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Globalist
10 04 2015

"Spesso le disabilitate si sentono porre bizzarre domande, tipo: 'Ma tu, qui, senti?' come se fossero una parabolica. Allora, non disabilitati di qualunque sesso siate, sappiate che: il 'sentire' non è solo questione tattile ma anche, e forse soprattutto, di fantasia, immaginazione, gioco. Quindi, abbandonate le vostre paure sensoriali e buttatevi a capofitto sulla vostra disabilitata. Ne trarrete solo vantaggi e sollucheri. Entrambi". Eccola, la lesson number 6 di Barbara Garlaschelli, scrittrice milanese che, sul suo profilo Facebook, tiene lezioni sul sesso con persone 'disabilitate': "Odio la parola disabili, così ho scelto di usare 'disabilitati' e 'non disabilitati' - racconta -. Volevo proprio dare l'idea di meccanico, immaginarci macchine".

Garlaschelli, in sedia a ruote dall'età di 16 anni, è arrivata alla sesta lezione: "Facebook è un mezzo potentissimo. Quando ho cominciato, l'ho fatto per divertimento, volevo vedere cosa sarebbe successo. Spesso mi hanno fatto domande su come, dai disabili, è affrontato il 'problema' del sesso, che già chiamarlo 'problema' la dice lunga. Ma in fondo io credo che il sesso sia un tabù in tutte le sue declinazioni, a maggior ragione se legato a disabili".

Stile divertente, ironico, senza scadere in tecnicismi né melodrammi: "Volevo sdrammatizzare, mi sono ispirata a Sex & the City, e ora mi sono fatta un po' prendere la mano. Diciamo che la comicità di certi racconti spero possa incuriosire chi capita sulla mia pagina, spingerlo a volerne sapere di più". L'argomento per le varie puntate arriva da spunti trovati e qua e là ed esperienze vissute in prima persona: "La mia vita è stata molto ricca, in proposito. Mi sono capitate tante cose incredibili, ho sentito tante domande assurde, tipo: 'E le gambe dove le metto?' Ma che domanda è? Non so, vuoi provare a smontarle?".

Tra i commenti che accompagnano ogni lesson, anche quelli di 'non disabilitati': "Alcuni rimangono un po' spiazzati. Il fatto che sia una donna a scrivere di certi argomenti, sembra fatto ancora più eccezionale: il sesso per un uomo viene sempre dato più per scontato. Ma la realtà è ben diversa: le persone con la mia disabilità che hanno problemi legati al sesso sono in maggior parte uomini. E poi, troppo spesso le persone disabili vengono immaginate senza pulsioni né desideri: e perché mai? Alcuni non disabilitati pensano che una volta che troviamo qualcuno che ci sta, ce lo accalappiamo per la vita, per farne il nostro badante.

Non è così! Anche noi viviamo le nostre bellissime avventure! Altri hanno soggezione, diffidenza, paura. Altri ancora ci credono di cristallo, troppo fragili per essere mossi". Tante le lezioni in cantiere, liberamente ispirate a fatti realmente accaduti, strizzando l'occhio al Kamasutra. "Spesso è il disabilitato stesso ad avere nella testa la sedia a ruote, e il problema parte proprio da lì, dal non sentirsi liberi, dal percepirsi come manchevoli di qualcosa: ma gli arti non sono indispensabili per vivere un rapporto.
Io, per esempio, dove non sento sopperisco con quello che immagino. Chi non si sente libero, non si lascerà mai andare".

Nelle lesson, nessuna pretesa pedagogica o filosofica, solo spunti divertenti "per far capire che le persone disabili sono esattamente come tutti gli altri: le nostre disabilità sono ricchezze, non solo un limite". La scrittrice, finalista nel 2010 del Premio Strega con "Non ti voglio vicino", ammette che, però, la strada verso l'uguaglianza è ancora molto lunga: "Di sesso dei disabili se ne parla in due modi: o morbosamente o tecnicamente. Il linguaggio tecnico è una noia mortale, non si capisce nulla: aria fritta, di concreto non c'è nulla. E poi c'è l'altra faccia della medaglia, lo stile morboso. Io provo a mettermi nel mezzo, perché occorre trovare il modo di parlarne, perché bisogna farlo: il sesso, per i disabili, può essere anche un dispiacere molto grande se non vissuto serenamente".

Ambra Notari

Se i giovani s'abbeverano solo a Facebook

Keith Haring

Nell'immaginario comune Facebook è uno strumento di divertimento e, a volte, di disinformazione, dileggio, volgarità eccetera. Eppure il Rapporto CensisUcsi sulla comunicazione, tra le tante sorprese che riserva, ne ha una anche sul più grande social network del mondo. "È il primo strumento usato oggi dai ragazzi italiani per informarsi (lo usa il 71,1%)". [...] Perché Facebook piace così tanto?
Gigio Roncilio, Avvenire ...

Facebook, chiamate la neuro

  • Venerdì, 06 Marzo 2015 14:36 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Fatto Quotidiano
06 03 2015

Quando hanno letto la vignetta in cui facevo dire al protagonista "Cosa gli piace, a questi? Che le è morta la mamma? O come lo ha detto?" hanno riso e m'hanno chiesto "ma come te le inventi?" che io ci ho pensato di mantenere la tesi che me l'ero inventata ma sarebbe stata appropriazione indebita di idea, non è bello, io di tutto mi approprio senza scrupoli, meno delle idee, ci tengo a mollarvi idee D.O.C. finché mi regge la pompa, no, non era una mia invenzione, quelli che dicevano "mi piace" erano tutti veri. ...

Se Facebook entra in classe, ecco come usarlo

  • Mercoledì, 18 Febbraio 2015 11:37 ,
  • Pubblicato in Flash news
La Repubblica
18 02 2015

Ci sono i cinque in condotta dati agli studenti del liceo classico Garibaldi di napoli per essere stati così ingenui da postare loro foto su Facebook mentre occupavano l'istituto, o le quattro sospensioni per altrettanti ragazzi della scuola media Michelangelo di Bari che avevano iniziato ad ingiuriare sullo stesso social la professoressa di inglese. ...
Vera Schiavazzi

"No alla moschea", l'inno della destra italiana

  • Venerdì, 06 Febbraio 2015 11:29 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
06 02 2015

La protesta è virtuale ma i raduni sono reali. L’inno «No alla moschea» affascina, aggrega e semina veleno. I peggiori slogan attraverso decine di gruppi via Facebook.

Un appello al Medioevo e alle crociate, facile e immediato, diventato verbo della destra italiana. In testa la Lega Nord e i gruppi di neofascisti di Forza Nuova che si organizzano con raccolte firme e picchetti per fermare la presunta invasione.

In Lombardia la maggioranza di centrodestra al Pirellone ha approvato una legge per mettere ogni paletto ai nuovi luoghi di culto.
A Crema nonostante il parere positivo del vescovo il dibattito in consiglio comunale si infiamma con l’arrivo del leader della Lega Nord Matteo Salvini e la pasionaria forzista Daniela Santanché.

Proteste e manifestazioni anche in Veneto con Forza Nuova che espone striscioni davanti ai centri islamici.

Dopo la mattanza nella redazione parigina di Charlie Hebdo la confusione tra Islam e terrorismo è uscita dalle discussioni da bar ed è entrata direttamente nei talk show televisivi, nel dibattito pubblico e nei tanti dubbi di chi la vede come una minaccia alla cristianità.

Non perdendo la sua carica di ignoranza e facile razzismo come dimostrano le uscite dell’assessore veneto all’Istruzione e decine di episodi di intolleranza.

«Per la prima volta si apre uno spazio per l’estrema destra che ha tratti simili a quelli del fascismo.

Ci sono imprenditore politici che individuano questo spazio puntando contro immigrati, sicurezza, Islam e la povertà dilagante» ragiona Paolo Feltrin, politologo dell’Università di Trieste: «Il fuoco alle polveri è stato innescato da Salvini con maggiore radicalità di Marine Le Pen. Ecco il senso di politiche simboliche come quelle della Lombardia: non si scrive per farla applicare ma per farla rifiutare e dare la colpa allo Stato che la respinge. È un po' come le ronde e le norme per bloccare i negozi di kebab. Effetto immediato ma risultati zero. A parole c’è una violenza anti-immigrati ma in pratica non abbiamo assistito a veri episodi di razzismo. Un brutto muso di facciata, una soglia molto elevata delle parole ma bassa di fatti concreti».

Intanto ogni tentativo di sciogliere i nodi legati alle nuove costruzioni di centri islamici diventano un campo minato.

L’Islam è la seconda religione del Paese, i musulmani d’Italia sono più di un milione e settecentomila e da Palermo a Pordenone si contato oltre settecento moschee. Oltre a quella di Roma, disegnata da Paolo Portoghesi e in grado di ospitare 12 mila fedeli, sono perlopiù scantinati, magazzini, capannoni o luoghi nati per altri usi.

Spesso chi le frequenta è costretto a pregare in strada o affittare centri sportivi per la fine del ramadan, il mese sacro da onorare con il digiuno.

IL PEGGIO VIA FACEBOOK
L’Islamofobia dilaga sul web. Ecco i messaggi e le foto più significative usate dai razzisti di casa nostra: immagini di bambini con il fucile in braccio, slogan come «Ora o mai più, stop all’invasione islamica» o «Una chiesa in Islam? Ti taglio al gola se ci provi», oppure «Il turbante mi turba». Un crescendo di violenza verbale e odio fino sentenziare: «Quale Dio? Assassini, trogloditi sottosviluppati».

No alle moschee in Italia: il razzismo corre su Facebook
Tra le star delle nuove crociate il presidente russo Vladimir Putin: famoso per il pugno di ferro contro l’Islam della Cecenia e le sue parole contro la Sharia e i migranti.

In Rete sono decine le raccolte firme e perfino la sindrome Nimby tirata in ballo: acronimo di “Not In my back yard, Non nel mio cortile” tra i buoni motivi per opporsi.

Come se fosse un’autostrada o una discarica di rifiuti qualsiasi: «Costruire una moschea, comporta, più o meno evidenti conseguenze di degrado per l'area interessata, alcune sono ovvie altre sono comprovate da fatti di cronaca, altre ancora sono meno quantificabili. In ogni caso arriva crimine, traffico, svalutazione immobiliare, segregazione, inquinamento acustico» si legge nel pagina del movimento “Veri italiani”.

L’elenco di città unite nel rifiuto alla costruzione di centri islamici si allunga giorno dopo giorno: Crema, Cantù, Como, Sondrio, più ad est, Piacenza e Padova, i capoluoghi Torino e Genova.

E poi in Toscana con mobilitazioni a Pistoia e Pisa e l’affronto più grande: la costruzione in casa della scrittrice Oriana Fallaci, a Firenze.

Dietro la protesta le bandiere della Lega Nord, i club di Forza Italia e poi l’estrema destra. A Milano il raduno anti-moschea è organizzato dal gruppo di estrema destra Forza Nuova.

Previsto per lunedì 2 febbraio davanti a Palazzo Marino è stato annullato per il rischio di scontri e tensioni. Ecco la risposta al divieto: «I sinistri a regalare terre, spazi, luoghi (nostri ovviamente) ad ipotetiche moschee. I destri a vietare ogni concessione pubblica, però “se pagate tutto voi va bene”. Benvenuti Fratelli Musulmani, Quatar, Arabia Saudita, comprate, spendete, edificate moschee come volete».

PRESI DI MIRA IN VENETO
Lo stesso gruppo capeggiato da Roberto Fiore (un passato in Terza Posizione, una condanna per banda armata, la lunga latitanza e la simpatia per il fascismo) ha preso di mira i centri musulmani in Veneto.

Una serie di blitz notturni con gli attivisti di Forza Nuova che appendono striscioni di fronte ai luoghi di preghiera in tutto il Veneto: Treviso, Padova, Rovigo, Venezia, Verona e Vicenza nel mirino.

«Abbiamo vinto a Lepanto e vinceremo ancora. Fuori l'Islam dall'Italia!»: il riferimento storico è alla battaglia con cui, nel 1571, le forze della Lega Santa respinsero l'avanzata della flotta dell'Impero Ottomano.

Il copyright di Forza Nuova è ben visibile sullo striscione poi fotografato dai militanti del gruppo di estrema destra e diffuso in rete.

«Gli ultimi avvenimenti - attacca il coordinatore regionale Davide Visentin - dimostrano come la costruzione di moschee o di centri islamici non conduca affatto a un’integrazione della comunità musulmana ma contribuisca semmai a creare emarginazione e ghettizzazione, che nel giro di breve tempo maturano in pericolosi episodi di estremismo religioso. La gioventù d’Europa è pronta a una guerra anti-fondamentalista».

LA LEGGE ANTI-MOSCHEE
Anche la Lombardia sta facendo la sua parte in questa battaglia ideologica.

Il 27 gennaio il parlamentino di Milano ha approvato una nuova legge sui luoghi di culto- ribattezzata dall'opposizione “legge anti- moschee”- sollevando un vespaio: fortemente voluta dal Carroccio impone a chi intenda realizzare nuovi luoghi di culto di installare impianti di video-sorveglianza – obbligatori – collegati con le forze dell’ordine, di costruire parcheggi per una superficie pari al 200 per cento di quella dell’immobile adibito ai servizi religiosi e altri vari adempimenti.

Non è tutto: bisogna anche «rispettare il paesaggio lombardo», che allude al divieto di realizzare architetture espressive di altre tradizioni culturali o forse manufatti come i minareti, che nella vicina Svizzera sono stati vietati da un apposito referendum.
E se tutti questi ostacoli sono superati a mettersi di traverso possono essere i comuni con referendum consultivi sulla costruzione di luoghi di culto.

Il messaggio della Lega Nord è chiaro come spiega il relatore della legge Roberto Anelli: «È stato compiuto un importante passo avanti per dire no alla proliferazione selvaggia, al di fuori di ogni regola, delle moschee. Non si tratta di ostacolare la libertà religiosa, ma di porre delle regole certe, per la salvaguardia dei cittadini».

Michele Sasso

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