×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

Corriere della Sera
17 11 2014

Così hanno risposto a un sondaggio. E in pratica?

di Elvira Serra

La discriminazione vista dagli adolescenti può riservare qualche sorpresa. A dispetto dei proclami politically correct degli adulti, infatti, per loro vengono trattati meno bene gli omosessuali (93%), i Rom (92%), le persone grasse (87%), gli africani (79%), quelli molto poveri (72%), i disabili (72%), i musulmani (68%) e, sorpresa!, i meridionali (43%).

Sotto accusa, chi contribuisce alla diffusione dei pregiudizi: Internet e televisione, per più di sei studenti su dieci. Mentre lo sforzo di contrastarli viene fatto soprattutto dalle famiglie, per quasi sette su dieci, e dalla scuola, per la metà dei 1.002 intervistati dall’Istituto Piepoli che ha accolto l’invito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza a interrogare i giovanissimi su razzismo e stereotipi.

«Questo sondaggio rientra in un disegno che prevede, tra le altre cose, di monitorare il mondo degli adolescenti, intercettarne le energie, individuarne le potenzialità e i bisogni ai quali ancora non siamo riusciti a dare una risposta», spiega il Garante per l’Infanzia Vincenzo Spadafora.

Il profilo che è emerso conferma il fatto che i ragazzini di oggi sono molto meglio di come li disegnano. Lo si capisce da certe risposte, che andrebbero lette ai loro genitori. Per esempio: è giusto che siano soprattutto le donne a fare i lavori di casa? Solo il 16% è d’accordo, l’84% per nulla o poco. Così come non condividono le affermazioni di chi dice che un ragazzo straniero non sarà mai il primo della classe; che se in tivù parlano di un furto o un crimine viene subito da pensare che il responsabile potrebbe essere un extracomunitario; che se scoprissero che un compagno è gay lo eviterebbero in modo che non si pensi che pure loro lo sono.

«In genere gli adolescenti hanno meno pregiudizi rispetto a noi adulti, sono pronti a ripartire sempre con percezioni magari inedite della realtà che a volte sono proprio imprevedibili, non hanno preconcetti iniziali, ti possono sorprendere», interviene lo scrittore Eraldo Affinati, forte della sua esperienza di insegnante alla Città dei Ragazzi di Roma.

Quando i compagni di classe fanno gli spiritosi e prendono in giro i coetanei per l’aspetto fisico, gli intervistati non la trovano per niente una cosa divertente e innocente. E infatti condannano totalmente i casi di cronaca che hanno per protagonisti adolescenti presi di mira perché sovrappeso. Però l’essere grassi resta al centro del maggior numero di episodi di discriminazione ai quali assistono e che peraltro li hanno riguardati direttamente nel 16% dei casi. Un dato che non sorprende Affinati: «A quell’età uno studente sta provando la sua identità. Può sembrare rigido perché è fragile, aderisce a immagini preconfezionate, è più influenzabile dai miti contemporanei che vede sui giornali o nel piccolo schermo». E Spadafora aggiunge: «Queste dinamiche fanno pensare che ci sia sempre bisogno di una sorta di perfezione e omologazione e di riflesso l’esigenza di sopraffare il più debole, identificato con il grasso».

Conforta, però, leggere che per gli adolescenti le cose che pensano li faccia apprezzare di più da chi ancora non li conosce siano il carattere e la simpatia, con l’intelligenza e la cultura. Potessero cambiare qualcosa di loro stessi, magari vorrebbero essere più creativi o più bravi a scuola. Non più belli.

Conclude il Garante: «In definitiva il messaggio per noi adulti è che dobbiamo sgretolare la cultura dei giudizi “prima”. E quello può essere soltanto compito nostro».

 

Lite in una scuola in provincia di Perugia. Uno studente ha replicato alla frase omofoba del docente ed è stato preso a calci e pugni.
Luca Benedetti, Il Messaggero...

Ancora Men-Only Conference?

  • Mercoledì, 12 Novembre 2014 09:15 ,
  • Pubblicato in INGENERE

ingenere.it
12 11 2014

Dal bel discorso di Emma Watson alle Nazioni unite - sul ruolo degli uomini nel raggiungere l’uguaglianza di genere - al monopolio maschile della sala il passo è stato breve. Pochi giorni dopo il lancio della campagna #HeforShe una conferenza in programma in Islanda, organizzata dalle stesse Nazioni unite e sullo stesso tema, è stata pensata e programmata con interventi di soli uomini. Alla contestazione come minimo di stranezza di una simile scelta, la giustificazione è stata che è necessario coinvolgere gli uomini su questi temi. Giusto, anche se non è chiaro come mai questo non possa avvenire ascoltando anche relatrici donne. Dopo diverse osservazioni di questo tipo e ironie varie – alla prossima conferenza sull’innalzamento del livello del mare non facciano domanda di partecipazione i paesi costieri - si è arrivati a una parziale retromarcia e qualche nome femminile alla fine è comparso, anche se sono rimaste sessioni caparbiamente in versione “da barbiere”, come le ha definite qualcuno.

Se il caso della conferenza islandese ricade forse più nel regno del paradosso che altro, in realtà l’ambiente da old boys network è ancora frequente e di panel monogenere se ne registrano parecchi in ogni ambito di discussione. Giusto in questi giorni si svolge il convegno dal titolo “Economic change and evolution”, organizzato da una costola dell’Accademia dei Lincei. Due giorni di discussioni per un totale di quasi 30 interventi tra cui non c’è posto nemmeno per una relatrice. Sarà un caso? Di certo quel che si vede dal di fuori della “massima istituzione culturale italiana" che come fine istituzionale ha quello di "promuovere, coordinare, integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nelle loro più elevate espressioni nel quadro dell'unità e universalità della cultura" – si legge nella home page del sito - è in generale un ambiente a forte prevalenza maschile (e di età venerande), basta dare un’occhiata all’elenco dei dirigenti dell’Accademia dei Lincei.

Davvero è possibile sostenere che non erano disponibili esperte donne? O non erano disponibili nei giri giusti? In effetti le domande sono le stesse, sempre valide, di diverse altre occasioni. Per esempio – solo per rimanere ai casi più recenti - quando si è tentato di parlare ai giovani di educazione economico-finanziaria (argomento dove per altro lo specifico taglio di genere è quanto mai urgente, si continua a ripetere su inGenere), da un palco che è stato calcato solo ed esclusivamente da uomini (e comunque, nonostante il giovanilismo del selfie, un ambiente nemmeno tanto “fresco”).

E sempre i soli completi giacca e cravatta hanno discusso di crescita e “innovazioni utili allo sviluppo occupazionale e alla crescita del nostro Paese e della nostra Europa”. Stessa cosa per la conferenza-dibattito sulle sfide economiche e sociali per l’Europa e il parlamento allora appena eletto. Ed era una “moc”, una men-only conference anche quella organizzata dall’Anci, l’associazione nazionale dei comuni italiani, che sempre per parlare di futuro, in questo caso di città metropolitane e nuove province, ha invitato solo sindaci. Pazienza per le 1.077 sindache, il 13,37% dei comuni, tra cui cinque prime cittadine di capoluoghi di provincia e sei di comuni dai 60.000 ai 249.000 abitanti, come si legge in una lettera formale di protesta di una rete di donne che, guarda un po’, proprio in fatto di pianificazione di nuovi territori ha parecchio da dire.

Si fa presto a dire innovazione, evoluzione, cambiamento, senza azioni concrete, dai soliti ambienti alla vecchia maniera. In tante occasioni, in effetti, l’esclusiva presenza maschile sembra – a dispetto dei proclami - più che altro segno di declino e anacronismo prima ancora che di maschilismo. Difficile da sostenere che non ci siano le esperte giuste a disposizione, visto che le donne hanno raggiunto alti livelli di competenze e preparazione in tanti settori. Certo, non altrettanto si può dire poi per i rispettivi ruoli di potere ma in molti degli incontri mono-sesso gli interventi previsti sarebbero per dare spazio alle competenze. Non c’è poi da meravigliarsi che si riscontri una certa ristrettezza di role model positivi per le ragazze. E che sia facile associare l’immagine femminile, anche di potere e di palazzo, alle solite e vecchie allusioni volgari.

Visto l’andamento, sembra il caso di continuare a tenere d’occhio il fenomeno. Segnaliamo (e segnalateci: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o anche su twitter @inGenereIt e su Facebook) le prossime “men-only conference” di cui avete notizia, teniamo aperta una finestra di osservazione sugli ambienti in cui si pretende di fare l’innovazione, il cambiamento, il futuro, ma dalla solita vecchia prospettiva, senza includere le differenze. Di ogni genere.

Roma. Tentato assalto al Centro immigrati di Tor Sapienza

  • Mercoledì, 12 Novembre 2014 09:12 ,
  • Pubblicato in Flash news

Contropiano
12 11 2014

Tensione ieri sera nel quartiere romano di Tor Sapienza, dove un gruppo di "residenti", con probabili infiltrazioni fasciste (visto quel che scrivono diversi siti "di area") hanno tentato l'assalto al centro immigrati "Il sorriso".

Dopo il lancio di sassi e i cassonetti dati alle fiamme nella notte tra il 10 e l'11 novembre, una cinquantina di persone ha lanciato bombe carta anche contro le forze dell'ordine. Due persone, tra cui un poliziotto, sono finiti in ospedale con ferite lievi.

Difficile chiudere gli occhi davanti alla "sincronia" tra questi assalti e la campagna lanciata dal leghista Matteo Salvini.

La Repubblica
11 11 2014

Vivono anche in cinque in stanze da 12mq, senza finestre. Benvenuti al Best House Rom, nei pressi di via Tirburtina, il centro di raccolta rom di Roma dove dal dicembre del 2013 vivono circa 330 persone, gli stessi che furono sgomberati dal campo de La Cesarina per rifacimenti strutturali.

La visita a sorpresa, organizzata dalla Commissione per i Diritti Umani del Senato e l’Associazione 21 luglio insieme al vice-presidente della Commissione Politiche Sociali Riccardo Magi, svela il pesante stato di degrado in cui sono costretti i suoi residenti. La residenza, con locali sono accatastati come magazzini C2, costa anche cara. Per ogni singolo individuo al suo interno si spende circa 600 euro al mese, mentre per l’operazione nel suo complesso solo nel 2013 è stato sborsato più di un milione di euro, che comprende l’affitto del terreno dove sorgerà il nuovo campo, l’operazione di sgombero, e i servizi di gestione e guardiania del Best House Rom
(di Alice Gussoni)

facebook