In difesa delle donne

  • Venerdì, 26 Settembre 2014 11:03 ,
  • Pubblicato in Flash news
Internazionale
26 09 2014

Il Sudafrica è un'eccezione nel continente africano: la costituzione del 1997 garantisce i diritti dei gay e delle lesbiche e una legge del 2005 gli consente di sposarsi.

Ma negli ultimi anni sono aumentati gli attacchi contro gli omosessuali, soprattutto gli episodi di "stupro correttivo" nei confronti delle lesbiche, per riorientare la loro sessualità. ...

Cinquanta morti per gli attentati nello Xinjiang

Internazionale
26 09 2014

Sono 50 le vittime di una serie di attentati che ha colpito la regione autonoma dello Xinjiang, in Cina. Lo hanno confermato i mezzi d’informazione locali. L’attacco è avvenuto il 21 settembre nella provincia di Luntai, ma le forze dell’ordine non avevano ancora diffuso i dettagli sui fatti.

Il sito del governo locale ha scritto che gli attentati sono avvenuti alle 17 e hanno colpito due stazioni di polizia, un mercato all’aperto e un negozio. Tra le vittime ci sono 40 terroristi, sei civili e quattro poliziotti. Alcuni terroristi si sono fatti esplodere, mentre altri sono stati uccisi dalla polizia.

Dove si trova lo Xinjiang. Lo Xinjiang è una regione autonoma prevalentemente desertica abitata dagli uiguri e da altre etnie turcofone musulmane legate all’Asia centrale. La prima conquista militare da parte della Cina risale al secondo secolo dopo Cristo, ma la regione è rimasta largamente indipendente fino al 1949.

Negli ultimi anni Pechino ha favorito l’immigrazione di cinesi di etnia han, che attualmente rappresentano il 40 per cento della popolazione e sono la maggioranza nei centri urbani e nelle principali attività economiche.

La pressione demografica cinese ha irritato molti uiguri, che temono la scomparsa della propria cultura e denunciano la repressione delle autorità e il loro favoritismo nei confronti degli han. Queste tensioni sono spesso sfociate in episodi di violenza. Nel luglio del 2009 nel capoluogo Urumqi un gruppo di manifestanti uiguri ha attaccato gli han e le loro proprietà, dando il via a una serie di disordini che hanno causato quasi duecento vittime.

Fino a poco tempo fa le violenze legate alla questione uigura sono rimaste localizzate nello Xinjiang, ma nell’ottobre scorso un’auto guidata da tre uiguri ha travolto un gruppo di turisti in piazza Tiananmen a Pechino, provocando la morte di due persone oltre agli attentatori.

Il 29 luglio l’agenzia di stampa cinese Xinhua ha raccontato che un gruppo di persone armate di coltelli e asce ha attaccato un posto di blocco della polizia causando decine di morti e di feriti. Il 30 luglio il Congresso mondiale uiguro, un’associazione di uiguri che vivono in esilio, ha detto che non si è trattato di un attentato ma di scontri tra uiguri e forze di polizia e che i morti sono stati almeno un centinaio.

Belgio culla dei nuovi combattenti

  • Venerdì, 26 Settembre 2014 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Per 13 anni, dopo gli attentati alle Torri Gemelle, ci siamo concentrati sui minareti cercando nei sermoni degli imam più infervorati la radice dell'odio islamista. Poi un giorno l'accento british dei tagliagola di al Baghdadi ci svela che Siria e Iraq non sono affatto lontani, che oltre 3000 jihadisti (un quinto della legione straniera del Califfo) arrivano dall'Europa.
Francesca Paci, La Stampa ...
Al riparo del niqab, una donna filma le strade di Raqqa in Siria, la capitale del califfato. È temeraria: la pattuglia dei bellimbusti sorveglianti della virtù la chiama per ammonirla che il suo velo lascia intravedere il viso, e lei si scusa docilmente. 
Adriano Sofri, la Repubblica ...

Sudafrica, già chiusa la "Moschea aperta" gay-friendly

  • Giovedì, 25 Settembre 2014 14:18 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il grande colibrì
25 09 2014

Paese dalle mille sfaccettature, il Sudafrica è l'unico stato del continente africano a riconoscere pieni diritti alle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), compresi il matrimonio e l'adozione, ma con manifestazioni di odio omo e transfobico frequenti, che sfociano in discriminazioni e "stupri correttivi". Oggi il paese celebra un nuovo primato, ospitando - tra le polemiche - la prima moschea inclusiva del continente a Città del Capo. A lanciare la "Moschea aperta" è Taj Hargey, che spiega come intenda realizzare il primo luogo di culto islamico africano pubblicamente gay-friendly, "con uguaglianza dei generi, non settario e interrazziale, in cui possano ritrovarsi insieme sciiti e sunniti" (iol.co.za).

Quello che Hargey chiama il "tempo per una rivoluzione religiosa" (tra l'altro quattro dei nove membri del consiglio della moschea saranno donne, tradizionalmente escluse dal potere decisionale), ha ovviamente scatenato polemiche a non finire: dalle proteste di alcuni musulmani tradizionalisti davanti al luogo di culto per impedire l'entrata dei fedeli (iol.co.za) ad un comunicato stampa di condanna "fraudolento e ingannevole" attribuito falsamente al Consiglio unitario degli ulema (iol.co.za), le polemiche hanno attraversato le ultime due settimane sfociando anche in minacce dirette all'incolumità di Hargey e alla sicurezza stessa della moschea (iol.co.za).

"Hanno detto che metteranno bombe, che mi uccideranno, che mi evireranno", spiega ancora il fondatore. Ma, ha proseguito badando agli scopi che si è prefisso più che alla propria incolumità, "vogliamo dissipare quest'immagine dei musulmani come radicali, prevenuti e intolleranti verso le altre fedi", invitando i fedeli dell'Islam ad abbandonare "leggi fatte dall'uomo come la sharia" e a tornare alle parole contenute nel Corano. "Stiamo tornando ad essere la moschea originale del profeta".

Le proteste davanti alla sede, inaugurata venerdì scorso, non sono state violente ma nemmeno così pacifiche come cercavano di farsi passare: di fatto una decina di musulmani tradizionalisti ha tentato di fare un picchetto davanti all'ingresso, per impedire l'inaugurazione del luogo di culto, ma la gran folla e l'intervento della polizia hanno permesso ai fedeli di entrare nella "Moschea aperta", sebbene gli autori della protesta indirizzassero i loro strali proprio sulla presunta non-islamicità di quelle mura: "Bisognerebbe chiamarlo luogo di culto aperto, non moschea: questo è un insulto alla religione".

Il paradosso del Sudafrica è che quello che non hanno potuto le proteste di piazza e gli strali degli altri musulmani organizzati, forse potrà la burocrazia: "La nuova moschea non ha parcheggio e Hargey non ha comunicato il cambio di destinazione d'uso da magazzino a moschea" e quindi la moschea potrebbe ritrovarsi chiusa dal comune di Città del Capo, in attesa che vengano concluse le pratiche necessarie e vengano realizzate le opere necessarie (sono richiesti almeno dieci posti auto). Una burocrazia cieca e anche un po' sospetta, specialmente se si considera che nel consiglio comunale della città siedono alcuni esponenti musulmani che appaiono vicini ai tradizionalisti e appoggiano questo ricorso in modo vigoroso (bbc.com).

Michele

facebook