti. Spesso questo istituto si è dimostrato poco efficace nell’accogliere le segnalazioni delle utenti.

Sembra che l’organo sia più efficace verso spot in base a motivazioni che poco hanno a che fare con le questioni di genere. Per questo motivo non è mai accaduto che spot con ragazze nude per pubblicizzare un rasoio siano state archiviate perché la maggior parte dei consumatori sono maschi.

Noi vogliamo ricordare che il metro di giudizio non sono le scollature. Spesso in Italia si fa confusione tra dignità della donna e sessismo e casi come questi è frequente che vengano archiviati perché indecenti e non perché discriminanti.

Spesso invece la condizione della donna in Italia è quella che è sopratutto a causa di spot che relegano le donne, e anche le bambine, ad ambiti domestici e subordinati, cancellando dalla rappresentazione mediatica le donne che lavorano, che fanno carriera e che hanno altri incarichi fuori da casa.

Ci auguriamo che Cif mantenga almeno le sue promesse e si impegni ad abbandonare l’uso stereotipato delle donne negli spot.

Seguendo l'invito contenuto nella lettera ho scorso alcune voci della Treccani in linea. Effettivamente si riscontrano espressioni, scelte verbali, giri di frasi che rimandano a concezioni superate su temi divenuti molto delicati come dimostrano tra l'altro le numerose reazioni provocate, anche fuori d'Italia, dalle infelici parole di Guido Barilla ...

Some prefer cake (Bologna lesbian film festival)

  • Martedì, 17 Settembre 2013 08:33 ,
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Un altro genere di comunicazione
17 09 2013

Anche quest’anno, a Bologna, nei prossimi giorni (dal 18 al 22 settembre) si svolgerà “Some prefer cake”, un festival di film davvero interessante, giunto alla sua settima edizione che porta avanti e rende visibile la cultura lesbica.
Festival cinema lesbico a Bologna

L’edizione di quest’anno del festival approfondisce il tema dei crimini d’odio verso le lesbiche nere sudafricane. Le lesbiche, i gay, le persone transessuali, insomma tutt* coloro che non si uniformano al modello “vincente” di maschio bianco e eterosessuale, sono scomod* nel momento in cui si vedono, in cui producono cultura. Ebbene, evviva la scomodità, allora! E che si produca tanta cultura, che essa sia ben visibile!

Il festival allarga lo sguardo anche alle tematiche di genere. Lo scorso anno Zanele Muholi (attivista sudafricana) ha portato all’attenzione degli intervenuti al Festival, le violenze inferte alle lesbiche nere del Sudafrica che subiscono, da parte dei loro uomini, degli stupri “correttivi” e vengono fatte, in questo modo, oggetto di violenza, in quanto donne ed in quanto lesbiche. E’ in questo contesto (e a queste donne è dedicata), che il giorno 22, al mattino, presso la Sala Berti del Cinema Nosabella, si svolgerà la tavola rotonda: “Emergenza, raptus e delitto passionale”, organizzata da Fuoricampo e Comunicattive, alla quale parteciperanno alcune personalità appartenenti a realtà attive in rete e sul territorio nei campi di interesse delle tematiche di genere e della lotta all’omofobia.

Grazie all’attivismo di queste persone nella nostra società si stanno diffondendo alcuni termini (come “femminicidio”), si sta iniziando a fare informazione, cultura “di genere”, si sta facendo sensibilizzazione.
Purtroppo le informazioni al grande pubblico sono ancora veicolate dai mass media tradizionali, con la TV in testa e le notizie che riguardano questi temi vengono trattate e manipolate in modo da stravolgere quelli che sono i fatti.
Molto spesso abbiamo evidenziato nel nostro lavoro, come la terminologia e le immagini scelte per illustrare i casi di violenza contro le donne siamo improntate alla morbosità, al voyeurismo, al ridurre i femminicidi e gli stupri a “raptus” a “momenti di follia”, ad “attimi di passione”. Tutto questo contribuisce a rinforzare la cultura patriarcale (e anche il razzismo, in molti casi, quando si preme sulla nazionalità di colui che agisce violenza, o quando si riduce la vittima, come nel caso, recentissimo, di Marilia Rodrigues, ad essere “la Brasiliana”), orientando in modo distorto le opinioni della gente.

Lesbofobia e violenza di genere sono strettamente intrecciate e questa tavola rotonda ha lo scopo di studiare strategie comunicative comuni, affinché l’informazione su questi temi sia sempre più un’informazione corretta e non presentata in un’ottica “giustificatoria” del colpevole.
Liberiamoci, insomma, nell’informare, dello sguardo “patriarcale”!

Ci saremo anche noi di Un Altro Genere di Comunicazione col nostro video “La violenza sulle donne raccontata dai media”

Qui il programma completo del festival.

“Quando comunicazione fa rima con discriminazione”

  • Martedì, 17 Settembre 2013 08:23 ,
  • Pubblicato in Flash news

Donne della realtà blog
17 09 2013


Martedì 17 Settembre 2013
Ore 14.30 – 18.30
Sala Alessi – Palazzo Marino
Piazza della Scala 2 – Milano

Quando comunicazione fa rima con discriminazione
La pubblicità riveste un ruolo dominante nella nostra società: costruisce immagini, veicola messaggi, influenza idee. Ancora troppo spesso pubblicità e media tendono ad abusare dell’immagine delle donne, svilendone il ruolo e offendendone la dignità Proprio per questo motivo, il Comune di Milano, ha messo al centro dell’attenzione non solo il tema della violenza contro le donne, ma anche quello della pubblicità sessista.
Insieme alla sensibilità dell’opinione pubblica, cresce l’esigenza di porre vere e proprie regole normative al fine di evitare un utilizzo dell’immagine discriminatoria e offensiva. A tal fine, la Giunta di Palazzo Marino ha approvato il 28 giugno, attraverso la delibera “Indirizzi fondamentali in materia di pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità della donna”, le regole per la valutazione dei messaggi da affiggere sugli spazi in carico all’Amministrazione comunale. In questo modo la città di Milano rafforza il proprio impegno affinché i cartelloni pubblicitari, a partire da quelli sugli spazi comunali, siano ispirati sempre ai criteri di rispetto delle Pari Opportunità tra donne e uomini e di corretta rappresentazione dell’identità di genere, lontano da stereotipi avvilenti per la dignità delle persone. Questo provvedimento è il risultato di un lavoro comune con le figure istituzionali impegnate in prima fila sui temi della parità e dei diritti, ma è anche il prodotto di un percorso di ascolto e confronto con esperte ed esperti, professioniste e politiche impegnate su questi temi.
L’incontro del 17 Settembre rappresenta l’occasione per mettere a confronto le Amministrazioni locali e i diversi attori coinvolti nel mondo della comunicazione affinché definiscano e valutino insieme gli strumenti più adeguati a rendere davvero efficace, o più efficace, l’azione delle Amministrazioni comunali. Come contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità soprattutto delle donne? Quali criticità sono state rilevate dalle parte delle amministrazioni locali e quali prospettive future hanno individuato? Come intervengono le agenzie di pubblicità? Quali altri attori possano essere di supporto e in che modo? Questi alcuni degli spunti che animeranno il dibattito del 17 Settembre Verso una comunicazione responsabile: criticità e prospettive. Un confronto tra Comuni e mondo della comunicazione
Programma: Quando comunicazione fa rima con discriminazione
Conduce Ilaria d’Amico, giornalista
Ore 14.30 – Saluti istituzionali
Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco del Comune di Milano
Pierfrancesco Majorino, assessore Politiche sociali
Anita Sonego, Presidente Commissione consiliare Pari Opportunità
Come contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria? La rivoluzione parte dal web
intervento di Lorella Zanardo
Primo Panel
Ore 15.30
La pubblicità sessista: criticità e prospettive
Introduce Francesca Zajczyk, delegata del Sindaco alle Politiche di Pari Opportunità
Partecipano:
Comune di Enna – Assessora Angela Marco
Comune di Genova – Assessora Elena Fiorini
Comune di Ravenna Assessora Giovanna Piaia
Comune di Reggio Emilia – Assessora Natalia Maramotti
Comune di Rimini – Assessora Nadia Rossi
Comune di Trieste – Assessora Fabiana Martini
Comune di Venezia – Assessora Tiziana Agostini
Secondo Panel
Ore 17.00
Verso una comunicazione Responsabile
Presenta Marilisa D’Amico, vicepresidente commissione consiliare P.O.
Vincenzo Guggino – IAP, Istituto Autodisciplina Pubblicitaria
Giovanna Maggioni – UPA, Utenti Pubblicità Associati
Alessia Depaulis – ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani
Annamaria Testa – ADCI, Art Directors Club Italiano
Anna Maria Spina – UDI Nazionale, Unione Donne in Italia
Tiziana Scalco – CGIL, Camera del Lavoro di Milano

La responsabilità sociale nella comunicazione è un'urgenza

  • Mercoledì, 05 Dicembre 2012 13:46 ,
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Vita da streghe
05 12 2012

Sembra quasi che tutte le proteste, le mobilitazioni e le conquiste raggiunte in questi anni in merito a una rappresentazione delle donne più dignitosa (penso al Corpo delle donne, al movimento dei blog, alle associazioni e ai movimenti che ne hanno fatto una loro battaglia civile) in Italia non siano mai accadute.
Come davanti a un muro di gomma, ci si arrabbia, ci si indigna, si alza la voce, si fanno dibattiti e per un po' le cose sembrano cambiare, magari anche in modo ipocrita, ma qualcosa sembra effettivamente muoversi...Si fanno discorsi sul tema (mi ricordo quello di Napolitano), si introducono nuove norme (Contratto RAI), si pubblicano codici deontologici (come quello molto bello dell'Art Directors Club) ma non appena l'attenzione mediatica - già assai scarsa sull'argomento - pare scemare, ecco che tutto sembra tornare come prima, nella consueta indifferenza generale dei vertici della cultura.
Diventa di nuovo normale vedere donne succinte in tv la cui unica funzione è quella di esibire il proprio corpo all'interno di programmi che parlano d'altro pensati per tutta la famiglia, quando i bambini sono davanti allo schermo, è normale il ritorno di programmi che esaltano il ruolo estetico delle donne, usare ragazze che vanno al cesso o che ci vomitano per "ingentilire" un prodotto, è normale esporre manifesti inadatti a un pubblico di minori magari persino davanti alle scuole, è normale che su un social network prolifichino pagine volgari e sessiste ma si censurino video e immagini di denuncia sociale.
Un altro genere di comunicazione, che è il blog più attivo sulle segnalazioni di pubblicità, programmi e immagini svilenti, ha stilato una classifica delle peggiori comunicazioni sessiste di novembre meravigliandosi di una simile profusione di casi in questo periodo, solitamente appannaggio della stagione estiva.
E mentre i calciatori dicono no al femminicidio e alcuni uomini famosi hanno il coraggio di dire no alla violenza sulle donne come qualcosa che li riguardi (sì, li riguarda anche se loro non maltrattano le donne esattamente come non occorre essere razzisti per dire no al razzismo prendendo una posizione chiara), l'Italia come sempre si contraddice sprofondando in un nuovo medioevo e tornando a normalizzare volgarità e oggettivizzazione umane, soprattutto di donne, pronta però a tacciare di moralismo chi osa dissentire da questo sistema.
L'immagine e la comunicazione divengono così al contempo specchio e diffusione di diritti quotidianamente calpestati nella realtà. Mi domando, a questo punto, che cosa dobbiamo fare per pretendere un po' di rispetto nel modo in cui veniamo rappresentate/i e nei messaggi con cui ogni giorno veniamo bombardate/i.
Personalmente, penso sia arrivato il momento di parlare di sostenibilità non solo del mercato o dei processi produttivi ma anche e soprattutto dei messaggi veicolati dalle imprese, comprese quelle che hanno per oggetto la comunicazione e l'informazione. Perché anche messaggi nocivi possono "inquinare" la società ed è giusto che nell'agenda e nel dibattito politico entri con forza il tema della responsabilità sociale della comunicazione, emergenza di cui a mio avviso non ci si è mai realmente fatti carico trattandola spesso come un argomento di serie B, quando dovrebbe essere chiaro che in una società mediatica e digitale non ci si può più permettere di trattare la comunicazione come qualcosa di secondario.
Sono profondamente convinta che la maggior parte dei mali del nostro Paese derivi da una pessima qualità della comunicazione e dell'informazione, strumenti talmente potenti che, così come sono stati in grado, in passato, di acculturare e alfabetizzare gli italiani, sono oggi divenuti complici di un pesante analfabetismo cognitivo e di una pericolosa anestetizzazione civile.
E' giunto il momento di farsi carico, tutti e tutte, del problema della comunicazione in modo concreto e non lo dico solo come blogger ma anche come consulente e operatrice della comunicazione. Perché il diritto a una sana e corretta informazione e comunicazione è diritto alla verità, alla libertà critica e alla democrazia.

Mi auguro che da questo post prenda avvio un minimo di dibattito culturale attorno alla questione che so essere trattata da molti/e.
Vi chiedo inoltre, nel contempo, di segnalarmi tutte le iniziative realizzate sul tema responsabilità sociale e comunicazione (come la recente Carta di Milano di Terres Des Hommes) perché mi piacerebbe raccoglierle.

La posta in gioco è decidere dell'evoluzione piuttosto che dell'involuzione delle prossime generazioni.
Non so cosa stiamo aspettando.

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