Parliamo di gender

  • Domenica, 05 Luglio 2015 08:45 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS
Ordine soffitto genereAmbra Lancia, Dinamo Press
3 Luglio 2015

Sabato 20 giugno, mentre a Roma in molti si sono ritrovati insieme in vari punti della città per dare vita a una serie di iniziative culturali in luoghi della metropoli abbandonati, nella piazza di San Giovanni veniva organizzata l’ennesima triste parata del Family Day,

Il Paradiso può attendere

  • Domenica, 28 Giugno 2015 07:17 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
InsiemeSarantis Thanopulos, Il Manifesto
27 giugno 2015

I difen­sori della fami­glia hanno mosso guerra al "genere". La con­fu­sione men­tale è certa, tut­ta­via, il "genere", con­cetto poco chiaro, si pre­sta a fare da ber­sa­glio per chi si aggrappa alle cer­tezze con tena­cia pari al suo disorientamento.

Sentire, pensare e dire con gli emoji

  • Sabato, 30 Maggio 2015 09:48 ,
  • Pubblicato in Il Commento
BacioSarantis Thanopulos, Il Manifesto
30 maggio 2015

L'uso di emoji, la scrittura ideografica presente in tutti gli smartphone, sta cambiando lo stile della comunicazione rapida in tutto il mondo. Il fenomeno comincia a essere studiato. Match.conn, un importante sito di appuntamenti, ha pubblicato a Febbraio un sondaggio tra 5.675 single, uomini e donne, statunitensi in cui si evidenzia una correlazione positiva tra l'uso di emoji e l'attività sessuale...

Redattore Sociale
26 04 2015

FIRENZE – Sessanta donne uccise in 9 anni. E negli ultimi quattro anni seimila bambini hanno assistito a episodi di violenza in famiglia. Sono i drammatici numeri della violenza di genere in Toscana. Numeri contro cui si è concentrata la lotta della Regione Toscana con la vicepresidente e assessore alle politiche sociali Stefania Saccardi: “Sul fronte dell’emergenza, abbiamo sostenuto i centri antiviolenza e le case rifugio per le donne maltrattate con un finanziamento di 760mila euro. Per quanto riguarda l’azione culturale, abbiamo impegnato quasi 900mila euro per la promozione delle pari opportunità tra uomo e donna a tutti i livelli”.

La Toscana è stata la prima regione italiana a pubblicare le informazioni relative alla destinazione dei fondi governativi sulla violenza di genere arrivati dallo Stato. “La violenza sulle donne – ha aggiunto Saccardi - è diventata tragica cronaca da poco, ma in realtà viene da lontano, lontanissimo. Sia nel senso che purtroppo non è una novità (solo che in passato non se ne parlava o se ne parlava meno), sia nel senso che i femminicidi nascono da una tara culturale, da quelli che oggi si chiamano “stereotipi di genere” (io sono l’uomo e comando, la donna è mia proprietà). Sarebbe sbagliatissimo ridurre il fenomeno, una vera e propria strage, ad un problema sociale o semplicemente sanitario. Chi picchia una donna deve essere fermato e messo in condizione di non fare più male. Ma questo non basta. Serve un lavoro culturale, attento, costante e profondo”.

Judith Malina, il corpo della rivoluzione

  • Martedì, 14 Aprile 2015 14:17 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache del garantista
14 04 2015

Judith Malina è uscita di scena non come avrebbe meritato, con tutti gli onori, ma in un ospizio per artisti dove aveva trovato rifugio da un po’ di anni nel New Jersey. O forse, ripensando alla sua vita, sempre contro il sistema, è vero il contrario: è andata via come ha vissuto, senza i riconoscimenti, gli onori, i soldi, il clamore che una grande artista come lei avrebbe meritato. Gli applausi però li ha sempre presi, tanti, in tutto il mondo. Applausi che dovrebbero continuare all’infinito: perché Judith Malina è stata unica, speciale, una stella che ha attraversato il Novecento teatrale, culturale, politico.

L’incontro decisivo della sua vita arriva prestissimo, intorno ai vent’anni. Malina conosce Julian Beck con il quale fonda il Living Theatre nel 1947. New York in quegli anni è tutta un fermento di attività d’avanguardia. La norma è bandita, la sperimentazione è la strada privilegiata per inventarsi qualcosa di nuovo, che butti all’aria le convenzioni. I due, entrambi di origine ebraica (la famiglia di lei era fuggita dalla Germania nazista), si amano, ma soprattutto condividono la stessa voglia di mettersi in gioco, di vivere il teatro come un’arte totale.

La loro compagnia diventa una sorta di comunità, di laboratorio di idee e di vita. Ed è così che nascono i primi lavori, il successo, la fama mondiale. I loro spettacoli non sono spettacoli. Sono pugni nello stomaco, sono provocazioni, sono arte e sono vita. The brig (fine anni 50) racconta la violenza della vita militare, è un’opera pacifista, una messa in scena del sadismo, una denuncia in prima persona dell’odio che ci portiamo dentro. Il Living è così. Non c’è un noi e un voi. La messa in gioco è totale, l’indagine sull’essere umano parte da se stessi e coinvolge tutti gli aspetti del fare teatro. Seguono, per citare qualche titolo, Mysteries and Smaller PiecesParadise Now, Antigone, Prometheus. Con queste opere arrivano anche in Europa e in Italia. Vanno negli ospedali, nelle carceri, vanno in mezzo al movimento studentesco e pacifista che dalla fine degli Sessanta mette a soqquadro la società.

Oggi è difficile raccontare quell’esperienza. Sembra lontana, quasi mitica. Di quella grande stagione resta poco, soprattutto nel mondo del teatro. La sua eco arriva fino ai 90, poi a poco a poco si affievolisce. Julian Beck muore nell’85, Malina va avanti e lavora con altri registi tenendo vivo il Living Theatre. Solo per pochi anni ancora il fermento che la loro storia rappresenta costituisce un elemento propulsivo, non solo nel ricordo, ma nell’esperienza reale di tanti artisti. È un modo di intendere il teatro. La scena borghese salta: salta la divisione tra chi guarda e chi recita, salta la contrapposizione tra vita e finzione. Salta tutto. Provate oggi a pensare a uno spettacolo teatrale. Arrivate, vi sedete in platea, si apre il sipario, ci sono due tavoli, due sedie, qualche attore o attrice. Bene, è esattamente quello che non avreste mai trovato in uno spettacolo del Living. Loro credono nella rivoluzione, nella pace, credono che il loro lavoro possa cambiare la realtà. E la cambiano. Per intere generazioni sono un punto di riferimento, un simbolo di lotta e di futuro.

È con queste idee in testa e le immagini dei loro spettacoli impresse per averle viste e studiate all’università che arrivo la prima volta a vedere Judith Malina. A Roma, fine anni Novanta, al teatro Vascello. La grande artista è in scena con un piccolo spettacolo di cui è regista un’artista italiana, Lorenza Zambon. È tratto da Il diario di Jane Somers di Doris Lessing e si chiama Maudie e Jane, racconta il rapporto tra una giovane donna e un’anziana signora un po’ toccata. Malina, ormai anche lei davvero anziana, non ha paura di stare in scena nuda. È lì capisco una cosa: il teatro del Living è grande per tutte le ragioni che ho detto. Ma è grande soprattutto per un’altra ragione.

Il corpo. Sì, Judith Malina e Julian Beck sono grandi per questo, soprattutto per questo, per come sanno usare il loro corpo, ricrearlo, farlo parlare, uscire dagli schemi. Non sono gli unici, non sono in assoluto i più grandi. Ma vedendo Malina, che non ha timore di mostrarsi vecchia, capisco che la sua forza è soprattutto questa: mettersi nuda, affrontare le convenzioni, uscire dagli schemi con quello che ha di più prezioso: se stessa. Per la sua generazione il corpo era un’arma pacifica, uno strumento nonviolento per scagliarsi contro i valori non condivisi. Oggi quel corpo è stato ricoperto, è stato sottratto allo spazio della libertà, della rivendicazione, della lotta. Si lotta per coprire il corpo, si rivendica la sua integrità e dignità. Forse Judith Malina starebbe con chi fa questa operazione.

Farebbe parte di quella generazione che dice: “Sì è vero, abbiamo lottato per la libertà. Ma la libertà è liberta solo se risponde a questo o quel criterio, a questa o quella regola”. Forse. Ma potrebbe anche far parte di quelle donne che non rinnegano le proprie battaglie. Non lo sappiamo bene. Ma chi se frega, poi. Un’altra cosa che ho imparato vedendo lei e tanti altri grandi del teatro internazionale è che un artista vale non per quello che pensa, ma per ciò che produce nella tua testa. A me Malina ha insegnato la libertà senza condizionamenti.

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