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Troppi anni di silenzio (Silvia Gigli, L'Unità)

Colpevoli. Di essere assenti e ciechi. Distratti e predatori. Di aver abdicato completamente al ruolo di educatori, di non accorgersi o non volersi accorgere di come vivono e crescono i nostri figli. E, nella peggiore delle ipotesi, di approfittare della loro fragilità. ...
"Ormai tutto è social network. I genitori si sentono in colpa perché non sanno crescerli e finiscono per accontentarli in tutto. Oppure promettono grandi punizioni, che poi vengono smentite subito dopo". ...

Huffington Post
18 10 2013

Quasi un delitto d'onore. Veli Selmanaj ha ucciso moglie e figlia a colpi di pistola per delle foto ritoccate dove lui non compariva più. Troppo grande l'onta della vergogna, tanto che l'uomo di 46 anni ha deciso per quel gesto estremo. Come riporta il quotidiano "il Centro".

Le ha uccise per vendetta. Prima la bellissima figlia che aveva trovato il coraggio di denunciare anni di abusi sessuali. Subito dopo la madre colpevole di proteggerla. Veli Selmanaj, 46 anni, non sopportava l’affronto di essere stato cacciato di casa dall’ex moglie e dai suoi sei figli. E alcuni connazionali l’avrebbero spinto “a lavare l’onta”. Lui ha scelto di farlo col sangue.

L’episodio scatenante sarebbe nelle foto che alcuni suoi familiari gli hanno fatto trovare nell’abitazione, sotto a un televisore. Tutte immagini con la sua figura tagliata. Questo quanto emerso nel corso dell’interrogatorio davanti al procuratore Maurizio Maria Cerrato e al sostituto Guido Cocco. Mercoledì sera Selmanaj ha esploso sei colpi di pistola. Un intero caricatore di un revolver tedesco calibro 22. Tre proiettili hanno raggiunto Senade Selmanaj, 21 anni. Uno solo è servito a togliere la vita all’ex moglie, Fatime.

L’uomo, muratore e bracciante agricolo, è rinchiuso nel carcere San Nicola di Avezzano (sorvegliato a vista per timore di gesti autolesionistici) con l’accusa di duplice omicidio volontario aggravato e di importazione e detenzione illegale di arma. Per l’avvocato della famiglia, Leonardo Casciere, il delitto «è stato premeditato». Tesi avvalorata da alcune testimonianze. Nel pomeriggio, poche ore prima dell’agguato davanti al discount Todis di Pescina, le colleghe di lavoro delle due donne hanno raccontato di avere visto l’uomo passare più volte davanti allo stabilimento Coltor, nel Fucino.

Veli Selmanaj era stato allontanato dai suoi familiari perché accusato di avere abusato sessualmente di due figlie (fra le quali la ragazza uccisa). Era stato avviato un procedimento giudiziario. Il pm aveva chiesto l’arresto, mentre il gip aveva optato per una misura più blanda (non poteva avvicinarsi ai familiari). Giovedì 28 novembre sarebbe dovuta iniziare la prima udienza del processo. Un passato segnato dal lutto quello dell’assassino di Pescina.

La 27 Ora
17 10 2013

«Mamma che cos’è il punto G?» chiede il piccolo Antonio a Chiara nel quarto episodio di Una mamma imperfetta2. Dramma. Imbarazzi. Silenzi. Consultazioni notturne. Ma è proprio così difficile parlare di sesso ai nostri figli? È vero, come dice Chiara, che noi nati negli anni ’60 nella vita non abbiamo avuto fulgidi esempi perché i nostri genitori o non si sono posti il problema o, se l’hanno fatto, era ormai troppo tardi.

Mia madre, cercando di interpretare il vento del cambiamento degli anni ‘70, mi spiegò le dinamiche dell’atto sessuale quando avevo 13 o 14 anni. La cosa mi sembrò così buffa che cominciai a ridere a crepapelle con mio padre che si domandava stupito cosa fosse successo. E ancora oggi a me non piace toccare certi argomenti con lei perché non mi sento a mio agio.

Secondo me il segreto sta nell’iniziare a spiegare ai nostri figli i misteri del sesso quando sono piccolissimi in modo che la questione non sia mai un tabù. A Simone, il nostro primogenito, abbiamo comprato un libro sull’argomento quando aveva solo quattro anni. Non è stata un’azione pianificata ma è successo per caso. Eravamo alla Fiera del libro di Torino e la storia ci sembrava raccontata proprio bene. Poi quando aveva otto o nove anni gli abbiamo regalato un altro libro fatto apposta per i maschietti che spiegava come sarebbe cambiato il corpo nell’adolescenza.

I risultati sono stati strabilianti.

Un paio di anni fa, toccando il collo di mia nipote che allora aveva 12 anni notai delle strane bolle e mi chiesi cosa fossero. Simone, cui piace molto fare il professorino, mi spiegò compito: «Non preoccuparti mamma, sono gli ormoni perché Cami è nell’era della pubertà».

Insomma siamo nel 2013, in tv se ne vedono di tutti i colori, mi sembra assurdo farsi ancora venire dei patemi d’animo per l’educazione sessuale dei pargoli e mi piace pensare che i miei figli non apprenderanno le verità sul sesso e sull’amore dai compagni di classe perché come ha sempre detto giustamente mia mamma «magari poi gliela spiegano in modo brutale o del tutto errato». La cicogna, per me, è meglio che rimanga una bella favola sin dalla più tenera età. Così qualsiasi domanda futura non provocherà mai imbarazzo. E voi cosa ne pensate? Come avete affrontato il tema in famiglia? Che ricordi avete?

Monica Ricci Sargentini

Noi mariti così così. Ma bravi papà

Corriere della Sera
29 09 2013

«L’errore, quando si mette su famiglia, è voler conservare la coppia nei motivi che la tenevano unita prima»

Antonio Scurati nel suo nuovo romanzo: Il Padre Infedele

di Candida Morvillo

«Io sarei contento di potermi definire un buon padre, anche sapendo di essere un marito così così», lo dice lo scrittore Antonio Scurati in un’intervista appena pubblicata da Io Donna che anticipa i contenuti del suo nuovo libro Il Padre Infedele, in uscita per Bompiani il 2 ottobre. L’affermazione è coraggiosa non solo perché lo espone a prevedibili critiche, ma anche perché gli uomini si erano finora tenuti alla larga dal dibattito sulle coppie che scoppiano quando mettono su famiglia e arriva un figlio.   Fin qui, erano state le donne a lamentarsi, discutere, interrogarsi, senza tuttavia venire a capo del perché la genitorialità metta in crisi la coppia, facendo sì che il sesso diventi un’incombenza o un ricordo e che i compagni e i mariti di colpo sembrino percepirle più come madri dei loro figli che come donne e amanti, rivelandosi incapaci di comprenderne le stanchezze, le crisi di adattamento, i mutamenti profondi.  

L’autore di Il Sopravvissuto o La Seconda Mezzanotte, Il bambino che sognava la fine del mondo e altri romanzi di successo, narra la storia di un uomo e una donna la cui coppia comincia a sfaldarsi nell’attimo in cui arriva la loro prima bambina.   Scurati dice di aver scritto di getto, spinto «da un’urgenza esistenziale, sentendo questo libro come necessario perché affronta domande epocali sulla nostra identità di uomini e donne, di padri e di madri». La storia di Giulia e del marito chef è un po’ anche la sua, che è padre da quattro anni e che confessa: «Avrei potuto scrivere in prima persona. La vicenda generale e molte riflessioni sono attinte dalla mia vita».  
Il suo chef laureato in filosofia si ritrova la notte nel letto coniugale a tormentarsi e desiderare ardentemente la moglie che si addormenta voltandogli le spalle. «Di Giulia, in quel primo anno e mezzo, ricordo la nuca», comincia così un capitolo cruciale. E tuttavia, osserva Scurati, le mogli da sempre volgono la nuca dopo aver partorito, ma la novità è che i mariti se ne disperino e che questo sia per loro fonte di inenarrabile sofferenza.   Sostiene Scurati che se un tempo i talami nuziali erano letti di passioni spente, oggi sono scenari drammatici di passioni accesissime non ricambiate e anche popolati di “fantasmi del sesso” che si impossessano degli incubi maschili. Fantasmi che li riportano su piste della savana in cui vanno a caccia di avventure con altre donne.   C’è, a questo punto, tutta una riflessione sui nuovi uomini colti, evoluti e felici di cambiare pannolini che però, diventati padri, resistono a questa domesticazione, e ci sarebbero molte altre riflessioni interessanti in questo libro che davvero mancava al racconto della contemporaneità e alla pur vasta letteratura sulla guerra e la pacificazione mancata tra i sessi. Ma vale qui la pena concentrarsi sulle conclusioni.   All’inizio, i pensieri del protagonista sono viziati dal senso di rifiuto. Al culmine di mesi insonni per i pianti della bimba e di giornate talmente stancanti da impedire anche solo un’uscita a cena, lo chef pensa che la sua Giulia lo rifiuti «come se nel suo membro fosse racchiusa la potenza maligna che aveva provocato l’interruzione della sua vita sociale». Ma non è questo il problema.  
I due vanno invece in tilt – sostiene Scurati – perché hanno creduto alle “favole sbagliate”, per esempio a quella della coppia come “società per azioni finalizzata a farsi buona compagnia nei weekend, in vacanza, o al cinema”.  

Ci siamo dimenticati, dice prima da uomo e poi da scrittore, che essere marito e moglie significa essere padri e madri e che la scena familiare è la scena della generazione dei figli. «L’errore, quando si mette su famiglia, è voler conservare la coppia nei motivi che la tenevano unita prima», riflette.   Un’idea all’antica la sua e tuttavia quanto mai rivoluzionaria. Un’altra “favola sbagliata” sarebbe quella del “mi devi amare come persona”. E questa è la favola sottesa ai tormenti delle donne sopraffatte dalla sgradevole sensazione di ritrovarsi vissute dai partner come madri prima che come donne. Spiega Scurati, con un coraggio disarmante che suona di presa di coscienza e non di provocazione: «Non è che noi uomini identifichiamo la donna nella figura materna dopo averla ingravidata, la verità è che questa identificazione è necessaria prima che la ingravidi: è la base sulla quale scegli la tua donna, te ne innamori e continui ad amarla».   Essere un buon padre, anche sapendo di essere un marito così così, è una convinzione che Scurati rivendica, spiegando che oggi, gli uomini, nel pieno della crisi della loro identità maschile, amano però i figli di amore materno, sentono sacra la missione di innalzarli verso il futuro, curandoli, facendoli crescere nella loro spiritualità per poi consegnarli al mondo.   Il titolo sul padre – non sul marito – infedele nasce «perché l’infedeltà, minando la famiglia, manda in frantumi la funzione del padre, che è mantenere in vita i figli, innalzandoli verso un tempo più vasto del presente».
di Candida Morvillo
 

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