La Turchia non c'è più

Banksy, I want changeHa lasciato che quattro dei sei figli andassero a scuola. Ha chiesto alla moglie Arzu Bostac che le due più piccole fossero portate a casa di una vicina. Poi sarebbero andati insieme dall'avvocato a fare le pratiche di divorzio. Lei, sposa bambina a 14 anni, era da 13 che aspettava questo momento. Ma appena soli, Ahmed Boztas, 38 anni, l'ha chiusa in camera da letto, l'ha obbligata a sdraiarsi per terra e ha imbracciato un fucile a pallettoni. "Divorzierai da me solo da storpia", le ha detto prima di mirare alle braccia e alle gambe. [...] Questo è il matrimonio in Turchia ai tempi di Recep Tayyip Erdogan.
Federica Bianchi, l'Espresso ...

La tentazione del sultano

La Turchia è in fibrillazione. Gli attacchi del Partito Fronte Rivoluzionario della Liberazione del Popolo (DhkpC) contro la magistratura e la polizia cercano di sfruttare l'indignazione. Indignazione, ancora assai viva, contro la repressione di Gezi Park e la mancata punizione dei poliziotti che si sono resi responsabili, nella circostanza, di condotte violente in ordine pubblico. Una mobilitazione, quella del giugno 2013, nata contro la cementificazione di uno dei polmoni verdi di Istanbul e che presto si era trasformata in aperto dissenso contro l'autoritarismo di Erdogan e l'islamizzazione dei costumi imposta dal suo governo.
Renzo Guolo, la Repubblica ...
il Venerdì - la Repubblica
12 12 2014

Nei libri di storia della nuova Turchia gli armeni sono traditori e assassini e a dieci anni le bambine possono finalmente studiarne le gesta infami con la testa avvolta in un velo. Cominciato insieme alla prima presidenza della Repubblica di Tayyip Erdogan dopo undici anni alla guida del governo, ad Ankara l'anno scolastico non promette bene.

Tra furiose polemiche per l'approccio revisionista dei manuali di studio e regole d'abbigliamento che stravolgono i principi di laicità dell'istruzione turca, il nuovo capo dello Stato si è lanciato nell'ennesima crociata, forse quella decisiva: l'assolto alla scuola. ...
Bisogna ricordare a Erdogan, il cui giudizio è oscurato dal timore che un embrione di Stato curdo si stabilisca alle sue porte, che l'Isis è anche suo nemico e che anche per lui Kobane può segnare la fine.
Bernard Henri-Levy, Corriere della Sera ...

Corriere della Sera
29 09 2014

La Gazzetta ufficiale di Ankara pubblica il nuovo «bon ton» scolastico voluto dal premier Erdogan: banditi capelli colorati, baffi, barbe e berretti con simboli politici

di Redazione Online

Gli studenti dovranno stare in classe con la «faccia visibile». Vietati nelle scuole turche piercing, tatuaggi, trucco e capelli colorati. Persino berretti e sciarpe con simboli politici. Il nuovo «bon ton» scolastico voluto dal premier Erdogan, e che minaccia di innescare nuove tensioni, è stato pubblicato dalla Gazzetta ufficiale. Dopo l’attacco ai social network, che suscito’ polemiche in tutto il mondo, ecco che il governo di Ankara pubblica le nuove norme di abbigliamento e comportamento per i ragazzi in età scolare.

No a berretti e sciarpe con simboli politici
La scure di Erdogan si abbatte anche su berretti, sciarpe, cappelli, borse e altri accessori che portano simboli politici. Facile immaginare quanto questa imposizione potrà scatenare proteste tra gli studenti.

Il «turban» tollerato
Prima il «turban». A cancellare l’obbligatorietà del velo fu il padre della Turchia moderna Musfata Kemal Ataturk poi, quasi con un blitz del premier Recep Tayyip Erdogan, la sua reintroduzione nelle università e negli uffici pubblici. A cancellare quel provvedimento la Corte Costituzionale. Oggi il velo non e’ vietato ma tollerato, almeno nelle università. A capo scoperto, invece, tutte le ragazzine fino al termine delle scuole elementari.

Vietate ai minorenni barbe e baffi
La battaglia sul turban non è pero’ bastata ed ecco, così, le nuove norme che dovranno obbligatoriamente seguire tutti i giovani in eta’ scolare. In classe non saranno tollerati piercing, tatuaggi, trucco e capelli colorati. Banditi per i minorenni anche baffi e barbe di ogni sorta. La protesta dei ragazzi si sposta ora sui social network, un braccio di ferro che si rinnova.

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