Il Fatto Quotidiano
15 02 2013

Sono in molti tra i nostri lettori a domandarci se la scelta di una vita da nomade digitale, magari espatriando in un altro Paese, non implichi un inevitabile sacrificio imposto a chi ci vive accanto.

In effetti la scelta di cambiare Paese o di vivere spostandosi periodicamente è spesso solitaria e, quando è condivisa da una coppia, è in due che si desidera e si pianifica un cambiamento di vita, partendo alla ricerca di un equilibrio condiviso e spesso con un progetto lavorativo comune.

Le cose si complicano quando a espatriare o a viaggiare, spostandosi per scelta, per opportunità o per un’occasione lavorativa, è uno solo dei due e l’altro necessariamente deve adeguarsi.

E di norma, in Italia, “l’altro che deve adeguarsi” è quasi di certo la donna. E’ una questione di politiche mancate, ma soprattutto di cultura.

Sono i dati Istat a confermarci l’arretratezza dell’Italia (anche) su questo: nel nostro Paese il 33% delle donne tra i 25 e i 54 anni non ha un reddito. Il 52% delle laureate svolge un lavoro per il quale è richiesto un titolo di studio inferiore a quello posseduto (41,7% per gli uomini), guadagnando in media anche il 20% in meno dei colleghi uomini. Il part time, che penalizza la carriera, è il lavoro femminile per eccellenza, con un 30% per le donne rispetto al misero 5% degli uomini.

Il quadro già sconcertante dell’occupazione femminile raggiunge la piena completezza con i dati relativi alle madri: quando rimane incinta una neo mamma su 4 perde il lavoro; a due anni dal parto il 22% delle donne italiane non ha più il proprio posto di lavoro, tra chi diventa mamma il 30% interrompe il lavoro per motivi familiari (contro il 3% dei padri).

E’ chiaro che su tali premesse, per noi donne la prospettiva di un espatrio, o di una mobilità imposta dalle scelte dell’altro, è un’avventura che può presentare molte difficoltà, non solo dal punto di vista personale, ma soprattutto professionale.

Claudia Landini, fondatrice di Expatclic, un portale dedicato all’espatrio al femminile, e coach che aiuta le donne espatriate a intraprendere nuovi percorsi professionali, mi illustra dati che fanno riflettere.

Il 79% delle donne lavorava prima di seguire il proprio compagno o coniuge all’estero ma solo il 36% ha trovato lavoro nel nuovo Paese. Del 59% delle compagne o mogli che lavoravano prima di trasferirsi, solo l’8% ha potuto continuare a farlo (Global Relocation Trends Survey).

Emerge chiaro che i percorsi tradizionali non funzionano per le donne che espatriano e forse costruirsi una carriera mobile, portatile, da svolgere tramite Internet, può essere una valida alternativa per rilanciare sul proprio futuro professionale e per conciliare vita, famiglia e lavoro.

La storia personale e professionale di Claudia, e delle tante donne che lei ha incontrato e aiutato a realizzarsi, racconta proprio questo.

Non è facile rimettersi in gioco, riannodare i fili di sogni messi da parte, di ambizioni lasciate per strada, non è facile ammettere di volere qualcosa in più, quando per lungo tempo siamo state impegnate a raccontarci che in fondo andava bene così…non è facile, ma è possibile.

E sul Web non conta se sei donna, non conta se hai figli, non conta se non sei più sotto gli ‘anta’. Sei fuori da logiche e filosofia aziendali, spesso declinate esclusivamente al maschile.

Conta invece cosa sai fare e come lo sai fare, quanto sei in grado di aiutare gli altri con le competenze che hai maturato strada facendo, che sia con tutorial per realizzare torte di compleanno o con consulenze professionali a distanza sfruttando il tuo secondo Master.

C’è un mondo che si sta colorando di rosa sul Web…diamoci la possibilità di fare la differenza per gli altri… e anche per noi.

di Marta Coccoluto

Il Fatto Quotidiano
31 01 2013

Ha la voce che ride, Daniela. Sarà la maternità. Ha una voce dolce, Daniela. Sicura, non preoccupata. Quasi divertita dalla sua storia.
Le prime domande sono quasi d’obbligo: “Quando nascerà tuo figlio e come lo chiamerai?”
“Nascerà ad aprile e si chiamerà Tiziano”.

Ma c’è un altro appuntamento, sempre ad aprile.
Daniela ha 32 anni. E’ calabrese di origine, si è trasferita in Toscana da 15 anni. Ha studiato a 800 chilometri da casa, prima ospite di un convitto, poi in una stanza in affitto. I genitori (“due pazzi”, li definisce) hanno appoggiato questa sua scelta. Si è laureata con 110 e lode in Lettere.

Decide di fare l’insegnante. Perché?
“Perché penso sia uno dei lavori più entusiasmanti del mondo, dove dai e ricevi sempre. Un lavoro dove è impossibile annoiarsi perché le persone che hai davanti cambiano continuamente e sei sempre in gioco. Perché nella mia carriera scolastica ho incontrato ottimi e pessimi insegnanti e ho provato sulla mia pelle ciò che ‘non fa’ un bravo insegnante”.
Daniela lavora duramente per realizzare il suo sogno. Frequenta la SSIS, Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario. Due anni di frequenza obbligatoria, quattro giorni alla settimana, a Siena. Tirocinio nelle scuole, duemila euro di retta all’anno, esami d’ingresso, esami in itinere e esame di Stato finale per conseguire l’abilitazione all’insegnamento. Successivamente, per conseguire il titolo di Sostegno per l’insegnamento ai disabili spende altri duemila euro e un altro anno di frequenza obbligatoria, sempre a Siena, tirocinio nelle scuole e esame finale. Insomma una formazione per insegnanti che aveva il compito di prepararli, valutarli e abilitarli.

Il Ministro Profumo, con una specie di gioco delle tre carte, indice un concorso. Lo presenta come “una novità”. Daniela mi spiega che di nuovo non c’è nulla.
Ma il problema più grande qual è?
“Il prossimo 18 febbraio ci sarà la seconda prova del concorso. Cosa succederà se sarò ammessa alla prova orale e questa coinciderà con la data presunta del parto? Ovvio, per il Ministero, anzi per il Ministro sarò esclusa automaticamente dal concorso, nonostante tutti i miei sacrifici. Tutto sarà vano se mio figlio deciderà di nascere lo stesso giorno o in prossimità della prova”.

Nella situazione di Daniela ci sono tante altre aspiranti insegnanti.
Che si fa? Si fanno gravidanze “elastiche”? Tipo di 11 mesi? Lo chiedo al Ministro, che è un tecnico.

Si chiede di scegliere tra la maternità e il lavoro?
Ma Daniela ha la voce che ride.
“In via teorica esiste un governo, un Ministro, quello dell’Istruzione, che ha elaborato un bando, basterebbe derogare a ciò che si è scritto. Non dovrebbe essere così complicato (in via teorica!). Inutile parlare di pari opportunità se poi una donna che va a partorire è ingiustificabile ai fini di una selezione pubblica. Se è lo Stato il primo a ledere questo diritto cosa vogliamo aspettarci dai privati”.
Daniela andrà a votare: “Voterò, perché i diritti, finché ci sono, vanno esercitati. Dopo è inutile lamentarsi! Credo nel rinnovamento delle persone e delle idee”.
Nessuno è stato vicino, in questa battaglia, a Daniela: “Solo la mia famiglia. I sindacati sono troppo impegnati a litigare tra loro, a fare ricorsi su ricorsi mettendoci l’uno contro l’altro”.

Daniela ha la voce che ride. Perché comunque vada ad aprile nascerà Tiziano.
Forse a Daniela chiederanno davvero di scegliere tra l’essere mamma ed essere assunta.
La sua voce, mentre ride, ci dice che la sua scelta l’ha già fatta.
E la domanda è: che Paese è quello che chiede di fare una scelta del genere?

UE: balzo avanti delle donne nei Cda

  • Mercoledì, 30 Gennaio 2013 12:04 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
30 01 2013

I dati della Commissione Europea. Per Viviane Reding: "La pressione normativa funziona".

Stando ai dati parziali pubblicati dalla Commissione europea, la presenza di donne nei consigli di amministrazione delle societa' continentali quotate in borsa e' salita al 15,8%, contro il 13,7% di gennaio 2012: le amministratrici non esecutive sono in media il 17% (contro il 15% di gennaio 2012) e quelle esecutive il 10% (contro l'8,9%).

L'aumento interessa tutti gli Stati membri dell'Unione, tranne Bulgaria, Polonia e Irlanda. L'aumento di 2,2 punti percentuali rispetto a ottobre 2011 e' il piu' significativo cambiamento su base annua fin qui rilevato. Il dato fa seguito alla proposta della Commissione, adottata il 14 novembre 2012, sull'equilibrio di genere nei CdA delle società quotate che fissa come obiettivo una presenza femminile del 40% basata sul merito.

"La pressione normativa funziona: provare per credere. Le aziende cominciano finalmente a capire che, per rimanere competitive in una societa' che invecchia, non possono fare a meno dei talenti femminili: il 60% dei laureati sono donne", ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria europea per la Giustizia. "L'esempio di paesi come Belgio, Francia e Italia, dove le misure legislative introdotte di recente cominciano a dare i primi frutti, dimostra inequivocabilmente la validita' di un intervento normativo limitato nel tempo. La proposta di direttiva che abbiamo presentato spingera' le imprese a sfruttare i talenti esistenti e permettera' di promuovere l'equilibrio di genere ai vertici delle aziende di tutto il mercato interno".

Il Tar boccia due giunte a sesso unico

  • Venerdì, 25 Gennaio 2013 10:56 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
25 01 2013

Un altro "punto" a favore. Il Tar di Roma ha accolto il ricorso presentato dall’Associazione nazionale donne elettrici (Ande) di Roma contro il Comune di Civitavecchia per violazione delle norme costituzionali, europee ed internazionali sul rispetto del principio delle pari opportunità, fissando al 40 per cento la soglia minima di presenza delle donne nelle giunte. L'associazione aveva presentato due ricorsi, uno contro la giunta totalmente monogenere del Comune di Gaeta (vicenda già conclusa con un rimpasto e la condanna dell'amministrazione comunale al pagamento di una multa), e l'altro contro il Comune di Civitavecchia, che invece aveva nominato una sola donna su sette componenti della sua giunta. Sentenze definite storiche sul sito dell'associazione, in quanto costituiscono "un’importante evoluzione giurisprudenziale destinata ad incidere sull’interpretazione della normativa vigente". Tanto più in vista delle imminenti elezioni politiche e amministrative, le recenti sentenze rappresentano un chiaro segnale a "tutti coloro che saranno chiamati ad innovare la composizione degli organi elettivi a tutti i livelli di governo, orientandone le scelte in chiave europea, nel rispetto sostanziale dei principi della democrazia paritaria, come da ultimo richiamati dalla legge n. 215 del 2012, nonché del buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione". A questo link il testo della sentenza del Tar. Qui la nostra mappa delle giunte "monosex".

 

"Closing the Gender Gap", il rapporto Ocse

  • Mercoledì, 23 Gennaio 2013 09:28 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
23 01 2013

L'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico fa il punto su tutti gli aspetti del gap di genere, dall'istruzione al lavoro all'imprenditoria. Intitolato "Closing the Gender Gap", nel rapporto si parla ad esempio della differenza di accesso all'istruzione anche primaria nei paesi in via di sviluppo, e dei buoni risultati ottenuti invece nei paesi sviluppati, dove però questi successi non si traducono poi in esiti occupazionali.

Le donne inmprenditrici continuano invece a rimanere una minoranza un po' dappertutto, le loro aziende continuano a essere decisamente più piccole rispetto a quelle a conduzione maschile, e continuano ad avere scarso accesso al credito. Il rapporto è reperibile a questo link.

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