FameFrancesca Lazzarato, Il Manifesto
31 maggio 2015

Per­ché, sot­to­li­nea Mar­tín Capar­rós autore de La Fame, la vera madre degli affa­mati non è la povertà di molti, ma l'eccessiva e onni­po­tente ric­chezza di pochi, coloro che ogni tanto get­tano un sacco di grano ("il vec­chio trucco della carità") a milioni di per­sone inu­tili per­fino come mano d'opera a buon mer­cato: "i super­flui, quelli di troppo", gli effetti col­la­te­rali, i resi­dui che il capi­ta­li­smo si lascia die­tro: d'altronde, un geno­ci­dio troppo espli­cito non riu­sci­rebbe bene in televisione. ...

 

Licenziamenti preventivi, il Viminale nella bufera

Nessuno dei licenziati (almeno un centinaio) è riuscito a sapere il motivo del benservito preventivo. Di certo è che erano stati assunti per lavorare nei padiglioni dell'Expo ma poco prima di prendere servizio la questura ha negato loro il pass. Ma è la Questura a decidere chi può lavorare dentro a Expo e chi no? Chi gli ha affidato questo compito? Quali criteri e procedure utilizza per fare questa preselezione? E quanto è legittimo tutto ciò? Un problema di trasparenza e possibile discriminazione sui luoghi di lavoro, su cui i diretti interessati chiedono chiarezza.
Roberto Maggioni, Il Manifesto ...

Il modello Expo. Creare la fame, spogliare il pianeta

  • Mercoledì, 13 Maggio 2015 10:17 ,
  • Pubblicato in L'Iniziativa
28 maggio, Città dell'Utopia. No ExpoGiovedì 28 maggio
Città dell'Utopia
Via Valeriano, 3F - Roma

Serata a sottoscrizione del progetto di informazione libera Zeroviolenza.it

Ore 18.30 - Aperitivo e buffet

Ore 20.00 - Incontro "Il modello Expo. Creare la fame, spogliare il pianeta"
Intervengono:
Roberto Lessio - Giornalista e scrittore*
Pippo Taglieri - La Città dell'Utopia

Expo, la vetrina dei mercanti

  • Lunedì, 30 Marzo 2015 11:27 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune - info
30 03 2015

Aldilà della retorica istituzionale, Expo 2015 rappresenta la più chiara manifestazione di un modello di sviluppo insostenibile. Nonostante l’obiettivo di voler nutrire il pianeta, la filosofia che ha ispirato e ha dato gambe a tutta la kermesse riprende e rilancia un sistema agroalimentare incapace di rispondere alle esigenze di sovranità alimentare, di equo accesso ad un’alimentazione di qualità, di sostenibilità ambientale davanti alle grandi crisi ecologiche del nostro tempo.

Proprio per questo, come organizzazioni e reti della società civile delle più diverse provenienze, denunciamo questo tentativo di manipolazione chi attraverso il quale, istituzioni come imprese private, cercano di rinnovare l’immagine di un sistema strutturalmente insostenibile. I cantieri verso Expo 2015 sono stati un insulto ai diritti del lavoro e alla sostenibilità ambientale. Turni inaccettabili, paghe orarie da miseria, e un pesante impatto sul territorio, in termini di cementificazione e quindi consumo di suolo[1], infrastrutture inutili e emissione di gas climalteranti, sono già l’evidente espressione dell’incoerenza dell’iniziativa: con buona pace del rilancio e della rivalorizzazione dei nostri terreni agricoli e di una vera lotta al cambiamento climatico. Expo, che vuole nutrire il pianeta, si basa su una kermesse che consuma territorio ed emette gas climalteranti. Il tutto con ingenti investimenti pubblici[2], alcuni dei quali finiti sotto la lente della procura perché in odor di mafia.

Al di là della questione legalità attorno ai cantieri dell’area fieristica Expo e delle infrastrutture ad esso collegate o con esso giustificate, è ancora una volta la filosofia delle “grandi opere” ad essere validata come unica strada percorribile per rilanciare l’economia nei territori, dove urbanizzazione, cementificazione e infrastrutturazione stradale ed energetica giocano un ruolo di traino. Questo modello di sviluppo contraddice una visione eco-compatibile di gestione delle risorse agricole, naturali e territoriali, una visione in cui le “piccole opere” e l’iniziativa economica delle comunità locali hanno un ruolo centrale.

Contemporaneamente, l’evento Expo 2015 sarà una grande vetrina di marketing per le multinazionali dove non verranno affrontati i veri nodi dell’agroalimentare, come la sovranità alimentare, la giusta remunerazione per i produttori, la necessità di ripensare standard di qualità e trasparenza delle filiere creati a tutto vantaggio di chi il cibo lo trasforma e lo distribuisce, il diritto della società civile di partecipare alle decisioni in materia di cibo: su tutti questi temi le decisioni che contano verranno prese al di fuori di Expo nelle solite sedi extraistituzionali ‘segrete’, come sta avvenendo per gli accordi T-tip.

La nostra esperienza quotidiana, il lavoro di costruzione dal basso di filiere solidali e sostenibili così come di campagne di sensibilizzazione e di advocacy su un’economia giusta, ci hanno insegnato che non esiste un sistema agroalimentare sostenibile senza sovranità alimentare, senza cioè che siano le comunità e non i mercati a determinare le produzioni. Che non è possibile nutrire il mondo attraverso un modello di produzione industriale e produttivista, che prevede un ampio utilizzo della chimica, che consuma i suoli e distrugge la biodiversità, e che lascia in mano di pochi il controllo delle filiere agroalimentari globali. Che è miope guardare all’agricoltura di qualità senza mettere in discussione la finanziarizzazione del comparto agricolo, e l’intero sistema che ne condiziona i caratteri (le politiche, la ricerca, il controllo da parte delle imprese a monte e a valle delle attività produttive).

Crediamo che opporsi a Expo significhi insieme opporsi a tutto questo: un’iniziativa che calpesta la terra e i diritti del lavoro, un modello agricolo basato sui mercati e controllato dalle grandi imprese dell’agroalimentare, un sistema che porta a una sempre minor trasparenza sull’origine delle produzioni e ad un abbassamento della qualità nutrizionale, sociale e ambientale dei prodotti, una manipolazione della cultura alimentare a misura dei modelli di consumo imposti da industria e distribuzione.

Siamo convinti che non sia possibile nutrire il pianeta senza cambiare radicalmente modello di produzione e di distribuzione[3]. Per questo, fuori da schieramenti precostituiti ma forti della nostra esperienza e azione quotidiana, abbiamo scelto di unire le forze per promuovere e sostenere qualcosa di diverso, capace di dare spazio ai territori, ai produttori che li animano, alle tante esperienze di economia diversa nate a partire da una critica radicale all’attuale processo di sviluppo. Sarà uno spazio fatto di proposta e di conflitto, di alternative e di radicali opposizioni. Un arcipelago di pensieri e di esperienze a cui daremo spazio, da oggi ai prossimi mesi, in tutti gli eventi, le iniziative, le riflessioni che in modo articolato e complementare saremo in grado di mettere in campo.

 

Note

[1] Un milione di mq ancora agricoli sono diventati con il sito Expo edificabili.

[2] E’ la prima Expo che si tiene su terreni acquistati da privati.

[3] Non si può parlare di ‘Nutrire il pianeta’ senza occuparsi di come nutrire diversamente, con metodi di coltivazione eco-compatibili, le popolazioni dei territori, Milano e Rho in primis, collocati nel più grande Parco agricolo d’Europa, dove ora si produce, con metodi industriali, quasi solo riso e mais per alimentazione animale.

 

Dissapore
02.03.2015

Queste sono le belle parole che leggiamo sul sito ufficiale dell’Expo 2015, alla pagina Cos’è. “Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.”

Okay. Metabolizziamo questa parole.

Ora facciamo un bel respiro e poi chiediamoci: se l’obiettivo è quello di “riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”, che diavolo significa che McDonald’s e Coca Cola sono sponsor ufficiali dell’Expo 2015?

Proprio così: le due multinazionali sono partner e sponsor ufficiali di quello che dovrebbe essere l’evento principe dedicato al cibo e alla nutrizione come natura comanda.

E’ come se Erode diventasse testimonial d’onore per l’Unicef.

La presenza di McDonald’s è già vista come un’invadenza, considerando soprattutto lo spazio concesso al colosso USA per un evento che si svolge in Italia, dove la cultura del fast food (o vogliamo chiamarlo junk food?) non è certo di casa: leggiamo infatti sul Corriere che l’azienda statunitense “sarà presente con un ristorante da 300 posti, 400 metri quadrati più 200 di terrazza. Proporrà un menù anche con hamburger speciali preparati con ricette dal mondo”.

Ci dicono che zio Mc’s punterà sul nuovo progetto “Fattore Futuro”: l’iniziativa si rivolge ad aziende e imprenditori con meno di 40 anni, fra i quali verranno selezionato 20 soggetti che avranno la possibilità di diventare fornitori dell’azienda per i prossimi tre anni.

A quali condizioni non è ancora chiaro; quello che è chiaro è che l’azienda farà di tutto per ottenere una vetrina di prestigio durante l’evento, forse preoccupata dall’andamento non particolarmente entusiasmante dei suoi affari durante il 2014.

Sicuramente la partecipazione a Expo 2015 è un’occasione importante per McDonald’s, che tenterà di declinare il suo business verso connotazioni più salutari, rispettose dell’ambiente, dei suoi equilibri e bla e bla e ancora bla.

Il rischio è che ancora una volta si tratti semplicemente di un’operazione di marketing: sfidiamo chiunque ad associare un’evento (teoricamente) dedicato al cibo nella sua forma più naturale ed equilibrata, ad aziende che appaiono il più lontano possibile da quelli che sarebbero i valori propugnati da Expo 2015.

Così c’è chi si indigna immediatamente di fronte a quella che appare essere una caduta di stile per racimolare più soldi possibili… come se l’evento non abbia già avuto abbastanza problemi negli ultimi anni e negli ultimi mesi.

Carlo Petrini Expo 2015

Chissà cosa ne pensa Carlo Petrini di Slow Food, la nostra associazione eco-gatronomica del cuore anche lei coinvolta nel mega evento milanese.

In ogni caso, per chi volesse manifestare la sua indignazione in maniera più costruttiva, si potrà comunque partecipare a Expo 2015 evitando accuratamente di transitare nei pressi di McDonald’s e concentrandosi su altre zone: ci sarà solo l’imbarazzo della scelta.

Ognuno dei 55 padiglioni ospiterà almeno un ristorante tematico; fra questi ci saranno 16 ristoranti marchiati Eataly, punti pizza e punti piadina, lo spazio polifunzionale di Identità Golose, oltre a 20 punti ristoro allestiti da Cir Food, la cooperativa che gestisce buona parte delle mense aziendali, 32 postazioni di street food e il percorso alimentare di Slow Food.

Di fronte a tale scelta, a chi andasse all’Expo 2015 per mangiare da McDonald’s dovrebbe essere tolto il saluto e il senso del gusto.

Il totale previsto sarà di 5.887 pasti all’ora serviti durante l’intera esposizione universale e, nonostante tutto, sappiamo già che parte di questi saranno serviti anche da McDonald’s: starà al pubblico scegliere dove pasteggiare, di sicuro a nessuno di noi verrà puntato un Big Mac alla tempia.

 

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