Morire di scuola

Huffingtonpost
02 12 2014

Gentile onorevole Malpezzi mi preme renderle noto che per i quota 96 è stata una giornata particolarmente triste, non per la bocciatura di un emendamento che prevedeva la nostra uscita dal mondo del lavoro ma per quella anticipata da questo mondo spietato ed ingiusto di un nostro collega di Prato che, a quasi 67 anni se ne è andato stroncato da un malore mentre faceva lezione in classe.

Tatjana ribadisce di non voler strumentalizzare la vicenda e io le credo. Ho conosciuto personalmente molti di questi quota 96, insegnanti con tanti anni di servizio sulle spalle che per un errore della riforma Fornero che non ha tenuto conto della specificità del comparto scuola nel quale si va in pensione solo il primo di settembre per garantire la continuità didattica, si trovano ancora tra i banchi a fare lezione.

Molti di loro insegnano alla scuola primaria, moltissimi a quella dell'infanzia. Insegnanti che da soli si definiscono nonni dei loro alunni e che in fondo chiedono solo che venga sanato l'errore di cui sono state vittime. L'Italia risulta essere il Paese in Europa con la percentuale più alta di insegnanti ultra cinquantenni e quella più bassa di insegnanti al di sotto dei 30 anni. Mandare questi docenti in pensione, al di là del tristissimo episodio di Prato, sarebbe doveroso, soprattutto per la credibilità di uno Stato che se riconosce l'errore deve anche provare a porre rimedio e nello stesso tempo utile perché ringiovanirebbe la classe docente.

Già alcune sentenze si sono pronunciate a favore dei Quota 96 e per chi crede nelle buone leggi risulta difficile accettare che il diritto venga esercitato solo attraverso sentenza. Con l'ultima legge di stabilità, votata in questi giorni alla Camera, grazie ad un emendamento del Partito democratico, sono state eliminate le penalizzazioni previste dalla Riforma Fornero sui pensionamenti con meno di 62 anni per chi entro il 2017 maturerà almeno 42 anni e un mese di contribuzione.

Un netto segnale, certo, accompagnato dal disegno su "La buona scuola" che con l'organico funzionale prevede che un insegnante non debba svolgere il suo lavoro necessariamente in classe ma possa essere a disposizione dei diversi progetti della scuola. Rimane peró un punto fondamentale: i quota 96 meritano almeno una risposta. Chiara. definitiva. La politica é chiamata a scegliere e le ragioni possono essere innumerevoli. Ma la responsabilitá della chiarezza nei confronti dei cittadini rimane sacrosanta. Rimango quindi anche io in attesa della risposta all'interrogazione (5/04059) della collega Manuela Ghizzoni che per prima, ancora nella scorsa legislatura, si era fatta carico del problema e che ne ha seguito tutte le fasi travagliate, anche quando altre forze politiche, silenti in precedenza, hanno incominciato a cavalcare la questione. Un'interrogazione che chiede solo chiarezza. Nulla di piú.

Dal primo gennaio 2012, infatti, l'età delle donne è salita di colpo a 62 anni soglia alla quale già nel 2013 sono stati aggiunti 3 mesi (per via dell'adeguamento alle cosiddette speranze di vita) - e sarà ulteriormente elevata a 63 anni e 9 mesi nel 2014. ...

Fornero: la ministra che crede nel dialogo

  • Martedì, 23 Ottobre 2012 09:53 ,
  • Pubblicato in L'Opinione
da Femminismo a Sud
23 ottobre 2012

Infatti alle donne che sono andate a sottoporle un parere sulla necessità di lavoro come una delle indispensabili soluzioni per prevenire la violenza sulle donne (oltre che una serie infinita di altri disagi umani) ha detto che erano “non democratiche” e ai giovani che vogliono lavorare dice “arrangiatevi”.

Esodata e "assistenza sociale"

  • Mercoledì, 07 Novembre 2012 08:27 ,
  • Pubblicato in Lettere
di Stefania Guiotto, Il Manifesto
7 novembre 2012

Ministro Fornero, ho 58 anni e faccio parte della nuova categoria degli "esodati" creata da Lei e dal governo Monti. Mio padre era un operaio, mia madre casalinga, persone semplici, non certo di cultura scolastica ma con una cultura innata dell'onestà, della correttezza e del rispetto, valori che si respiravano in famiglia e che io ho assimilato.

LA RIFORMA CONTRO IL FUTURO

  • Martedì, 17 Aprile 2012 07:07 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza
di Eleonora Forenza, Zeroviolenzadonne
17 aprile 2012

Il “sospetto” che la crisi l’avrebbero fatta pagare a noi, noi che siamo il 99%, lo abbiamo avuto subito. Nei cortei dell’Onda già dal 2008, e poi nel 2010, sui tetti occupati e nei tumulti che si opponevano alla distruzione dell’università pubblica operata dalla Gelmini e al mercimonio che garantì l’ultima fiducia a Berlusconi, si lanciavano gli slogan «noi la crisi non la paghiamo», «noi non pagheremo la vostra crisi».

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