La guerra di Franca (Sara Chiappori, La Repubblica)

"La isolarono. Ogni volta che cominciava una battaglia si ritrovava da sola. Come quando sollevò lo scandalo degli assistenti dei parlamentari, senza contratto e pagati con mance. Nessuno l'ha sostenuta". ...

La cattiva stampa uccide le donne: è ora di cambiare

  • Mercoledì, 19 Giugno 2013 07:38 ,
  • Pubblicato in L'Opinione

GiULiA
19 giugno 2013

Il servizio delle Iene dal titolo: "Sesso o stupro?" andato in onda il 2 giugno su Italia1, il servizio del Tg2 trasmesso il 30 maggio per la morte di Franca Rame, ma anche le tante, troppe, segnalazioni di programmi radiofonici che veicolano concetti volgari sulle donne (ultimo caso segnalato, La Zanzara su Radio24), testimoniano che esiste un problema sempre più pressante di qualità dell'informazione. ...

"C'è una regola antica nel teatro: quando hai concluso non c'è bisogno che tu dica altra parola, saluta e quella gente, se l'avrai accontentata nei sentimenti e nei pensieri, ti sarà riconoscente. Ciaaao!". Così, con un ultimo saluto urlato, Dario Fo chiude la cerimonia di addio a Franca Rame ...
Annamaria Rivera, Micromega
31 maggio 2013

Nel giorno delle esequie di Franca Rame, come si può ricordarla senza ripetere ciò che della biografia, del profilo di artista e donna impegnata, delle vicende anche personali è stato scritto e ripetuto da tutti i media, fino a farne narrazione ormai quasi convenzionale? ...

Franca Rame, mi sarà difficile parlarne al passato

Il Fatto Quotidiano
30 05 2013

Mi ricordo di Franca Rame per quelle sensazioni irripetibili che si archiviano nella memoria come “prime volte”.
La prima volta che ho visto sotto una luce positiva una che aveva poco meno dell’età di mia madre. Le disprezzavo, le donne adulte. Oppure mi facevano pena. Primi anni settanta, Milano, Palazzina Liberty: la guardo in scena, fuori scena, così appassionata, così ironica, così pienamente felice. Energica. Buffa. Con quel compagno “nella vita e nell’arte” che le sprigiona accanto un eros sgangherato e magnifico, che non la lascia mai. Capisco che anche “da grandi” si può essere invidiabili. Scoperta folgorante.

La seconda non è da meno: Franca Rame è bella. Bella in modo tradizionale, piena, bionda, curvilinea, procace.

Eppure non è bambola, non è stupida, non è vittima, non è preda. Si porta addosso la sua “carrozzeria” (allora la chiamavano così) con una modestia amabilmente arrogante, gioca con gli stereotipi, li usa, li rovescia, riscrive tutto un suo vocabolario di femmina, è irresistibile.
Molti anni dopo, e per anni, ci troviamo insieme sull’astratto proscenio di tante petizioni e mozioni e lettere aperte. Frequento più la sua firma che il suo teatro. Firmiamo insieme. Contro le stesse derive, con le stesse speranze militanti.

Le ultime lettere sono simpatiche ma aggressive: me le scaglia addosso da un giornale, è arrabbiata per qualcosa che ho scritto sul Fatto Quotidiano.
Per la prima volta non siamo d’accordo. A me non piace Veronica ex B. , a lei sì. Io sono critica sugli alimenti miliardari. Lei no.
La leggo, le rispondo, mi scrive di nuovo.
Scocciata.
Penso: “Guarda che grinta, la vecchia ragazza, vuol dire che sta meglio.”
E’ l’unica cosa che mi importa davvero. La polemica è marginale.
Sui fondamentali siamo ancora d’accordo.
A un certo punto penso a lei come protagonista della commedia tratta dal mio ultimo romanzo (Iris, 79 anni, da “Piangi pure”). Mi dicono che non sta affatto meglio, che non lavora.
Infatti.
Mi sarà difficile parlare di Franca Rame al passato, usando quel tempo del verbo. Era una così magnificamente insediata nel presente.

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