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Vezzali ministra dello sport? #Nograzie

  • Domenica, 26 Luglio 2015 13:20 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Quentin Tarantino, Pulp FictionSamir Hassan, Il Manifesto
26 luglio 2015

Rimpasto. Campagna virale contro l'entrata al governo della campionessa oggi deputata di Scelta civica. Vezzali è l'italiana più medagliata della storia, e la sua nomina sarebbe un viatico per le Olimpiadi 2024.

West
10 07 2015

Un elettrostimolatore e uno shampoo contro i pensieri razzisti. Sono i prodotti fittizi pubblicizzati in una campagna video dissacrante diffusa dall’emittente France Télévisions e dall’autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni d’Oltralpe. Nell’ottica di promuovere la pacifica convivenza tra i popoli.

In uno dei due video messi a disposizione sul web, un ragazzo si lava i capelli con un detergente che elimina non solo la forfora ma anche i pensieri discriminatori. Mentre nell’altro, due ragazze decidono di rinforzare la muscolatura e la corazza antirazzista grazie a un elettrostimolatore speciale. Il tutto condito dall’ironia.

Annalisa Lista

I progetti dei Comuni per mandare a casa rom e sinti

romUno dei tanti luoghi comuni che circondano i rom vuole che questa minoranza si ostini a vivere nei campi rifiutando la sola idea di trasferirsi in una casa come tutti. Luogo comune da mesi alimentato insieme ad altri da una propaganda razzista.
Carlo Lania, Il Manifesto ...

Radicali: cosa fare per includere i Rom

  • Giovedì, 09 Luglio 2015 08:49 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
09 07 2015

Iniziare dalle persone rom, dai singoli individui e cittadini, deponendo i provvedimenti adottati per categoria e disarticolando un'idea di rappresentanza che si è ormai dimostrata inutile; partire dalle specifiche necessità, competenze e aspirazioni per elaborare percorsi di inclusione diversi da persona a persona. Questo è il cuore della proposta per il superamento dei campi rom contenuta nelle delibere di iniziativa popolare "Accogliamoci": un cambio di prospettiva radicale rispetto a decenni di politiche inefficaci perché destinate a un gruppo indistinto, come se "i rom" fossero un corpo monolitico e non un insieme di individui, ciascuno con la propria singolarità. Del resto è proprio su questa semplicistica idea di categoria, sia pure declinata in una direzione diversa, che hanno fatto leva i peggiori pregiudizi, quelli che tuttora attraversano dolorosamente il paese: i rom che rubano, che non vogliono lavorare, che non vogliono integrarsi, che sono culturalmente diversi dagli altri.

È possibile rispondere a quei pregiudizi, è ragionevole pensare di affrontarli e disinnescarli utilizzando la loro stessa prospettiva? È ipotizzabile venirne a capo continuando a riferirsi genericamente ai rom, anziché spostare lo sguardo sulle singole persone?

Evidentemente no. Il fallimento delle politiche degli ultimi decenni sta tutto qua: nel voler fronteggiare una questione che riguarda qualche migliaio di individui muovendosi tra le due deformazioni del pregiudizio verso un gruppo etnico e dell'illusione di poterlo rappresentare nella sua totalità, azzerando le differenze, spesso assai rilevanti, che lo attraversano. Il risultato, per ora, nella sola città di Roma, è di 25 milioni di euro l'anno di spesa, con gli effetti che tutti conosciamo.

Quello che allora serve è un cambio di prospettiva difficile da accettare e forse perfino da comprendere, per chi fino ad oggi ha vissuto e ha ragionato, in un modo o nell'altro, nell'ottica del gruppo: eppure è indispensabile, se si ha davvero l'ambizione di restituire ai rom, alle singole persone rom, la qualifica di individui e cittadini che dovrebbe spettare loro come spetta a chiunque altro; se ai rom, finalmente, si vuole dare voce davvero, al di là della necessità di salvaguardare un patrimonio culturale che può restare intatto anche nella valorizzazione dell'individualità, e che anzi proprio grazie a quella valorizzazione potrebbe finalmente mettersi al riparo dal degrado e dalla marginalità, sopravvivendo invece di scomparire: inclusione senza tentativi di assimilazione.

Superare i campi rom superando la segregazione, da chiunque essa venga promossa e malgrado le sue intenzioni, attraverso un'indagine conoscitiva sulla situazione di ogni singolo nucleo familiare e l'implementazione di un piano di inclusione sociale, abitativa e scolastica con tempi stabiliti e monitorati, utilizzando i finanziamenti europei per finanziare i progetti abitativi non soltanto dei rom, ma anche degli altri cittadini. Ecco come si può fare. Un cambio di prospettiva e un modello che in altri Paesi, come ad esempio la Spagna, hanno funzionato. A Madrid, nel 2007, vivevano circa 70.000 persone rom, di cui 12.000 nei campi: a partire dal 2011 il Comune ha deciso di chiudere i campi e di investire in educazione e formazione, diventando in pochi anni un modello in tutta Europa. Finora sono stati chiusi 110 insediamenti e 9.000 persone hanno avuto accesso ad alloggi e a percorsi di integrazione. L'obiettivo è chiudere definitivamente tutti i campi entro il 2017.

Tutti i progetti sono stati finanziati con fondi europei destinati all’integrazione dei cittadini rom: ma il nostro paese non ha mai fatto richiesta di quei fondi, preferendo sperperare milioni di euro per la politica di segregazione nei campi. Sarebbe il caso di cambiare prospettiva, anche qua.

Alessandro Capriccioli

* Alessandro Capriccioli, segretario di Radicali Roma è membro comitato promotore di Accogliamoci”, un'iniziativa promossa da Radicali Roma, Associazione 21 luglio, A buon diritto, Arci Roma, Cild, Possibile,Un ponte per, Zalab, Asgi.

Migranti alla stazione di CrotoneMarco Omizzolo, Zeroviolenza
8 luglio 2015

Spesso il razzismo assume i connotati truci e violenti delle bande, armate di bastoni, che organizzano ronde e spedizioni punitive contro gli stranieri. Altre volte invece il razzismo, la discriminazione, la violenza organizzata diventano più sofisticate, sebbene non meno pericolose. È il caso del razzismo di Stato,

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