Turchia, Erdogan apre al referendum

  • Giovedì, 13 Giugno 2013 07:56 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA

La Stampa
13 06 2013

La polizia riconquista piazza Taksim. Multe alle tv che trasmettono la rivolta. Usa e Onu: siano rispettati i diritti.

Gezi Park va sgomberato subito, altrimenti i manifestanti che l’occupano da giorni «dovranno affrontare la polizia»: questo l’ultimatum lanciato stasera dal governo di Recep Tayyip Erdogan, che però in un gesto di apparente apertura ha ipotizzato un referendum da tenere a Istanbul sul progetto di sviluppo di piazza Taksim e del parco, che è stato la miccia che ha scatenato la proposta.

Sulla capitale dopo gli scontri durissimi della scorsa notte, c’è una calma tesa e molto precaria: a Piazza Taksim stanotte c’è un clima di attesa, mentre i manifestanti e la polizia in tenuta antisommossa si sorvegliano a vicenda. Una calma tesa è tornata oggi nelle due metropoli turche, dove una massiccia presenza della polizia confermava la linea del pugno di ferro zero decisa dal premier, Recep Tayyip Erdogan.

Il quale, dopo avere annunciato ieri `tolleranza zero´ contro i manifestanti, questa sera ha fatto una apparente apertura, ipotizzando un possibile referendum a Istanbul sul progetto di distruzione di Gezi Park per fare posto a una replica di una enorme caserma ottomana, a un centro commerciale e a una moschea. Il progetto aveva scatenato, in difesa dei 600 alberi di Gezi Park, ultimo spazio verde del cuore di Istanbul, le prime proteste due settimane fa, poi dilagate in movimento nazionale anti-Erdogan. L’annuncio dell’ipotetico referendum è stato fatto dopo un colloquio, che Erdogan aveva annunciato due giorni fa, fra lo stesso premier e 11 artisti e universitari presentati come «rappresentanti della società civile» scelti dai suoi servizi per parlare della crisi di Taksim.

La Piattaforma di Gezi Park che riunisce i 116 movimenti che partecipano alla protesta, non invitata alla riunione, ha subito respinto la proposta. «Ci prende in giro», hanno twittato diversi indignados.
La notte fra martedì e mercoledì è stata la più violenta dall’inizio delle grandi proteste antigovernative turche. A Taksim 3 mila poliziotti appoggiati da blindati e cannoni ad acqua si sono scontrati con decine di migliaia di manifestanti sotto una nuvola di lacrimogeni. Si è combattuto per otto ore. I feriti sono almeno 200. E dal mondo oggi sono piovute nuove condanne per la violenza sproporzionata contro i dimostranti.
La Casa Bianca ha espresso preoccupazione, esigendo il rispetto della libertà di espressione, di assemblea, di associazione, e di avere «una stampa libera e indipendente». Il Consiglio d’Europa ha parlato di «violenza inaccettabile». Amnesty di «violenza brutale e vergognosa». Il governo tedesco si è detto «turbato» dalle immagini di Taksim. L’Italia, con il ministro degli Esteri Emma Bonino, ha parlato di «uso sproporzionato della forza». A Istanbul, Ankara e Smirne migliaia di avvocati sono scesi in piazza per denunciare la brutalità della polizia e l’arresto ieri di 73 loro colleghi.

I ribelli hanno annunciato che continueranno a manifestare. Non è chiaro però se il movimento, essenzialmente spontaneo, cambierà strategia di fronte alla linea `militare´ adottata dal premier per porre fine al `maggio ´68 turco’. Gli indignados si sono trovati intanto una nuova icona, la `Nonna Ribelle´, una per ora anonima signora sui 70 anni, immortalata in una foto mentre affronta, fionda in mano, mascherina antigas sul viso e gruppo sanguigno `A+´ segnato col pennarello sul braccio - non si sa mai - i `robocob´ della polizia. Il leader dell’ opposizione turca, il socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu, che si è schierato con i giovani manifestanti e ha accusato Erdogan di essere «un dittatore», oggi ha lanciato un appello al capo dello Stato perché convochi un vertice di tutti i leader politici per far calare la tensione e fermare la violenza. L’Autority televisiva nominata dal governo Erdogan ha invece deciso di multare la tv d’opposizione Halk tv, la sola che abbia trasmesso in diretta dall’inizio la protesta, censurata secondo i manifestanti dalle grandi tv su pressione del premier, perché cosi facendo avrebbe «danneggiato lo sviluppo fisico, morale e mentale di bimbi e giovani».

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