Expo, parlare di cibo per mangiare male

  • Mercoledì, 15 Luglio 2015 11:58 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
15 07 2015

Nes­suno è per­fetto. Verità che ben si addice anche a mani­fe­sta­zioni di por­tata inter­na­zio­nale qual è Expo 2015. Dun­que, pen­sando alla ciclo­pica mac­china orga­niz­za­tiva, si è dispo­sti a per­do­nare qual­che pecca, qual­che gra­nello di sab­bia nei motori. Ecces­sivo sarebbe pro­te­stare per una toi­lette fuori uso, una scala mobile che non scorre, per qual­che tor­nello di accesso che non gira, per l’assalto delle zan­zare sul far della sera. Pazienza. Ma esi­ste, die­tro l’Expo, un «Nes­suno è per­fetto» inac­cet­ta­bile guar­dando al tema della ker­messe, «Nutrire il pia­neta, Ener­gia per la vita».


Comin­ciamo da die­tro l’Expo, cioè da chi ci ha messo una larga fetta di denaro, gli Offi­cial e Main Spon­sor in ambito ali­men­tare. Asso­dato che un arti­giano del cibo mai potrebbe, soprat­tutto di que­sti tempi, appog­giare denaro sul piatto, è chiaro che i con­tri­buti eco­no­mici sono arri­vati dai grandi dell’industria. Se nomi come Illy, Fer­rero e Lindt non pro­du­cono stri­dore troppo assor­dante, altri sono in palese con­trad­di­zione. Algida,ad esem­pio, di pro­prietà della mul­ti­na­zio­nale anglo — olan­dese Uni­le­ver che vanta tra i suoi mar­chi Fin­dus, Calvé, Knorr, e spa­zia tra i deter­sivi con Cif, Svelto, Lyso­form. La con­trad­di­zione cre­sce quando entra in campo lo spon­sor di ogni mani­fe­sta­zione, eterna pre­senza in ogni bar e chio­sco del pia­neta, la Coca Cola.

E rag­giunge il suo apice con Mac­Do­nald, dark lady del panino e della pata­tina fritta e rifritta, delle puzze feroci che escono dalle sue cucine, del lavoro usu­rante e sot­to­pa­gato. Il fatto che McDo­nald sia il punto ristoro più fre­quen­tato dell’Expo, ci porta a par­lare di chi pro­pone spun­tini, pranzi e cene ai visi­ta­tori. Il suc­cesso McDo­nald è dovuto soprat­tutto ai bassi prezzi. Se, infatti, si dà uno sguardo al menu dei bar, dei self ser­vice, delle tavole calde, si leg­gerà che un primo niente affatto spe­ciale arriva a 12/14 euro, che uno pseu­do­fi­letto ne costa 18, e un’insalatona (ter­mine pur­troppo mai caduto in disuso) 11.

Nel caso si decida per un «vero» risto­rante, con came­rieri e tova­glia, allora il bud­get lie­vita più del pane in forno. Né, citando il famoso rap­porto qualità/prezzo, le cose miglio­rano quando si opti per uno dei tanti punti ristoro «ambu­lanti», spac­ciati quali disce­poli del fin­ger food (leg­gasi «le posate non sono pre­vi­ste») o del finto buon man­giare all’italiana.


Quanto ai padi­glioni, anche lì non ce la si cava con poco, fatta ecce­zione per i Paesi del Medio ed Estremo Oriente, dove il cibo è buono e pre­pa­rato sul momento, e le posta­zioni esterne con le spe­cia­lità nazio­nali. La fila davanti al padi­glione del Bel­gio per patine fritte e birra non si esau­ri­sce mai.


L’esosità dei prezzi torna a pro­po­sito dei sou­ve­nir. Pro­vare per cre­dere, entrando in Fran­cia. Quel che costa poco, non merita atten­zione. E sem­pre restando in tema: che brutti e che cari i gad­get uffi­ciali Expo. Fuori dal set­tore ali­men­tare, che com­prende Fin­mec­ca­nica e la Man­po­wer dei con­tratti di lavoro a tempo più che deter­mi­nato, citiamo uno spon­sor non man­gia­bile, di cui non si capi­sce la pertinenza.

È la Thec­no­gym, pro­dut­trice di attrez­za­ture per pance piatte e muscoli d’acciaio. I suoi pal­loni, su cui ras­so­dare gli addo­mi­nali, ven­gono pro­po­sti a sconti spe­ciali. Pance piatte all’Expo ben nutrita, pance gon­fie nel Terzo Mondo denu­trito. Nes­suno è per­fetto. Ma c’è un limite a tutto.
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Sana­Mente va in vacanza. Arri­ve­derci a settembre

Il Fatto Quotidiano
17 06 2015

Di solito nelle competizioni c’è una regola che nessuno si azzarda a mettere in dubbio: i giocatori fanno i giocatori, l’arbitro fa l’arbitro. E gli organizzatori fanno gli organizzatori. Guai a mischiare i ruoli. Ma in Expo qualcuno se n’è scordato. E la regola è saltata nella gara per scegliere i migliori progetti di sviluppo sostenibile per la sicurezza alimentare da esporre al Padiglione Zero, uno degli spazi più importanti del sito di Milano-Rho. Per la gestione della gara, Expo si è avvalsa della collaborazione dell’Istituto agronomico mediterraneo di Bari (Iamb), l’ente di ricerca interessato di recente dalle indagini sulla xylella fastidiosa, il batterio che sta decimando gli ulivi del Salento. Dallo Iamb, in più, sono arrivati tutti e sette i membri della giuria di ammissione, responsabile del primo controllo sul rispetto dei requisiti da parte dei progetti presentati (‘best practice’). Di questi hanno avuto l’ok in 749, passati poi al vaglio della giuria di pre-valutazione, composta da 18 membri, cinque dei quali provenienti ancora una volta dallo Iamb e uno dal Ciheam (International centre for advanced mediterranean agronomic studies), l’organismo intergovernativo di cui lo Iamb è la struttura operativa italiana. Fin qui gli arbitri.

E i giocatori? Lo Iamb è di nuovo ben rappresentato, visto che è promotore o partner di una trentina di progetti. Di questi, tre compaiono tra i 18 vincitori. Nessun premio in denaro, ma la visibilità garantita dalla cerimonia di premiazione a Palazzo Italia il prossimo 6 luglio, dagli spazi espositivi e dagli incontri dedicati. “Un palese e macroscopico conflitto di interessi”, accusa Nicola Diaferia, titolare della Emitech, l’azienda pugliese promotrice di una delle best practice escluse dalla premiazione. Diaferia, che lamenta di avere impiegato “ingenti risorse” nella presentazione del suo progetto, ha depositato in procura a Milano una denuncia. Una vicenda che non coinvolge gli appalti per la realizzazione del sito, già finiti al centro di più di uno scandalo. Ma rischia di gettare un’ombra sui tanto decantati contenuti che dovrebbero dare senso allo slogan “nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Nella denuncia si legge di “violazioni che non possono appartenere a nessuna commissione di valutazione, di qualsivoglia pur piccolo e periferico ente locale. E dunque sono ancora più intollerabili in sede di Expo 2015, che dovrebbe essere vetrina di buone prassi e di avanguardie internazionali, avamposto di etica prima ancora che di padiglioni patinati”. Alle proteste dell’Emitech Expo ha risposto che responsabile del processo di valutazione era l’International selection committee, composto per lo più da personaggi istituzionali, come il presidente, il principe Alberto II di Monaco. Secondo Expo tale commissione si è servita di quella di pre-valutazione “per un supporto esclusivamente tecnico”. Altra argomentazione di Expo: “Nella fase di pre-valutazione è stato espressamente previsto l’obbligo di astensione di quei commissari che appartenevano o avevano qualsiasi tipo di rapporto con anche solo uno dei partner della candidatura”.

Ecco la replica di Diaeferia, messa nero su bianco in un’integrazione alla prima denuncia: per garantire imparzialità occorreva che ogni commissario in conflitto di interessi “si astenesse dalla valutazione di tutti i progetti, dal momento che un comportamento inteso a favorire un progetto rispetto agli altri poteva essere adottato sia valutando positivamente un progetto a scapito di altri, sia valutando negativamente gli altri progetti”. L’imprenditore parla di beffa, visto che il bando di Expo prevedeva un processo di valutazione “in linea con gli standard etici più alti”, con una serie di principi guida da rispettare come “l’assenza di conflitto di interesse, la trasparenza e la tracciabilità del processo”.

Il progetto per raccogliere tutte le ‘best practice’ e metterle in competizione è stato finanziato da Expo. Quanto ha incassato lo Iamb? La società di Giuseppe Sala per ora non ha risposto a ilfattoquotidiano.it, mentre l’istituto barese si limita a far sapere che l’accordo prevedeva, oltre al compenso per il lavoro svolto, una sua quota di cofinanziamento. Alla gestione della gara ha collaborato il Politecnico di Milano con la realizzazione della piattaforma informatica Feeding knowledge, realizzata per contenere e divulgare le best practice raccolte. L’università milanese era anche presente nella commissione di pre-valutazione con una docente ed è parte attiva in uno dei progetti vincitori, insieme a partner e sponsor di Expo, come Intesa Sanpaolo, Finmeccanica e Nestlè, e insieme a Barilla, uno dei promotori della Carta di Milano, il documento che verrà lasciato come eredità dell’esposizione. Anche qui ruoli che si mischiano, tra organizzatori, arbitri e giocatori, benché il Politecnico sia rimasto più defilato rispetto allo Iamb.

Della questione è stata informata anche l’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone, che in attesa di ricevere altri documenti ha sinora ritenuto valide le spiegazioni di Expo. Scrive infatti Cantone: “Non può che prendersi atto della posizione assunta dalla società, la quale ha ampiamente motivato l’infondatezza delle irregolarità segnalate”. Lo Iamb, la cui sede – si è saputo dall’inchiesta sulla xylella – gode di una sorta di immunità da azioni giudiziarie per ragioni di extraterritorialità, nega l’esistenza di qualsiasi conflitto di interessi: “Non siamo una società per azioni – dice il segretario generale del Ciheam Cosimo Lacirignola – ma un organismo intergovernativo che non è portatore di alcun interesse. Operiamo semplicemente nell’ambito della formazione, della ricerca e della cooperazione allo sviluppo, a servizio dei nostri Stati membri”.

Argomentazione che però non tiene conto della visibilità garantita da una manifestazione come Expo. E degli interessi che anche una tale organizzazione può avere nell’accaparrarsi fondi pubblici. Parola ora ai pm di Milano.

@gigi_gno

Expo, le lacrime di coccodrillo di Cgil, Cisl e Uil

  • Martedì, 16 Giugno 2015 10:04 ,
  • Pubblicato in Flash news

Contro Piano
16 06 2015

Seguendo la linea politico sindacale degli ultimi 20 anni (contratti di lavoro al ribasso e continue concessioni ai padroni), Cgil, Cisl e Uil sono arrivati, scavalcando il governo Renzi e il suo jobs act a firmare accordi sul lavoro gratuito con Expo e Comune di Milano.
Adesso li ritroviamo, con grande strombazzo dei giornali di regime, a farsi paladini dei lavoratori che quei contratti devono subire.

Allo stesso modo i governi di destra e di sinistra che si sono succeduti negli ultimi 20 anni, seguendo la linea politica di distruzione dei diritti di lavoratori e cittadini, sono tornato agli anni 30 del secolo scorso, quando se non avevi in tasca la tessera del fascio o eri sospettato di non essere d'accordo col regime, non potevi lavorare.

Succede ancora oggi, nel sito di Expo: lavoratori assunti che hanno già fatto i corsi di formazione vengono rispediti a casa sulla scorta di informazioni segrete che la questura passa alla società Expo, la quale a quel punto impedisce a questi lavoratori l'accesso al sito espositivo nonostante abbiano firmato un contratto di lavoro.

Stiamo parlando di persone incensurate!!!! Ma Expo è un sito sensibile e di interesse nazionale!!!!!!

Basta forse avere manifestato contro il governo Renzi per venire licenziati? Avere dichiarato pubblicamente la propria contrarietà alla riforma della scuola? Essere un pericoloso sovversivo che sciopera a fianco dei lavoratori contro i soliti accordi sindacali a perdere?
L'Unione Sindacale di Base, invita tutti i lavoratori che hanno subito discriminazioni, licenziamenti e sono stati assunti a titolo gratuito, a denunciare tramite le proprie strutture legali questi soprusi.
Diffidate di chi, prima firma per farvi lavorare gratis e poi vuole portarvi in tribunale.

L'Unione Sindacale di Base, denuncia questa deriva autoritaria, diffida Expo e aziende dal discriminare i lavoratori sulla scorta di veline segrete della questura.

Costruiamo assieme il sindacato dei lavoratori, lottiamo per l'abolizione del jobs act e del lavoro gratuito, riconquistiamo il diritto all'articolo 18

Expo. Assaggi, ebbrezza e decadenza tra i padiglioni

  • Domenica, 07 Giugno 2015 08:50 ,
  • Pubblicato in Il Commento
Luca Fazio, Il Manifesto
6 giugno 2015

Abbiamo assaggiato di tutto. A un mese dall'inaugurazione dell'evento universale apparecchiato per "nutrire il pianeta", la cattiva digestione suggerisce un'idea che ha a che fare con il principio vitale del sistema capitalista: l'insoddisfazione perenne. Cos'è che non va proprio giù dopo aver trascorso una giornata nel luna park di Rho con le dita unte di finger food e un regalino da portare a casa? ...
Abbiamo assaggiato di tutto. A un mese dall'inaugurazione dell'evento universale apparecchiato per "nutrire il pianeta", la cattiva digestione suggerisce un'idea che ha a che fare con il principio vitale del sistema capitalista: l'insoddisfazione perenne. Cos'è che non va proprio giù dopo aver trascorso una giornata nel luna park di Rho con le dita unte di finger food e un regalino da portare a casa? Mangiucchiando tra i padiglioni dell'Expo, e ruminando pensieri sulle "buone pratiche" esibite durante gli "eventi" organizzati per lenire la nostra cattiva coscienza, viene da pensare che il fenomeno della decadenza non possa non avere a che fare con questi deliri gastronomici formato kermesse.
Luca Fazio, Il Manifesto ...

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