Abbatto i muri
15 02 2013

One Billion Rising all’italiana si è trasformata, come prevedevo, in una opportunità mediatica sfruttata da donne (e uomini) candidati/e alle elezioni per fare campagna elettorale.

Autopromozione e marketing sulla pelle delle donne che subiscono o hanno subito violenza. Sulla mia e sulla vostra pelle.

Non importa quante siete in giro per l’Italia ad aver organizzato dal basso questa cosa. Quello che sui media passa è questa roba qui. La piena legittimazione di politiche securitarie, repressive e autoritarie che non servono a niente e non mi rappresentano.

La bandiera tricolore a Roma che sventola sul Corriere, l’intervista alla patriottica moglie del Sindaco di Roma che prima appoggia la legge Tarzia e la marcia dei no-choice e poi ha il coraggio di danzare “per le donne”, lo spot di Se Non Ora Quando su Repubblica ( e pure a Sanremo) che invita ovviamente a leggere il suo manifesto elettorale e lo Spot delle donne del Pd.

Avranno fatto a botte per prendersi la prima fila nelle danze e guadagnarsi una fotografia, immagino. E immagino anche quanto a loro sia importato della mia cazzo di vita e della vostra in quel momento.

Trucco, posa e scatto. Buona la prima e poi tutte si torna a casa a fare quello che sanno fare meglio: le donne di destra a impedirmi autodeterminazione nelle mie scelte di ogni giorno, a farmi una testa così per una pillola del giorno dopo, a censurare la mia sessualità nel caso non fosse etero e la mia vita se non scegliessi di dare figli alla patria, le donne di Snoq e del Pd a perseguitare le puttane ovunque siano e a immaginarsele ovunque, salvo poi non considerarle neppure donne, per sporcare l’immagine dei candidati rivali, tutte intente a fare la divisione tra donne perbene e donne permale.

Tutte quante a fottersene altamente del fatto che le donne non hanno di che pagare affitti, bollette, medicine e quando hanno da crescere figli non sanno dove sbattere la testa, tutte condannate ad essere dipendenti economicamente per via delle scelte scellerate di tutti i governi, di destra e centrosinistra, incluso l’ultimo con Fornero e Monti, che ci hanno reso sempre più precarie e in balìa di chiunque, incluse le persone violente.

Nessuna prevenzione a parte fare la morale se scopriamo il culo. Nessuna attenzione a parte che romperci le ovaie se autodeterminiamo le nostre scelte.

Volgare questa loro partecipazione alle danze e volgarissimi i loro spot elettorali sulla pelle delle donne uccise.

So che tante donne hanno organizzato e danzato oggi, salvo le prostitute che vengono relegate nella sfera delle persone o da salvare o da criminalizzare.

Se le vostre immagini non sono apparse da nessuna parte, se vi dà fastidio, come da fastidio a me, essere rappresentate da queste signore che oggi hanno guadagnato le prime pagine dei grossi quotidiani e dei tg allora pubblicate le vostre immagini, dite che c’eravate e che voi con questa gente non c’entrate niente.

Poi, se volete, segnalatemi i link o ditemi come è andata. Grazie.

Le donne cambiano... il Lazio

  • Venerdì, 15 Febbraio 2013 08:20 ,
  • Pubblicato in L'Incontro
Venerdì 15 febbraio, dalle ore 09.30 alle ore 14.30
Cgil Nazionale
Sala Di Vittorio
Roma

Innocente siparietto (Massimo Gramellini, La Stampa)

Cosa ci è successo? E' stata la famiglia, la scuola, la televisione? Cosa ci ha imbarbarito dentro, al punto che un comportamento che nel secolo scorso mio padre avrebbe sanzionato democraticamente con una sberla oggi può venire derubricato a "innocente siparietto", e a suscitare scandalo non è chi lo ha compiuto o tollerato ma chi, forse memore dei rimbrotti paterni, si ostina a meravigliarsene? ...

Non è "onorata" Angela Bruno, dipendente di Green Power, azienda di Mirano, in provincia di Venezia, per le frasi oscene, le ennesime, pronunciate da Silvio Berlusconi durante una visita nell'azienda nel corso della quale l'ex premier doveva firmare un contratto con la società energetica. ...
Linkiesta
11 02 2013

E sì, il siparietto di Berlusconi con una dipendente della Green Power di Mirano (Venezia) è vomitevole. Non fa ridere. Anzi, non mi fa ridere. Perché in sala ridevano. Ed è nauseabondo. E nel guardare il filmato mi imbarazzavo io per lui. Ed è qui l’errore.

Lui non era in imbarazzo. Né lui né la platea. La dipendente probabilmente sì. Ma non se l’è sentita di mandarlo a quel paese e rispondergli “vengo quante volte veniva sua madre” che l’avrebbe catapultata di diritto nell’olimpo della sinistra (e non solo) e tra i protagonisti assoluti di questa campagna elettorale. Ma non se l’è sentita e nulla le si può dire.

Si può parlare però della platea. Perché quella platea siamo noi. È l’Italia. È il nostro luogo di lavoro, la nostra famiglia, il nostro bar, il nostro spogliatoio quando andiamo a giocare a calcetto (a tennis, o a squash, fate voi), è il nostro giro di amicizie cinefile o non. È quel darsi di gomito quando in un qualsiasi ambiente entra una donna. È l’essere additato come meno virile se non si partecipa al gioco cameratesco. È anche il clima da terza media che si crea in tante scampagnate organizzate da sole donne.

Insomma, è l’Italia. Siamo noi. Che se notiamo una donna piacente in un qualche posto di rilievo pensiamo subito che l’abbia raggiunto quantomeno grazie al suo fisico. È davvero da stupidi, da ignoranti, credere che l’humus non sia questo. Se non fosse questo, le frasi di Berlusconi non attecchirebbero. Se non fosse questo, lui si sentirebbe in imbarazzo a chiedere pubblicamente a una donna quante volte viene. Avrebbe vergogna a chiederle brassianamente di girarsi per ammirare “la parte”.

Lo ha fatto perché era certo che quella platea avrebbe riso. Perché quella platea è l’Italia. Siamo noi. Siamo noi quelli che ridiamo di fronte a quella pubblica mortificazione. E lui ci conosce fin troppo bene. In parte, ma solo in parte (sia chiaro), ha contribuito anche a renderci così.

Massimiliano Gallo

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