La prima volta della doppia preferenza di genere: un voto ad un uomo e uno a una donna. Debutta il nuovo sistema per la scelta dei consiglieri comunali. Il nemico da sconfiggere, un pò per tutti gli schieramenti, è l'astensionismo.  ...
Una marcia decisamente in più rispetto alla sola previsione di quote obbligatorie nella composizione in lista che rischiano di conferire alle donne un ruolo di solo riempitivo. ...

Padri e padroni

  • Venerdì, 15 Marzo 2013 08:24 ,
  • Pubblicato in L'Articolo
Monica Pepe, MicroMega
14 marzo 2013

Nella Sardegna degli anni quaranta Gavino Ledda, a 6 anni abbandona la scuola dopo due mesi di banco per aiutare il padre a governare il gregge nei pascoli di Baddhevrùstana. Cresce nell'isolamento dalla civiltà e dai contatti umani. Solo il militare a 21 anni gli permetterà di fuggire dal rapporto di schiavitù che lo legava al padre. ...

Padri e padroni

  • Giovedì, 14 Marzo 2013 17:06 ,
  • Pubblicato in Flash news
MicroMega
14 03 2013

Nella Sardegna degli anni quaranta Gavino Ledda, a 6 anni abbandona la scuola dopo due mesi di banco per aiutare il padre a governare il gregge nei pascoli di Baddhevrùstana. Cresce nell’isolamento dalla civiltà e dai contatti umani. Solo il militare a 21 anni gli permetterà di fuggire dal rapporto di schiavitù che lo legava al padre.

Cosa abbiamo fatto del progresso di questa Italia che lottava per avere un livello minimo di istruzione e di libertà personale e politica?
Dove sono finiti i padri e come si sono trasformati i vincoli con i padroni nell’arco di 60 anni?

Come abbiamo fatto a permettere che il livello di istruzione e sapere critico che ha intriso ogni classe sociale si trasformasse in una corsia preferenziale a servizio del potere, eludendo qualsiasi forma di sorveglianza?

Come è stato possibile che il passaggio del lavoro da materiale a immateriale diventasse il dazio da pagare alle nuove schiavitù, più occulte e pervasive di sempre?

Le macerie culturali della sinistra e del Pd hanno permesso tutto questo, Grillo divora gli avanzi e porta a compimento una inedita e spaventosa illusione di massa.

I giornalisti che montano famelici sulla sua macchina, accalcandosi fino a ferirsi, come abbiamo visto giorni fa, sono la perfetta sintesi di un inedito fondamentalismo che accomuna la nuova politica e informazione 2.0.

La cornice di pensiero di riferimento, indispensabile per ogni prova reale di democrazia che delimita uno spazio pubblico che dovrebbe essere proprietà di tutti, è stata spazzata via da un meccanismo drogato di massa.

Rovesciare pensieri in libertà sui social network (che tutti usiamo) sembra più politico che fermarsi e costruire un pensiero autonomo e condiviso.

E chi muove i fili non lo fa con la fatica delle contraddizioni della crescita civile di una collettività, come fa un padre vero con i suoi figli, ma giocando con la rabbia che svuota il senso delle cose.

Dalla sella della sua macchina da ‘presa’, come ogni padre-padrone il regista Grillo spara benevolenza e delirio compulsivo, paternalismi ad anatemi tragicomici. Ora sospinto dai sondaggi abbozza le prime proposte.

Hanno ragione i Wu Ming quando dicono che gli slogan sono di sinistra (di venti anni fa oltretutto), e le modalità sono fasciste.

Il maschilismo di Grillo poi è talmente ostentato da documentare una cronica mancanza di riconciliazione con il proprio e l’altro sesso, e non è certo il solo.

La questione è talmente iscritta nelle viscere della identità nazionale da aver portato per mano uomini e donne di questo Paese a votare per l’ennesima volta, in milioni, Silvio Berlusconi, che passerà alla storia come uomo di governo, di truffe e bordelli.

L’Italia è un Paese ammalato di dinamiche verticali e persecutorie, e ogni spazio della vita pubblica e lavorativa ne sono la dimostrazione. Un manager si è impiccato l’altro giorno dopo aver perso il lavoro. “Scusami per quello che ho fatto, c’è troppa distanza tra quello che avrei voluto darti e quello che ti ho dato” il suo ultimo messaggio alla moglie.

Cosa riusciranno a fare in Parlamento i nuovi eletti del Movimento 5 Stelle si vedrà. Al di là dei loro colleghi che hanno una responsabilità locale dove gli altri partiti e i cittadini possono ancora esercitare una funzione diretta di contrappeso, i nuovi parlamentari grillini sono nella cassaforte del potere e per questo più esposti ad essere fagocitati dal padrone.

Bersani deve accettare la sfida più grande, l’unica che può riportare in vita la Sinistra. Cambiare rotta, ricostruire il popolo della sinistra, attraverso una nuova cultura e una nuova pratica politica di sinistra, fondata sulle relazioni, sulla cultura e sul lavoro certo. Sul rispetto tra le persone e tra i sessi di ogni generazione, sulla tutela della dignità umana in ogni condizione sociale ed esistenziale.

C’è un popolo enorme e avvilito che attende questo da anni, ed è incredibile che Bersani non lo veda. Quando deciderà di farlo non sarà mai troppo tardi, forse.

Monica Pepe


Su grillini e grilline: pensieri, sogni e riflessioni

  • Giovedì, 07 Marzo 2013 14:55 ,
  • Pubblicato in INGENERE
Ingenere
07 03 2013

30% di donne in parlamento, è una festa? Sui seggi del M5s le donne sono arrivate a valanga, trovando cancelli aperti. Mentre a sinistra sono riuscite a forzare l'orrendo "porcellum", ma sono rimaste fuori laddove c'era il voto di preferenza, nelle regioni. Il che ci consegna qualche lezione, tecnica e politica.

Nel settembre 2012, quando scoppiò in Lazio il caso di Franco Fiorito e via via si seppe quale buon uso si era fatto della riforma del Titolo V della Costituzione - licenza di uccidere in ogni regione, in ecumenico spirito federalistico, qualsiasi regola di buon senso e di buona amministrazione nell'uso del denaro pubblico – molti e molte drizzammo le orecchie. Attenzione agli anatemi contro “il populismo” e “l'antipolitica”, andavamo dicendo laddove trovavamo qualcuno disposto ad ascoltarci. La rabbia e il furore non possono che trovare dei canali esterni al sistema dei partiti come oggi lo conosciamo, nel quale, se la corruzione non è uguale per tutti, certamente la connivenza lo è stata e lo è, almeno nell'ultimo decennio.

Come ha detto una giovane esponente del M5s: “Se anche non ti interessi di politica, lei prima o poi si interesserà di te”. Nel senso che ti indurrà ad indignarti, a ribellarti, perché entrerà nella tua vita mostrando la sua ingiustizia. E poiché i partiti storici non hanno più modi di incanalare e civilizzare la ribellione e il ricambio (sono finite da tempo la Fuci e le Frattocchie e forse molte lettrici e lettori non sanno nemmeno di che parlo) (1), ecco che c'è bisogno di qualcosa di radicalmente altro. Perché mai, in un paese dove la disoccupazione giovanile supera il 36%, i giovani e le giovani dovrebbero votare docilmente Pd o Lista Monti, soprattutto se dalle colonne di ogni quotidiano leggono che autisti, fidanzati, portaborse di qualsivoglia politico possono aspirare – curriculum esenti - almeno a un discreto contratto a tempo indeterminato?

Se i luoghi in cui si esponevano queste preoccupazioni erano femministi, o vicini al femminismo, ci si sentiva rispondere con la favola bella della trasversalità: promozione delle donne dovunque esse siano, perché la democrazia paritaria è un fatto di giustizia. Promozione delle donne dovunque esse siano, perché sapranno riconoscersi a vicenda nella loro identità e nei loro comuni bisogni. Purtroppo però, mentre sognavamo la democrazia compiuta e paritaria, tratti e fenomeni post democratici mordevano come un serpente la mela dei nostri ideali e ci guastavano la festa del 30% di donne in parlamento. Più che in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, quasi come in Germania. Già, ma per far cosa? Per tornare a casa fra qualche mese scornate e deluse?

Per qualche tempo, comunque, nella stagione delle primarie del Pd, sul M5s si è messa la sordina. Quanto potevano contare 20.252 partecipanti alle “parlamentarie” di fronte al trionfo dei tre milioni e mezzo di votanti alle primarie del Pd alla fine di novembre? Anch'io ero cascata nella trappola, fino a che  un ingegnere informatico mi ha spiegato che il numero non era casuale, rappresentava il risultato di una curva temporale condizionata dalla quantità di controllori affidabili, capaci di verificare in tempi certi l'irreprensibilità penale dei prescelti e di prevenire l'inserimento in rete di interessi lobbistici.

Già, mai poi c'era anche il terribile maschilismo ostentato di Beppe Grillo, l'irrisione faziosa sul “Punto G” di Federica Salsi. In un contesto, quello di Palazzo d'Accursio a Bologna, che sembrava manifestare sintomi di ribellione: insomma qualche stella sembrava oscurarsi.
Invece eccoci qui, con il trionfo del movimento che si qualifica anche come il gruppo a maggior percentuale di donne nel parlamento italiano a pari merito con il Pd, favorito però, quest'ultimo, alla camera dal premio di maggioranza che ha permesso di scendere nelle liste fino alle collocazioni meno sicure. Controprova senato: M5s 46,3%, Pd 39,4%.

La sorpresa, oltre che politica, è culturale. Ma come? Dopo estenuanti battaglie, bracci di ferro infiniti con i segretari di partito, che datano dal lontano 1987, passando per le quote, il riequilibrio della rappresentanza fino alla democrazia paritaria, arrivano queste ragazze, ignoranti di tutto (nel senso più neutro e metafisico della parola) e ci superano in corsa senza nemmeno un po' di fiatone? Come è possibile?

In parte la spiegazione è generazionale. Il loro deputato più vecchio ha 39 anni, da soli i M5s hanno svecchiato di quasi dieci anni l'età media dei nostri rappresentati. Dunque, per la prima volta non c'erano guardiani dei cancelli. C'era un guru assai berciante, e un Mister Hide un po' sinistro, ma avevano altro da fare che badare ai cancelli. Mancava il ceto politico che fa da filtro a vassalli, valvassori e valvassini. Perciò avanti tutti, anche le ragazze, esattamente come succede nelle professioni quando c'è da competere. E non è da escludere che a Grillo non sia dispiaciuto questo particolare sberleffo a un Pd così “politicamente corretto”.

Ora con un po' di tremore seguiamo le goffaggini di Marta Grande (25 anni) e di Roberta Lombardi, capogruppo alla camera, qualche anno di più, e blogger confusionaria. Si faranno? Forse sì. E non mi viene voglia di incorniciarle nei loro primi strafalcioni da principianti.
Anche perché il gioco non finisce qui. E sui limiti dei grandi partiti non abbiamo ancora affondato fino in fondo il coltello. Un'occhiata alle regionali del Lazio, del Molise e della Lombardia si impone. Nel Lazio sono state elette solo nove donne su cinquanta consiglieri, di cui cinque nel listino di Zingaretti (di fatto nominate), una nella lista di Storace (Olimpia Tarzia, nota per la sua guerra alla legge 194) e quattro nel M5s. In Lombardia le consigliere sono quindici su ottanta, di cui tre del M5s. In  Molise due  su venti, di cui una M5s.

Morale: l'orribile “porcellum” agisce paradossalmente come uno strumento di garanzia, dove una nomenclatura che tutela la sua continuità tende a straripare, a meno di regole certe, come la disposizione a cerniera - un uomo, una dona, un uomo... - nelle liste. Quando, invece, la nomenclatura non è ancora consolidata (M5s) è possibile per una donna passare sotto le forche caudine della preferenza unica: infatti si può vincere con poco più di duemila preferenze, mentre nel Pd ne occorrono almeno dieci volte tante.

Corollario tecnico della morale: se – come tutti ci auguriamo – verrà rapidamente riformato “il porcellum”, bisogna precipitarsi a ottenere la doppia preferenza di genere, altrimenti balleremo una sola estate, tanto quanto durerà questo parlamento, dunque nel senso letterale del termine.

Corollario politico della morale: ma perché solo a un uomo, con il suo corredo di maschilismo e gigioneria, riesce di rompere le righe, di mettere in campo, insieme al suo carisma, la sua forza muscolare di forzare i cancelli e di lasciare entrare altre e altri più giovani che, chissà, forse impareranno e ci stupiranno non sempre per il peggio? Perché a una donna, o a più donne insieme ad altre, manca questo coraggio o questa sfrontatezza, anche se nel portare milioni in piazza non sono seconde a nessuno?
 
Note
(1) La Fuci, federazione universitari cattolici italiani, nata nel 1896 e prosperata fino alla fine degli anni Settanta del Novecento per poi vivacchiare in maniera sempre più stentata, raccoglieva le migliori intelligenze cattoliche (anche femminili, seppure in esigua minoranza) che, dopo aver dato prova di dedizione nelle parrocchie e nell'Azione cattolica, confluivano nell'associazione che raccoglieva la crème e preparava la classe dirigente futura.
“Le Frattocchie”, da non confondersi con il banale paese di Frattocchie dove ha sede, è la mitica scuola di partito del Pci, situata in una villa di inizio secolo nei Castelli romani. Lì arrivavano, selezionati dalle sezioni e dalle federazioni, i migliori giovani quadri e si sottoponevano a lunghi corsi impegnativi per orario e quantità di nozioni che potevano durare anche mesi. Pochissimi gli svaghi, severa la disciplina, unica distrazione il ping pong, soprattutto fino a che i corsi venivano rigorosamente divisi per sesso. Dopo la caduta del muro di Berlino “Le Frattocchie” sono cadute in disuso. Comparve, poco dopo l'elezione di Bersani la notizia che il segretario intendeva richiamarle a nuova vita, ma è l'acqua in cui nuotano i pesci (le sezioni di un tempo) a non esistere più. Dunque è quasi impossibile pescare i pesci giusti.  

Mariella Gramaglia

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