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Diversities@Work

  • Giovedì, 22 Gennaio 2015 08:26 ,
  • Pubblicato in L'Intervento

Discriminazioni sessuali sul lavoroVenerdì 23 gennaio, ore 09.00
Casa Internazionale delle Donne (Sala Tosi – Piano Terra)
Via della Lungara, 19 - Roma

21luglio presenta il rapporto "Vietato l'ingresso"

  • Martedì, 20 Gennaio 2015 10:19 ,
  • Pubblicato in Flash news

immezcla
20 01 2015

L'associazione 21 Luglio presenta il rapporto: “Vietato l'ingresso! Passato e presente dell'esclusione sociale. Dialogo tra comunità ebraica e comunità rom a Roma”, a Roma, il 22 gennaio alle ore 17, presso la Casa della Memoria e della Storia, in via San Francesco di Sales, 5.
“La pubblicazione - che si apre con l'episodio del cartello recante la scritta "È severamente vietato l’ingresso agli Zingari”, comparso sulla vetrina di un esercizio commerciale di Roma nel marzo 2014 - nasce dal desiderio – spiegano gli organizzatori - di avviare una riflessione pubblica e dar vita a un dialogo tra rom ed ebrei, comunità profondamente diverse tra loro, accomunate da forme di discriminazione, razzismo e violenza che attraversano la storia europea da secoli.
Nel rapporto sono raccolte ventuno interviste a esponenti della comunità rom e sinta, giornalisti, storici, antropologi, attivisti, ed esponenti della comunità ebraica. Cosa ne emerge? Moltissimi spunti, analisi, confronti, divergenze e a volte pregiudizi reciproci, ed in primo luogo lo stimolo ed il desiderio di uscire allo scoperto, fare outing, mostrare al mondo la normalità delle proprie origini, al fine di promuovere la decostruzione degli stereotipi più diffusi, perseguibile attraverso l’ascolto del punto di vista degli interessati sugli stessi pregiudizi, pratica di buon senso che l’informazione e la politica nostrana sembra ignorare”.
Segue tavola rotonda

con esponenti della comunità ebraica e della comunità rom a Roma
Intervengono: Damiano Cavazza, Pupa Garribba, Nedzad Husovic, Gladiola Lacatus, Sabrina Milanovic, Micaela Procaccia, Dzemila Salkanovic, Piero Terracina, Sandra Terracina.
Modera: Claudio Paravati, direttore di Confronti

"Togli il turbante, altrimenti non giochi". Il regolamento della Federazione internazionale di basket parla chiaro: niente copricapi in campo, possono nascondere pericoli per l'avversario. Il fischietto lo applica alla lettera.
Marco Birolini, La Stampa ...

Austerity, la malattia che uccide l'Europa

  • Lunedì, 19 Gennaio 2015 14:45 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere.it
19 01 2015

L’Europa è ancora in affanno causa crisi. Le aspettative positive per il 2014 sono state deluse, a seguito di una ripresa debole e fragile, ondivaga e instabile in vari paesi, tra cui l’Italia. Nonostante le iniziative prese, e anzi forse proprio a causa di queste, il vecchio continente appare fiaccato da una realtà di scarsa crescita, disoccupazione massiva giovanile, e crescenti disuguaglianze, tra gli strati della popolazione - con milioni di europei ufficialmente poveri - e anche tra i generi. Perché se all’inizio della recessione a essere colpita è stata soprattutto l’occupazione maschile, i successivi tagli di bilancio imposti dalle politiche di austerity hanno invece riguardato di più le donne. Parte da queste evidenze il rapporto Euromemorandum 2015, da poco pubblicato a cura di un gruppo di economisti che si definisce in disaccordo con le attuali politiche messe in campo un po’ in tutta Europa per contrastare la crisi senza in effetti sortire finora risultati granché positivi.

Il rapporto, alla cui stesura ha contribuito anche Marcella Corsi di inGenere, parla di politiche macroeconomiche del tutto inadeguate messe in campo in sede europea, che hanno contribuito alla disastrosa performance economica che l’eurozona ha fatto registrare a partire dal 2010. Una ricetta finora indigesta, più venefica che benefica, quella propinata all’economia europea, a base di pareggi di bilancio così come prescritti dal patto di stabilità e crescita, crescente deregolamentazione del mercato del lavoro e riduzione dei salari, smantellamento del welfare e pesanti misure di austerity. Secondo gli economisti dell’Euromemo, sono ormai molte le evidenze dell’impossibilità che politiche così restrittive possano favorire la ripresa, eppure le scelte ufficiali in sede europea continuano ad andare in questa direzione, restando, le istituzione europee, “intrappolate in teorie sbagliate e cattive istituzioni”.

In concreto, poi, le misure messe in atto nei singoli stati rischiano di avere pesanti ripercussioni anche sull’eguaglianza di genere, con misure restrittive che non sono neutrali, ma finiscono sempre per avere un destinatario principale: le donne. E le misure di consolidamento che si prospettano nell’immediato futuro potrebbero peggiorare la situazione, con interventi (prospettati in vari paesi) come la riduzione delle risorse messe a disposizione per la cura di bambini e anziani, il taglio delle agevolazioni familiari, le restrizioni a sussidi come quello di disoccupazione, il blocco del turn over causato dallo spostamento in avanti dell’età in cui si ottiene la pensione, l’aumento delle tariffe dei servizi pubblici o di tasse come l’Iva.

L’analisi continua con uno sguardo da vicino alle disuguaglianze sempre più aspre tra i vari strati della popolazione e l’aumento della povertà, per arrivare a una serie di proposte e suggerimenti per invertire la rotta e tentare così di risalire la china. Per sostenere la necessità di un cambiamento nelle politiche europee il gruppo di economisti ha anche lanciato una petizione di sostegno. Qui il form per aderire. Maggiori informazioni sul sito www.euromemo.eu.

 

Le persone e la dignità
12 01 2015

La Russia ha vietato alle persone affette da un disordine della personalità o dell’identità di genere come transessuali e transgender di guidare, in quanto considerate affette da disturbi mentali che li rendono più a rischio di incidenti stradali. Sulla lista delle categorie che non potranno portare l’aiuto anche esibizionisti, feticisti, voyeur, giocatori compulsivi e cleptomani. Il provvedimento è stato emanato il 29 dicembre dal premier Dmitri Medvedev.

Gli psichiatri e gli avvocati per i diritti umani russi hanno condannato la decisione del governo definendola discriminatoria, convinti che, fra l’altro, le persone potrebbero rinunciare a cercare un aiuto psichiatrico per paura di perdere la propria licenza di guida. Ma l’associazione dei conducenti professionisti sostiene invece la mossa. Il capo del gruppo Alexander Kotov ha detto: «Abbiamo troppe morti sulla strada, e credo che rafforzare i requisiti medici sia pienamente giustificato”.

Dopo l’adozione nel 2013 di una controversa legge federale che vieta la “propaganda” dell’omosessualità tra i minori – di fatto rendendo impossibile qualunque manifestazione in difesa dei diritti dei gay – la Russia di Vladimir Putin sembra insomma aver estratto dal cilindro un ennesimo provvedimento che riflette l’intolleranza delle autorità di Mosca nei confronti delle minoranze sessuali. E persino un membro del Consiglio per i diritti umani del Cremlino, Ielena Masiuk, non nasconde di non vedere nessuna ragione per vietare a “feticisti, cleptomani o transessuali” di guidare l’auto. “Penso – ha precisato – che si tratti di una violazione dei diritti dei cittadini russi”.
Anche l’associazione dei giuristi russi per i diritti dell’uomo si è scagliata contro il decreto definendolo anticostituzionale, e Maria Bast – una legale dell’organizzazione moscovita e lei stessa transessuale – ha denunciato che questo provvedimento “discriminatorio” potrebbe indurre molte persone che si trovano nelle condizioni indicate dal decreto a evitare di ricorrere a un aiuto medico per paura di vedersi ritirare la patente di guida. Dura infine anche la reazione del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, che ha bollato il provvedimento come “ridicolo e illegale” chiedendo a Mosca di modificarlo “immediatamente”.

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