La Stampa
01 02 2013

Il rapporto Eurispes: il 77 per cento d’accordo alle unioni omosessuali, più caute le posizioni sulla pillola abortiva. No al suicidio assistito. E cresce la sensibilità per gli animali.

Istruzioni al nuovo parlamento sui temi cosiddetti «eticamente sensibili». Gli italiani hanno dimostrato secondo la rilevazione del Rapporto Eurispes, di essere assai sensibili ai temi etici, ma di avere delle posizioni diametralmente opposte a quelle rappresentate in parlamento fino ad ora.

Sta di fatto - riporta Eurispes - che il 77,2% degli italiani è d’accordo sulla regolamentazione delle coppie di fatto, anche omosessuali. Il desiderio di maternità-paternità, poi, non può essere coartato da norme restrittive sulla fecondazione assistita che andrebbe, dunque, modificata in senso liberale per il 79,4%. Più caute le posizioni sulla pillola abortiva, che comunque riscuote il 63,9% dei consensi contro il 58% dello scorso anno. Sta facendo breccia anche l’eutanasia per i casi disperati, che ha fatto un grande balzo in avanti rispetto allo scorso anno, quando erano favorevoli appena la metà degli italiani (50,1%) diventati adesso il 64,6%, forse per l’effetto lungo del caso Englaro. Completamente opposto, invece, il giudizio sul suicido assistito: no assoluto per il 63,8% degli intervistati. Più in generale, possiamo dire che gli italiani vogliono poter dire la loro sul fine vita, tant’è che il 77,3% è favorevole al testamento biologico.

Si registra, infine, una accresciuta sensibilità verso gli animali: lo scorso anno solo il 21,4% degli italiani era a favore della caccia, quest’anno la percentuale è scesa al 19,9, e pressoché tutti sono contrari alla vivisezione: 87,3%. Il rispetto verso le altre specie animali è espresso anche dall’aumento dei dei vegetariani, saliti al 6% della popolazione rispetto al 4% dello scorso anno: sempre una minoranza, ma in crescita.

La considerazione di Eurispes è che il sentire comune e trasversale degli italiani - sia di destra che di sinistra - su molti temi etici, non è adeguatamente rappresentata dagli schieramenti politici, e che la cultura è più avanti delle leggi.

RAFFAELLO MASCI

La Repubblica
16 gennaio 2013

VIDEO Il commento di Ernesto Caffo

Grandi come non dovrebbero ancora essere. Cresciuti con una tecnologia onnipresente e cambiati da una crisi economica che ha intaccato le famiglie prima, le abitudini subito dopo.

La Repubblica
16 01 2013

ROMA - Grandi come non dovrebbero ancora essere. Cresciuti con una tecnologia onnipresente e cambiati da una crisi economica che ha intaccato le famiglie prima, le abitudini subito dopo. Piccoli e adolescenti che scappano di casa, che giocano d'azzardo, bevono alcolici, mandano messaggi e restano, troppo spesso, soli davanti agli schermi dei loro computer o dei telefonini. Schermi nuovi che hanno superato di gran lunga la tv. Adolescenti e bambini che si sentono più soli, spesso depressi, o ansiosi, e che sono persi in mille pezzi, divisi in sms, mms, video a fondo erotico.

Secondo quanto rilevato dall'Eurispes nella sua 'Indagine conoscitiva sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia 2012' - presentata questa mattina a Roma insieme a Telefono Azzurro e svolta su un campione di 1.100 bambini e 1.523 -, un adolescente su quattro nel nostro Paese (25,9 per cento) riceve messaggi erotici. Il fenomeno, sottolinea l'Eurispes, ha subito un aumento sorprendente: dal 10,2 per cento del 2011 al 25,9 per cento del 2012. A inviarli sono principalmente amici (38,6 per cento), partner (27,1 per cento) e sconosciuti (22,7 per cento). Il 12,3 per cento degli adolescenti ammette anche di averne inviati. L'Italia ai tempi della crisi guarda crescere i propri figli nascosti dietro piccole tastiere.

VIDEO Il commento di Ernesto Caffo

Anoressia e suicidio. Giovani internauti alla ricerca di immagini pornografiche (33,9 per cento) o di corpi palestrati (32 per cento), di inneggiamenti alla violenza, all'odio razziale (13,1 per cento) e al compimento di reati (12,1 per cento), di informazioni riguardanti l'anoressia (9,9 per cento) e il suicidio (4,9 per cento), con un corredo di consigli. E' questa la fotografia degli adolescenti italiani alle prese con internet. Mentre il mondo adulto combatte per affermare e far valere sempre più il proprio diritto alla riservatezza, si legge nel rapporto, tra i giovani sembra imperversare il pubblico dominio delle informazioni di carattere privato e personale.

La crisi. La famiglia di un adolescente italiano su due è stata colpita dalla crisi economica. Se nel 2010 più di un adolescente su quattro (tra i 12 e i 18 anni) riteneva che la crisi economica avesse colpito la propria famiglia (29 per cento), oggi a pensarlo sono la metà dei ragazzi (50,1 per cento). Sebbene nel 64,9 per cento la situazione professionale dei genitori complessivamente appaia invariata, in quasi una famiglia su tre (30,9 per cento) la crisi economica ha costretto a dei cambiamenti. Oggi il 59,2 per cento, riferisce che la propria famiglia ha dovuto tagliare spese extra come le cene fuori e i divertimenti. Il 48,4 per cento delle famiglie ha dovuto taglire i costi sui beni alimentari e sul vestiario oppure ha rinunciato alle vacanze (23,9 per cento). Nel 26,1 per cento dei casi gli adolescenti segnalano una situazione economica così grave che la propria famiglia ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Aiutano. In particole il 63,7 per cento degli adolescenti ha speso meno nell'acquisto di nuove tecnologie, risparmiato sul cellulare (53,9 per cento), i vestiti (57,8 per cento) e le uscite. Alcuni hanno deciso di fare a meno della paghetta (33,7 per cento).

Alcolici. Sono più della metà, il 64 per cento, i ragazzi italiani tra i 12 e i 18 anni che bevono alcolici. Un'abitudine per il 10,6 per cento, un fatto quotidiano per il 2,5 per cento e occasionale per il 50,9 per cento. Iniziano a bere soprattutto nel periodo della scuola media: è così per il 65,7 per cento dei ragazzi più giovani (12-15 anni) e per il 44,1 per cento dei più grandi, il 46,2 per cento dei quali ha dichiarato di aver bevuto alcolici la prima volta dopo i 15 anni. Un preoccupante 21,1 per cento aveva addirittura meno di 11 anni quando ha bevuto la prima bevanda alcolica. Il 60 per cento dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni preferiscono cocktail e aperitivi, seguiti dalla birra (58,9 per cento), dai superalcolici (46,4 per cento), dagli 'shottini' (41,3 per cento) e infine dal vino (31,7 per cento). I più piccoli preferiscono invece la birra nel 42,4 per cento dei casi, amano i cocktail e gli aperitivi alcolici nel 36,3 per cento, scelgono il vino nel 22,2 per cento, i superalcolici nel 19,2 per cento e gli 'shottini' nel 17,4 per cento. Più della metà dei 12-15enni dichiara di bere alcolici alle feste (59,7 per cento).

Internet. Il 23,4 per cento dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni, naviga in internet per un'ora al giorno, il 32,2 per cento da una a due ore al giorno, il 22,8 per cento da due a quattro ore e il 16,2 per cento oltre le quattro ore, mentre non è usato solo dal 4,3 per cento dei ragazzi. La fruizione massiva di pc e internet è così superiore anche a quella della tv che il 26,3 per cento dei ragazzi guarda fino a un'ora al giorno, il 41,2 per cento da una a due ore al giorno, ben il 21,7 per cento dalle due alle quattro ore e il 6,6 per cento oltre le quattro ore. Solo il 4 per cento non la guarda mai. La televisione è però il media più usato dai bambini tra i 7 e gli 11 anni: c'è un 21,3 per cento di bimbi che sono davanti alla tv per un tempo "decisamente prolungato", si legge nell'indagine. Il 31,9% degli adolescenti è convinto che se non avesse internet si perderebbe qualcosa di più interessante della vita normale, il 38,4% senza il web avrebbe paura di non riuscire a conoscere nuove persone, il 22% si sentirebbe tagliato fuori dal gruppo di amici, il 17,2% non riuscirebbe a trovare un partner. Al 68,7% capita di non riuscire a staccarsi da internet quando richiesto.

Gioco d'azzardo. L'8 per cento dei bambini tra i 7 e gli 11 anni gioca a soldi online. Il 15,3 per cento scommette soldi nei giochi offline: solo il 74,1 per cento dichiara di non averlo mai fatto. I maschi sono i più a rischio dipendenza e, in generale, a un adolescente su quattro (25,2 per cento) capita a volte di perdere tutti i soldi a disposizione. Il gioco prediletto tra i bambini è il Gratta e Vinci (scelto dal 33,7 per cento di chi gioca), mentre l'11,4 per cento ha giocato a lotterie e l'11,1 al bingo, il 7,8 per cento al Videopoker, il 6,9 per cento alle Slot machine. Sul web prediligono l'ambito delle scommesse sportive (scelte dal 20,5 per cento). Il 25,2 per cento sente di frequente l'esigenza di giocare, il 16,4 per cento tende a giocare tutti i soldi a disposizione. Il 15,1 per cento ha l'abitudine di sottrarre soldi in casa o dove capita, il 13,7 per cento chiede soldi in prestito ad amici e parenti.

Cyberbullismo. Il 23,6 per cento dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni è stato preso di mira dai cyber-bulli: sul web ha trovato pubblicati pettegolezzi o falsità su di lui.Al 20,5 per cento dei ragazzi è capitato di trovare online proprie foto imbarazzanti (uno su 10 nel caso dei bambini tra i 7 e gli 11 anni) e all'11,1 per cento video spiacevoli in cui era presente (6,7 per cento).

Maltrattamenti. Quasi un adolescente su tre viene maltrattato dal proprio partner: al 29,1 per cento dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni è successo che il proprio partner urlasse contro di lui, uno su cinque (20,9 per cento) invece è stato insultato. Tra le minacce subite, quella più frequente è l'essere lasciati dal partner nel caso in cui non si faccia ciò che viene detto (8,7 per cento). Dai dati emerge che le violenze verbali prevalgono su quelle fisiche: il 5,4 per cento degli adolescenti dichiara che il proprio partner ha minacciato di picchiarlo. I ragazzi intervistati hanno ammesso di avere amici o amiche picchiati (14,7 per cento) o minacciati (13,5 per cento) dai loro partner. Il 6,2 per cento ha detto che i loro amici sono stati minacciati dal partner attraverso la pubblicazione di video o foto private online.

Fughe di casa. Sono scappati quasi il 30 per cento degli adolescenti nel 2012, un dato "triplicato" rispetto al 2011 quando ad andarsene di casa era stato il 9,6 per cento dei ragazzi. Tra i motivi principali che spingono i ragazzi a fuggire c'è il rapporto con i genitori: il 26,7 per cento se n'è andato perché non andava d'accordo con loro, il 9,1 per cento perchè si sentiva limitato nella propria libertà e il 4,5 per cento si sentiva incompreso. Nel 23,9 per cento dei casi la fuga è durata più di un giorno, nel 47,3 per cento qualche ora. Sono stati gli stessi ragazzi a prendere la decisione di tornare a casa dopo essere fuggiti (67,2 per cento): solo nel 18,6 per cento dei casi il rientro è invece stato determinato dall'intervento della famiglia (8,1 per cento), dalle forze dell'ordine (4,5 per cento), da un amico (3,2 per cento) o dal partner (2,8 per cento).

Cellulari. Ce l'hanno quasi tutti. Il 62 per cento dei bambini italiani ha a disposizione un telefonino proprio, contro il 35,4 per cento che ne è sprovvisto: con il 44,4 per cento dei bambini che acquisisce un cellulare tra i 9 e gli 11 anni e il 17,6 per cento che ne ha uno prima dei 7 anni. Il 40,5 per cento degli adolescenti italiani di età compresa tra i 12 e i 18 anni usa il cellulare oltre le quattro ore giornaliere. Il telefonino viene utilizzato invece fino ad un'ora al giorno dal 21,9 per cento dei ragazzi, da una a due ore al giorno dal 14,7 per cento, da due a quattro ore dal 14,5 per cento e mai dal 7,2 per cento. Solo l'1,2 per cento degli adolescenti italiani non ha un cellulare. Le applicazioni più usate dai ragazzi sono il collegamento a Internet (54 per cento), l'uso di social network come Facebook e Twitter (50,8 per cento), la visione di filmati su YouTube (49 per cento), l'utilizzo di giochi quali Angry Birds e Fruit ninja (44,8 per cento). Seguono iTunes o altre applicazioni per ascoltare musica (26,8 per cento), Instagram o altre applicazioni per le foto (21,8 per cento), Live Score o altre applicazioni con aggiornamenti sui risultati sportivi (18,8 per cento).

Depressione. Il 24,7 per cento dei bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni dichiara di vivere stati di depressione qualche volta (19,1 per cento) o spesso (5,6 per cento); se a questi si aggiungono i bambini che sentono un senso di depressione anche se solo raramente (17,7 per cento) emerge un disagio che tocca il 42,4 per cento dei bambini, 4 su 10. Allo stesso tempo, si legge nello studio, a non sentirsi mai felice è il 2,9 per cento dei bambini, il 13,8 per cento dice di esserlo qualche volta e il 6,9 per cento raramente (23,6 per cento in totale). Si dichiara invece spesso divertito il 65,5 per cento dei bambini e il 64,8 per cento felice.

facebook

Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

leggi di più

 Creative Commons // Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Gli articoli contenuti in questo sito, qualora non diversamente specificato, sono sotto la licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0)