Amnesty International
02 10 2014

Dopo gli attacchi contro una scuola e un autobus nella città di Donetsk, che il 1° ottobre hanno provocato almeno nove vittime civili, Amnesty International è tornata a chiedere alle forze governative ucraine e ai gruppi ribelli di cessare immediatamente di compiere attacchi indiscriminati contro i centri abitati.

Quattro dei nove civili sono morti nel cortile di una scuola, nel primo giorno di apertura; gli altri cinque erano a bordo di un autobus.
Negli ultimi 10 giorni, i ricercatori di Amnesty International presenti a Donetsk avevano documentato una serie di attacchi da parte delle forze governative contro il quartiere di Kievskiy, dove già sei civili erano morti il 28 settembre, e attacchi parimenti illegali da parte dei ribelli nelle zone periferiche di Debaltseve e Avdiivka.

In quella zona, avevano notato un pezzo d'artiglieria dei ribelli, piazzato al centro di una strada e a meno di 10 metri da un'abitazione.
Secondo Amnesty International, collocando obiettivi militari nelle aree residenziali, le forze ribelli mettono in pericolo la popolazione civile, violando in questo modo le leggi di guerra e rendendosi corresponsabili, al pari delle forze governative, per la perdita di vite umane.

Entrambe le parti fanno ricorso a razzi Grad e ad altre armi imprecise, il cui uso contro i centri abitati può costituire crimine di guerra.

La Stampa
02 10 2014

Sara ha 15 anni e ha pensato più volte a togliersi la vita nel corso della sua tragica esperienza. La ragazza appartenente alla comunità degli yazidi iracheni è stata rapite dalle milizie dello Stato islamico e venduta al miglior offerente. ...

Hong Kong, l'abc della protesta che sta sfidando Pechino

  • Mercoledì, 01 Ottobre 2014 07:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pagina99
01 10 2014

Il movimento che sta tenendo sotto scacco Hong Kong e il governo cinese è iniziato molto tempo fa, ma con #Occupycentral si arriva per la prima volta al confronto diretto con Pechino. Quel che c'è da sapere per capire cosa sta succedendo nella metropoli ex colonia britannica.

UN MOVIMENTO "IN CRESCENDO"

PECHINO - Hong Kong non sarà una seconda Tian'anmen. Lo dice il Global Times. E il China Daily copre le proteste come quasi ogni altro media di stato: l'ex colonia britannica è nel caos. E su questo non c'è molto da discutere. Ieri un migliaio di lavoratori è entrato in sciopero per solidarietà con i manifestanti. E non tornerà a lavorare fino a quando il movimento Occupy Central non arriverà a conclusione. Diverse filiali bancarie non hanno aperto e la borsa ha chiuso perdendo l'1,9. L'autorità monetaria, di fatto la banca centrale della città, si è dichiarata pronta “a iniettare liquidità nel sistema bancario qualora si rendesse necessario”. I negozi hanno chiuso e anche le scuole.

I manifestanti chiedono che il voto con cui nel 2017 dovranno scegliere il governatore della loro città - per la prima volta tramite suffragio universale - sia veramente libero. Ma Pechino, a cui l'ex colonia britannica è stata restituita nel 1997, ha specificato che “solo i candidati patriottici sono eleggibili”. Riducendo di fatto lo spazio di democrazia precedentemente concesso. Ma come siamo arrivati a questo punto?

"Salviamo Reyhaneh". Al patibolo per essersi difesa

Un uomo violenta una giovane donna. Lei si difende con un coltello, lo ferisce a una spalla, fugge, lo stupratore muore in circostanze non chiare [...]. Lei viene condannata all'impiccagione.
Vanna Vannucci, la Repubblica 
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La Repubblica
30 09 2014

In Iran, è stata rinviata l'impiccagione della 26enne iraniana Reyhaneh Jabbari, condannata a morte per omicidio. Lo riporta il sito di Iran Human Rights (Ihr), organizzazione non governativa che si batte contro la pena di morte nella Repubblica islamica. L'esecuzione, prevista per stamane, è slittata di 10 giorni. La donna - scrive Ihr - è stata riportata dal carcere di Rajaishahr, dove era programmata la sua impiccagione, alla prigione di Varamin, a sud di Teheran. Secondo l'ong, decine di persone si erano radunate ieri davanti all'istituto penitenziario di Rajaishahr per protestare contro la sua impiccagione.

La notizia dell'imminente esecuzione di Reyhaneh Jabbari era stata confermata su Facebook dalla madre della giovane, Sholeh Pakravan. Secondo quanto scritto dalla donna, Reyhaneh le aveva comunicato di essere stata trasferita nel carcere di Rajaishahr. Da fonti carcerarie la madre di Rayhaneh aveva appreso che sua figlia era sulla lista delle prossime esecuzioni.

La 26enne iraniana è stata condannata a morte per l'omicidio, avvenuto sette anni fa, di un ex impiegato del ministero dell'Intelligence, Morteza Abdolali Sarbandi. Reyhaneh, allora 19enne, lo avrebbe ucciso perché aveva cercato di stuprarla. La giovane aveva confessato di essere l'autrice del delitto subito dopo l'arresto, affermando di aver agito per autodifesa. Ma non le fu consentito di avvalersi di un avvocato durante la deposizione e aveva finito con l'essere condannata a morte da una corte penale della capitale iraniana nel 2009, sentenza confermata dalla Corte Suprema pochi mesi dopo.

A marzo di quest'anno i familiari di Reyhaneh sono stati informati che la donna sarebbe stata giustiziata in 15 aprile: anche allora l'esecuzione era poi stata rimandata. Sul caso di Reyhaneh Jabbari si era già appuntata l'attenzione anche dell'Onu e artisti iraniani si erano mobilitati per salvarla raccogliendo fondi per il "diyeh", il cosiddetto "prezzo del sangue" che il condannato deve pagare alla famiglia della vittima se questa acconsente a commutare la pena capitale in detenzione. Proprio in aprile era sembrato che il figlio del funzionario ucciso fosse disposto ad accettare quel risarcimento se la ragazza avesse rivelato il nome di un secondo uomo che sarebbe stato nell'appartamento al momento dell'uccisione di suo padre.

Ihr ha lanciato un appello alla comunità internazionale e a tutti i Paesi che hanno rapporti con l'Iran affinché "usino i loro canali per fermare l'esecuzione di Reyhaneh". Il presidente di Neda Day, Taher Djafarizad, chiede una mobilitazione internazionale per scongiurare l'esecuzione e punta l'indice contro il presidente iraniano Hassan Rohani. "Da quando è al potere - dice - le esecuzioni sono aumentate. Non è affato un moderato, è sempre stato dentro l'apparato del regime e ha avuto un ruolo in tutte le pagine più nere della Repubblica Islamica. L'Occidente ripone in lui una fiducia ingiustificata". L'associazione presieduta da Djafarizad, che risiede a Pordenone, ha lanciato una campagna con la quale invita tutti gli italiani a recapitare un messaggio di protesta contro Rohani all'ambasciata iraniana a Roma, nel tentativo di riuscire a fermare l'esecuzione di Reyhaneh.

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