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27ora
31 03 2015

C’è una ragazza sdraiata a letto che dorme, coperta da un piumone a fiori. I capelli castani sono raccolti in uno chignon, la testa riposa sul braccio sinistro. Indosso ha una maglietta bianca e dei pantaloni del pigiama grigi, sporchi di sangue. Anche le lenzuola sono macchiate di sangue. Quando l’artista canadese Rupi Kaur, 22 anni, ha postato questa foto su Instagram, centinaia di persone hanno denunciato «l’orrore». Segnalando il contenuto come «inappropriato» e chiedendo la rimozione dell’immagine. Cosa che la popolare app per la condivisione di foto ha fatto.

Kaur però ha deciso di insistere. Ha pubblicata di nuovo l’immagine. Ma, ancora una volta, lo scatto è stato cancellato, perché non «non conforme alle nostre linee guida».

La giovane artista allora non si è data per vinta. Ha acceso il pc, e ha iniziato a scrivere. «Umiliazioni, minorenni nude, torture, bondage, donne trattate come oggetti: sembra che tutte queste cose vadano bene e siano accettate», ha scritto su Facebook, in un post condiviso oltre 16mila volte. «Quando si tratta di mestruazioni invece no. Scatta la censura. Ma io sanguino ogni mese, dal mio grembo può nascere la vita. Avere le mestruazioni non significa essere sporca, non deve offendere nessuno, è naturale come respirare».

È stato in quel momento che Instagram ha chiesto scusa alla giovane. E ha ripubblicato l’immagine, sostenendo che fosse stata cancellata per sbaglio. «Quando riceviamo segnalazioni da altri utenti, raramente facciamo degli errori», ha spiegato un portavoce del social network. «Questa volta invece è successo».

Restano quelle migliaia di uomini e donne che si sono ritenute offese da quel sangue, da quella foto, tanto da chiedere al social network la sua rimozione. Quelle stesse persone che probabilmente sono ormai assuefatte a immagini ben più violente e offensive che ogni giorno vedono online, in tv o sui giornali.

Le donne sanguinano da sempre. E allora come è possibile che «il marchese», come lo chiama Elena Ferrante, faccia ancora così tanta paura?

thank you Instagram for providing me with the exact response my work was created to critique. you deleted my photo twice…

Posted by Rupi Kaur on Mercoledì 25 marzo 2015

Redattore Sociale
27 03 2015

I dati dell'Unar. Su 252 casi segnalati nel 2014, il 53,6% coinvolge stranieri. Il 79,7% degli episodi riguarda l'accesso all'occupazione. "L'Unar interviene cercando di mediare tra lavoratore e impresa e spesso la situazione si risolve positivamente"

Straniero, maschio, età 35-54 anni: è con queste caratteristiche che una persona rischia più di altre di essere discriminata sul lavoro. È quanto emerge dai dati dell'Unar, l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, presentati oggi a Milano. Su 252 casi segnalati nel 2014, il 53,6% riguardava casi di discriminazione etnica. Quasi sempre - 79,7% degli episodi - nell'accesso all'occupazione. "Si va da casi in cui la persona non è stata assunta, a parità di competenze con altri, per il cognome di origine straniera - spiega Marco Buemi dell'Unar - a quelli in cui nel momento del colloquio, di fronte al lavoratore con la pelle scura, il datore di lavoro ha detto che non aveva più bisogno di un nuovo dipendente". Il 54,3% delle vittime è maschio. Per quanto riguarda l'età, il 12,8% ha meno di 35 anni, il 67,1% dai 35 ai 54 anni e il 7,4% è over 55. Tra le nazionalità più discriminate, marocchini (19% delle denunce) e romeni (9,5%). "L'Unar interviene cercando di mediare tra lavoratore e impresa - aggiunge Buemi - e spesso la situazione si risolve positivamente".

Rispetto al totale delle denunce di discriminazione giunte all'Unar, quelle riguardanti il mondo del lavoro sono state pari al 18,8% con un incremento del 2,8% rispetto all'anno precedente. Al primo posto rimangono comunque le discriminazione causate dai mass media, pari al 24,9%.

L'età è il secondo fattore di discriminazione nel mondo del lavoro: nel 2014 ha riguardato il 34,9%, mentre la disabilità il 4,8%, l'orientamento sessuale il 2,4%. Gli episodi vengono segnalati in prevalenza dalle vittime (37,3%), anche se in misura minore rispetto al passato. Sono invece in aumento le segnalazioni provenienti dalle associazioni (27,4%) e dai testimoni (26,6%).

La presentazione dei dati è avvenuta durante la Conferenza "Il lavoro che include" organizzata, oltre che da Unar, anche da Fondazione Sodalitas, Fondazione Adecco e People, nell'ambito di Diversitalavoro, il Career forum delle pari opportunità che dal 2007 facilita l'accesso al mercato del lavoro a persone con disabilità, appartenenti alle categorie protette, di origine straniera e transgender, coinvolgendo imprese e istituzioni. Nel 2014 hanno partecipato ai quattro Career forum diversitalavoro, organizzati a Napoli, Milano, Roma e Catania, oltre 1.200 candidati, che hanno potuto sostenere colloqui con 41 aziende. Durante la Conferenza di questa mattina è stato anche consegnato uno speciale riconoscimento, il Diversity&Inclusion Award, alle imprese che nel 2014 hanno inserito nella propria azienda persone incontrate durante gli incontri di Diversitalavoro: American Express, Banca Popolare di Milano, Edison e Intesa Sanpaolo.

Nei prossimi mesi sono previste altre tappe di Diversitalavoro a Milano (3-4 giugno), Roma (26 novembre) e Varese: qui verrà proposto un percorso di avvicinamento che partirà ufficialmente il prossimo 21 maggio con l'evento pubblico "Diversità e inclusione nel mondo del lavoro". Per info: www.diversitalavoro.it.

L'altra faccia degli zingari

ApparenzaNon solamente insulti, paura, sospetto. Ai "nomadi, che malati sono di lontananza, di musica e di esilio" - come poetava il dannunziano Guido da Verona - l'Italia può e deve dare altro. Lo ha appena ricordato, bacchettandoci severamente, la Commissione del Consiglio d'Europa contro razzismo e intolleranza che ha ribadito il nostro forte ritardo nell'attuazione degli impegni presi sull'inclusione dei rom. Però non è facile parlare di "cose zingare". [...] Chi sa, invece, che in Italia almeno 130 mila rom e sinti vivono in abitazioni convenzionali, svolgono un lavoro regolare e pagano le tasse?
Stefano Jesurum, Sette-Corriere della Sera ...

Dove l'8 marzo le donne non festeggiano

Donne doodleGli abusi quotidiani in Egitto e Turchia, gli stupri di gruppo in India, le discriminazioni di segno islamico in Iran e Arabia Saudita distillate con sommo sadismo nel Califfato, l'esodo di 4 milioni di siriane che sostengono da sole le famiglie devastate, gli aborti selettivi in Cina (e India) dove le autorità hanno appena arrestato le attiviste Li Tingting e Zheng Churan, note per le campagne contro le molestie sui bus di Pechino: le donne avanzano anche grazie a grandi uomini come i padri di quelle che avanzano. Ma il terreno è minato. Molto.
Francesca Paci, La Stampa ...

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