Raid sulla Siria, "un successo"

I jihadisti uccisi sarebbero decine, oltre cento per alcune fonti. Di sicuro ci sono anche bambini e ragazzi e due donne, tra le li vittime civili dei raid.
Michele Giorgio, Il Manifesto ... 

Cina, il boom del commercio di strumenti di tortura

Le persone e la dignità
23 09 2014

Dieci anni fa, le aziende cinesi che producevano ed esportavano nel mondo strumenti di tortura erano 28. Oggi, secondo una ricerca resa nota oggi da Amnesty International e da Omega Research Foundation, sono oltre 130, quasi tutte di proprietà statale. Stanno conquistando quote sempre più ampie nel turpe mercato globale degli strumenti di tortura e di repressione. Vendono in tutto il mondo, soprattutto in Asia e in Africa, contribuendo a violare i diritti umani.

Il campionario è molto ampio. Ne fanno parte prodotti che sono fatti naturalmente per provocare dolore e sofferenza e che dovrebbero essere vietati: manganelli elettrici, bastoni acuminati (con punte di metallo disposte lungo la parte terminale o addirittura su tutta la lunghezza dello strumento), sedie di costrizione, congegni metallici per serrare le gambe, il collo o i pollici.

Sette aziende cinesi pubblicizzano apertamente verso i mercati esteri questi prodotti inumani. Di recente, bastoni acuminati prodotti in Cina sono stati usati dalla polizia della Cambogia ed esportati alle forze di sicurezza di Nepal e Thailandia.

Le aziende che promuovono i bastoni elettrici sono 29. Cosa fanno lo racconta un sopravvissuto alla tortura, in questo caso all’interno della Cina (poiché è ovvio che accanto all’export c’è un florido mercato interno):

“Loro [i poliziotti] mi colpivano col manganello elettrico sul volto, è quella tortura che la polizia chiama “del popcorn”, perché il viso ti si apre e sembra come il popcorn. Fa una puzza terribile, di pelle bruciata”.
Il vantaggio di questi strumenti, dal punto di vista dei torturatori, è che possono essere azionati facilmente e produrre scariche multiple e dolorosissime su parti sensibili del corpo come i genitali, la gola, l’inguine o le orecchie senza che a distanza di tempo restino segni visibili. Sono stati usati di recente in Egitto, Ghana, Madagascar e Senegal.

Un’azienda, la China Xining Import / Export Corporation, che pubblicizza strumenti quali congegni serra pollici, sedie di contenimento, pistole elettriche e manganelli elettrici – ha dichiarato nel 2012 di essere in rapporti con oltre 40 paesi africani e che il suo commercio con l’Africa era superiore a 100 milioni di dollari Usa.

Poi ci sono altri strumenti, che potrebbero avere un utilizzo legittimo come i gas lacrimogeni, le pallottole di plastica e i veicoli antisommossa. Il problema è che la Cina li esporta in paesi dove vi è un elevato rischio che possano essere usati per compiere gravi violazioni dei diritti umani. Il rapporto di Amnesty International e Omega Research Foundation elenca, tra gli altri, Uganda e Repubblica Democratica del Congo.

Il rapporto denuncia la carenza dei controlli sulle esportazioni, la mancanza di trasparenza e soprattutto l’assenza della valutazione sulla situazione dei diritti umani nei paesi destinatari delle forniture.

Va detto che la Cina non è il solo paese non controllare efficacemente i trasferimenti di equipaggiamento per il mantenimento dell’ordine pubblico. Il commercio mondiale di questi prodotti è soggetto a scarsi controlli e persino laddove le norme sono più evolute, come negli Usa e nell’Unione europea, sono necessari miglioramenti per colmare le lacune esistenti, proprio mentre nuovi prodotti e tecnologie escono sul mercato.Dieci anni fa, le aziende cinesi che producevano ed esportavano nel mondo strumenti di tortura erano 28. Oggi, secondo una ricerca resa nota oggi da Amnesty International e da Omega Research Foundation, sono oltre 130, quasi tutte di proprietà statale. Stanno conquistando quote sempre più ampie nel turpe mercato globale degli strumenti di tortura e di repressione. Vendono in tutto il mondo, soprattutto in Asia e in Africa, contribuendo a violare i diritti umani.

Il campionario è molto ampio. Ne fanno parte prodotti che sono fatti naturalmente per provocare dolore e sofferenza e che dovrebbero essere vietati: manganelli elettrici, bastoni acuminati (con punte di metallo disposte lungo la parte terminale o addirittura su tutta la lunghezza dello strumento), sedie di costrizione, congegni metallici per serrare le gambe, il collo o i pollici.

Sette aziende cinesi pubblicizzano apertamente verso i mercati esteri questi prodotti inumani. Di recente, bastoni acuminati prodotti in Cina sono stati usati dalla polizia della Cambogia ed esportati alle forze di sicurezza di Nepal e Thailandia.

Le aziende che promuovono i bastoni elettrici sono 29. Cosa fanno lo racconta un sopravvissuto alla tortura, in questo caso all’interno della Cina (poiché è ovvio che accanto all’export c’è un florido mercato interno):

“Loro [i poliziotti] mi colpivano col manganello elettrico sul volto, è quella tortura che la polizia chiama “del popcorn”, perché il viso ti si apre e sembra come il popcorn. Fa una puzza terribile, di pelle bruciata”.
Il vantaggio di questi strumenti, dal punto di vista dei torturatori, è che possono essere azionati facilmente e produrre scariche multiple e dolorosissime su parti sensibili del corpo come i genitali, la gola, l’inguine o le orecchie senza che a distanza di tempo restino segni visibili. Sono stati usati di recente in Egitto, Ghana, Madagascar e Senegal.

Un’azienda, la China Xining Import / Export Corporation, che pubblicizza strumenti quali congegni serra pollici, sedie di contenimento, pistole elettriche e manganelli elettrici – ha dichiarato nel 2012 di essere in rapporti con oltre 40 paesi africani e che il suo commercio con l’Africa era superiore a 100 milioni di dollari Usa.

Poi ci sono altri strumenti, che potrebbero avere un utilizzo legittimo come i gas lacrimogeni, le pallottole di plastica e i veicoli antisommossa. Il problema è che la Cina li esporta in paesi dove vi è un elevato rischio che possano essere usati per compiere gravi violazioni dei diritti umani. Il rapporto di Amnesty International e Omega Research Foundation elenca, tra gli altri, Uganda e Repubblica Democratica del Congo.

Il rapporto denuncia la carenza dei controlli sulle esportazioni, la mancanza di trasparenza e soprattutto l’assenza della valutazione sulla situazione dei diritti umani nei paesi destinatari delle forniture.

Va detto che la Cina non è il solo paese non controllare efficacemente i trasferimenti di equipaggiamento per il mantenimento dell’ordine pubblico. Il commercio mondiale di questi prodotti è soggetto a scarsi controlli e persino laddove le norme sono più evolute, come negli Usa e nell’Unione europea, sono necessari miglioramenti per colmare le lacune esistenti, proprio mentre nuovi prodotti e tecnologie escono sul mercato.

"Avremo l'unico parlamento al mondo con i tre principali partiti politici guidati da donne". E quel che rende un simile sviluppo ancora più significativo, afferma lo studioso, è che è avvenuto in modo naturale
Enrico Franceschin, La Repubblica ...

Porte chiuse ai malati

  • Lunedì, 22 Settembre 2014 16:32 ,
  • Pubblicato in Il Racconto
Medici in Liberia per contrastare EbolaChristophe Chatelot, Internazionale

"Benvenuti all'inferno". Non c'è cinismo né ironia nella voce del giovane volontario di Medici senza Frontiere. Nei suoi occhi segnati dalla stanchezza s'intravede piuttosto un accenno di sconforto. Il suo "inferno" si chiama Elwa, un osepdale alla periferia di Monrovia, la capitale liberiana. ...

Il Fatto Quotidiano
22 09 2014

La violenza e le minacce dell'Isis non danno tregua. Lo Stato islamico torna a puntare i suoi cannoni contro l'enclave curdo-siriana di Kobane/Ayn Arab e posta un nuovo messaggio di minacce su Twitter contro l'Occidente: "Se potete uccidere un miscredente americano o europeo - soprattutto uno sporco francese - o un australiano o un canadese, uccidetelo in qualunque modo possibile e immaginabile"

di Redazione Il Fatto Quotidiano 

Nuovo appello ai jihadisti: “Uccidete i miscredenti in qualunque modo”. Un nuovo appello è stato lanciato ai jihadisti dal portavoce dell’Isis Abu Muhammed Al Adnani in un lungo messaggio audio di 42 minuti pubblicato ieri sera sul social network e riportato dai media internazionali: “Uccidete i miscredenti in qualunque modo” e “attaccate i civili”. Le nuove minacce riguardano tutti i Paesi che sostengono le operazioni militari di Stati Uniti e Francia in Iraq. “Se potete uccidere un miscredente americano o europeo – soprattutto uno sporco francese – o un australiano o un canadese, uccidetelo in qualunque modo possibile e immaginabile”.

La Turchia ha aperto i valichi di frontiera, scontri al confine. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati la Turchia ha aperto le porte a 100mila curdi, ma il governo turco parla di ”130mila rifugiati”. Una vera e propria emergenza umanitaria a cui l’Onu intende far fronte annunciando l’incremento delle attività di soccorso.Venerdì Ankara ha aperto i suoi valichi di frontiera. Ieri al confine ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti curdo-turchi e le autorità locali hanno deciso di chiudere i valichi frontalieri, costringendo migliaia di civili a rimanere intrappolati in territorio siriano a ridosso dei reticolati turchi. La guerra siriana prosegue però in tutti i suoi teatri e i raid aerei del regime di Damasco sono continuati domenica in tutte le zone ancora controllate dal variegato fronte di miliziani anti-governativi: nella regione di Idlib, nel nord-ovest, fonti locali denunciano l’uccisione di diciassette civili, tra cui sei minori e due donne, in pesanti bombardamenti. Questi si aggiungono ad altre venti vittime civili, registrate dai comitati di coordinamento locale degli attivisti anti-regime. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che dal 2007 si avvale di una fitta rete di fonti sul posto, solo sabato sono morte in Siria 228 persone, tra cui 49 civili.

Il Pkk chiede ai curdi di Turchia di andare a combattere contro i jihadisti. Da Ankara il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ammesso che per il rilascio dei quarantasei ostaggi turchi rapiti dallo Stato islamico a giugno ci sono stati “negoziati diplomatici“. Smentendo ogni notizia relativa a un riscatto pagato, Erdogan non ha però voluto rispondere sulla possibilità che ci sia stato anche uno scambio di prigionieri tra i jihadisti e le autorità turche. Intanto il Pkk ha chiesto a tutti i curdi di Turchia di andare a combattere contro i jihadisti dello Stato islamico in Siria. “Il giorno per la gloria e l’onore è arrivato. Non ci sono più limiti alla resistenza”, è scritto in un comunicato del Partito dei lavoratori curdi in cui si parla di “mobilitazione”.

Abdallah II: “Isis ora ha il petrolio: potrà acquistare armi”. “L’ascesa dello Stato islamico si sarebbe potuta evitare se la comunità internazionale avesse lavorato più duramente insieme per assicurare che i finanziamenti e il sostegno ai gruppi islamisti in Siria non avessero preso la misura che hanno avuto” sostiene il re giordano Abdallah II in un’intervista alla Cbs. Secondo il monarca, ora il gruppo jihadista ha accesso alle risorse petrolifere che rendono più difficile sconfiggerlo. “Sono in grado di produrre fino a un miliardo di prodotti petroliferi derivati in un anno”, ha aggiunto, “il che significa che potranno pagare molti combattenti stranieri, possono acquistare armi“.

Per Abdallah II, i jihadisti non dovrebbero nemmeno chiamarsi musulmani: “Sapere che parlano in nome dell’Islam è orrendo e scioccante”. Il re sostiene anche che il mondo deve unirsi contro l’Isis. “Lo Stato islamico ha innescato una presa di coscienza: è tempo per noi decidere di combattere il bene contro il male“. Sulla minaccia che i terroristi possano entrare in conflitto con i soldati giordani al confine, il re assicura: “Le nostre frontiere sono estremamente sicure”. Proprio in Giordania undici uomini, accusati di avere legami con lo Stato islamico in Siria e di pianificare attentati in Giordania, sono stati arrestati nel Regno hashemita. Fonti della sicurezza hanno dichiarato all’agenzia di stampa Petra che gli arrestati progettavano “operazioni terroristiche in Giordania contro siti vitali per diffondere il panico e il caos nel Paese”. L’operazione è scattata dopo che la casa di uno dei fermati è stata distrutta da un’esplosione durante un test per fabbricare esplosivi.

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