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Dimenticatevi la perfida Albione. Nonché i luoghi comuni sulla freddezza dei suoi abitanti, l'umidità del clima, il costo della vita troppo alto. La realtà è un'altra: la Gran Bretagna e Londra, in particolare, sono il nuovo eldorado dei giovani italiani in cerca di lavoro. Laureati e non. ...
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È un viaggio da esploratori in una terra sconosciuta: la vita segreta degli adolescenti nel mondo dei social network. È quella conoscenza di prima mano, diretta, da "insider", che molti di noi vorrebbero avere. ...

Saranno le donne a dare spazio ai giovani?

Corriere della Sera
07 03 2014

«Inutile aspettarsi che chi detiene il potere lo ceda. Quello che possiamo fare è guadagnare spazio, giorno dopo giorno»

di Denise Zani*

Ha una voce gentile Patrizia Grieco e una fortunata carriera da manager iniziata nella Direzione Legale di Italtel, lasciata nel 1998 da Direttore Generale, per diventare amministratore delegato di Siemens Informatica, e successivamente membro dell’Executive Council di Siemens a livello mondiale. Nel 2003 è amministratore delegato di Olivetti e nel 2008 ne è diventata il presidente. Laureata in giurisprudenza nel 1977, attribuisce alla sua formazione un valore particolare:

«Non mi sono mai innamorata della tecnologia, perché non la capivo. L’ho sempre considerata un mezzo il cui valore si vanifica se non risponde alle esigenze delle persone. Credo che in questo senso essere stato un avvocato sia stata la mia salvezza».

Avvocato quindi, ma anche un “avvocato strano”, per usare le sue parole, perché all’inizio degli anni Ottanta possedeva una conoscenza dell’inglese non comune in ambito giuridico. Questa condizione l’ha aiutata a dare da subito al suo percorso un respiro internazionale, consolidatosi nella sua attività per Siemens e per CNHI Industrial, di cui è amministratore indipendente dal 2012. Sposata con una figlia, guarda con ottimismo alla partecipazione attuale e futura delle donne ai massimi livelli dirigenziali e politici.

«Trovo che il panorama sia molto cambiato. Vedo dei buoni segnali: in Parlamento abbiamo una folta rappresentanza di donne, il governo è composto per il cinquanta per cento da giovani ministre e le ragazze non studiano più solo materie umanistiche, ma eccellono anche in ambiti economicamente e strategicamente più rilevanti. Essere donna è di moda».

Si ritiene fortunata per aver potuto contare su una famiglia che l’ha sostenuta, ma trova che le strutture a sostegno del lavoro femminile, siano ancora insufficienti, soprattutto al fine di garantire la permanenza delle madri nel mondo del lavoro. Il punto di partenza per uomini e donne non è lo stesso e, senza l’intervento di misure specifiche, le loro prospettive non potranno che essere tali. Questa condizione, ci confida, ha pesanti ricadute non solo economiche.

«Non è solo una questione di PIL. È vero, una donna che lavora migliora il bilancio familiare e può far sì che aumentino i consumi, ma il contributo delle donne può andare ben oltre. È difficile essere d’accordo con le quote rosa, quando l’unico criterio per valutare le persone (di ogni genere) dovrebbe essere quello del merito, ma le quote rosa possono essere uno strumento utile, anche se temporaneo. L’approvazione della legge Golfo Mosca (che inserisce nel diritto societario di raggiungere entro il 2022 una rappresentanza femminile negli organi di governo di almeno un terzo, ndr) è stato un buon passo avanti in questo senso. Non bisogna però aspettarsi che calare dall’alto soluzioni pensate per un mercato perfettamente concorrenziale siano adatte a scalfire il cartello maschile. L’esercizio del potere, inteso in senso positivo come capacità o possibilità effettiva di agire e decidere, è ancora monopolio degli uomini».

Usa una metafora economica, Patrizia Grieco, ma allude al pasticcio della bocciatura dell’alternanza dei candidati nelle liste elettorali di qualche settimana fa. Una “brutta faccenda” la definisce, perché frutto di una riflessione improvvisata e poco approfondita che non aveva interpretato con dovuta accuratezza il contesto. Dalle sue parole intuiamo che il “fallimento dell’Italicum” a suo avviso è frutto di errori da ambo le parti e, quando ci permettiamo di sottolineare che gli uomini avrebbero potuto sposare comunque la causa, ci risponde che le sembra improbabile che l’attuale classe dirigente metta in discussione il proprio ruolo.

«Inutile aspettarsi che chi detiene il potere lo ceda. Quello che possiamo fare è guadagnare progressivamente spazio, non solo per sopperire alla mancanza di un’effettiva parità, ma anche per consentire una reale redistribuzione. Il problema dell’ingresso nel mondo del lavoro oggi è trasversale e stringente. Spero che le madri abbiano maggiormente a cuore il futuro dei loro figli di quanto non è stato fino a ora. Questa è la più grande responsabilità delle donne».

Patrizia Grieco domani sarà ospite, con Nicola Saldutti, di Fondazione Corriere della Sera ed Enel per il quinto appuntamento di Leader Femminile Singolare. L’incontro si terrà martedì 8 aprile alle 18 in Sala Buzzati (via Balzan, 3 Milano). Per accreditarsi: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o 0287387707.

 

Il Fatto Quotidiano
03 04 2014

Chiedo ad un passante indicazioni su come trovare un negozio. L’uomo mi spiega di girare a sinistra, camminare qualche centinaio di metri, e poi vedrò “un ragazzo sulla porta”. Arrivata a destinazione, mi guardo in giro ma del ragazzo neanche l’ombra. Ovvio: il ragazzo è un uomo sui cinquanta.

In Italia, la parola “ragazzo” ha un utilizzo ad ampio spettro: vale per il diciottenne, per il trentenne, per il quarantanne. A volte, anche per il cinquantenne. Insomma, son tutti ragaaazzi!

Quando mio padre aveva quarant’anni, cioè vent’anni fa, nessuno lo chiamava ragazzo. Perché mai poi? Era un uomo fatto con due figlie già grandicelle, senza il vezzo di voler nascondere i suoi anni.

Oggi – che si abbia o meno famiglia – è abitudine che uomini e donne di mezza età vengano considerati pischelli imberbi, poco lontani dall’adolescenza.

Fisicamente si fa di tutto per sembrare tali. Aggrappati all’immagine del forever young, gli attempati ragazzoni vestono in “all stars”, jeans attillati, giacche strette e occhiali fascianti, mentre le signore scimmiottano lo stile delle figlie teenager. A un primo sguardo, si fatica a capire chi sia il genitore e chi il figlio.

Va da sé che lo stile, il gusto e il senso estetico sono personali e non è che passata la quarantina ci si debba vestire in stile Rita Levi Montalcini, ma mi domando se sia normale che un quarantenne e un quindicenne vestano allo stesso modo.

Moda a parte, l’aspetto fisico è solo la punta dell’iceberg.

Incontro per strada una vecchia conoscenza, ci raccontiamo brevemente le nostre vite. “Sì, sono sposata e ho tre figli”. Mi guarda confuso e sostiene che lui invece “ha la sindrome di Peter Pan” e tira ancora le quattro del mattino nei locali che frequentavamo vent’anni fa. E’ single e vive in uno degli appartamenti dei suoi genitori. Non me lo dice, ma dal suo sguardo mi considera out.

Il punto non è mettere su famiglia, trovare un lavoro fisso o comprare casa per sentirsi in qualche modo legittimati agli occhi del mondo. Si può decidere di non scegliere nessuna di queste opzioni e lasciarsi scivolare saggiamente gli anni, in modo meraviglioso.

Aggrapparsi a un’idea di sé che guarda al passato, procrastinare un’epoca che non esiste più – almeno anagraficamente – magari forzando la mano sulla natura stessa, è utopico.

Guardare il volto di una persona e non sapere se ha trenta, quaranta o cinquant’anni fa perdere riferimenti, come un romanzo in cui manchino alcune pagine.

L’uomo è anche il risultato della società in cui vive. E una società che spaccia la paura di invecchiare quasi fosse un male da tenere a debita distanza, promuovendo mille modi per ingannare gli anni…forse qualche domanda dovrebbe porsela.

La leggerezza di quegli anni spensierati – più felici nel ricordo di quanto, forse, non fossero – non è ripetibile, ma mi piace pensare che voltato l’angolo ci sia qualcosa di nuovo e più grande ad aspettarmi. Rughe e preoccupazioni incluse.

Erica Vecchione

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